
Tutto quello che volevamo era non pensare al lunedì mattina ed alla crisi in medio oriente....
domenica, gennaio 17, 2010
INTERVALLO

mercoledì, gennaio 13, 2010
Uomini
di emozioni e ricordi
Noi contenitori
Usare con cautela
I desideri sono un necessario difetto.
E la carne è in omaggio.
R. Buchago, 2010
Inviato da iPod
venerdì, dicembre 25, 2009
Christmas Carogn - il racconto polaroid di Natale
Ogni Natale la stessa storia, cosa regalare? Ma quest’anno, per coloro interessati a offrire un regalo davvero non banale e dotati di una capacità di spesa non indifferente possono rivolgersi alla (un beep copre il nome)
Abbiamo infatti il piacere di avere qui con noi il signor Gangabanga, un nome inventato dato che, come avrete modo di comprendere, le attività della (un beep copre il nome)
Posso dire così signor Gangabanga?
Sì può sicuramente dire quello che vuole.
A rispondere è un tipo vestito con un gessato grigio a larghe righe bianche, camicia nera e cravatta beige. Indossa una maschera in latex rosa con dei buchi per gli occhi. Prima di rispondere ha aperto la cerniera metallica che teneva chiusa la fessura della bocca.
Bene, può raccontarci cosa fa la sua azienda di così particolare?
Facile. Roviniamo la vita delle persone.
Il tipo con la maschera in latex si passa la lingua sulle labbra, sfregandola anche un po’ sulla cerniera lampo in metallo.
Rovinate come? Può spiegare meglio ai nostri telespettatori?
Facciamo semplicemente in modo che la loro vita diventi un momento di reale sofferenza…
Il tipo mascherato fa il gesto di una torsione con il pugno. E’ un gesto deciso e veloce, nella sua totale semplicità.
Intende dire che li torturate?
La violenza fisica è una cosa facile da sopportare, noi interveniamo provocando problemi ben peggiori e non tocchiamo nessuno. Non c’interessa. Quello che perseguiamo è fare in modo che la vita del nostro bersaglio diventi molto difficile da essere portata avanti..e nel fare questo le assicuro che siamo assolutamente determinati.
Può farci un esempio del vostro intervento?
Sì, ma non adesso.
..e quando allora?
Il tipo mascherato si passa la lingua sulle labbra. Il sapore di metallo, dovuto al contatto con la cerniera gli fa stringere per un attimo le guance, quasi avesse addentato un limone. Poi s’immobilizza senza rispondere. Si aggiusta il nodo della cravatta.
L’intervistatore capisce che deve proseguire.
Va bene, senta, voi della (un beep copre il nome)
Lo trovo altamente improbabile. Siamo un’organizzazione totalmente clandestina con agganci ad altissimo livello. Siamo così protetti da poterlo dire persino in una trasmissione televisiva come questa. Se non abbiamo agganci li creiamo, tramite amici di amici o con i soldi. Si può comprare tutto sa? Soprattutto in questo fantastico paese. A volte organi pseudo ufficiali dello Stato ci chiedono delle attività che portiamo avanti in cambio di favori. Non siamo mossi da alcun interesse economico e quindi risultiamo di difficile comprensione per chiunque..le nostre dinamiche non sono inquadrabili da nessun ipotesi o quadro istruttorio che si voglia tentare di comporre.
E allora perché lo fate?
Semplice, produciamo potere di cui poi ci piace disporre in totale libertà.
Il tipo si mette le mani sulla maschera cercando di spostarla verso l’alto. Si gratta la testa. Poi si ferma.
E come selezionate le vostre attività? Venite assunti direttamente dai clienti interessati o effettuate voi una selezione?
Noi non veniamo assunti, non percepiamo alcuna retribuzione per quello che facciamo.
L’intervistatore sembra perplesso e interviene per chiarire il suo dubbio.
Ma non mi avete detto che siete stati ingaggiati da un cliente per Natale?
Il tipo con la maschera si lecca le labbra due volte prima di rispondere. Respira profondamente.
Sì. Ma questo è un caso particolare. Abbiamo deciso di agire su richiesta. Di solito siamo noi a scegliere il bersaglio. E’ un processo totalmente casuale. Ci tengo a sottolineare che non siamo mossi da alcun concetto etico. Non agiamo per compiere vendette o per riequilibrare ingiustizie. Noi siamo il caso. E anche il caso ogni tanto sembra prendere una direzione ordinata. Abbiamo così deciso di farci ingaggiare per una volta come se fossimo un agenzia. Una sorta di A-Team malvagio.
Il tipo in maschera si mette a ridere con forza, batte i suoi stivaletti bianchi per terra con forza, poi estrae con una rapidità quasi studiata un iPod touch.
Per questo nostro primo lavoro, abbiamo percepito un bel po’. Sono circa 450.000 Euro e di fatto erano suoi. Ce li ha dati sua moglie.
L’intervistatore diventa paonazzo e abbozza un sorriso nervoso.
Ma come? State scherzando vero? Gianni è uno scherzo vero, mi avete mandato su scherzi a parte?
Dalla regia proviene una voce gracchiante.
No, non è uno scherzo.
L’intervistatore guarda il tipo con la maschera, si alza e gli si mette a fianco in piedi.
Senti
Il tipo in maschera chiude la cerniera, celando la sua bocca. Con le mani porge l’iPod touch all’intervistatore, accompagnandolo con un gesto inequivocabile. Vuole che guardi un piccolo video che nel frattempo ha preso vita sul minuscolo display.
L’intervistatore sembra dapprima scazzato e poco intenzionato a seguire il filmato, poi la sua attenzione diventa sempre più forte. Un’espressione di terrore gli rapisce il volto – osserva la fine arrivargli negli occhi. Dritto per dritto come un pugno.
Il tipo mascherato si alza e dice qualcosa. La maschera non permette di comprendere appieno quel che ha detto. Sembra “Buon Natale” ma non si può esserne sicuri. L’intervistatore si piega sulle ginocchia portandosi le mani al volto.
Il video finisce e l’immagine torna sul giornalista in studio. Mario Valenti aveva 35, lascia una moglie e due figlie. Il corpo è stato ritrovato in un parcheggio poco lontano dai nostri studi. Per gli inquirenti si tratta di suicidio. In questo momento la polizia sta interrogando la moglie, ancora non si sa se come persona informata dei fatti o come indiziata di reato.
giovedì, dicembre 17, 2009
Natale in bianco.
Un incidente stradale due anni fa ha reso la sua vita infernale. Joleen Baughman, madre di due bambini, nell'incidente due anni fa la donna ha riportato una lesione a un nervo del bacino che controlla il desiderio. Il risultato è che Joleen, 39 anni, prova eccitazione persino con i movimenti più impercettibili: seduta su un autobus o mentre cammina in una stanza, ad esempio. Joleen, originaria del New Mexico, soffre di una malattia che si chiama «Disturbo dell'eccitazione sessuale persistente». Purtroppo per lei, nemmeno avere frequentemente e con costanza rapporti sessuali con il marito Brian, che ha 20 anni, allevia i suoi sintomi."
Fonte: Mirror.co.uk
E' Natale, è il momento di donare e di donarsi!
Si stanno organizzando i primi pullman di supporto per il povero marito di Joleen.
Presentatevi domani alle 6,15 a Piazza Cadorna. Troverete il bus con la scritta “Love Marathon Xmas 2010”.
Vi ricordo che la partecipazione al viaggio è gratuita mentre è obbligatoria la consumazione.
sabato, dicembre 12, 2009
Perchè non si parla più di Marcel Dupont?
giovedì, dicembre 10, 2009
Dal Canada arrivano gli Happy

mercoledì, dicembre 09, 2009
La fede aiuta..la f..a pure.
Attività proprio accanto al Santuario. Sesso a pagamento per i pellegrini.
(da Corriere.it)
martedì, dicembre 01, 2009
Ritornano gli Elfi!
domenica, novembre 29, 2009
Premio letterario sul vino
VINO: ANIMA DEL TEMPO.
M. Selaschetti
Prima di girarsi e trovarselo lì, avverte un lieve sentore di spezie esotiche e un profumo pungente di qualcosa di conosciuto.
Nella sua cantina però è normale percepire degli aromi, soprattutto poco dopo la vendemmia, quello che non si aspettava era di trovarsi davanti quel signore distinto, sulla cinquantina, in completo panna e panama bianco con una penna di pavone sopra.
“Scusi desidera?” il vecchio cerca di riprendere in mano la situazione.
“Oh, mi scusi non volevo spaventarla..gran bella cantina, complimenti” risponde il tipo elegante.
Quel profumo, ha rapito l'attenzione e l'olfatto del vecchio: cerca di riportare l'aroma nel cassetto più adatto dei suoi ricordi, invano.
“Grazie..questa è la cantina di famiglia, è nostra da molte generazioni” un lungo sguardo tra i due sembra rendere immobile la polvere che danza tra i raggi della luce che proviene dal lucernaio in alto.
“Se cerca la bottega di vendita è nell'edificio di fronte..”
“Magari ci faccio un salto più tardi..sto aspettando una persona, abbiamo un appuntamento qui..” risponde il signore distinto.
(Clicca QUI per continuare il racconto)
mercoledì, novembre 18, 2009
A tribute to Las Pezia
domenica, novembre 15, 2009
Un tranquillo week end di Post Rock.
venerdì, novembre 13, 2009
L'ottimo è nemico del buono..
Vagina perfetta? Attenzione ai rischi
Secondo un team di scienziati britannici i rischi che si corrono sottoponendosi agli interventi di «abbellimento» sarebbero sottovalutati, oltre che poco documentati
mercoledì, novembre 11, 2009
Il Mondo di Gabba

Il blog è un universo autoreferenziale in rapido collasso.
martedì, novembre 10, 2009
venerdì, novembre 06, 2009
Febbre da Cavallo un po' maiala, però (V.M.18)

Entra in un linguaggio ed entrerai in un Universo diceva il filosofo, chissà dunque cosa succede se provi (e ci riesci) ad entrare nel corpo di un bell'esemplare di cavallo.
- anal intercourse by a man with a man or woman, or
- vaginal intercourse by either a man or a woman with an animal,
domenica, ottobre 25, 2009
Paura e delirio ad Acqui Terme
Week-end intenso.
nella piscina piena
di acqua magica salso bromo iodica
proveniente da km e km qui sotto
per stare qui dentro con me
il miracolo caldo delle terme
sono talmente calmo
che la mia coscienza si arrende
Rido perchè vedo il mio errore fatale
adesso più evidente che mai
Rido perchè scorgo la mia mossa errata
adesso più evidente che mai
Ma mi consolo subito
Non è poi così strano
che la gente che ha inventato queste cose
abbia poi perso
un impero.
(R. Buchago, Bozze 1996)
giovedì, ottobre 15, 2009
Quando si dice una gran....fregatura
Su crociera gay senza saperlo
Coppia di mezza eta' chiede risarcimento di tremila euro. I due avevano ottenuto il viaggio con una raccolta punti.
PERUGIA - Sostengono di essersi ritrovati sulla crociera gay Civitavecchia-Barcellona, andata e ritorno, senza che nessuno li avesse informati mentre invece ritenevano di avere prenotato un normale viaggio due coniugi di Trevi che hanno chiesto alla Grimaldi un risarcimento di 3 mila euro. La notizia è stata riportata oggi dal Corriere dell'Umbria. Marito e moglie, di mezza età, si sono rivolti all'avvocato Antonio Francesconi che ha scritto alla compagnia senza però - ha spiegato - ricevere al momento alcuna risposta. "Non è una questione di discriminazione - ha detto oggi il legale - ma solo di godimento del viaggio. Uno spiacevole equivoco che però va risarcito". La coppia aveva ottenuto il viaggio con una raccolta punti. Dopo averlo scelto sul catalogo - ha spiegato l'avvocato Francesconi - i due si erano "messi in contatto con la compagnia per la prenotazione senza però che nessuno facesse riferimento alla crociera gay". Una volta a bordo, il 19 settembre scorso, marito e moglie si sono imbattuti - sempre in base a quanto riferito dal loro legale - in una nave "a tema", con feste e spettacoli "tutte" dedicate ai gay. "Una situazione di palese imbarazzo per i miei assistiti - ha concluso l'avvocato Francesconi - che al ritorno hanno deciso di chiedere il risarcimento".
martedì, ottobre 06, 2009
Kornigliamo?
Eccoci al nuovo appuntamento con il romanzo a puntate più letto dagli avuncolo-gratulatori meccanici.
Se volete leggerlo dall'inizio, guardate pure qui.
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La porta si apre in una stanza illuminata da una luce strana.
I due escono dall’Ascensore e si dirigono verso la fonte di questo bagliore pulsante, tenue e per niente fastidioso. Anzi, quasi ipnotico.
“Ci sono anche gli altri?” fa Alessandro.
“Non tutti, Matteo ha aperto il bar e tiene d’occhio le cose, Agostino sta scendendo..” fa Billi.
“E Jean Pierre?” chiede Alessandro.
“Non l’ho trovato, ieri sera ci ha dato dentro. Forse è ancora a letto, non so..”
Billi e Alessandro arrivano davanti a una parete fatta di vetro. Fuori si vede un branco di acciughe nuotare. I riflessi del sole che attraversa l’acqua donano un certo chiarore alla scena.
“Non mi ci sono ancora abituato a questo spettacolo” fa Alessandro.
“Già, nemmeno all’acquario di Genova hai uno spettacolo del genere…” Billi tocca con la mano il vetro. E’ molto freddo.
Un’orata si avvicina e sembra cercare di curiosare all’interno.
“Da fuori sembra tutto un enorme lastra di basalto..ma chi ha fatto tutto questo?” dice Alessandro.
Billi sorride poi fa “se anche te lo dicessi non mi crederesti mai..”
Nella stanza, molto grande e dal soffitto altissimo c’è un divano di pelle a tre posti e un distributore di bevande e uno di merendine.
L’erogatore dei taralli sembra essere completamente vuoto, mentre quello dei Kinder Brios è ancora carico. Anche qui sotto si dev’essere sparsa la voce che intozzano di brutto, pensa Alessandro poi fa “mi faccio un caffè e ti aspetto qui..”
Billi ci pensa un attimo poi con la mano gli fa il gesto del seguimi.
Alessandro sorride e si avvicina a Billi deciso.
“Ormai puoi venire anche nella sala di applicazioni tecniche” Billi si mette a ridere. Nell’enorme stanza con vista sul fondale ci sono tre porte, ognuna con un colore diverso:
- Una porta nera sulla stessa parete che guarda il fondale, proprio nella zona in cui la vetrata finisce. Sopra la porta c’è un cartello con la scritta “Staff Only”.
- Una porta gialla nella parete di fronte al grande mare iridescente e muto.
- Una porta rossa nella parete di fronte a quella con gli ascensori.
Alessandro conosce bene, perché l’ha già utilizzata parecchie volte, solo quella rossa.
Billi si avvicina a quella gialla, aprendola di botto. Una corrente d’aria lo investe. I suoi capelli a spazzola con una accenno di cresta da porcospino non si muovono di un centimetro. Ricorda vagamente quell’attore di Trainspotting che alla fine si fotte tutti quanti.
Quelli più lunghi di Alessandro, invece, subiscono una certa spinta e sventolano per qualche secondo. Dietro la porta si scorge un lungo corridoio illuminato da potenti neon. Ma l’attenzione di Alessandro è completamente rapita dalla porta nera.
“Vorresti entrare lì, eh?” ghigna Billi.
Alessandro mette l’espressione del bambino preso con le dita sporche di marmellata, poi dice “perché, tu lo sai cosa c’è lì dietro?”
Billi tira su le spalle “..e chi lo sa? Comunque fossi in te, ci proverei?”
Alessandro non se lo fa ripetere e prova ad aprire la porta nera.
C’è una maniglia che pare d’oro. E’ tutta lavorata, forse con un cesello, raffigura la testa di un cinghiale. O di un maiale, visto che le zanne sembrano solo accennate.
Prende la maniglia e prova a girare.
La forma della maniglia gli sembra cambiare al contatto con la sua mano. Immagina che assuma la forma di una losanga: il simbolo dei denari nelle carte. Ma forse è solo una sua paturnia mentale.
Niente.
Billi gli fa “Niente, eh? Perché non provi a bussare?” e poi accompagna la voce con un gesto del tipo “avanti fa pure..”.
Alessandro bussa sulla porta nera come se stesse facendo la cosa più inutile del mondo. Vorrebbe accompagnare il gesto con un’espressione del viso del tipo “gnegnegne” rivolta verso Billi, ma una voce improvvisa dal tono stranamente alto pronuncia la parola “Chi è?” e lo costringe a un mezzo soprassalto.
Alessandro si blocca per qualche secondo, cercando nello sguardo di Billi una possibile spiegazione. La faccia di Billi si fa carica di dubbio, ma solo per un attimo. Alessandro capisce che lo sta prendendo per il culo: la cosa non è per niente inaspettata per lui.
“Ma chi è?” mormora Alessandro sempre più basito.
“Chi è?” ripete la voce dall’altra parte della porta nera. Non sembra la voce di un uomo e nemmeno di una donna. Alessandro sente un accenno di pelle d’oca sulla schiena e sulla braccia.
Billi mostra il volto di chi sta per dire “boh?” poi fa non lo so “chi è”
La voce dietro la porta ripete “Chi è?”
“Come non sai chi è?” fa Alessandro.
“Chi è?” ripete la voce dietro la porta nera.
“Non so chi è? Te l’ho detto” fa Billi
“Chi è?” dice la voce dietro a porta nera.
“Se permetti vorrei sapere chi è sto eunuco sciroccato sotto casa mia?” fa Alessandro con un tono alterato
“Chi è?” dice la voce dietro a porta nera.
“Sotto? Direi ad almeno 100 metri sotto casa tua quindi sta tranquillo..e poi ti dico che non lo so proprio chi è..” fa Billi, cercando di portare Alessandro dentro al corridoio, mettendogli una mano sulla spalla.
“Chi è?” dice la voce dietro la porta nera.
“E smettila di dire chi è cazzo!” Alessandro sbatte i pugni sulla porta nera.
“Chi è?” ripete la voce dietro la porta nera.
“Mi arrendo..” Alessandro guarda Billi e poi s’infila dentro il corridoio illuminato dai neon.
Billi ride e gli molla un colpo sulla spalla “andiamo dai, vedrai che prima o poi scopriremo chi è?”
Da dietro la porta nera la voce ripete “Chi è?”
“Ma vaffanculo..” grida Alessandro e poi riprende il cammino verso la fine del corridoio.
Arrivati davanti a una porta stagna, tipo quelle delle grandi navi o dei sommergibili, Billi tocca un triangolo rosso alla base della porta e questa senza alcun suono svanisce, lasciando i due entrare in un altro locale.
Ci sono monitor sparsi dappertutto e indicatori lampeggianti, sul cui significato Alessandro non ha alcun indizio. Sembra la console dell’Enterprise.
“siediti pure lì” fa Billi, indicando un puffo marrone.
Billi tocca un pulsante e dall’aria viene su una sorta di schermo. Non c’è fisicità, solo immagini. Ologrammi, molto più nitidi di quelli di sicurezza sulle carte di credito. In un attimo Alessandro vede apparire zone di Korniglia. Vede Andrea, il garzone della Pizzeria “La Taverna” in atteggiamenti intimi con Angela, la moglie del proprietario. Peccato, pensa un’ideuccia ce l’aveva fatta pure lui.
“E’ una nave scuola quella..non ti preoccupare” fa Billi come se gli avesse letto nel pensiero.
Alessandro resta stupito per un attimo, poi riprende a guardare verso il monitor fatto d’aria che proietta immagini su uno schermo che non si riesce a vedere.
“Ma l’aggeggio sull’iPhone che ti ha dato Riccardo non ha funzionato?” dice Alessandro
“Le telecamere registrano poco e non c’è nulla, le ho guardate oggi..e non sono collegate a questo sistema…” fa Billi.
“E qui registrano più roba?” Alessandro tocca un pulsante colorato.
“Ehi sta fermo, è roba seria questa…” risponde Billi che poi continua “sì diciamo che queste sono più potenti..guarda qui..”
Alessandro vede apparire un cerchio bianco che si allarga sempre più sino a diventare un’immagine a lui famigliare. “Ma quello è il mio bagno..ma vaffanculo!” Alessandro guarda Billi con un espressione arrabbiata.
“Sei un maledetto guardone del cazzo..” continua.
“Eh già, non faccio altro dalla mattina alla sera..ma tu ormai ha una certa età dovresti smetterla di farti quelle cosine..che ne dici di trovarti una ragazza seria…?” Billi ride come un bambino.
Alessandro diventa rosso come un foruncolo infiammato “adesso vado su e spacco tutte le tue telecamere da guardone del cazzo..”
Billi continua a ridere “ è inutile non le troverai mai, ci ho provato anch’io ma non le ho mai trovate..mica le ho messe io sai..ho trovato già tutto pronto.”
“Anche quello?” fa Alessandro puntando un televisore LCD a 60 pollici.
“No quello l’ho messo io, ci ho collegato Sky.sai a volte vengo qui per controllare la situazione e nel caso mi annoiassi..”
“Che abbonamento hai fatto?”
“Quello completo Cinema, Calcio e…” Billi non finisce la frase perché un particolare colpisce allo stomaco “Grandissimo figlio di puttana?”
Alessandro riconosce nell’immagine la figura di Jean Pierre legato a una sedia in casa sua. Di fronte a lui una figura conosciuta con in mano una siringa.
E’ il biondino naufragato alla marina.
“Grande esempio di riconoscenza..” fa Billi e poi dice ad Alessandro “guarda se c’è qualcuno di noi vicino?”
“Sì e come faccio? E’ la prima volta che..” cerca di rispondere Alessandro. Billi non gli fa nemmeno finire la frase “Pensa a cosa vuoi vedere, tutto qui!” lo incalza Billi.
Alessandro pieno di curiosità esegue pensando a una cosa da vedere e così dal nulla appare una stanza, una camera da letto vuota. Poi la scena si sposta velocemente: è un negozio di alimentari. La commessa una ragazza carina dai capelli rossi, lunghi sino alle spalle e lievemente mossi sta servendo una coppia sperduta di turisti. Sono completamente fuori tempo massimo, devono essere tedeschi. Tedeschi a gennaio pensa Alessandro.
“La smetti di cazzeggiare! Cerca Agostino, Matteo, cerca chi vuoi..ma cerca uno dei nostri..subito” l’ordine è così diretto che Alessandro riesce quasi subito a far convergere i suoi pensieri sul bersaglio. Sullo schermo appare la vista di un corridoio illuminato. Alla fine del corridoio riconosce una sala, molto grande e ben illuminata. Ci sono delle immagini che sembrano essere proiettate direttamente nell’aria. In una delle immagini più definite si vede il biondino iniettare qualcosa nel collo di Jean Pierre, completamente legato e imbavagliato. Non reagisce perché probabilmente è privo di coscienza.
Poi l’immagine generata dai pensieri di Alessandro, mostra lui e Billi di schiena impegnati a guardare le immagini. L’immagine di Alessandro si trasforma in una sorta di frattale in cui lo stesso particolare è ripetuto all’infinito: incluso e ridotto di dimensione. Come se una telecamera inquadrasse se stessa che inquadra se stessa che inquadra se stessa.
Billi capisce per primo cosa succede e si volta di colpo. Alessandro lo segue subito dopo e così vede comparire la faccia di Agostino.
“Stavo pensando proprio a te “ gli fa Alessandro.
Agostino inizia a mettere a fuoco l’immagine di Jean Pierre e del biondino che lo ha iniziato a prendere a schiaffi.
“Ma che cazzo succede?” Agostino guarda Billi con la faccia di uno piuttosto incazzato.
“Andiamo su!” dice Billi con un cenno di assenso della sua testa e poi fa “prima però avviso Matteo..potrebbe essere più vicino di noi”. Si porta l’indice destro sulla tempia in un gesto da attore consumato, forse un po’ troppo studiato.
“Ok fatto! Andiamo su”.
“Da quando sei telepatico?” fa Alessandro con un certo affanno visto che i tre hanno cominciato a correre nel corridoio che li riporta nella stanza con vista sul fondale.
“Non lo è sempre..dipende dai luoghi..e poi funziona solo in uscita dalla sua testa..speriamo che Matteo abbia sentito..” Agostino risponde mentre cerca di muovere più velocemente possibile la sua mole da giocatore di Hockey in pensione. Aprono la porta rossa e si ritrovano in quella che sembra una stazione dei treni in miniatura. Ci sono 7 binari da cui partono altrettante monorotaie. In 3 dei 7 binari è presente un minitrenino con 7 sedili, uno davanti e dietro 3 file con due sedili ciascuna.
“Prendiamo quella per Sottoriva, è quella più vicina a casa di Jean Pierre..” dice Agostino.
“Ok” fa Billi
I tre prendono posto sui sedili. Billi davanti e gli altri due nella fila immediatamente dietro. Billi mette un dito su un meccanismo poco davanti a lui, sotto la sbarra fatta apposta per tenersi. Una voce femminile esce dall’altoparlante “Destinazione Sottoriva, treno in partenza destinazione Sottoriva, allacciare le cinture per cortesia”
Il treno parte a una velocità inaudita.
“Non mi ci sono ancora abituato” fa Alessandro.
“..si di solito hai preso l’espresso per Santa Maria oppure salivi dagli ascensori esterni. La linea per Sottoriva è un tantino più eccitante” fa Agostino cercando di tenersi al seggiolino minuscolo in plastica. Sembra una di quelle sedie da giardino che vendono all’Ikea.
“Cosa vuole quel tipo da Jean Pierre?” chiede Alessandro.
“Uno dei tanti segreti che custodiamo..direi” fa Agostino
“Uno dei tanti che custodite..” risponde quasi piccato Alessandro.
“Non fare il coglione Alessandro, te l’ho già detto..pensa se fossi nei panni di Jean Pierre adesso..probabilmente non saresti in grado di sputtanarci tutti quanti..?” Billi dice queste cose girandosi verso Alessandro e bruciandolo con uno strano sguardo di pietra. Si vede che la sua consueta ironia è disabilitata da un misto di ansia e rabbia crescente.
Alessandro abbassa lo sguardo, volgendolo verso Agostino.
Agostino annuisce poi fa “Siamo sulla stessa barca Ale, fidati, nemmeno io conosco tutto te l’ho già detto”.
“Jean Pierre non gli dirà niente..è un duro” fa Billi che sembra colpito da un incantesimo che lo costringe a parlarsi addosso.
“Sapevo che non poteva essere dei nostri, ma l’ho lasciato entrare lo stesso..sono stato stupido lo so..” Sembra quasi che voglia levarsi un peso di dosso.
Il trenino prosegue a folle velocità in un tunnel illuminato a tratti da qualche neon.
“..non poteva essere uno dei nostri, lo sapevo..” Billi si volta di tanto in tanto mentre porta avanti le frasi.
Agostino incrocia il suo sguardo e gli fa “posso dirglielo?”
“Dirmi cosa?” fa Alessandro. Billi annuisce e così Agostino prosegue “Poco prima del tuo arrivo abbiamo perso il fante di cuori..sarebbe stato difficile rivederne un altro così presto, penso..”
“Vuoi dire che c’era già un fante di cuori?” chiede Alessandro quasi alzandosi dal sedile e per questo andando pericolosamente a sfiorare i bordi del tunnel. Agostino lo prende per una spalla e lo riporta in una posizione più sicura.
“Sì, se n’è andato via per sempre..” Agostino ha uno scarto nel tono della sua voce che mostra un certo coinvolgimento personale.
“Andato via?” Alessandro sembra dubbioso della risposta
“Morto. E’ morto non se n’è andato via..” fa Billi girandosi.
Agostino china il volto poi dice “Io spero sempre che possa tornare..e che sia stato tutto un incidente..”
“E come è successo?” chiede Alessandro
“Si è schiantato con la macchina in un burrone. Lontano, molto lontano da qui..”
Alessandro resta un attimo in silenzio poi la curiosità prende il sopravvento “e come si chiamava?”
“Rudi, si chiamava Rudi ed era un grande amico..” Agostino si morde un labbro.
“Mi spiace..” fa Alessandro.
“Ok,.grazie” Agostino guarda Billi che sembra non aver tradito alcuna reazione.
“Che coglione che sono stato..vi ho esposto tutti a un grosso pericolo..” Billi dondola la testa come per scacciare il peso che ha sul cuore e nella mente.
“..adesso hanno scoperto dove siamo..” aggiunge Billi, mentre di colpo davanti a loro compare la luce del sole e il verde di una macchia di rovi. Il trenino percorre una traiettoria in mezzo a una volta fatta di rovi. Poi, compiendo una curva secca di 90 gradi, si immette sulla monorotaia che usano i contadini per raccogliere l’uva Albarola, Bosco e Vermentino che utilizzano anche per fare lo Sciacchetrà.
La velocità rallenta di colpo e dopo un paio di minuti i tre si trovano sul ciglio di una strada in sasso da cui si vede la base delle tante case che compongono il villaggio. Scendono correndo in un viottolo circondato d muretti a secco e dopo aver salito una scalinata ripida si trovano nell’ingresso di quella che ha tutta l’aria di una cantina.
Billi spinge l’enorme porta in legno e il profumo del vino e del quasi vino che riposa nelle botti li avvolge in un attimo. Agostino sposta una leva nella piccola botte in basso e nella botte grande un movimento secco fa scoprire una botola.
I tre si calano dentro e dopo pochi metri trovano una scala a pioli che sembra salire molto in alto, verso l’oscurità.
La percorrono al buio sino a raggiungere quello sembra un minuscolo ballatoio. C’è una minuscola luce di cortesia e a fianco un bottone rosso illuminato. E’ un ascensore.
Billi preme il tasto e i tre, dopo qualche istante in cui hanno provato un senso di veloce sollevamento, si trovano in quello che ha tutta l’aria di essere un armadio visto le camicie appese alle grucce che si trovano davanti.
Agostino fa il gesto internazionale del silenzio a tutti 3. Poi apre lentamente uno spiraglio, spostando avanti una delle due ante dell’armadio. Intravede una figura china su Jean Pierre, che sembra sdraiato come un cadavere, e così decide senza pensare: si butta in avanti e con un pugno sulla schiena tramortisce il tipo che stava armeggiando sul corpo di Jean Pierre.
Troppo tardi per accorgersi di aver commesso un grave sbaglio.
La voce che sente gridare un debole “vaffanculo” con l’ultima stilla di forza è quella di Matteo.
Agostino è rosso d’imbarazzo. Alessandro vede i due corpi per terra e chiede “Sono morti?”.
Agostino sta per dire qualcosa, ma Billi con lo sguardo gli fa capire di stare zitto e poi per essere più preciso aggiunge “non adesso, è troppo presto Ago.”
Alessandro capisce ancora una volta di avere ancora molti segreti da conoscere su Korniglia, ma si concentra sul volto di Jean Pierre, sembra un bambino che dorme beato.
Pensa anche a cosa voleva dire Billi quando ha detto “ci hanno scoperti”.
Billi si china su entrambi i corpi sdraiati “portiamoli alla Torre, dobbiamo stare coperti finché quel biondino è in giro”
Agostino e Alessandro annuiscono.
Billi controlla sul suo iPhone le telecamere sparse in paese.
“Strano..” la frase esce dalla bocca di Billi quasi non pensata.
“Strano cosa?” dice Agostino.
“Niente..” Billi chiude l’applicazione e s’infila l’iPhone in tasca.
“Non c’è traccia del tipo in giro, ma passiamo comunque da dove siamo venuti..deve essere qui attorno”
Agostino prende Jean Pierre in spalla, mentre Billi e Alessandro tirano su Matteo.
“Minchia che legnata che gli hai rifilato Ago, fossi in te non passerei più dal suo bar per un po’..” fa Billi.
“Mi spiace, cazzo..comunque dal suo bar non ci sarei passato lo stesso per un po’..”
“E perché?” chiede Alessandro.
“Perché ha finito la birra..” risponde Agostino infilandosi assieme al suo pesante fardello nell’armadio.
sabato, ottobre 03, 2009
La vera storia del Grande B.
