Visualizzazione post con etichetta TESTO PER STEFANO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TESTO PER STEFANO. Mostra tutti i post

martedì, gennaio 11, 2011

Sati Revolution - parte IV

Clicca su "TESTO PER STEFANO" (a destra) per tutta la storia.


IV


Il tipo esce con la sigaretta. Ha addosso solo la maglietta con il logo della stessa marca di sigarette che sta finendo di fumare. Fa freddo e il fumo si porta via il suo respiro. Fuori dal seminterrato le luci del porto di San Francisco aspettano il segnale dell’alba per andare a letto.

Il tipo, con i suoi capelli chiari a caschetto e i pantaloni a zampa di elefante stretti in vita, sembra una copia in cera di Brian Jones.

“Julian, che ne pensi?” gli fa l’ispettore capo Billi, un tipo sulla sessantina con una giacca a quadri inguardabile come il grande naso a patata che indossa sul viso.

Il tipo si gira verso l’ispettore e tira via la sigaretta che finisce in acqua.

“Fammi fare l’ultima verifica e ti dico, ma se lo è, è grande, molto grande..” dice senza troppo trasporto.

“Ne avevi mai viste di così?”

“No”

“Ti faccio portare dentro la sonda, eh?” l’ispettore guarda Julian come se stesse ammirando l’ultimo modello di Ferrari.

Julian annuisce poi guarda in lontananza un Ferry che si sta avvicinando alla grande baia.

“Adesso rientro con la sonda. Non fare entrare nessuno.”

“Ok” fa l’ispettore capo Billi.

Julian rientra nel seminterrato. Due agenti gli portano un grande cavo con un piccolo monitor e una luce alle estremità.

Si siede davanti alla cosa. Pensa al suo respiro. Pensa che sta inspirando poi pensa che sta espirando. Dopo qualche minuto i pensieri sono piccole bolle che evaporano. Poi c’è solo respiro e la mano che infila la sonda nel mostro metallico dai riflessi fosforescenti. Dopo qualche centimetro, la sonda tocca una sacca di pensieri carichi di ansia. Le bollette non pagate e le ultime analisi del sangue. Gli amici che potrebbero essersi offesi perché non chiamati da tempo. Il ritardo di lei e un errore nella procedura di inserimento della sonda. Julian vede tutto questo carico esistenziale lasciare la presa senza fare danni. La sua capsula di consapevolezza lo lascia indenne da questi pensieri pesanti. Sembra un cielo che vede passare delle nuvole. Una mucca che guarda passare il treno.

La sonda continua il suo viaggio, percorrendo una sorta di spazio libero tra i tubi e i cavi della struttura isometrica lucida di metallo. Lenta ma senza interruzioni, come un rivolo di acqua sulla sabbia, come è solito fare in questi casi. Per prima cosa analizza il carico di Dukkha presente nella struttura, poi la ingaggia dandole in pasto una pillola di consapevolezza. Se è attiva la cosa si accende e una fluorescenza denota questo evento. A questo punto cerca l’ingresso del canale dove infilare la sonda, stando ben attento a isolare la propria grande riserva di consapevolezza in modo che la cosa non possa detonare, forte di questo innesco. Poi spinge la sonda in profondità nella struttura.

Julian incontra il pensiero della morte, dei suoi genitori sconosciuti, del dolore che nella vita inesorabilmente ci attende, della finale persa per un’inezia. Lascia sfogare. Lascia andare. Più la sonda avanza e più il peso e la pressione di questi pacchetti di pensiero diventa sempre più forte. Sono colpi mortali per una mente non preparata. L’ansia innescherebbe uno spasmo di panico che porterebbe il cervello al blocco o il cuore allo stallo.

Le bombe psichiche sono il Loro regalo all’umanità.

Secondo un recente reportage della BBC hanno ucciso o reso “invalide” almeno 200 milioni di persone nell’ultimo anno.

La sonda si ferma di colpo e Julian osserva dal piccolo monitor il centro della cosa.

E’ il suo cuore pulsante, il suo sancta sanctorum, il suo nucleo vitale.

Due fori diventano un naso, poi una bocca socchiusa viene fuori da una strettissima apertura alla fine del lungo pertugio. C’è una persona incastonata nella cosa, oppressa dal metallo assemblato attorno al suo corpo, se ancora esiste oltre alla sua testa. Claustrofobicamente incastrata la sua natura è ancora realmente umana: un lieve sussulto di vapore sulla sonda rivela il suo essere, ancora, vivente.


mercoledì, dicembre 15, 2010

Sati Revolution. Se fosse vero?

III

“..e così gli ho detto sarà per un altra volta”.
4 persone davanti alla macchina del caffè ridono. “Che ore sono? Già le 10? Cazzo devo finire quel lavoro per Smith altrimenti mi spacca le palle sinché non l’ho fatto.”
Ridono di nuovo.
“Sì ridete ridete perché voi non avete un cazzo da fare eh?!” Ridono di nuovo poi uno fa “Sì, magari, devo finire anch’io una roba per le 11, meno male che è venerdì” “Eh già è venerdì” dice un altro. Tutti si girano verso l’unico che non ha ancora parlato e uno di questi gli fa “e tu, non hai niente da fare?”. Il tipo al centro dell’attenzione sorride. Ha uno sguardo attento, ma allo stesso tempo sereno e per certi versi allegro, se così si può dire. “Sì certo. Anch’io ho qualcosa da fare”.
“Bravo, pure le bugie dici adesso, se hai qualcosa da fare perché non ti vediamo ansioso come dovresti essere?”. “Sì, perché non hai fretta di finire eh?”. I tizi lo fissano alla ricerca di un segnale di ravvedimento, ma niente, il tipo ribatte con estrema calma “Perché tanto finito questo ci sarà un’altra cosa da portare a termine”. “Te la prendi comoda eh? Si vede che il tuo capo non rompe come il mio..” Il tipo risponde “No, non me la prendo comoda, ci metto il giusto tempo che ci devo mettere?” e sorride con un’espressione serena.
“Niente, con te sono un paio di mesi che non si riesce a scalfirti, eh?”
“Si hai ragione” dicono gli altri
Il tipo continua a osservarli con un’espressione serena.
“Hai perso l’occasione di fare carriera ma non mi sembri turbato molto, eh?”
Il tipo continua a osservarli con un’espressione serena.
“Ti sarebbe bastato consegnare quella pratica una settimana prima e forse oggi saresti tu al posto di Peter..”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita.
“Quel Peter lì, così giovane e già così in carriera..”
Il branco ha bisogno di una vittima ogni tanto.
“Già è vero hai perso quell’occasione e adesso ti tocca obbedire a Peter..ti è simpatico Peter?”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita.
Il branco perde spesso il senso della misura.
“Già quel Peter che sta con la tua ex moglie eh?”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita, ma un sottile fremito sul labbro superiore inizia a mostrarsi, dapprima piano poi cresce sino a diventare parola. La sua parola è “Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung..”
Il branco indietreggia, ha paura. La parola diventa cantilena. La cantilena diventa liturgia.
Uno fa “chiamate la sicurezza, è un altro di quelli là, fate presto”.
Scappano tutti. Il tipo resta davanti alla macchina del caffè.
Canta “Om Mani Beh Meh Hung” e la sua espressione è serena.
Quando la sicurezza gli scarica addosso tutti i watt del Taser smette solamente di cantare.
Loro sono fatti così, almeno così si dice nel mondo.

lunedì, novembre 29, 2010

Sati Revolution (quel che sarà sarà)

II (qui c'è l'inizio)


Piccoli cerchi concentrici.

Sulla superficie iridescente, il piscio del cane libera piccoli cerchi concentrici che danzano sulla pozzanghera, distorcendo il riflesso di alcuni alberi e del cane che sta pisciando.

A Varanasi i cani hanno forse l’anima salva, come la gente che scende nel Gange.

Non rinasceranno più e questa è davvero una bella notizia. Vicino a un piccolo giardino, sotto una palma, il cane annusa un cartone in cui un tempo doveva esserci un qualche tipo di elettrodomestico.

Il cane come estasiato dal suo contenuto, inizia a farsi strada con la bocca e con le zampe verso il suo interno. Vuole il contenuto, ma di colpo si blocca: piccola bambola dai capelli biondi sarai ancora viva?

Non dà segni di vita.

Un tizio in cerca di rottami e buone cose vecchie, ma ancora utili, osserva la scena e si avvicina interessato. Il cane ringhia, il tizio muove in aria una mano mandandolo via.

Per adesso la violenza non serve.

Il tizio scruta il raccolto della sua giornata e per un po’ resta a pensare. Con un certo fastidio scarica il rotolo di fili di rame, poi raccoglie la scatola di cartone con il suo contenuto vitale e lo mette sul carretto: un misto tra una bici e un triciclo per grandi, con un porta oggetti sul davanti già colmo di pezzi di latta e la carcassa di un vecchio televisore.

Si mette in marcia per finire il suo consueto itinerario di raccolta. Se troverà qualcosa di prezioso deciderà se far fare al suo passeggero, la fine del rotolo di fili di rame.

La sera, arrivato a casa, una baracca messa in piedi con diversi raccolti di materiali vari, una donna e diversi bambini gli si fanno incontro con occhi di speranza e paura. Il tizio non gli dà attenzione. Dice alla donna di portare dentro il bambino con tutta la scatola di cartone. Se non è morto, da domani a qualcosa servirà.

Un bambino biondo a Varanasi è più o meno come vedere Gesù andare a comprare al mercato facendosi largo con la sua bella croce in legno scuro. Ma da quando sono comparsi Loro tra la folla di molti posti, il mondo non è più lo stesso. E questo lo si è capito già da un po’.

mercoledì, novembre 17, 2010

Sati Revolution

(Stefano, si comincia, guarda qui.)


L’acciaio è lucido.

Ha una sua luce precisa e autonoma rispetto al bagliore che viene dalla piccola finestra. Sono le 6 e 27 e il tizio guarda quella cosa bizzarra come fosse l’Arcangelo Gabriele.

Lastre di metallo levigato con precisione estrema, maniacalmente assemblate assieme a tubi dalle geometrie isometriche. C’è uno strano contrasto tra simmetria e caos in tutto quello che il tizio vede di fronte a sé. Come se una calamita intelligente avesse attratto pezzi di metallo prodotti da un fabbricatore di spade con l’hobby dell’orologeria di precisione verso un punto della stanza, il grande insieme conteneva già un primo mistero: come aveva fatto, così grande a entrare nel seminterrato?

“Spegni quel faro, Cristo, mi vuoi cuocere le cornee?”

Il tizio è ancora in piedi a cercare il buco nella rete di questa realtà bizzarra. Il buio rivela una nuova cosa: la cosa emana uno strano bagliore, un riverbero alogeno.

“Cristo Santo! Sembra la morte nera” dice il ragazzo dietro al tizio, dopo aver spento il faretto sul treppiede.

“E’ una di quelle bombe secondo te?”

“Non lo so” risponde il tizio al ragazzo e poi aggiunge “devo pensarci su, ma tu nel frattempo continua con le tue analisi ben lontano da questa cosa.

Il tizio si leva i pantaloni e la giacca, poi la camicia. Resta in mutande e una maglietta con il logo di una marca di sigarette. Si mette seduto con le gambe incrociate. Dice al ragazzo “adesso vai fuori e non fare entrare nessuno, sappi che chi entra dopo di te potrebbe fare una bruttissima fine. Capito?”.

Il ragazzo annuisce e se ne esce dal seminterrato come avesse dimenticato il latte sul gas.

Il tizio recita ad alta voce “sto percorrendo il sentiero che è stato percorso dal Buddha e dai suo grandi e santi discepoli. Una persona indolente non può seguire il cammino. Possa la mia forza prevalere e possa avere successo in questo mio cammino”.

Una luce rossa inizia a lampeggiare da qualche parte in mezzo all’esoscheletro della cosa davanti a lui. Sul suo volto compare un sorriso molto simile a quello di molte statue in oriente. Dopo circa 30 minuti di silenzio, il tizio apre gli occhi e si mette in piedi.

Apre un pacchetto di Lucky strike morbide con un movimento di incredibile armonia. La sua prima sigaretta della mattina merita lo stesso trattamento delle offerte rituali alla divinità Shiva.