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giovedì, agosto 11, 2011

Fear and Loathing in Las Pezia.





Consigli di viaggio in terra spezzina per un caro amico da un esule lontano.

Mi raccomando porta sempre con te costume, asciugamano e un plaid perché potrai sempre avere o trovare occasioni per usarli.

Eccoti alcune proposte di itinerario che con l'auto puoi agilmente provare.

Parto da lontano, poi mi avvicino, eh...

- La ValdiVara e Poldark.
Dal mio punto di vista la parte più interessante perché poco conosciuta. Un mare di alberi e di verde in estate, il trionfo delle atmosfere gotiche da sceneggiato inglese di autunno e inverno (qualcuno oltre a me ricorda l'angoscia che generevano le atmosfere seppiose di Poldark? Se si scrivetemi per cortesia..). Sono colline coperte da boschi, mai dolci nella loro ascesa, terra di funghi, castagne e cinghiali. I borghi si nascondono in queste distese e appaiono randomicamente con le loro case in pietra, chiese gialle del '700 (salvo qualche pieve romanica) e qualche sparuta rocca. Se Cristo si è fermato a Eboli è probabile che qualche altra divinità sia rimasta impantanata anche qui assieme al tempo. Lo noterai entrando nell'unico negozio di questi paesini che funge da tabacchi, alimentari, giornali e parafarmacia. L'odore di vecchi odori di prima dei supermercati e le bottiglie di Punt e Mes e Biancosarti ancora in vendita te lo faranno percepire chiaramente.

Se vuoi vedere un curioso borgo rotondo con tanto di castello, carrugio, tanto verde e una piscina se serve allora devi andare a Varese Ligure.
Qui hanno usato davvero bene i fondi europei, inventandosi una specializzazione in cose biologiche e altri merletti.
Sulla strada, venendo da Spezia con la statale, ti consiglio due deviazioni per il pranzo.
Una veloce nel senso che è proprio sulla strada e richiede una minima deviazione poco prima di Borghetto Vara e cioè Memola con la trattoria "il Molino Dei Rossi" (ecco il dettaglio mappa). Qui è d'obbligo assaggiare i loro ravioli al ragù. E se poi vuoi dormire ti puoi sempre sbattare con il tuo plaid nel boschetto di fronte.
L'altra più lunga: sali ai 1.000 metri di altezza dei Casoni, uno scorcio di Alpi a due passi dal mare si potrebbe dire. In questa cornice di malga alpina, proprio in cima c'è una trattoria sgarruppata di cui non ricordo il nome (ma tanto è l'unica) - mi pare sia trattoria dei cacciatori o degli alpini - riferimenti mappa. Qui puoi trovare a prezzi ridicoli, se disponibili, funghi, cinghiale e cacciagione oltre a formaggio e vino prodotti dai propritari. Non scordare il plaid perché fa sempre fresco.


- Sarzana, Bocca di Magra, Montemarcello e il golfo di Spezia di levante.

Sarzana è una città d'arte che ben rappresenta cosa sarebbe stata l'Italia se avesse vinto il PD di Veltroni: un posto tranquillo, pieno di arte e di abitanti snob di sinistra. Ipercoop come cattedrali laiche in ogniddove e nessuna traccia di industrie e operai in giro, se ci sono li hanno nascosti bene. Ci ho fatto il Liceo beccandomi spesso l'accusa di "fascista" da parte di qualche arguto figicino nel caso non la pensassi come la linea programmatica del partito. Ne ricordo in particolare uno figlio di un noto esponente politico locale che abitava in una villa maestosa alle porte del paese. Un giorno per non deluderlo lo presi a calci nel culo all'uscita della scuola. Me lo permise la mia maggior età e la mia mai del tutto domata vena di anarchia: fondamentalmente, se posso (e non sempre come in questo caso), vivo e lascio vivere e se tutti dicono di fare una cosa faccio l'altra (quindi no fascismo, no comunismo, no doroteismo, no..ci siamo capiti).
Dimenticavo Sarzana, una bella visita alle mura inglobate e nascoste nella città, un salto da Gemmi (se esiste ancora) per gelati e pasticceria varia, una ascesa (in auto) alla Fortezza di Castruccio Castracane, Visto il nome non è un posto da cani tutto sommato. Giusto per aggiungere un po' di san campanilismo ti dico che i sarzanesi sono molto più vicini per dialetto e affinità elettive con la vicina Carrara. I miei amici di lì al sabato pomeriggio, invece di venire in via del Prione a Spezia, prendevano la corriera in direzione Carrara.
Da Sarzana puoi andare velocemente in spiaggia se prendi la strada per Marinella (in pratica la Riccione dei poveri del nord) e/o Fiumaretta (un filo più snob ma paesaggisticamente uguale se non peggio: le ringhiere dei suoi condomini tristi da seconda casa sono arrugginite e tristi come i gerani smunti sui balconi delle case degli anziani nelle grande città) oppure virare decisamente verso Bocca di Magra.
Su Bocca di Magra non posso che dirne bene perché mi ci sono sempre trovato bene, ma il mistero è perché. Bocca di Magra è infatti un normalissimo paesino che si sdraia affianco al fiume Magra nei suoi ultimi spasmi verso il mare e si può vedere forse il più grande estuario di fiume che sia in Liguria: terra non proprio famosa per i suoi corsi di acqua, appunto. In questa commistione tra acqua dolce, acqua salata, barche e camper non vi è traccia di spiaggia degna di nota, quindi ho hai la barca oppure ti devi accontentare di passeggiare nel lungo paese. Ed infatti le mie peregrinazioni a Bocca di Magra avvenivano spesso le domeniche pomeriggio non di Estate o le sere di Estate quasi sempre per prendere un gelato o una cioccolata calda nei bar della punta e poi tornare kilometri indietro a riprendere la macchina nel parcheggio e la via di casa.
Nonostante questo, ripeto, Bocca di Magra non mi dispiace e la ricordo sempre in maniera positiva.
A questo punto se uno vuole giocarsi il Jolly può prendere la salita verso Monte Marcello (una volta sede del più triste Zoo del mondo: si mormora che persino la Iena ospite piangesse tutto il giorno) e godersi l'incredibile spettacolo della vista e cioè un 280 gradi sulla Versilia, il mare aperto e il Golfo della Spezia. Se sei fortunato potresi scorgere la Capraia e (ma è dura) la Corsica.
Dopo Monte Marcello scendi in picchiata verso Lerici. Qui se vuoi, lascia la macchina in uno dei parcheggi perimetrali e prendi il bus perchè é tutta ZTL. Lerici è carina, anche se a me non è mai piaciuta (ma de gustibus). Visita se vuoi il Castello ed è tutto qui. San Terenzo è molto più caratteristica, meno paesone, più liberty come la villa dovè Shelley soggiornò assieme a Byron e forse Keats (non ricordo). Ad ogni modo la denominazione "Golfo dei Poeti" viene da questi poeti inglesi romantici. Montale, infatti, arrivò solo fino a Monterosso nelle 5 terre, ma questa è tutta un'altra storia. Potrei dirti di Tellaro ma non so se la frana sulla strada che la collega con Lerici è stata risolta o meno: in ogni caso io ho pochissimi ricordi di questo borgo che ha ospitato fior di artisti tra cui Soldati e Attilio Bertolucci. E forse è anche per questo che non ricordo molto.
Se vuoi mangiare a Solaro, sopra Lerici (e ci puoi arrivare con l'auto) c'è un circolo Arci che fa da mangiare pesce a prezzi modici e qualità media. Ecco l'indirizzo.

Detto questo, non so perché ma a me la parte di Levante piace meno, preferisco la parte del Golfo che ci sta di fronte. Sarà forse perché sotto la collina di Pitelli l'ex proprietario di una concessionaria di Citroen e di vari terreni ci ha fatto nascondere i peggiori veleni che si potessero? Non ricordo.

Dicevo..? Ah sì, la parte occidentale del Golfo, solo che per arrivarci sei costretto a passare dalla tremenda città capoluogo di provincia e cioè Spezia.

- Spezia (per quelli di fuori "La Spezia").

Mussolini quando negli anni '20 la creò come provincia ci fece pure mettere davanti un bell'articolo. Qualcuno gli aveva raccontato che la cità nel medioevo era un fiorente porto commerciale dove arrivavano spezie e merci dall'oriente e così la battezzò "La Spezia". A dire il vero lo stesso mi raccontò la mia maestra alle elementari. Peccato che sino all'1800 inoltrato il Golfo era di fatto una malsanissima palude, a ricordarlo il nome del noto quartiere degli "Stagnoni" e che fu la costruzione dell'Arsenale militare a regalare alla città un porto, un lungomare a prova di malaria e una popolazione in gran parte meridionale e spesso razzista nei confronti delle reclute che venivano a fare la leva proveniendo principalmente da località del sud.
Spezia è un limbo, un ponte tra le parole "5 terre" e "traffico da container" non avendo mai risolto, grazie a una classe politica che tutta l'Africa Equatoriale ci invidia, l'eterno dilemma tra un futuro di terziario avanzato legato al turismo e uno di città portuale e industriale. A favore del primo punto una ricchezza di luoghi da far invidia a molti altri distretti turistici, a favore del secondo qualche politico da mantenere con cariche e prebende tipiche della Casta italiana. E così a Spezia, ma la situazione sta lentamente migliorando, ci sono pochi alberghi e milioni di container che danno lavoro a qualche politico e qualche autista di TIR. Inoltre dragheranno il fondale del Golfo per far passare navi ancor più grandi, riportando alla luce chissà quali schifezze che finiranno dritte dritte sui fondali. Perciò amico mio ti consiglio di assaggiare al più presto i muscoli (alias "cozze") di Spezia che crescono nel Golfo. Ti consiglio, dovresti trovarli al Ristorante il Palombaro (vedi dopo), i muscoli ripieni: forse la ricetta più tipica e ancora in vita della cucina locale (la Mesciua, una zuppa di cereali, viene preparata raramente e in alcune Osterie tipiche come "Il Moccia", "Da Caran", "All'Inferno" (ne parlo dopo) se esiste ancora).
A La Spezia troverai qualche museo abbastanza inutile (c'è pure quello del Sigillo!) tra questi ti consiglio quello più scenografico e cioè quello militare dell'Arsenale. Quello di Lia, considerando che le opere sono il frutto di anni ed anni di elusione (eufemismo per evitare querele) fiscali, francamente lo darei alle fiamme, ma vedi tu.
Mio nonno aveva un banco di frutta e verdura nel mercato che si tiene tutte le mattine, domenica esclusa, se vuoi farci un salto lo troverai in piazza Cavour, ma chiedi piazza del mercato perché la conosco tutti così. Dal punto di vista architettonico la copertura del mercato vrappresenta una delle ultime grandi opere della città e già da qui dovresti capire in quale stato versi Spezia. Oltre a essere brutta, presenta qualche errore funzionale e di costruzione che ne rendono onerosa la gestione, giusto per non farsi mancare nulla. A volte solo per farmi del male in maniera gratuita guardo una vecchia cartolina dei primi del '900 con le vecchie coperture, così semplici e così belle rispetto all'incubo odierno.
Ebbene nei pressi del Mercato in una stradina limitrofa puoi scendere in un attimo all'Inferno (e scendere veramente dato che il locale è in un sottostrada), una delle ultime trattorie old style di Spezia.
Qui, patria di tutti gli operatori del mercato, puoi trovare le ricette tipiche senza troppi fronzoli e senza spendere troppo.
Poco distante da qui trovi l'altro monumento storico della gastronomia locale e cioè La Pia (anche detta la centenaria per i suoi anni di servizio). Qui, uomini più simili a fabbri o a dannati vista la vicinanza con "l'Inferno") operano senza sosta la creazione della pizza (quella alta da taglio) e della ben più locale Farinata (farina di ceci, acqua e olio di semi). Non darmi del folle, ma la visione di questi energumenti sudati alle prese con il caldo dei forni a legna e delle pesanti teglie roventi (soprattutto quella enorme della farinata), mi hanno sempre deliziato e rapito l'attenzione per quei lunghi minuti, divenuti veloci, in cui attendevo di essere servito dal più abile con il coltello. Rapidi tagli nella teglia e tutto era finito. Ancora oggi tappa obbligata magari per uno spuntino pomeridiano.
Ti ho già raccontato di come Spezia sia diventata una delle capitali italiane della musica Puncarocche? No, allora preferisco fartelo raccontare dai diretti responsabili. Vicino al quartiere di Valdellora c'è il mitico circolo ARCI La Skaletta delle Sorelle Pantani custodi di questo tempio della musica alternativa. Qui si esibiscono gruppi di tutto il mondo purché non appartenenti al mainstream. Ci suonano spesso i Manges, uno dei due gruppi storici di Las Pezia assieme ai Pee-Weas di Hervè che gestisce l'altro grande locale musicale della città e cioè il circolo Arci Shake. Fossi in te io un salto ce lo farei anche solo per bermi una bella Tennents alla spina e osservare la fauna locale di punkaroccher, fossili dark e (se sei fortunato) Mods.

Se poi superi lo schifo per le mura dell'Arsenale, sempre più ridotte male e sempre meno comprensibili da un punto di vista sociale e architettonico, e ti dirigi verso la parte occidentale del Golfo ti puoi mettere in marcia per Portovenere o, salendo sulla litoranea affrontare un vero tuffo al cuore paesaggistico verso le 5 Terre via auto.

- Portovenere e le Isole Palmarias (le 6-scel de noantri).

Portovenere: altro che Portofino! Il borgo, la palazzata, la chiesa di San Pietro, il carrugio e il Castello. Pura poesia (meglio se nei giorni feriali, però).
Se ci arrivi in macchina e riesci a trovare un parcheggio cerca subito una ricevitoria e giocati dei numeri al lotto.
Magari fermati al paesino prima "Le Grazie", scendi verso il mare e tieni la destra sino al Bar "O'Goto" gestito da un torinese (il mitico Franco), davanti al molo delle grandi barche a vela con skipper e turisti internazionali troverai più facilmente parcheggio Qui devi assolutamente assaggiare la birra ambrata alla spina (del Birrificio del Golfo che produce birre English Style) e puoi anche spiluzzicare qualcosa. Stare seduti lì fuori con la birra in mano, sentendo parlare spezzino, inglese, svedese o olandese, e vedere il tempo passare sul mare resta una delle mie aspirazioni massime. Se poi vuoi farti un regalo vai a mangiare al Palombaro: cucina di pesce tradizionale, ma fatta molto bene. E fatti consigliare (se c'è ancora) dal cameriere con il pizzo dalla tipica cadenza spezzina nel parlare, ci sa davvero fare e ti consiglierà bene. Se invece vuoi veramente esagerare puoi prendere il traghetto e andare sull'Isola Palmaria, che in fatto di bellezza dell'acqua non teme confronti con la Sardegna (soprattutto nella zona cosiddetta del Pozzale e cioè quella esposta al mare aperto) e andare alla Locanda Lorena, consigliatissimo soprattutto a cena dato che incluso nel prezzo c'è anche la vista sul tramonto, alle spalle della Chiesa di San Pietro. Certo portati dietro gli assegni visto il costo.

- Le 5 Terre.

Su questo argomento ti lascerò solo poche parole. Meglio vederle in primavera a piedi sui sentieri o col treno. Non fanno parte dell'Italia e te ne accorgerai dal fatto che sarà difficile sentir parlare italiano. Forse non fanno nemmeno parte del mondo e la galleria che divide Spezia da Riomaggiore altro non è che una porta su un'altra dimensione. Sono posti così belli che mi piacerebbe viverci e perchè no morirci, magari in una giornata di vento, con gli occhi puntati verso l'infinito del mare.
Comunque se devo sceglierne una ti dico Corniglia e non avrei potuto dire altro ben almeno due motivi. Il primo è perché da bambino ci ho passato diverse estati e quindi è una questione di affetti. Il secondo è perché lo consiglia anche Frank Mengoni nella sua Tourist Guide 2012 (deve ancora uscire ma ne ho avuto un anteprima: clicca qui per vederla clicca qui ). A Corniglia se cerchi un posto dove mangiare vai dal mio amico Agostino nella sua Osteria Mananan. Certo se gli sei antipatico è probabile che ti mandi affanculo, ma ti assicuro che la cucina è assolutamente fantastica, tutto fatto in casa e senza troppi barocchismi. Bevi il bianco della casa che è fatto a Ceparana (ricordi la ValdiVara), ma con uve locali. E poi fiondati alla fine del paese sul belvedere di Santa Maria a goderti il mare e la vista sulle altre 4 terre. Oppure sali verso la torre e fai lo stesso. Anche dal cimitero si gode una vista bellissima, ma per andarci non c'è fretta.
;-D

- Val di Magra.

Se poi un giorno vuoi uscire dal territorio ligure e fare un salto in Toscana puoi tentare la sorte in Lunigiana. A essere sinceri poi della Toscana, questa zona ha molto poco a partire dal dialetto che non è per niente simile al toscano. Pontremoli è una città d'arte molto carina e di ricca cultura letteraria: come di sicuro sai, gran parte dei venditori ambulanti di libri provenivano da questo paese e portavano le loro bancarelle nei principali mercati del nord e del centro Italia. Da questa tradizione è poi nato il premio "Bancarella". Ti dico questo solo per dimostrarti che in fondo non sono una persona ignorante, eh?!
In Lunigiana si mangia bene, la natura ubertosa delle colline che diventano montagne trionfa in tavola con funghi, farine di castagne, torte di verdure e cacciagione. Se poi vuoi assaggiare una delle ricette più famosee caratteristiche della Lunigiana (e anche della bassa Valdivara) devi andare a Podenzana e assaggiare i testaroli e i panigacci. A Podenzana, un piccolo borgo di 4 case e 3 ristoranti il testarolo è una religione. Scegli tu il ristorante tanto fanno tutti la stessa cosa (es. "La Gavarina d'oro"). Solo una piccola lezione. Testarolio e panigacci hanno una nascita comune nel senso che sono piccole focaccette di acqua e farina cotte dentro a contenitori di argilla (detti "testi") che vengono arroventati nel camino. Siamo nel pieno della tradizione povera - di un tempo - di queste parti. La differenza è che i testaroli vengono poi bolliti per poterli arrotolare a mo' di sigaro per poterli condire con olio e formaggio o con il pesto o con il ragù. Ne esiste una versione cosiddetta "cunza" dove un testarolo gigante viene tagliato a quadrotti per ottenere una sorta di piccola tagliatella da condire come la pasta tradizionale. Il panigaccio invece viene servito appena uscito dal testo (e quindi dal camino) e deve essere rigorosamente farcito con formaggio molle (stracchino o gorgonzola) e affettati vari. Io adoro farlo su con salsiccia, stracchino e un aggiunta di pesto: sono un inguaribile vizioso, lo so.

Come sistemazione per la notte il B&B il Parco a Piana Battolla è un mix perfetto di comodità e prezzo (intorno ai 30 Euro a persona per essere trattati con gentilezza in Liguria è davvero poco) e se ci andate intorno al 15 agosto c'è pure la sagra di San Rocco con il suo Asado (regalo di emigranti tornati dall'Argentina) e i suoi fuochi.

Insomma, la provincia spezzina è una zona piena di risorse per dare ristoro al corpo e all'anima, come puoi ben immaginare da un suo noto proverbio:

"Na pissada sensa peto, l'è come 'n violin sensa archeto"

domenica, ottobre 03, 2010

Recensione di Selaschetti: tutti in piedi!

The Black Angels – Phosphene Dream (Blue Horizon, 2010)

Questo non è un album ma un viaggio iniziatico. Quindi preparate il vostro zaino e stipatelo di libri di Hesse, Castaneda e Aldous Huxley (On the Road di Kerouac lasciatelo pure a casa che pesa e fa schifo [ma no!!! Infedele blasfemo!!! n.d.Andrea]) perché la vostra anima è pronta per andarsene in giro per un po’. Almeno per i 40 minuti di Phosphene Dream, la terza fatica di questi Black Angels, texani di Austin. (Continua su BMM)

martedì, aprile 13, 2010

Titus Andronicus

Titus Andronicus – The Monitor (XL Recordings – 2010)
Difficilmente un gruppo con un nome così di merda può fare strada. Me li immagino in qualche talk show americano stile Letterman in cui il conduttore li annuncia sul palco e al modo in cui viene storpiato il loro nome. “Hai sentito i Taitus and Veronica?” diranno le casalinghe di Las Vegas di fronte a un frappuccino alla vaniglia autunnale da due litri, da Starbucks.
(Continua su BMM)

martedì, febbraio 23, 2010

Soft pack

Non perdetevi la nuova recensione di Mario.

Cliccate qui per atterrare su BlackMilkMag.

martedì, febbraio 02, 2010

sabato, dicembre 12, 2009

Perchè non si parla più di Marcel Dupont?

Marcel Katzymbauer Dupont, il grande mimo franco polacco in una rarissima ripresa dei suoi primi anni di vita. Inventore di una serie di figure che hanno reso grande questa arte straordinaria e davvero appassionante, un po' decaduta ultimamente.
Grande Marcel!

giovedì, dicembre 10, 2009

Dal Canada arrivano gli Happy


Un'altra recensione di Mario (nella foto a fianco alla tavola).

Riguarda un Gruppo indie canadese con la cantante gnocca.

Non mi manca di certo il dono della sintesi..





domenica, novembre 29, 2009

Premio letterario sul vino

Un mio amico c'ha provato ma non ce l'ha fatta..ecco il tentativo.

VINO: ANIMA DEL TEMPO.
M. Selaschetti

Prima di girarsi e trovarselo lì, avverte un lieve sentore di spezie esotiche e un profumo pungente di qualcosa di conosciuto.
Nella sua cantina però è normale percepire degli aromi, soprattutto poco dopo la vendemmia, quello che non si aspettava era di trovarsi davanti quel signore distinto, sulla cinquantina, in completo panna e panama bianco con una penna di pavone sopra.
“Scusi desidera?” il vecchio cerca di riprendere in mano la situazione.
“Oh, mi scusi non volevo spaventarla..gran bella cantina, complimenti” risponde il tipo elegante.
Quel profumo, ha rapito l'attenzione e l'olfatto del vecchio: cerca di riportare l'aroma nel cassetto più adatto dei suoi ricordi, invano.
“Grazie..questa è la cantina di famiglia, è nostra da molte generazioni” un lungo sguardo tra i due sembra rendere immobile la polvere che danza tra i raggi della luce che proviene dal lucernaio in alto.
“Se cerca la bottega di vendita è nell'edificio di fronte..”
“Magari ci faccio un salto più tardi..sto aspettando una persona, abbiamo un appuntamento qui..” risponde il signore distinto.
(Clicca QUI per continuare il racconto)

domenica, novembre 15, 2009

Un tranquillo week end di Post Rock.

ll mio primo contatto con la materia oscura musicale da molti definita post rock è avvenuto, senza alcun segnale di avvertimento, una decina di anni fa. Un mio amico, amico a sua volta di un componente dei Giardini di Mirò, mi consigliò proprio il loro ultimo lavoro Rise and Fall of Academic Drifting. Fu un tragitto complicato - ma non così tanto, a ripensarci - attraverso canzoni completamente strumentali che partivano da un tema per espanderlo e ridurlo ai minimi termini, come gli elementi di un frattale di salvaschermo di ultima generazione. (Continua qui)

mercoledì, novembre 11, 2009

Il Mondo di Gabba


Il blog è un universo autoreferenziale in rapido collasso.
Ci sono molto più autori di Blog che lettori degli stessi. Alla fine, e questo vale anche per questo sito, si finisce per scriversi addosso.
I Blog che hanno successo sono quelli di autori già famosi o di gente che nello spettacolo ci vive e ci campa, da tempo. Questo è un peccato perché in tutta questa libertà creativa, ogni tanto, qualche talento puro emerge.
E' di sicuro il caso de "il mondo di Gabba", il cui autore è a mio avviso un vero geniaccio creativo.
Se non vi farete turbare più di tanto dal linguaggio crudo (in Toscana le bestemmie sono come il formaggio in Francia: ce n'è una versione diversa per ogni giornata dell'anno) capirete anche voi lo spessore dell'artista: le sue storie strampalate e surreali sono delle succolente ciliegie d'interesse. Letta una, vorrete leggerne subito delle altre.
Magistrale la conclusione del Post "Dedicato all'anonimo": "ALLA FINESTRA UN UOMO MASCHERATO CI OSSERVA."

Incredibile...

domenica, ottobre 25, 2009

Paura e delirio ad Acqui Terme


Week-end intenso.
Dentista alle 12.30 di venerdì, devitalizzazione scampata (per il momento) e subito in macchina verso Acqui Terme, grazie a una sontuosa mezza di ferie.
Il sole che torna a riaffacciarsi dopo una settimana di nuvole e acqua sulla Torino Piacenza.
E così mi son detto, "vai, giocati il Jolly della Goduria esistenziale" e sono uscito ad Asti Est, prendendo la statale che collega Asti a Canelli. Dopo una galleria dalla ventilazione progettata male - c'era lì dentro più smog che a Milano nelle zone fuori Eco-pass - riuscimmo a rivedere le stelle in zona Montegrosso d'Asti, poi Agliano Terme, saltando il bivio per Vinchio e Vaglio. Praticamente la capitale mondiale del Barbera d'Asti. Ma ho resistito girando verso Canelli, in questo tripudio di colline gettate lì come se non sapessero dove metterle nel giorno della creazione, dai colori più vari che l'autunno può adoperare e soprattutto dal marrone rossiccio delle vigne ormai senza prezioso carico. Ho resistito ma per poco e mi sono fermato presso un'azienda che già conoscevo: l'Armangia di Canelli
Qui avevo già comprato e assaggiato il loro "Pacifico" un assemblato del Monferrato, la barbera Titon e il Sauvignon, trovandomi molto bene. Adesso le bottiglie sono già in cantina, in attesa di un'occasione per essere liberate.
Carico e felice, mi sono diretto verso Acqui Terme, superando Canelli per giungere a Sessame. Qui ho trovato un Agriturismo incantevole - Villa Caffarelli, una vecchia cascina rimessa a nuovo e trasformata in mini appartamenti. Il tutto a un prezzo abbordabilissimo (35 Euro a persona).
Sessame è seduta su uno dei fianchi della Val Bormida, una valle in questo punto molto larga e dalle colline che già sanno di Liguria: nel lato a sud infatti incomincia a non esserci più traccia di vigne. Siamo proprio al confine tra la provincia di Asti e di Alessandria, quindi al confine tra le DOC astigiane e quelle alessandrine. A Sessame si può ancora fare la Barbera e il Moscato d'Asti, ad Acqui si può fare il Brachetto e il Dolcetto d'Acqui, appunto.
Parlando d Dolcetto d'Acqui, non proprio un vino degno di nota, ne ho potuto assaggiare uno interessante almeno per il profumo. Si tratta del "L'Ardì" prodotto da Banfi noto produttore toscano. Il fatto che un produttore toscano si sia interessato a questa zona vinicola, ad oggi terra di grandi quantità piuttosto che di grandi qualità, è forse un segnale di come probabilmente dovremo attenderci un'operazione recupero (simile a quella fatta molti anni fa nel campo del Barbera e del Chianti) che prima o poi darà dei frutti importanti.
Questo Dolcetto ad esempio incomincia a essere un primo tentativo decente.
Le Terme di Acqui sembrano le Terme classiche da primi del '900. Non manca il classico Grand Hotel delle Terme dalle moquette stantie e passamaneria desueta. Il suo tentativo di trasformarsi da stabilimento per inalazioni della mutua a moderno centro benessere non è riuscito completamente. Nella piscina di acqua salsobromoiodica ho visto solo anziani e persone sovrappeso (tra cui io a essere onesto). Ma mi son detto: "meglio così, almeno i prezzi restano assolutamente interessanti". 15 Euri e puoi stare in ammollo tutto il giorno, saltando nella sauna e nel frigidarium quante volte vuoi.
Il paese merita nonostante qualche esempio di urbanistica demenziale (per essere in buona fede). La piazza con la fontana da cui esce l'acqua bollente merita una visita e un'inalazione e tutto il borgo che si arrampica sulla collina è ordinato e piacevole. Non cercate di trovare un posto per mangiare la domenica a pranzo. Pochi locali aperti, escludendo quelli dove è meglio portare gli assegni. Nella centralissima via Mazzini c'è un'Osteria che fa Baccalà, Trippa e Bollito in cui è difficile trovare posto. Se ci riusciti merita, tavolacci di legno e robe sincere. Non ne ricordo il nome però. In caso di difficoltà Pizzeria Napoli, in un locale che poco tiene alle forme una vera pizza napoletana.
Dopo due giorni di ammollo nelle acque calde di Acqui Terme, sono alla tastiera del mio computer a scrivere queste cose. Rilassato e con una bella stanchezza. Non è poi difficile capire come si possa perdere un impero se ci si abbandona a questa terapia dello spirito.
Come scriveva il poeta:

"
Immerso
nella piscina piena
di acqua magica salso bromo iodica
proveniente da km e km qui sotto
per stare qui dentro con me
il miracolo caldo delle terme
sono talmente calmo
che la mia coscienza si arrende
Rido perchè vedo il mio errore fatale
adesso più evidente che mai
Rido perchè scorgo la mia mossa errata
adesso più evidente che mai
Ma mi consolo subito
Non è poi così strano
che la gente che ha inventato queste cose
abbia poi perso
un impero.

(R. Buchago, Bozze 1996)

mercoledì, settembre 30, 2009

Er Barcarolo de Nicola Caverna chiama! (Selaschetti risponde)

Diciamocelo chiaramente, non me la sono mai presa più di tanto, anche se un certo fastidio - lo ammetto - c’è stato. Da quando scrivo per Black Milk non sono mai riuscito una volta che è una a finire nel riquadro centrale, quello della recensione o dell’articolo più importante***.

giovedì, luglio 09, 2009

In ginocchio: c'è Arte!

"Camera chiusa per contenitori di piedi abusati", Rick Danilo Barfonzi.

Museo Poldi Puzzoli, Milano dal 6 al 24 Luglio 2009.

Quando mi hanno detto “vieni a vedere il nuovo lavoro di Barfonzi” confesso di non aver espresso il massimo della disponibilità. Troppo fresca la sensazione di "straniamento" (come detto da A. B. Oliva a riguardo di questo artista) e l’intimo disagio che mi aveva preso alla sua ultima Kermesse durante la Biennale dello scorso anno. Devo ammetterlo ero forse prevenuto, ma come non esserlo dopo aver visto all’opera il genio del Barfonzi. Se l’essenza e lo scopo ultimo dell’Arte è rappresentato dalla sua capacità di rapire gli animi, dal suo muovere le coscienze, come non essere rapiti dal lavoro di questo straordinario artista americano dalle chiari origini latinoamericane.E così , alla fine, ho accettato senza indugi, ben conscio che avrei assistito ancora una volta a qualcosa di straordinario.

Il ricordo dell’installazione precedente è ancora forte: “20 diarree per un solo bagno”. L’anno scorso a Venezia ci siamo lasciati tutti rapire dalla sua capacità di condurti sino al limite, di portarti a provare quello che il Barfonzi ti vuole far provare: non è forse il desiderio di tutti gli artisti? Geniale l’idea di drogare, con un potentissimo lassativo, le bevande e le tartine offerte in quello che pareva un Foyer assolutamente estraneo al’opera.

Quando poi la devastante e subitanea azione del farmaco ha avuto il sopravvento sul fisico di noi straniti partecipanti, la scoperta di essere prigionieri all’interno dell’installazione (fantastica la decisione del Barfonzi di sigillare le porte d’uscita con della carta igienica impastata con del sigillante siliconico) è stata un’emozione indicibile addirittura ingigantita (se possibile) dall’immediata comprensione di avere un solo bagno a disposizione.

Chi ma avrebbe potuto immaginare di essere così parte del suo lirico progetto?

Nessuno mai era riuscito a far piangere e gridare dall’emozione crescente una ventina di critici e giornalisti specializzati come questo lavoro davvero impressionante.

Nella sala allestita all’interno del Museo Poldi Puzzoli, ho avvertito subito una strana sensazione di ristagno, causata forse dai colori scuri utilizzati dall’artista per decorare il Foyer d’ingresso all’installazione dal titolo “Camera chiusa per contenitori di piedi abusati”.

Tutte le facce dei presenti guardavano con sospetto la porta semiaperta che dal Foyer immetteva in una stanza più scura e il piccolo catering messo a disposizione dei visitatori.

Uno alla volta, poi, come richiamati da una criptica liturgia, al suono di un campanello si veniva invitati ad accedere nella Stanza.

Una paio di mani robuste afferravano la testa e le spalle dei più timorosi giunti sulla soglia dell’ingresso.

Dal di dentro, ma forse è stata solo un’allucinazione, mi è parso di avvertire colpi di tosse e un vago rumore come di una persona recalcitrante costretta a qualcosa di non voluto.

Un generale senso di curiosità s’impadronì dei visitatori in attesa del proprio turno.

Quando fu il mio, entrai così pieno di entusiasmo che quasi non percepii il calcio nel fondoschiena che un energumeno vestito tutto di rosa mi aveva propinato di soppiatto, poco dopo il mio ingresso.

Un enorme puzzo di piedi è tutto quello che ricordo, poi svenni forse per un tipico caso di attacco di Sindrome di Stendhal. Del resto di fronte alle opere del Barfonzi non si può restare insensibili.

lunedì, giugno 29, 2009

Schiappacasse a un bivio

Roberto Schiappacasse – “Potrei forse...” – Ed. Feltrinelli

Un’opera dalle tinte sfumate questo romanzo d’essai di Roberto Schiappacasse.

Dopo il discreto successo di “Quale sarà dei due?” torna la narrazione indecisa del giovane autore spezzino, ma di cittadinanza panamense.

Ecco di nuovo una rappresentazione della vita come dubbio eterno, come scelta da intraprendere eternamente e incessantemente.

Non aspettatevi quindi verità assolute o affermazioni sicure da “Potrei forse...”, versione moderna del più classico “asino di Buridano”.

Sebastiano Bivio, il personaggio del romanzo, si trova davanti al proprio televisore di casa alle prese con una decisione difficile da prendere: ha infatti appena installato il decoder digitale, quando dallo schermo appare la scritta “Premere OK per aggiornare la lista dei canali” .

Sebastiano resta bloccato sulla sedia in bachelite dai mini quadretti verdi della sua cucina non abitabile. Sul tavolo una bottiglia con il tappo in metallo piena di acqua e idrolitina e una copia di R.I.D. (Rivista Italiana Difesa).

La scelta, un vero tabù, la cosa più difficile da fare, per uno che ha sempre avuto difficoltà a scegliere: un lungo flashback riporta il personaggio ai tempi del Liceo, all’angoscia con cui cercava d’identificare il significato corretto di quel termine latino che sarebbe stato necessario inserire nella traduzione.

La scelta inesorabilmente risultava sbagliata: restava in lui la sensazione di un mondo in cui deve essere lasciato al destino, e non agli uomini, il compito di scegliere. E se qualcosa va male, così, è solo colpa del destino.

Da questo punto la trama riparte sino a mostrare tutti i momenti salienti e le decisioni importanti della vita di Sebastiano: il modello del telefonino (Motorola con il Flip o Nokia a tasti scoperti?), l’allestimento della sua Ford Fiesta (sedili canna di fucile o verde bottiglia?), cambiare definitivamente sesso o continuare a vivere la sua vita di donna imprigionata nel corpo di un uomo a cui comunque piacciono le donne?

La pressione del pollice sul telecomando, indeciso sul da farsi, (dare corso a quanto richiesto dal decoder digitale oppure lasciare tutto come prima?), crea quella tensione che permea tutta la trama del libro e che porterà il lettore a farsi molte domande. Domande che resteranno inesorabilmente senza risposta.

Interpellato sul motivo di questo universo narrativo basato sull’indecisione e sul dubbio, l’autore non ha saputo fornire una risposta definitiva, trincerandosi dietro una selva di “mah”, “Chissà” e magari.

A questo punto la scelta di acquistare questo libro è tutta vostra.

O forse no.

venerdì, giugno 05, 2009

Boston Spaceships

Boston Spaceships – The Planets are Blasted (Guided by Voices, 2009)

…e così di colpo Mike Ness mi dà due schiaffi e mi urla nelle orecchie: “ascoltati i Boston Spaceships, invece di perdere tempo a polverizzare Saturno con il disgregatore molecolare!”.
Io mi scuoto un attimo e gli balbetto che sì va bene, va bene. E invece non va bene un bel niente, sono nudo con addosso solo una maglietta dei Take That e - per giunta - al posto del disgregatore ho in mano un tagliaunghie. E, ai piedi, delle infradito tigrate. Urlo e mi sveglio. 

(continua su Blackmilkmag.com)

martedì, aprile 28, 2009

Recensione d'avanguardia

(Ricevo da Mario Selaschetti e pubblica questa sua ultima faticosa recensione musicale).

Mi stavo quasi rassegnando a non ascoltare più nulla di decente quando, di colpo, ecco qui questo cd fare capolino sulla mia scrivania. Sto parlando dell’opera prima di un quartetto di ragazzi inglesi ancora poco conosciuti e dal nome etereo (Continua su BlackmilkMag)

mercoledì, aprile 08, 2009

Siamo tutti Adriano!

Alzi la mano chi non si farebbe una bella birretta adesso?
E magari meglio se italiana e artigianale come queste tre belle birre del birrificio Troll che mi sono appena bevuto. Commenti: ottima la IPA, buona ma non eccelsa la "Shangrila Fume", devastante (e ancora non so se nel bene o nel male) la Palanfrina alle castagne, ormai un classico tutto italiano, qui in versione 8 graid e passa (forse un po' troppo stuccante...).
Ad ogni modo se volete approfondire cliccate qui..e pensare che ogni estate ci passo davanti e li trovo sempre chiusi.
Peggio per loro, sarei un ottimo cliente, quasi come Adriano (e non intendo quello delle memorie..)

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Now playing: Soap&Skin - Sleep
via FoxyTunes