sabato, marzo 30, 2013

Lo Zen, il desiderio e Auguste Dupin

Il segreto della vita è la cosa che tutti noi, elettori di Berlusconi compresi (almeno credo), prima o poi cerchiamo di trovare. Ci sono infinite occasioni in cui questa strana domanda può saltare fuori: una mattina tersa, un tramonto dalle mille sfumature, una finale di Champions persa dopo essere stati in vantaggio di 3 reti, un figlio che si scopre diversamente abile.

Montale, sempre lui, descrive questa ricerca in vari modi, nella maniera del vero poeta:

"Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato, ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine... "


(Eugenio Montale, In Limine)


Poi di solito, ci si riaddormenta o si impazzisce. Si riparte con la solita vita fatta di routine tranquillizzanti, gesti e rituali per difendere i confini della nostra tranquillità oppure il dolce rifugio nelle dipendenze come alcol, droghe, sport, cinema, animali da compagnia o gli idealismi vari.
E quella domanda resta sospesa, quasi un fastidio che riaffiora nella testa come la sensazione di aver dimenticato il gas acceso: alla fine ci si convince che una risposta vera a questo quesito non esista.

Eppure la risposta esiste ed è solo nascosta nel luogo più difficile da trovare possibile.
Quale?
Questo posto ce lo dice Edgar Allan Poe nel suo racconto "La lettera rubata". In questo racconto il "suo" investigatore Auguste Dupin (il primo investigatore della storia, per altro) deve ritrovare una importantissima lettera caduta nelle mani di una persona senza scrupoli che vuole utilizzarla per ricattare una persona importante. Alla fine del racconto (ATTENZIONE QUESTO E' UNO SPOIL) Dupin ritrova la lettera proprio sulla scrivania del malvagio personaggio. Nel punto più evidente e visibile di tutti e, proprio per questo, l'ultimo punto in cui andrebbe a cercare una cosa che è stata nascosta.

La stessa cosa vale per il segreto della vita, conosciuto da tutti i mistici di qualsiasi tradizione e religione, dai poeti laici (solo i migliori, eh) e dalle persone sull'orlo di un esaurimento o di un illuminazione, che forse è la stessa cosa. Infatti questo segreto è "nascosto" davanti agli occhi di tutti, la famosa "porta senza porta" di Mumon, il non subordinarsi a niente di Pessoa ("(...) Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni. (...) Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo (...). Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta. (...) Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede. (...) Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita.") oppure i momenti in cui vi fermate a guardare qualcosa in pace e senza alcun desiderio perché è tutto lì quel che basta.

Il segreto della vita è quello che è in ogni secondo della nostra vita, non c'è altro. Ma questa cosa va compresa a fondo, va sentita vera dentro il cuore, senza alcun ragionamento o sillogismo: è un fatto di istinto non di ragione. Non basta ripeterlo o postarlo su fb, bisogna che nella tua mente questa cosa diventi vera e percepita come tale con tutti i pori della tua pelle. Ci vorrebbe un po' di sana meditazione quotidiana per farla emergere, ma questa è un'altra storia.

Eppure i segnali per trovare questa verità sono sparsi ovunque nella nostra vita e a mio avviso la questione "desiderio" è uno dei più evidenti. Che valore dare al fenomeno che il desiderio mette in mostra nella nostra mente e cioè quel vedere nell'oggetto desiderato l'unica ragione di vita e poi, una volta ottenuto, perdere qualsiasi forma di interesse?

Provare a rispondere a questa domanda così presente ed evidente nella nostra vita, come la lettera scovata da Dupin, non è facile ma fondamentale per svelare quel segreto.

Auguri a tutti i cercatori.

venerdì, marzo 29, 2013

Voglio una TAV splendida

Voglio la Tav in val di Susa. So che è inutile, costosa e inquinante, ma la voglio lo stesso. Anzi la voglio più grande e più inquinante se possibile. E poi la voglio vuota e non utilizzata, perché il suo significato non deve essere quello di fungere da opera pubblica di utilità generale, ma anzi quella di grande monumento: il monumento dedicato alla stupidità umana nella sua forma più elevata e cioè quella dell'idealista duro e puro che preferisce l'ottimo al buono con il risultato di non ottenere niente e di farsi fottere dagli interessati, materialisti e poveri di coscienza. E così, sopra ogni galleria tetra, orefizio innaturale, atro antro dell'umana sofferenza, ci voglio una bella effige del comico barbuto lancia sputi per la sua rabbia senza fine. Così giusto per ricordare meglio, che c'è stata la possibilità di fare la maggior parte dei cambiamenti che la gente che lo aveva votato voleva: meno soldi alla casta, reddito di cittadinanza, una generale catarsi purificatrice del paese a partire dai politici per scendere sino al cittadino, finalmente contento di far parte di un meccanismo oliato, etico ed efficiente. Erano importanti i cambiamenti, non il "come" e non il "chi", invece a furia di difendere il "come" e il "chi" dovesse  farli, non si otterrà un bel niente. Di fronte a questo massimalismo frutto di una rabbia cieca che non porta a niente (mi chiedo se non sia legata a qualcosa di molto di personale e di ben poco strategico), la lucida capacità di un uomo che ha un solo interesse in mente (il suo) come Zio Silvio ci va a nozze. Perché è evidente che se si va a votare adesso, rivince Zio Silvio e fa finire la ricreazione e il movimento 5Stelle diventerà, come la Lega, il partito di maggioranza in alcune valli alpine come quella di Susa, mentre in Italia potrà tornare a regnare di nuovo la vecchia politica e il vecchio andare delle cose.
E' evidente che siamo qui, in questo brutto Stato, per le nefandezze della vecchia classe politica e il fatto che a votare ci siano sempre gli italiani non dà speranze per il futuro, ma da oggi c'è un elemento nuovo a mio avviso peggiore di tutti e cioè l'evidenza che anche l'Italiano in versione idealista è in grado se possibile di rendere lo cose ancora peggiori.
Tutto questo idealismo porterà infatti solamente allo sviluppo di una setta di fanatici con una piccola rappresentanza in parlamento che si radunerà nel plenilunio di estate in val di Susa, a protestare contro l'unica cosa che gli interessa: quel monumento alla stupidità che nel frattempo gli avranno eretto per tenerli occupati mentre gli altri continueranno a fare i soliti cazzi loro.

Fate queste cazzo di gallerie adesso, lasciate entrare aria dalle oscure profondità del mondo.
L'aria fresca ci è inutile..

mercoledì, marzo 27, 2013

Attenti

Ho levato la polvere dal cuore
Tornerà sai
Ma sento l'eco della paura
chiamata ego
Provare a tenere il sogno
dentro un me
Dopo due anni che
Sono fuori in viaggio
Intravedo ora la meta
seguire i miei respiri.
Ci sono mille interpretazioni
di questo sogno
e ciascuno ami la sua

R. Buchago


domenica, marzo 24, 2013

Autista

"Festa di beneficenza per la raccolta fondi bambini autistici. Sala zeppa di persone che ballano al ritmo di 'che sarà' cantata stonata da Tony Zeppola. È un nome inventato, ma quello vero è peggio. 12.000 decibel. Mixerista sordo dalla nascita. Presidente dell'Associazione in chiaro odore di 41Bis proveniente da un paese della cintura. Ballerine minorenni wannabe con i baffi e la panza. Tuta dimensione danza di ordinanza. L'organizzatore è gay e pugliese (sarà di moda). Mi guarda con tentata faccia di misericordia ma quando gli scappa un 'gioia' mi cadono le balle e devo andare in mezzo ai palloncini colorati a ripescarle. Mio figlio salta e si mette le mani sulle orecchie dal profondo fastidio. Non è sociale e quindi per questo, quando lo riporto in macchina non mi manda affanculo"

domenica, marzo 17, 2013

A chi non piace Montale: ovvero non si butti il grillino con tutta l'acqua sporca

Anni fa al Liceo, forte delle mie convinzioni prive di dubbio (ah, la gioventù!), vomitavo il mio giudizio di "pauroso" sul poeta Montale, reo di non aver fatto o detto nulla di eclatante contro il regime fascista.
Con il tempo e l'età mi sono invece fatto un'opinione ben diversa di questo grande poeta e questo anche leggendo meglio le sue opere e spegnendo i primi pensieri che mi frullavano per la testa facendolo. Penso infatti che Montale non spinse la sua creatività verso il fascismo poiché molto più interessato a capire cosa fosse la vita e dove fosse quel buco nella rete che ne svelasse il suo segreto. Me lo fece capire la sua poesia:

Forse un mattino andando in un'aria di vetro, 
      arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 
      il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 
      di me, con un terrore di ubriaco. 

5    Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto 
      alberi case colli per l'inganno consueto. 
      Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto 
      tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. 

      [dai Ossi di seppia, 1925]


In particolare la sua volontà di andarsene zitto nel mondo col suo segreto tra gli uomini che non si voltano a me sembra un chiaro riferimento al fatto che non è interessato alla grande recita sociale che va in scena quotidianamente e che include le mode, gli stereotipi, le passioni e anche i sistemi politici come il fascismo.

Con il tempo mi sento molto vicino a questa visione montaliana, anche se, in questi giorni così vivi per quanto riguarda l'Italia, una piccola fiammella (e non intendo quella del MSI, eh?) di curiosità si è insidiata nei miei neuroni. Sono affascinato dal luna park sociopolitico che è diventato questo paese del terzo mondo che si crede grande e quindi mi permetto di avanzare un'analisi del momento e una proposta.

Se tenessi a questo paese direi che ci sono alcune questioni che vorrei veder risolte, almeno per i miei figli (anche se probabilmente, spero, saranno fuori dall'Italia) e sono:

- un reddito di cittadinanza
- una legge sul conflitto di interessi
- una legge che riduca i poteri e i benefici della casta politica a tutti i livelli (comuni, province, regioni, parlamento, imprese pubbliche) in modo che siano idealisti prestati alla politica e non professionisti esosi e star a vita della scena politica (come negli altri paesi del resto)
- una legge elettorale che consenta di far governare il paese e non di mandare partitucoli alla greppia

Ebbene il movimento 5 Stelle mi pare abbia sostenuto meglio di altri tutte queste cose (o almeno a livello di programma). E mi pare che, tra un gratta e vinci e l'altro, anche molti altri italiani siano favorevoli a queste cose. Eliminare le auto blu forse non aiuta il paese, ma almeno vale il detto mal comune mezzo gaudio.

Penso però che il Movimento imploderà: ci sono troppi fattori pericolosi intorno a questi nuovi parlamentari. A partire dall'interno del movimento e cioè dal dispotico fondatore che rischia di far sentire gli eletti del movimento a loro agio come in un lager nazista e, esternamente, dalle tante vecchie volpi e cioè i politici di professione, i giornalisti (tutti con un prezzo) e - last but not least - gli elettori italiani (nemmeno in Ghana probabilmente si vendono i voti per 50 Euro come fanno a Napoli..).

Ma non si deve buttare il grillino con l'acqua sporca. Gli uomini e il movimento possono sciogliersi in un men che non si dica, l'importante è che qualcuno, probabilmente impresentabile, faccia quelle cose perché costretto a farle. Ecco, se Grillo riuscirà a far fare queste cose alla classe impresentabile che da anni infesta il Parlamento, sarà già una grande vittoria. E' già un successo vedere Bersani, pallido dopo le elezioni, dire che il reddito di cittadinanza non è un'utopia (prima delle elezioni a sua detta lo era), che si possono dimezzare i parlamentari, che si possono levare i finanziamenti ai partiti.
Berlusconi ormai è (politicamente) morto - vederlo con gli occhiali da pensionato in aula ne è il segnale più evidente - e quando anche i vari Alfanidi inizieranno a cercare altre chiappe da leccare sarà il segnale che il grande imbonitore sarà storia.

Ribadisco che mi auguro tutto questo solo per i miei figli, quanto a me se potessi scambiare questa cittadinanza con quella di qualsiasi altro paese lo avrei fatto da tempo. Anche gratis, eh?! Astenersi perditempo.



giovedì, marzo 14, 2013

Direzione

Verso sud
A cercare il sole
Come girasole
Mondo dentro
Me

R. Buchago 2013

martedì, marzo 12, 2013

Sinestesia

"Se tu sentissi
Ció che le mie dita
Hanno visto di te
Allora forse capiresti
L'inutile dolce
Teso svenire
Nella corrente d'immagini
Del mio desiderio"

Josoy Aparecido - L'Amore è là in fondo, dietro al sale.

martedì, marzo 05, 2013

Alla fine ho scoperto...

Alla fine ho scoperto che la colpa di tutto è della Germania e della nostra classe politica.
Ne sono convintissimo e nel pensarlo mi son venute in mente un po' di cose, alcune storiche, altre solo mie suggestioni personali. Ma alla fine la congettura regge.
Parto dal personale: se avete amici tedeschi avete notato come siano maniacalmente attenti ai soldi, al risparmio e all'accumulo degli stessi? Io ne ho alcuni, tutti molto bravi e culturalmente validi. Amanti dell'ecologia, rispettosi della natura, ordinati e amanti degli animali. Bravi e solari, ma non toccategli i soldi perché allora potreste veder saltare fuori il loro lato oscuro. Bene, adesso tenetevi perché generalizzo e forse sbrocco anche un po': a mio avviso i nazisti han fatto quel grande orrore dell'Olocausto esclusivamente per i soldi, quelli degli ebrei (altri esperti del settore ricchezza). Poi dopo è venuta "l'etica" e "l'estetica" della loro lucida follia a tentare di ricoprire di orpelli teorici quella cosa che in realtà era principalmente la più tragica rapina di massa della storia. E furono sempre i soldi, quell'oro che la Francia pretese dai tedeschi come riparazione per la prima guerra mondiale, a far nascere nel tedesco questo "fastidio" da cui è nato e si è sviluppato poi il nazismo proprio come volontà di riprendere il bottino estorto.
E adesso, sempre i soldi, e sempre i tedeschi (che hanno ripreso a fare la cosa che sanno fare meglio e cioè l'accumulo di soldi) sono alla base del potenziale sfaldamento dell'Europa. Son così attirati dai soldi da pretendere che si ammazzi la vacca gravida piuttosto che farla prosperare e poter quindi guadagnare ancor di più in seguito. Se ripenso alle leggi restrittive imposte a Grecia, Spagna e Italia (grazie a Monti) mi viene proprio in mente questa avidità senza razionalità. Un'avidità così stupida da pretendere che una Società accetti di buon grado di morire senza nemmeno provare a protestare e, cosa ancor più grave, senza alcuna speranza da coltivare di stare meglio. Eh sì, perché qui viene il bello, nessuna teoria certa (meglio parlare di fede in questo caso), parla di misure che possano stimolare la crescita economica attraverso il taglio della spesa (pubblica e privata). E infatti i paesi che hanno subito queste cure draconiane stanno tutte sprofondando in una crisi senza precedenti, una crisi che alla fine renderà difficile la loro ulteriore sostenibilità sociale e, e questa è la cosa più buffa, la restituzione dei soldi ai creditori (tra cui i tedeschi). Nel caso italiano, l'unica aggravante è il fatto che la classe politica ha contribuito pesantemente a dare la sensazione che i soldi che non restituiremo, resteranno nelle loro tasche, ma questa è un'altra storia, resta il fatto che non esiste etica economica nel vedere gente morire di fame solo per far quadrare un bilancio finanziario.

mercoledì, febbraio 13, 2013



Agli antipodi di Berlusconi e anche a distanza di sicurezza da Ingroia. Mi ci ritrovo..

http://politiche2013.voisietequi.it/

Provatelo!

Le dimissioni da uomo, no.

Non ho mai avuto una buona idea dei papi. Mi sono moderatamente antipatici per la loro immagine così lontana dalla semplice spiritualità di San Francesco, a mio avviso l'unico (tra i casi famosi) ad aver realmente portato avanti gli insegnamenti universali (o che almeno a mio avviso dovrebbero essere condivisi da tutti) di Gesù. La televisione rimanda sempre immagini di ricchezze e sfarzi, di figure sempre troppo pingui dal Vaticano. A poco serve dire che ci sono tanti missionari sul campo, se la testa che dovrebbe dare il buon esempio si comporta così. Non sono cristiano, tantomeno cattolico, quindi sorvolo sul valore delle eterne discussioni su tematiche sociali come il matrimonio tra gay, il celibato dei preti, la ferrea legge della procreazione, etc. etc.
Eppure in questi giorni non posso fare a meno di pensare al gran rifiuto e all'immagine di un Papa che sceglie di spogliarsi di questo ruolo. Rivederlo tornare uomo, nel pieno delle sue sofferenze in un passo per lui pieno di incognite, in mezzo ai leoni sino a ieri accomodanti, me lo ha reso simpatico e degno di rispetto. Faccio e farò sempre il tifo per gli uomini che devono gestire fasi della propria vita in disgrazia o comunque da "perdenti" (anche se nel caso di Benedetto XVI non è forse la parola più adatta).
E se poi questo è un estremo tentativo estremo di scacciare i mercanti dal tempio allora mi auguro solo che tu non finisca come alcuni tuoi predecessori scomparsi improvvisamente. Perché adesso è importante che tu viva per testimoniare la morte della spiritualità della Chiesa e la necessità di considerarla esclusivamente come un istituzione di potere e nulla più. Un morto senza redenzione.
Ci vorrebbe un altro San Francesco, vedremo.

sabato, febbraio 09, 2013

Idle

Sabato pomeriggio
Guardo arrivare
Il rumore dell'ombra
Sul pavimento
Sole freddo di febbraio
Futura promessa di caldo
Lame di polvere sospesa
Luce del tempo che passa
(Tra desideri senza senso
E nuove emozioni)
Dentro di me.
Sento venire l'ora
Di rientrare.
Ecco.

R. Buchago 2013

giovedì, gennaio 31, 2013

Bignami non amour!

“I Promessi Sposi colpiscono ancora” un’ardita parodia di Mario Selaschetti

Era da poco calata la sera: in casa di don Abbondio regnava il silenzio. Don Abbondio, costretto a rimanere in casa per far credere a tutti che fosse veramente malato, stava sfogliando un libro e si era fermato leggendo un nome che gli era sconosciuto.
"Clitoride! Chi era costui?" ruminava tra sè don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, l’ultimo successo di Fabio Volo, quando Perpetua entrò a portargli l'imbasciata. "Clitoride! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?". Tanto il pover'uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! Perpetua, sentendogli nominare quel nome, arrossì come solo le donne che già tanto hanno saputo dalla vita, senza darlo a sapere in giro, sanno fare.
Senza nominare quel “Clitoride”, ma con la sua eco forte nella testa, Perpetua gli riferì della venuta di Tonio e don Abbondio fu ben felice di riceverlo, per riavere i suoi denari. Perpetua andò allora ad aprire la porta ed ebbe la sorpresa di trovarsi davanti un incaricato della Bo Frost.
- Buona sera, - disse Perpetua: - di dove si viene, a quest'ora?
- Vengo da... - e nominò un paesetto vicino. - E se sapeste... - continuò: - ho già il carretto col ghiaccio che s’è quasi svuotato delle mercanzie e avevo paura di non aver più nulla per lei e il suo Don Abbondio e poi non potevo non passare dopo quel che ho sentito.
- Oh perché? - domandò Perpetua.
- Perché, - rispose l’incaricato di Bo Frost, - una donna di quelle che non sanno le cose, e voglion parlare... credereste? s'ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Beppe Suolavecchia, né con Anselmo Lunghigna, perché non sapete cucinare. Diceva che il suo tris di capponi all’aceto era una vera disgrazia. Una roba da far pentire un vivo di esser tale. Io sostenevo che siete stata voi che gli avete rifiutati, l'uno e l'altro...
- Sicuro. Oh la bugiarda! la bugiardona! Chi è costei?
- Non me lo domandate, che non mi piace metter male e poi non vendo nulla e mi si sghiaccia il carretto inutilmente.
- Me lo direte, me l'avete a dire: oh la bugiarda, chi è la Cristina Parodi?! Quella me la cuocio e me la mangio quando voglio?
- Basta... ma non potete credere quanto mi sia dispiaciuto di non saper bene tutta la storia, per confonder colei. Oggi avrei le seppioline in guazzetto in offerta e le tradizionali polpettine di merda che so essere molto gradite al suo Don Abbondio, che faccio?
- Guardate se si può inventare, a questo modo! - esclamò di nuovo Perpetua; e riprese subito: - in quanto a Beppe, tutti sanno, e hanno potuto vedere...non gli tirava l’arnese già da tempo Ehi, Tonio! accostate l'uscio, e salite pure, che vengo -. Tonio, di dentro, rispose di sì; e Perpetua continuò la sua narrazione appassionata. In particolare Perpetua si soffermò a lungo e facendo gesti ampi su alcuni particolari dell’anatomia dell’Anselmo che non erano evidentemente così noti all’omino della Bo Frost.
Nel frattempo, tutto sembrava dunque procedere secondo il piano prestabilito. Tonio e suo fratello Gervaso entrarono nella stanza di don Abbondio e, mentre questo stava scrivendo la ricevuta per il debito riscosso, anche Renzo e Lucia fecero silenziosamente il loro ingresso nella stanza, nascondendosi dietro i due fratelli. Non appena don Abbondio, finita di scrivere la ricevuta, rialzò il capo, Tonio e Gervaso si spostarono di lato e sbucarono i due promessi sposi. Renzo pronunciò rapidamente la formula matrimoniale ("Signor curato, in presenza di testimoni, questa è mia moglie"), ma, mentre Lucia lo stava imitando, da dietro a loro, nascosti a lor volta dalla vista del prelato in tal guisa, si palesarono due figure imponenti.
- Oh Signore i Bravi son già qui?! - sussurrò la povera Lucia, tenendosi stretta al suo bel Renzo
- Ma quali bravi, questi sono cattivi non senti che odore che vien da loro, vedi alla buon'ora di proferir la formula come deciso invece di perder tempo donna! - pensò Renzo tra il sorpreso per la presenza inattesa e lo scocciato per l’uscita così improvvida della sua promessa sposa.
Intanto don Abbondio, finito di scrivere, rilesse attentamente, senza alzar gli occhi dalla carta; la piegò in quattro, dicendo: - ora, sarete contento? - e, levatosi con una mano gli occhiali dal naso, la porse con l'altra a Tonio, alzando il viso. Tonio, allungando la mano per prender la carta, si ritirò da una parte; Gervaso, a un suo cenno, dall'altra; e, nel mezzo, come al dividersi d'una scena, apparvero Renzo e Lucia. Don Abbondio, vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, s'infuriò, pensò, prese una risoluzione: tutto questo nel tempo che Renzo mise a proferire le parole: - signor curato, in presenza di questi testimoni, quest'è mia moglie -. Le sue labbra non erano ancora tornate al posto, che don Abbondio, lasciando cader la carta, aveva già afferrata e alzata, con la mancina, la lucerna, ghermito, con la diritta, il tappeto del tavolino, e tiratolo a sé, con furia, buttando in terra libro, carta, calamaio e polverino; e, balzando tra la seggiola e il tavolino, s'era avvicinato a Lucia. La poveretta, con quella sua voce soave, e allora tutta tremante, aveva appena potuto proferire: - Oh Signore i Bravi son già qui?! - che don Abbondio le aveva buttato sgarbatamente il tappeto sulla testa e sul viso, per impedirle di pronunziare intera la formola. E subito, lasciata cader la lucerna che teneva nell'altra mano, s'aiutò anche con quella a imbacuccarla col tappeto, che quasi la soffogava; e intanto gridava quanto n'aveva in canna: - Perpetua! Perpetua! tradimento! aiuto!
Alle grida di don Abbondio, una delle figure che Renzo e Lucia avevano notato si fece avanti emergendo dall’oscurità. Era il più alto di tutti, vestito in una divisa scura e con in testa un elmo che gli copriva tutta la faccia. A Don Abbondio parve per un attimo una divisa dell’armata spagnola, ma poi si accorse che di tal guisa mai ne aveva scorto una prima nella sua lunga carriera di prelato.
Il lato oscuro della forza è grande in voi Don Abbondio! - esclamò il cavaliere oscuro con una voce che pareva venir fuori come soffiata da un tubo o da una cornetta per l’udito.
Chi sei? - fece Don Abbondio quasi balbettando e nascondendosi dietro a Tonio e Gervaso, a loro volta spaventati dalla presenza incombente.
Il mio nome è Darth Vader, Signor curato, in presenza di testimoni, questa è mia moglie..” e così dicendo, sguainò una spada di luce e la puntò in direzione del povero Don Abbondio che se ne rimase con un’espressione più stupita che spaventata.
Ma Sua eminenza Darth Vader, la giovane Lucia è promessa a quel Tramaglino lì. - disse il prelato indicando Renzo.
Ma quale Lucia, chi è sta Lucia, quella femmina? - Darth Vader indicò con la sua spada la figura di Lucia seminascosta nel buio.
Don Abbondio accortosi quasi con terrore dello sbaglio disse - Ma allora chi ho imbacuccato io?
Srotolandosi dalla coperta una creatura bizzarra ne emerse: enorme nelle forme, completamente coperto di lunghi peli che ne incorniciavano una faccia da animale.
Declama la formola mio adorato Chubecca! E poi ce ne andremo in luna nera di miele - disse Darth Vader con una voce che parve incrinata da una forte emozione.
La creatura di nome Chubecca emise dei grugniti fastidiosi oltre a un rumore che, con l’arrivo del miasma insopportabile, si palesò come peto.
Darth Vader, uditi questi suoni, si avvicinò alla bestia con l’intenzione di baciarla.
Mi perdoni Sior Vader - fece Renzo, quasi mettendosi fisicamente tra i due.
Che vuoi? - fece Darth Vader infastidito.
Ecco vede, dal punto di vista della legge canonica, io e lei abbiamo dichiarato l’impegno a diventare coniugi davanti a testimoni e davanti a Dio, rappresentato dal qui presente Don Abbondio, quindi io e lei siamo adesso marito e moglie - Renzo proferì queste parole guardando l’oscuro cavaliere venuto dal nulla con occhi di brama.
Ma io ho fatto una promessa a Chubecca...- fece Darth Vader
Se le piacciono irsute, sappia che posso non radermi per un po’...- Renzo concluse la sua frase portandosi un indice sulle labbra e umettandoselo con la lingua.
Darth Vader sembrò sul punto di vacillare.
Non te ne pentirai Darth mio..dimmi di sì” Renzo gli schioccò un bacio sul casco.
La spada di luce di Darth Vader divenne di un rosso molto acceso, allungandosi nell'aria.
E poi, dopo un ultimo sguardo ai presenti e un paio di sospiri, lo sventurato rispose.
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martedì, gennaio 15, 2013

Italioti di merda..

Piccola riflessione sul punto debole dell'Italia. Si è detto per anni, anzi hanno detto per anni gli amici del cavaliere, che la televisione non ha mai influito nelle scelte elettorali degli italiani e quindi possederne un impero non è una minaccia alla buona dinamica elettorale. Poi Silvio, a meno di un anno dal fatto che per tutti era diventato il problema del Paese, si fa un tour de force di un... paio di settimane in tv e riguadagna punti e riprende in mano una deriva che ci porterà allo stallo istituzionale. Ok, l'italiota (quorum ego) è l'anello di congiunzione tra la scimmia e la banderuola a vento, ma pensiamo a quanto male può aver fatto, su questo inconscio collettivo di quart'ordine (debole eticamente e culturalmente), il bombardamento di 20 anni di televisione fatta per far credere che non esiste altro mondo possibile rispetto al Berlusconismo. Che non esiste altro carrozzone in cui vivere rispetto alle televendite, alle veline e al disperato tentativo di farne parte.

lunedì, gennaio 14, 2013

Desiderio..

"Ho appeso al frigo questo post it:/Lottare perché la fine dei desideri/ non sia la fine di quella cosa chiamata vita;/ lo leggo sempre/ prima di aprirlo/ e farmi una birra"

 (R. Buchago - Verba Volant Treni manent).

Ciao Alice.

venerdì, gennaio 11, 2013

C'è vita qui?

L'uomo
Che vuole andare su Marte
Scappa soltanto dal vuoto
E da quel sordo sentire
Che ha dentro di sè

R. Buchago 2012

mercoledì, gennaio 02, 2013

lunedì, dicembre 31, 2012

Chi scrive una poesia l'ultimo dell'anno...

"A causa dei Maya il 2013 sarà come un figlio non cercato.
Se ritrovo tutto quello che ho bruciato il 21 mi rimetterò in marcia.
Destinazione l'ignoto, navigando a vista tra scogli, ansie, marosi e spero tanta, tanta pace e meraviglia.
Ci sarete anche voi la fuori?
Ci conto."
R. Buchago 2012.

2013 odissea nello strazio

Purché la crisi economica ci trovi vivi.

mercoledì, dicembre 26, 2012

E così uscimmo a riveder le stelle..

Sono uscito vivo dalle libagioni. Si accettano prenotazioni per pranzi e aperitivi. Dal 27 in avanti. Porterò con me i "tre gliceridi".