sabato, settembre 17, 2011

Las Pezia reloaded. Resoconto del visitatore.

On the road of Las Pezia
Il viaggio inizia in un’assolata domenica di metà Agosto e mi conduce verso la ridente località di Piana Battolla a metà strada tra mari e monti. Inizio subito a notare la duplice natura del territorio: da un lato così generoso di panorami e bellezze naturali ma dall’altro rapace visto il numero di autovelox presenti in tutta la Provincia (per non parlare poi dell’autovelox capolavoro incontrato non mi ricordo più bene dove, una specie di mini-tutor cittadino che mi è sembrato un’idea assolutamente “geniale”). Del resto si tratta di un territorio certamente non facile da gestire con questi chiari di luna e quindi si capisce anche la presenza dei suddetti predatori…In ogni caso il B&B Il Parco è un posto piacevole a gestione familiare ed alla sera c’era sempre una piacevole frescura che in questi giornate di caldo anomalo era particolarmente apprezzabile. La prima sera ho cenato presso il ristorante al Castello nel paese di Calice al Cornoviglio: luogo che ho pensato bene di profanare entrando con la macchina direttamente nel castello ed ignorando il segnale. Il ristoratore non aveva niente in contrario ma la manovra in retromarcia per uscire è stata veramente “divertente”. Comunque al Castello si mangia bene e le sale sono decisamente belle. Ritornando verso il B&B ho notato un’altra caratteristica del territorio: la carenza dell’illuminazione pubblica che mi accompagnato in diverse casi durante le mie peregrinazioni.
Il giorno dopo era il 15 di Agosto e per evitare folle oceaniche mi sono buttato sui monti raggiungendo Varese Ligure. Paese molto caratteristico e ben tenuto (una valida tappa al ristorante I Fieschi per pranzo per corroborare il corpo oltre che lo spirito) con tanto di ponte gobbo (che mi ha ricordato in piccolo e con una punta di nostalgia quello di Bobbio in val Trebbia). Ho completato la gita con l’ascesa al passo delle Cento Croci che divide Las Pezia da Parma: ai mille metri del passo si stava proprio bene (e guardando il monumento ai caduti molti pensieri sono stati rivolti agli scontri che saranno stati numerosi e cruenti durante la Resistenza). Alla sera rientrando al B&B grande festa: vengo invitato a cena in famiglia e tra cacciagione ed altro diciamo che ogni obiettivo di non appesantirmi troppo va subito a farsi benedire. Il tutto finisce con dei fuochi d’artificio niente male: la festa dell’Asado si vede che porta buoni incassi.
Il 16 Agosto mi ha permesso di conoscere la parte di levante del Golfo di Las Pezia: al mattino sosta a Bocca di Magra. Località che mi è piaciuta molto nella sua semplicità: certo il pranzo sotto una piacevole veranda (ristorante/hotel Garden mica male decisamente) con davanti il panorama della foce del Magra con sullo sfondo le Apuane (credo) contribuiva alla buona partenza della giornata. Successivamente salita a Montemarcello che fa parte del Club dei Borghi più belli d’Italia (peraltro a Las Pezia ci sono altre località incluse nello stesso club). Decisamente una bella scoperta sia per l’interno sia per la vista che si godeva. Poi discesa verso Lerici: la strada offriva un panorama meraviglioso (essendo le quattro del pomeriggio di una giornata assolata mi potevo permettere di procedere molto lentamente in macchina dato che non c’era nessuno). Arrivando a Lerici si riscontra un “piccolo” problema di parcheggio: le auto non possono entrare in città pena multa con simpatiche telecamere. Esiste un parcheggio a pagamento collegato con comoda navetta verso il centro città: con un attesa di soli 50 minuti riuscivo finalmente a parcheggiare (sono quasi sciolto nell’attesa…) e poi mi recavo a visitare la città. Indubbiamente un bel posto con diverse viste caratteristiche una delle quali dal Castello (in ogni città a Las Pezia c’è un castello non ho citato quello di Varese Ligure ad esempio). La visita al Castello è stato un grande momento: il fatto che mi abbiano fatto pagare 5 euro non è che mi avesse colpito più tanto ma la cosa tristissima è quello che ci ho trovato dentro: un museo paleontologico. Direi se mi permettete un brutto museo: del resto gli spazi interni non erano così ampi da metterci la riproduzione di un tirannosauro in scala naturale e quindi l’allestimento risultava un po’ povero. Modesto consiglio: abbassare il biglietto a 2.5 euro ed eliminare il museo. Secondo me i flussi di cassa non sarebbero danneggiati e l’impressione sarebbe migliore. Cena a Lerici presso il ristorante Bontà Nascoste: ottima insalata di mare tiepida. Il ritorno al B&B mi offriva l’ultimo spunto della giornata ovvero la partecipazione non programmata alla processione di San Rocco. Effettivamente è la prima volta che mi capita di partecipare ad una processione in macchina.
Il 17 Agosto mi ha portato dapprima a conoscere il ristorante Mileo che è diventato il luogo dei miei pranzi successivi fino a domenica 21. Sicuramente si mangia bene ma più che altro la compagnia era estremamente divertente (purtroppo non posso darne conto in forma scritta ma ci sarà occasione per gli amici di sentire qualche storiella allegra). Alla sera gita a Portovenere dove si tiene quel giorno la festa della Madonna Bianca. Su Portovenere ci sarebbe molto da dire in estrema sintesi direi: un gioiello. Speriamo di riuscire a conservarlo nella sua bellezza. Bellissima poi la festa con la sua processione all’interno del paese ed i caratteristici lumini ad illuminare la zona intorno alla chiesa di San Pietro: davvero emozionante. Per raggiungere Portovenere il suggerimento è quello di usare il servizio via nave da Las Spezia (andarci in auto è improponibile e poi al ritorno le navi allargano il giro permettendo di vedere San Pietro con i lumini dal mare: spettacolo nello spettacolo). Certo se non vi piacciono i luoghi affollati state lontani da Portovenere il 17 Agosto che non è cosa (specialmente il carugio centrale…). Ovviamente in una giornata così si può apprezzare “l’intelligenza” di certi individui. Mentre stavo cenando su una postazione un po’ di fortuna ma non scomoda in un locale caratteristico (l’Osteria Bacicio) entra una signora che chiede un posto per due persone che le viene gentilmente rifiutato dato che i pochi tavoli del locale erano tutti prenotati. La signora non la prende bene e fa notare che per ben due volte nei giorni precedenti era passata per capire se c’era posto e nessuno le aveva detto di no. La signora però si era ben guardata dal prenotare: certamente un approccio così semplice non poteva andare bene. Pensate un po’: i tavoli erano stati prenotati tutti in giornata cosa veramente “strana” considerata il fiume di gente presente in loco…
Il 18 Agosto giornata di riposo poi verso sera gita a Sarzana: cittadina storica molto bella e caratteristica dove si svolgeva in quei giorni un’importante fiera dell’antiquariato con centinaia di bancarelle in tutto il paese. Cena presso la Trattoria dal Gian: non male ma niente di più.
Il 19 Agosto il primo assaggio delle Cinque Terre: mi reco a Las Pezia e prendo il treno per Monterosso dove raggiungo un amico. Ceniamo assieme al ristorante il Moretto (niente male) e visito un po’ la città che decisamente non mi dispiace (peraltro il giorno dopo scopro sul giornale che risulta essere una di quelle nella provincia con il mare più inquinato). Rientro in serata a Las Pezia e vado a recuperare la macchina: il parcheggio di interscambio di via XV Giugno non mi dà una grande idea di sicurezza (leggo che ci installeranno presto delle telecamere e credo che sia una buona cosa come prima impressione).
Il 20 Agosto altra giornata di mezzo riposo con uscita serale per assaggiare i famosi panigacci. A questo fine mi reco nella ridente (ecco insomma proprio proprio ridente non direi) città di Podenzana (in provincia di Massa-Carrara) dove esiste un’associazione di cinque ristoranti per preservare il panigaccio DOC con tanto di ricetta precisa e disciplinare. Un amico sosteneva che i ristoranti sono più o meno equivalenti: in quello dove sono stato io direi che i panigacci mi risultano un po’ secchi (gli affettati comunque erano di livello). Che dire poi di Podenzana? Come paese mi ha un po’ sconcertato: si sviluppa in lunghezza sulla provinciale a mo’ di collezione di frazioni, non c’è una piazza neanche dove c’è la chiesa…Insomma il consiglio è andarci solo per i panigacci eventualmente. Ed in ogni caso informarsi bene sulla strada migliore: il navigatore mi ha fatto fare la strada più corta che comprendeva un tratto sterrato di 2 Km molto caratteristico se avete un fuoristrada (certo la Punto apprezza un po’ meno)
Il 21 Agosto saluto gli amici del parco e mi sposto a Levanto per l’ultima parte della vacanza. Il tragitto tra Piana Battolla e Levanto si rivela particolarmente sfidante non tanto per la distanza (circa 30 Km) quanto perché mi affianca una moto che mi dice che ho la posteriore destra quasi a terra. Montare il ruotino sotto il sole alle 15 è stata un’esperienza fantastica (per la cronaca il giorno dopo mi hanno riparato la gomma con modica spesa). Comunque dopo una sosta in un bar per rimettermi in condizioni umane giungevo a Levanto presso il B&B La Collina Verde. Posto molto ben sistemato (praticamente nuovo essendo stato messo in piedi nel 2010) a circa 1Km dal centro città, comodo alla stazione ed immerso nel verde di viti ed ulivi. Altra caratteristica positiva il fatto che a colazione ci venissero offerti diversi prodotti locali che provenivano dall’azienda agricola di famiglia: ad esempio assaggi di diversi marmellate molto particolari. Il primo giorno presso Levanto si conclude con una cena ed una breve visita del paese.
Il 22 Agosto da segnalare la visita a Corniglia con immancabile cena con gli presso Manaman. Corniglia mi è piaciuta molto tranne per il piccolo particolare dei 382 scalini per raggiungerla dalla stazione ferroviaria (siamo arrivati in paese madidi di sudore…). La cena è stata molto valida: il cameriere seppur un po’ burbero si è rivelato simpatico e ci ha illustrato in diverse occasioni la filosofia del locale (“Facciamo un turno unico ed il giorno di riposo: si lavora per vivere e non si vive per lavorare”). Ottimo l’antipasto misto di mare ed anche valido il pescato del giorno (non conoscevo il pesce stella ma direi che è stata una buona scoperta). Per completare la serata avevo l’incarico di svolgere una missione da Zico dove mi sono presentato come uno dei lettori della guida di Frank Mengoni riscuotendo grande successo.
Il 23 Agosto al mattino ho visitato meglio Levanto che mi pare un posto decisamente interessante seppur non così caratteristico come le località delle Cinque Terre. Nel pomeriggio ho percorso la celeberrima via dell’Amore e visitato Manarola. Il fatto che fossero le 16 sotto il solleone non mi ha fatto indulgere più di tanto ma è stata una bella esperienza quella della passeggiata tra Riomaggiore e Manarola anche se credo sarebbe bello eliminare il chiosco a metà percorso dato che come minimo non contribuisce al romanticismo del tutto. Manarola non mi ha fatto una grande impressione (a differenza di alcune bagnanti intraviste in loco). Di sera ultima cena con gli amici in quel di Vernazza presso il Gambero Rosso: effettivamente Vernazza è un posto veramente da cartolina delle Cinque Terre.
Il 24 il ritorno con tutte le emozioni vissute da serbare come piacevole ricordo di dieci belle giornate di ferie a Las Pezia.




venerdì, settembre 16, 2011

Ma adesso?

"E di tutto questo presente non sappiamo mai di che farcene" R. Buchago 2011

giovedì, settembre 08, 2011

Troppe saghe fanno male..

"Devo smetterla con tutte queste masturbazioni mentali o diventerò Cechov"
R. Buchago Aforismi 2011

martedì, settembre 06, 2011

Alcol-ismi

"L'alcool mi fa sempre restare a bocca aperta"
R. Buchago, Aforismi 2011.

giovedì, agosto 11, 2011

Fear and Loathing in Las Pezia.





Consigli di viaggio in terra spezzina per un caro amico da un esule lontano.

Mi raccomando porta sempre con te costume, asciugamano e un plaid perché potrai sempre avere o trovare occasioni per usarli.

Eccoti alcune proposte di itinerario che con l'auto puoi agilmente provare.

Parto da lontano, poi mi avvicino, eh...

- La ValdiVara e Poldark.
Dal mio punto di vista la parte più interessante perché poco conosciuta. Un mare di alberi e di verde in estate, il trionfo delle atmosfere gotiche da sceneggiato inglese di autunno e inverno (qualcuno oltre a me ricorda l'angoscia che generevano le atmosfere seppiose di Poldark? Se si scrivetemi per cortesia..). Sono colline coperte da boschi, mai dolci nella loro ascesa, terra di funghi, castagne e cinghiali. I borghi si nascondono in queste distese e appaiono randomicamente con le loro case in pietra, chiese gialle del '700 (salvo qualche pieve romanica) e qualche sparuta rocca. Se Cristo si è fermato a Eboli è probabile che qualche altra divinità sia rimasta impantanata anche qui assieme al tempo. Lo noterai entrando nell'unico negozio di questi paesini che funge da tabacchi, alimentari, giornali e parafarmacia. L'odore di vecchi odori di prima dei supermercati e le bottiglie di Punt e Mes e Biancosarti ancora in vendita te lo faranno percepire chiaramente.

Se vuoi vedere un curioso borgo rotondo con tanto di castello, carrugio, tanto verde e una piscina se serve allora devi andare a Varese Ligure.
Qui hanno usato davvero bene i fondi europei, inventandosi una specializzazione in cose biologiche e altri merletti.
Sulla strada, venendo da Spezia con la statale, ti consiglio due deviazioni per il pranzo.
Una veloce nel senso che è proprio sulla strada e richiede una minima deviazione poco prima di Borghetto Vara e cioè Memola con la trattoria "il Molino Dei Rossi" (ecco il dettaglio mappa). Qui è d'obbligo assaggiare i loro ravioli al ragù. E se poi vuoi dormire ti puoi sempre sbattare con il tuo plaid nel boschetto di fronte.
L'altra più lunga: sali ai 1.000 metri di altezza dei Casoni, uno scorcio di Alpi a due passi dal mare si potrebbe dire. In questa cornice di malga alpina, proprio in cima c'è una trattoria sgarruppata di cui non ricordo il nome (ma tanto è l'unica) - mi pare sia trattoria dei cacciatori o degli alpini - riferimenti mappa. Qui puoi trovare a prezzi ridicoli, se disponibili, funghi, cinghiale e cacciagione oltre a formaggio e vino prodotti dai propritari. Non scordare il plaid perché fa sempre fresco.


- Sarzana, Bocca di Magra, Montemarcello e il golfo di Spezia di levante.

Sarzana è una città d'arte che ben rappresenta cosa sarebbe stata l'Italia se avesse vinto il PD di Veltroni: un posto tranquillo, pieno di arte e di abitanti snob di sinistra. Ipercoop come cattedrali laiche in ogniddove e nessuna traccia di industrie e operai in giro, se ci sono li hanno nascosti bene. Ci ho fatto il Liceo beccandomi spesso l'accusa di "fascista" da parte di qualche arguto figicino nel caso non la pensassi come la linea programmatica del partito. Ne ricordo in particolare uno figlio di un noto esponente politico locale che abitava in una villa maestosa alle porte del paese. Un giorno per non deluderlo lo presi a calci nel culo all'uscita della scuola. Me lo permise la mia maggior età e la mia mai del tutto domata vena di anarchia: fondamentalmente, se posso (e non sempre come in questo caso), vivo e lascio vivere e se tutti dicono di fare una cosa faccio l'altra (quindi no fascismo, no comunismo, no doroteismo, no..ci siamo capiti).
Dimenticavo Sarzana, una bella visita alle mura inglobate e nascoste nella città, un salto da Gemmi (se esiste ancora) per gelati e pasticceria varia, una ascesa (in auto) alla Fortezza di Castruccio Castracane, Visto il nome non è un posto da cani tutto sommato. Giusto per aggiungere un po' di san campanilismo ti dico che i sarzanesi sono molto più vicini per dialetto e affinità elettive con la vicina Carrara. I miei amici di lì al sabato pomeriggio, invece di venire in via del Prione a Spezia, prendevano la corriera in direzione Carrara.
Da Sarzana puoi andare velocemente in spiaggia se prendi la strada per Marinella (in pratica la Riccione dei poveri del nord) e/o Fiumaretta (un filo più snob ma paesaggisticamente uguale se non peggio: le ringhiere dei suoi condomini tristi da seconda casa sono arrugginite e tristi come i gerani smunti sui balconi delle case degli anziani nelle grande città) oppure virare decisamente verso Bocca di Magra.
Su Bocca di Magra non posso che dirne bene perché mi ci sono sempre trovato bene, ma il mistero è perché. Bocca di Magra è infatti un normalissimo paesino che si sdraia affianco al fiume Magra nei suoi ultimi spasmi verso il mare e si può vedere forse il più grande estuario di fiume che sia in Liguria: terra non proprio famosa per i suoi corsi di acqua, appunto. In questa commistione tra acqua dolce, acqua salata, barche e camper non vi è traccia di spiaggia degna di nota, quindi ho hai la barca oppure ti devi accontentare di passeggiare nel lungo paese. Ed infatti le mie peregrinazioni a Bocca di Magra avvenivano spesso le domeniche pomeriggio non di Estate o le sere di Estate quasi sempre per prendere un gelato o una cioccolata calda nei bar della punta e poi tornare kilometri indietro a riprendere la macchina nel parcheggio e la via di casa.
Nonostante questo, ripeto, Bocca di Magra non mi dispiace e la ricordo sempre in maniera positiva.
A questo punto se uno vuole giocarsi il Jolly può prendere la salita verso Monte Marcello (una volta sede del più triste Zoo del mondo: si mormora che persino la Iena ospite piangesse tutto il giorno) e godersi l'incredibile spettacolo della vista e cioè un 280 gradi sulla Versilia, il mare aperto e il Golfo della Spezia. Se sei fortunato potresi scorgere la Capraia e (ma è dura) la Corsica.
Dopo Monte Marcello scendi in picchiata verso Lerici. Qui se vuoi, lascia la macchina in uno dei parcheggi perimetrali e prendi il bus perchè é tutta ZTL. Lerici è carina, anche se a me non è mai piaciuta (ma de gustibus). Visita se vuoi il Castello ed è tutto qui. San Terenzo è molto più caratteristica, meno paesone, più liberty come la villa dovè Shelley soggiornò assieme a Byron e forse Keats (non ricordo). Ad ogni modo la denominazione "Golfo dei Poeti" viene da questi poeti inglesi romantici. Montale, infatti, arrivò solo fino a Monterosso nelle 5 terre, ma questa è tutta un'altra storia. Potrei dirti di Tellaro ma non so se la frana sulla strada che la collega con Lerici è stata risolta o meno: in ogni caso io ho pochissimi ricordi di questo borgo che ha ospitato fior di artisti tra cui Soldati e Attilio Bertolucci. E forse è anche per questo che non ricordo molto.
Se vuoi mangiare a Solaro, sopra Lerici (e ci puoi arrivare con l'auto) c'è un circolo Arci che fa da mangiare pesce a prezzi modici e qualità media. Ecco l'indirizzo.

Detto questo, non so perché ma a me la parte di Levante piace meno, preferisco la parte del Golfo che ci sta di fronte. Sarà forse perché sotto la collina di Pitelli l'ex proprietario di una concessionaria di Citroen e di vari terreni ci ha fatto nascondere i peggiori veleni che si potessero? Non ricordo.

Dicevo..? Ah sì, la parte occidentale del Golfo, solo che per arrivarci sei costretto a passare dalla tremenda città capoluogo di provincia e cioè Spezia.

- Spezia (per quelli di fuori "La Spezia").

Mussolini quando negli anni '20 la creò come provincia ci fece pure mettere davanti un bell'articolo. Qualcuno gli aveva raccontato che la cità nel medioevo era un fiorente porto commerciale dove arrivavano spezie e merci dall'oriente e così la battezzò "La Spezia". A dire il vero lo stesso mi raccontò la mia maestra alle elementari. Peccato che sino all'1800 inoltrato il Golfo era di fatto una malsanissima palude, a ricordarlo il nome del noto quartiere degli "Stagnoni" e che fu la costruzione dell'Arsenale militare a regalare alla città un porto, un lungomare a prova di malaria e una popolazione in gran parte meridionale e spesso razzista nei confronti delle reclute che venivano a fare la leva proveniendo principalmente da località del sud.
Spezia è un limbo, un ponte tra le parole "5 terre" e "traffico da container" non avendo mai risolto, grazie a una classe politica che tutta l'Africa Equatoriale ci invidia, l'eterno dilemma tra un futuro di terziario avanzato legato al turismo e uno di città portuale e industriale. A favore del primo punto una ricchezza di luoghi da far invidia a molti altri distretti turistici, a favore del secondo qualche politico da mantenere con cariche e prebende tipiche della Casta italiana. E così a Spezia, ma la situazione sta lentamente migliorando, ci sono pochi alberghi e milioni di container che danno lavoro a qualche politico e qualche autista di TIR. Inoltre dragheranno il fondale del Golfo per far passare navi ancor più grandi, riportando alla luce chissà quali schifezze che finiranno dritte dritte sui fondali. Perciò amico mio ti consiglio di assaggiare al più presto i muscoli (alias "cozze") di Spezia che crescono nel Golfo. Ti consiglio, dovresti trovarli al Ristorante il Palombaro (vedi dopo), i muscoli ripieni: forse la ricetta più tipica e ancora in vita della cucina locale (la Mesciua, una zuppa di cereali, viene preparata raramente e in alcune Osterie tipiche come "Il Moccia", "Da Caran", "All'Inferno" (ne parlo dopo) se esiste ancora).
A La Spezia troverai qualche museo abbastanza inutile (c'è pure quello del Sigillo!) tra questi ti consiglio quello più scenografico e cioè quello militare dell'Arsenale. Quello di Lia, considerando che le opere sono il frutto di anni ed anni di elusione (eufemismo per evitare querele) fiscali, francamente lo darei alle fiamme, ma vedi tu.
Mio nonno aveva un banco di frutta e verdura nel mercato che si tiene tutte le mattine, domenica esclusa, se vuoi farci un salto lo troverai in piazza Cavour, ma chiedi piazza del mercato perché la conosco tutti così. Dal punto di vista architettonico la copertura del mercato vrappresenta una delle ultime grandi opere della città e già da qui dovresti capire in quale stato versi Spezia. Oltre a essere brutta, presenta qualche errore funzionale e di costruzione che ne rendono onerosa la gestione, giusto per non farsi mancare nulla. A volte solo per farmi del male in maniera gratuita guardo una vecchia cartolina dei primi del '900 con le vecchie coperture, così semplici e così belle rispetto all'incubo odierno.
Ebbene nei pressi del Mercato in una stradina limitrofa puoi scendere in un attimo all'Inferno (e scendere veramente dato che il locale è in un sottostrada), una delle ultime trattorie old style di Spezia.
Qui, patria di tutti gli operatori del mercato, puoi trovare le ricette tipiche senza troppi fronzoli e senza spendere troppo.
Poco distante da qui trovi l'altro monumento storico della gastronomia locale e cioè La Pia (anche detta la centenaria per i suoi anni di servizio). Qui, uomini più simili a fabbri o a dannati vista la vicinanza con "l'Inferno") operano senza sosta la creazione della pizza (quella alta da taglio) e della ben più locale Farinata (farina di ceci, acqua e olio di semi). Non darmi del folle, ma la visione di questi energumenti sudati alle prese con il caldo dei forni a legna e delle pesanti teglie roventi (soprattutto quella enorme della farinata), mi hanno sempre deliziato e rapito l'attenzione per quei lunghi minuti, divenuti veloci, in cui attendevo di essere servito dal più abile con il coltello. Rapidi tagli nella teglia e tutto era finito. Ancora oggi tappa obbligata magari per uno spuntino pomeridiano.
Ti ho già raccontato di come Spezia sia diventata una delle capitali italiane della musica Puncarocche? No, allora preferisco fartelo raccontare dai diretti responsabili. Vicino al quartiere di Valdellora c'è il mitico circolo ARCI La Skaletta delle Sorelle Pantani custodi di questo tempio della musica alternativa. Qui si esibiscono gruppi di tutto il mondo purché non appartenenti al mainstream. Ci suonano spesso i Manges, uno dei due gruppi storici di Las Pezia assieme ai Pee-Weas di Hervè che gestisce l'altro grande locale musicale della città e cioè il circolo Arci Shake. Fossi in te io un salto ce lo farei anche solo per bermi una bella Tennents alla spina e osservare la fauna locale di punkaroccher, fossili dark e (se sei fortunato) Mods.

Se poi superi lo schifo per le mura dell'Arsenale, sempre più ridotte male e sempre meno comprensibili da un punto di vista sociale e architettonico, e ti dirigi verso la parte occidentale del Golfo ti puoi mettere in marcia per Portovenere o, salendo sulla litoranea affrontare un vero tuffo al cuore paesaggistico verso le 5 Terre via auto.

- Portovenere e le Isole Palmarias (le 6-scel de noantri).

Portovenere: altro che Portofino! Il borgo, la palazzata, la chiesa di San Pietro, il carrugio e il Castello. Pura poesia (meglio se nei giorni feriali, però).
Se ci arrivi in macchina e riesci a trovare un parcheggio cerca subito una ricevitoria e giocati dei numeri al lotto.
Magari fermati al paesino prima "Le Grazie", scendi verso il mare e tieni la destra sino al Bar "O'Goto" gestito da un torinese (il mitico Franco), davanti al molo delle grandi barche a vela con skipper e turisti internazionali troverai più facilmente parcheggio Qui devi assolutamente assaggiare la birra ambrata alla spina (del Birrificio del Golfo che produce birre English Style) e puoi anche spiluzzicare qualcosa. Stare seduti lì fuori con la birra in mano, sentendo parlare spezzino, inglese, svedese o olandese, e vedere il tempo passare sul mare resta una delle mie aspirazioni massime. Se poi vuoi farti un regalo vai a mangiare al Palombaro: cucina di pesce tradizionale, ma fatta molto bene. E fatti consigliare (se c'è ancora) dal cameriere con il pizzo dalla tipica cadenza spezzina nel parlare, ci sa davvero fare e ti consiglierà bene. Se invece vuoi veramente esagerare puoi prendere il traghetto e andare sull'Isola Palmaria, che in fatto di bellezza dell'acqua non teme confronti con la Sardegna (soprattutto nella zona cosiddetta del Pozzale e cioè quella esposta al mare aperto) e andare alla Locanda Lorena, consigliatissimo soprattutto a cena dato che incluso nel prezzo c'è anche la vista sul tramonto, alle spalle della Chiesa di San Pietro. Certo portati dietro gli assegni visto il costo.

- Le 5 Terre.

Su questo argomento ti lascerò solo poche parole. Meglio vederle in primavera a piedi sui sentieri o col treno. Non fanno parte dell'Italia e te ne accorgerai dal fatto che sarà difficile sentir parlare italiano. Forse non fanno nemmeno parte del mondo e la galleria che divide Spezia da Riomaggiore altro non è che una porta su un'altra dimensione. Sono posti così belli che mi piacerebbe viverci e perchè no morirci, magari in una giornata di vento, con gli occhi puntati verso l'infinito del mare.
Comunque se devo sceglierne una ti dico Corniglia e non avrei potuto dire altro ben almeno due motivi. Il primo è perché da bambino ci ho passato diverse estati e quindi è una questione di affetti. Il secondo è perché lo consiglia anche Frank Mengoni nella sua Tourist Guide 2012 (deve ancora uscire ma ne ho avuto un anteprima: clicca qui per vederla clicca qui ). A Corniglia se cerchi un posto dove mangiare vai dal mio amico Agostino nella sua Osteria Mananan. Certo se gli sei antipatico è probabile che ti mandi affanculo, ma ti assicuro che la cucina è assolutamente fantastica, tutto fatto in casa e senza troppi barocchismi. Bevi il bianco della casa che è fatto a Ceparana (ricordi la ValdiVara), ma con uve locali. E poi fiondati alla fine del paese sul belvedere di Santa Maria a goderti il mare e la vista sulle altre 4 terre. Oppure sali verso la torre e fai lo stesso. Anche dal cimitero si gode una vista bellissima, ma per andarci non c'è fretta.
;-D

- Val di Magra.

Se poi un giorno vuoi uscire dal territorio ligure e fare un salto in Toscana puoi tentare la sorte in Lunigiana. A essere sinceri poi della Toscana, questa zona ha molto poco a partire dal dialetto che non è per niente simile al toscano. Pontremoli è una città d'arte molto carina e di ricca cultura letteraria: come di sicuro sai, gran parte dei venditori ambulanti di libri provenivano da questo paese e portavano le loro bancarelle nei principali mercati del nord e del centro Italia. Da questa tradizione è poi nato il premio "Bancarella". Ti dico questo solo per dimostrarti che in fondo non sono una persona ignorante, eh?!
In Lunigiana si mangia bene, la natura ubertosa delle colline che diventano montagne trionfa in tavola con funghi, farine di castagne, torte di verdure e cacciagione. Se poi vuoi assaggiare una delle ricette più famosee caratteristiche della Lunigiana (e anche della bassa Valdivara) devi andare a Podenzana e assaggiare i testaroli e i panigacci. A Podenzana, un piccolo borgo di 4 case e 3 ristoranti il testarolo è una religione. Scegli tu il ristorante tanto fanno tutti la stessa cosa (es. "La Gavarina d'oro"). Solo una piccola lezione. Testarolio e panigacci hanno una nascita comune nel senso che sono piccole focaccette di acqua e farina cotte dentro a contenitori di argilla (detti "testi") che vengono arroventati nel camino. Siamo nel pieno della tradizione povera - di un tempo - di queste parti. La differenza è che i testaroli vengono poi bolliti per poterli arrotolare a mo' di sigaro per poterli condire con olio e formaggio o con il pesto o con il ragù. Ne esiste una versione cosiddetta "cunza" dove un testarolo gigante viene tagliato a quadrotti per ottenere una sorta di piccola tagliatella da condire come la pasta tradizionale. Il panigaccio invece viene servito appena uscito dal testo (e quindi dal camino) e deve essere rigorosamente farcito con formaggio molle (stracchino o gorgonzola) e affettati vari. Io adoro farlo su con salsiccia, stracchino e un aggiunta di pesto: sono un inguaribile vizioso, lo so.

Come sistemazione per la notte il B&B il Parco a Piana Battolla è un mix perfetto di comodità e prezzo (intorno ai 30 Euro a persona per essere trattati con gentilezza in Liguria è davvero poco) e se ci andate intorno al 15 agosto c'è pure la sagra di San Rocco con il suo Asado (regalo di emigranti tornati dall'Argentina) e i suoi fuochi.

Insomma, la provincia spezzina è una zona piena di risorse per dare ristoro al corpo e all'anima, come puoi ben immaginare da un suo noto proverbio:

"Na pissada sensa peto, l'è come 'n violin sensa archeto"

sabato, luglio 30, 2011

Felicità?

Con le mani raccogliere
Piccole quantità d'acqua
E lasciarla poi scendere
dai bordi del lavabo
Che declinano verso il buco
Per vedere i resti della barba rasata
Come piccoli soldati comandati
Scendere nello scarico lasciando pulita la scena
Mi sento come quelle volte
Che
Giocando a qualche spara spara
Usavo l'arma totale
E non dovevo preoccuparmi troppo dei bersagli
Lasciar fare a lei
Lasciar andare
E non curarsi che di quella lieta sensazione
Di sollievo che a volte
Sbagliando
Potrei chiamare
Felicità.

R. Buchago Algo Mas 2011

Inviato da iPad

lunedì, luglio 25, 2011

Alcol e muerte

"L'alcol fa male, ma Cristo vogliamo parlare delle emorroidi!" (R. Buchago)

sabato, luglio 23, 2011

DUKKHA

"Possiamo rinunciare a qualsiasi cosa tranne che al pensiero di farlo" R. Buchago 2011

Inviato da iPod

giovedì, luglio 21, 2011

Prime evidenze

"La vita è la miglior catastrofe che ti possa mai accadere" - R. Buchago 2011

giovedì, luglio 14, 2011

Alcolisma

"L'alcol è un tunnel senza uscita. Ma tanto stasera non dovevo andare da nessuna parte perchè son sbronzo" R. Buchago 2011

venerdì, giugno 17, 2011

Dubbi

"Perché chiedersi se Dio esiste, quando anche sull'umanità nutro dei fortissimi dubbi" R. Buchago 2011

mercoledì, giugno 15, 2011

Coltivare l'anima

"Butto il seme e aspetto.
La bellezza della mia inutilità
vedrò spuntare
E lieto sarò del
mio non più nuocere a nulla
Nemmeno alle mie aspettative.
Che marciranno
come la mia carne
Solo un po' prima"

R. Buchago 2011

martedì, giugno 07, 2011

La porta senza porta.

Durante la giornata passo lunghi periodi fuori da me stesso. Immagino capiti anche a voi. Sto camminando e di colpo mi trovo dove devo essere senza il minimo ricordo del percorso effettuato. Se poi cerco di ricordarmi se per caso ho spento le luci o il gas a casa, mi rendo conto di non avere il benchè minimo ricordo del gesto preciso, dell'attimo in cui devo - perchè nella stragrande maggioranza delle volte l'ho fatto - aver compiuto quell'importante azione.
La cosa ha iniziato a preoccuparmi, perchè ho notato che maggiori sono questi periodi e maggiore l'irrequietezza e l'ansia che mi monta dentro: alla fine della giornata sono un pugile suonato. Inoltre la sensazione di aver regalato parti così importanti della mia vita all'oblio mi fa in un certo senso venire della malinconia.
Ma siccome sono un uomo pieno di iniziativa ho deciso di iniziare la mia piccola battaglia nei confronti di questo torpore automatico e ho escogitato un meccanismo di stimolo e allo stesso tempo di monitoraggio della mia consapevolezza quotidiana. Come faccio? Semplice, ogni giorno cerco di essere "presente" nel momento in cui apro una porta in modo da numerare progressivamente ciascuna di queste operazioni. Alla fine della giornata non mi resta che vedere il numero a cui sono a trovato per comprendere quanto sono stato via da me stesso.
L'esercizio richiede anche di mantenere vivo il ricordo del numero di porte aperte a cui sei arrivato nel corso della giornata e costituisce quindi una sorta di filo che lega i diversi momenti di consapevolezza e allo stesso tempo quasi li espande perchè è facile trovarsi "svegli" in alcuni momenti a pensare al numero da ricordare. Per aiutarmi mi sono inoltre inventato una sorta di associazione visiva tra il numero da ricordare e un qualcosa che mi aiuti a farlo. Esempio: il 5 è la mano, il 9 giorno della mia nascita sono io, 10 è Mosè con le sue tavole della legge. Ma ho fatto anche alcune associazioni più complesse e suggestive come ad esempio quelle dedicate ai numeri 14,15 e 16. Se infatti il 13 è la fortuna e il 17 è la sfiga i tre numeri compresi sono il "mare tra la fortuna e la sfiga" dove il 14 è il sud di questo mare e il 16 ne rappresenta il naturale nord perchè sta sopra. Il 15 è l'isola di mezzo.
Come dicevo sono una decina di giorni che ci provo e devo dire che il meccanismo funziona poichè adesso posso comparare le diverse giornate e iniziare a tirar fuori le prime analisi, non proprio così banali. Ho scoperto ad esempio che è molto più facile mantenere il conto delle porte nei giorni di lavoro dove forse un minimo di tensione operativa aiuta, ma che nelle giornate particolarmente intense il numero di porte contate diminuisce sensibilmente.
Ad oggi il mio record è 33, ma ho avuto giornate in cui ho fatto 0 - e se lo ritenete impossibile provate.. - è stata una giornata di ferie in cui gli eventi sono precipitati e mi sono sentito tremendamente sotto assedio da parte della vita.
Certo se non uscite di casa o vivete al Colosseo le possibilità di "perdersi" delle porte diminuisce sensibilmente, ma ne basta una per dimostrare che anche voi siete soliti lasciarvi da soli nella vita per un bel po' di tempo.
Oggi ne ho contate 16.
Datevi una possibilità, provate anche voi.


Inviato da iPad

lunedì, maggio 30, 2011

Libertà (niente a che spartire con il partito)

"Non voglio essere libero di fare quello che penso, ma voglio essere libero da quello che penso"
R. Buchago 2011

domenica, maggio 29, 2011

Amaro

"L'umanità è la domenica mattina: creder che il lunedì mai arriverà" R. Buchago 2011

Inviato da iPad

sabato, maggio 14, 2011

In morte di Derek Miller


«Nessuno può immaginare cosa veramente lo aspetta nella vita. Possiamo pianificare e fare ciò che ci piace, ma non possiamo aspettarci che i nostri piani funzionino. Spero che questo sia quello che le mie figlie imparino dalla mia malattia e dalla mia morte»
 



lunedì, maggio 09, 2011

Buchago a Venezia

- lo spriz costa due Euri: bisogna aver perso un impero per diventare saggi.
- bancarelle che vendono frutta e verdura alle 22 e 12.
- gli archi veneziani hanno una forma che non vorrei mai prenderli nel sedere.
- verso sera di primavera il rumore dei trolley dei turisti americani copre quello delle rondini.
- nei vari "campi" extracomunitari lanciano in aria oggetti luminosi che ripiombano per terra lentamente in cerca di acquirenti.
- cortili privati in zona Cannaregio mostrano corridoi stretti e ameni bordati di alberi e piante: forse é quello che vede e che prova il pisello quando entra nel suo luogo preferito.
- la fiamma delle ciminiere e la linea delle fabbriche di porto Marghera é la tristezza dell'uomo dopo il coito.

lunedì, maggio 02, 2011

Ginobruzzè ad ArdCore

“ce l’ha l’ultimo numero di Scupà come bbestie per tutti” Ginobruzzè per farsi capire meglio ripete “scuu-pà” due volte accompagnando il suono con un bel gesto del clacson prolungato. Sul suo volto compare l’espressione dell’attesa spasmodica.

L’edicolante scuota la testa. Mi spiace l’ultimo non è ancora arrivato posso darle “Onanismo Facile” è in offerta con il “Manuale del Manuale” un libro di Thomas Turbato. Un’espressione da vaga presa per il culo illumina la faccia dell’uomo dentro al chiosco dei giornali. “No grazie a me ‘ste robe straniere non mi interessano” fa Ginobruzzè, quando un particolare rapisce la sua attenzione. Sulla copertina di Oggi, a fianco alla foto di Carlo Conti che dice di essere stato salvato da una terribile malattia della pelle grazie a Padre Pio, legge il titolone “Notti di fuoco ad Ardcore”. “Prendo questo e tenga il resto” dice Ginobruzzè che se ne esce trionfante con la sua copia di Oggi.

Ginobruzzè, arrivato a casa si precipita in bagno a leggere avidamente l’articolo in cui si dice chiaramente che ad Ardcore* si scopa, si scopa per davvero.

“Si andrò ad Ardcore” esclama Ginobruzzè in bagno, suggellando il patto con se stesso con una scorreggia tonante. La moglie dalla cucina gli grida “Bravo Ginobruzzè, e portaci pure quel culaccio fetente che ti ritrovi!”.

La mattina dopo Ginobruzzè, indossate le mutande della festa (quelle con i babbinatali nudi che inseguono delle renne in lingeria) saluta la moglie, che prima di congedarlo gli fa ”mi raccomando fatti fare l’autografo dal mio conduttore di Telegiornale preferito è così tanto una brava persona..” e inforca la sua bicicletta in direzione Ardcore.

Arrivato davanti alla famosa villa degli orrori citofona. “Chi zei Tizorro?” risponde una voce vagamente femminile dal forte accento brasiliano. “Sono ginobruzzè” fa ginobruzzè.

“Ecche vuoi tizzorro?”

“Voglio scupa! Scuuupà! Scuupaa!” mormora ginobruzzè.

“E hoccapito tizorro, mica sono sorca..pardon volevo dire sorda!” un tappeto di finte risate stile sit-com avvolge il tono della voce da donna che si è fatto pericolosamente più roco.

Il cancello si apre.

Ginobruzzè non sta più nella pelle e mentre percorre il vialetto di ghiaia che conduce alla villa non può trattenere un “e bravo ginobruzzè, stavolta se scuu-u-u-pà, sc-u-u-uppa-aaà”. Ginobruzzè avanza dando rapidi colpetti di clacson nell’aria con la mano, emettendo un gridolino di piacere.

A un certo punto davanti all’ingresso viene fermato dalle guardie della tenuta. Sono vestite da poliziotti americani in stile Village People. C’hanno i pantaloni in pelle coi buchi sulle chiappe.

“Che ffai Ginobruzzè! Fermati sai!” gli fanno le guardie in coro con un tono che Ginobruzzè riconosce. Sembra quello di Christian De Sica quando fa la parte di Don Buro.

“Signore guardie, sono qui per scupà! Ci sono problemi?” fa Ginobruzzè.

“Nessun problema Ginobruzzè, ma prima devi superare la prova del confessionale” dicono le guardie in coro.

“Figata” fa Ginobruzzè che del grande fratello è fan della prima ora.

Ginobruzzè apre la porta ed entra nel confessionale, ma subito si accorge che non è quello che aveva immaginato e sperato. Nel buio della stanza una luce riverbera la presenza di un energumeno incappucciato. Una scritta sul pavimento, composta da svariate torce ardenti a forma di fallo, recita “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (di bocca)”.

“Ginobruzzè, Ginobruzzè, spegni la fiamma che è dentro di te!” fa una voce cavernosa.

“oh signore che si deve fa per scuupà! Sc-uuu-paaaàà” fa Ginobruzzè.

“Ginobruzzè, Ginobruzzè, spegni la fiamma che è dentro di te!” lo incalza la voce cavernosa.

“Eh va bene, va bene, ho capito, ma con cosa la spengo la fiamma che è dentro di me?” chiede Ginobruzzè.

Un’ora più tardi Ginobruzzè esce dal confessionale piuttosto provato, portato via dalle due guardie con le chiappe di fuori. La voce cavernosa gli intima “e ringrazia Iddio che non te le ho fatte spegnere con la bocca..e adesso vattene Ginobruzzè, solo gli onorevoli o i leccaculo possono entrare qui dentro, ricorda!”

Ginobruzzè abbozza un “onorevole no, ma almeno sul secondo aspetto potevate mettermi alla prova..”

Scaraventato fuori dal cancello della villa Ginobruzzè pensa seriamente a una sua discesa in campo, poi il pensiero di non essere moralmente all’altezza di tutti quegli uomini che si fregiano del titolo di onorevole o di senatore lo fanno tornare a ben più miti consigli.

Con gli amici al bar Ginobruzzè, tra un Punt e Mes e un prosecco sgasato, ripensa che forse deve proprio avere una bella fiamma dentro di sè se ancora il culo gli brucia come mai ha fatto nella sua vita.


giovedì, aprile 28, 2011

Re Mida

"L'uomo è il Re Mida del tempo. Tutto ció che tocca diventa passato." (R. Buchago 2011)

Inviato da iPod

mercoledì, aprile 20, 2011

Aforismi

"La felicità è dentro di te. Se mi lasci entrare provo a stanarla.." (R. Buchago - 2011)

lunedì, aprile 18, 2011

MEditare

"Passiamo una vita a pensare se c'è vita dopo la morte. E così non ci accorgiamo che dovremmo chiederci se c'è vita prima della morte" (R. Buchago, 2011)

lunedì, aprile 11, 2011

Prostaferesi.

"La gioia di vivere è inversamente proporzionale alla distanza casa lavoro." (R. Buchago, 2011)


Inviato da iPod

giovedì, aprile 07, 2011

martedì, aprile 05, 2011

mercoledì, marzo 30, 2011

Aforismi Buchago

"Noi veri maschi siamo il massimo della ecosostenibilità: ci bastano due belle pere per andare avanti tutta la vita." (R. Buchago - Aforismi 2011)

mercoledì, marzo 09, 2011

Sta per uscire la nuova raccolta del poeta uruguagio che vanta più tentativi di imitazione

Happy hour


..e in tutto questo

spettacolo paradossale

mi viene la certezza

che di sicuro

se esiste un senso

in tutto quello che faccio,

allora è già passato

e non da questo binario.

Non c'è più nulla che io possa fare, adesso.

Mi dico:

Mettiti comodo, ordina un drink.


R. Buchago, Metropolitania, 2011

Standby

Non sono morto, sto solo meditando.

giovedì, febbraio 17, 2011

lunedì, febbraio 14, 2011

Alcolismo Buchago

"La felicità è scoprire che il vetro scuro della bottiglia cela ancora una razione abbondante di birra insperata." (R. Buchago - Aforismi 2011)


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Sulla meditazione

L'umanità si tiene in piedi, fronteggiandosi con aspri conflitti, sullo scarto di ciò che il nostro essere produce: il pensiero.

R. Buchago 2011

giovedì, febbraio 03, 2011

In una stazione della Metro

In una stazione della Metro

L'apparizione di questi disperati tra la folla.
Padre con la fisarmonica
faccia slava
madre con tamburello
vecchia da bambola buttata in cantina
bimba col bicchiere di carta per gli spiccioli
scarpe esauste con lo strappo
marca G&G
guarda la macchina a gettoni
tenta la sorte schiacciando un bottone
ma nessuna lattina scende
guardare nei cestini dei rifiuti
smunta lurida caccia al tesoro
la sua felicità.
Le allungo 1 euro e 10 centesimi
per far svoltare la mia giornata

(R. Buchago 2011)

domenica, gennaio 30, 2011

Bevete consapevolmente

"Bevo consapevolmente: lo so di essere un alcolista" (R. Buchago Aforismi 2011)


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Intimo Buchago

"Non ho l'emorroidi perchè bevo, ma bevo perchè ho l'emorroidi" (R. Buchago Aforismi 2011)


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domenica, gennaio 23, 2011

Buchago

Da piccolo sognavo di essere
L'angolo in ombra di un palazzo verso il mare.
La cima dell'albero nel parco, tra le auto parcheggiate e le grida dei bambini, mosso dal vento tra le altre piante.
Il tetto del palazzo più alto e il suo privilegio di avere solo il nulla di fronte.
La cima sulla collina.
Il piacere di un attimo capire che nulla mi sarebbe accaduto.
Perchè noia così non esiste.
Osservi il mondo e il tempo fare quel che si deve fare.

R. Buchago 2011


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martedì, gennaio 11, 2011

Sati Revolution - parte IV

Clicca su "TESTO PER STEFANO" (a destra) per tutta la storia.


IV


Il tipo esce con la sigaretta. Ha addosso solo la maglietta con il logo della stessa marca di sigarette che sta finendo di fumare. Fa freddo e il fumo si porta via il suo respiro. Fuori dal seminterrato le luci del porto di San Francisco aspettano il segnale dell’alba per andare a letto.

Il tipo, con i suoi capelli chiari a caschetto e i pantaloni a zampa di elefante stretti in vita, sembra una copia in cera di Brian Jones.

“Julian, che ne pensi?” gli fa l’ispettore capo Billi, un tipo sulla sessantina con una giacca a quadri inguardabile come il grande naso a patata che indossa sul viso.

Il tipo si gira verso l’ispettore e tira via la sigaretta che finisce in acqua.

“Fammi fare l’ultima verifica e ti dico, ma se lo è, è grande, molto grande..” dice senza troppo trasporto.

“Ne avevi mai viste di così?”

“No”

“Ti faccio portare dentro la sonda, eh?” l’ispettore guarda Julian come se stesse ammirando l’ultimo modello di Ferrari.

Julian annuisce poi guarda in lontananza un Ferry che si sta avvicinando alla grande baia.

“Adesso rientro con la sonda. Non fare entrare nessuno.”

“Ok” fa l’ispettore capo Billi.

Julian rientra nel seminterrato. Due agenti gli portano un grande cavo con un piccolo monitor e una luce alle estremità.

Si siede davanti alla cosa. Pensa al suo respiro. Pensa che sta inspirando poi pensa che sta espirando. Dopo qualche minuto i pensieri sono piccole bolle che evaporano. Poi c’è solo respiro e la mano che infila la sonda nel mostro metallico dai riflessi fosforescenti. Dopo qualche centimetro, la sonda tocca una sacca di pensieri carichi di ansia. Le bollette non pagate e le ultime analisi del sangue. Gli amici che potrebbero essersi offesi perché non chiamati da tempo. Il ritardo di lei e un errore nella procedura di inserimento della sonda. Julian vede tutto questo carico esistenziale lasciare la presa senza fare danni. La sua capsula di consapevolezza lo lascia indenne da questi pensieri pesanti. Sembra un cielo che vede passare delle nuvole. Una mucca che guarda passare il treno.

La sonda continua il suo viaggio, percorrendo una sorta di spazio libero tra i tubi e i cavi della struttura isometrica lucida di metallo. Lenta ma senza interruzioni, come un rivolo di acqua sulla sabbia, come è solito fare in questi casi. Per prima cosa analizza il carico di Dukkha presente nella struttura, poi la ingaggia dandole in pasto una pillola di consapevolezza. Se è attiva la cosa si accende e una fluorescenza denota questo evento. A questo punto cerca l’ingresso del canale dove infilare la sonda, stando ben attento a isolare la propria grande riserva di consapevolezza in modo che la cosa non possa detonare, forte di questo innesco. Poi spinge la sonda in profondità nella struttura.

Julian incontra il pensiero della morte, dei suoi genitori sconosciuti, del dolore che nella vita inesorabilmente ci attende, della finale persa per un’inezia. Lascia sfogare. Lascia andare. Più la sonda avanza e più il peso e la pressione di questi pacchetti di pensiero diventa sempre più forte. Sono colpi mortali per una mente non preparata. L’ansia innescherebbe uno spasmo di panico che porterebbe il cervello al blocco o il cuore allo stallo.

Le bombe psichiche sono il Loro regalo all’umanità.

Secondo un recente reportage della BBC hanno ucciso o reso “invalide” almeno 200 milioni di persone nell’ultimo anno.

La sonda si ferma di colpo e Julian osserva dal piccolo monitor il centro della cosa.

E’ il suo cuore pulsante, il suo sancta sanctorum, il suo nucleo vitale.

Due fori diventano un naso, poi una bocca socchiusa viene fuori da una strettissima apertura alla fine del lungo pertugio. C’è una persona incastonata nella cosa, oppressa dal metallo assemblato attorno al suo corpo, se ancora esiste oltre alla sua testa. Claustrofobicamente incastrata la sua natura è ancora realmente umana: un lieve sussulto di vapore sulla sonda rivela il suo essere, ancora, vivente.


Alcolisteria di Buchago

"Mai avuto problemi con l'alcol. In tutti questi anni sono sempre bastati pochi minuti per metterci d'accordo. " (R. Buchago Aforismi 2011)


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domenica, gennaio 09, 2011

7 days on Ebola

f Warhol rules do work/I only have to wait for my 15 minutes of stardom/Information hold the power/it's a drug-religion maker/Could them replace my fear..I can Kill My mum/ I can rape ten nuns/alter the route of a seven-four-seven/..but what do you think about being an artist? Here I am/I am really alone/ Who will remember me?/ now I realize I'm not Historia, Historia, Historia

Buchago 2011

"La noia è il messaggero di Dio che ti avvisa che non c'è più birra in frigo" (R. Buchago - Aforismi 2011)


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mercoledì, dicembre 15, 2010

Aforismi di Rodrigo Buchago

"La vita è uno spriz. A volte col Campari, a volte con l'Aperol, spesso con la merda."
(R. Buchago - Aforismi 2010)

Sati Revolution. Se fosse vero?

III

“..e così gli ho detto sarà per un altra volta”.
4 persone davanti alla macchina del caffè ridono. “Che ore sono? Già le 10? Cazzo devo finire quel lavoro per Smith altrimenti mi spacca le palle sinché non l’ho fatto.”
Ridono di nuovo.
“Sì ridete ridete perché voi non avete un cazzo da fare eh?!” Ridono di nuovo poi uno fa “Sì, magari, devo finire anch’io una roba per le 11, meno male che è venerdì” “Eh già è venerdì” dice un altro. Tutti si girano verso l’unico che non ha ancora parlato e uno di questi gli fa “e tu, non hai niente da fare?”. Il tipo al centro dell’attenzione sorride. Ha uno sguardo attento, ma allo stesso tempo sereno e per certi versi allegro, se così si può dire. “Sì certo. Anch’io ho qualcosa da fare”.
“Bravo, pure le bugie dici adesso, se hai qualcosa da fare perché non ti vediamo ansioso come dovresti essere?”. “Sì, perché non hai fretta di finire eh?”. I tizi lo fissano alla ricerca di un segnale di ravvedimento, ma niente, il tipo ribatte con estrema calma “Perché tanto finito questo ci sarà un’altra cosa da portare a termine”. “Te la prendi comoda eh? Si vede che il tuo capo non rompe come il mio..” Il tipo risponde “No, non me la prendo comoda, ci metto il giusto tempo che ci devo mettere?” e sorride con un’espressione serena.
“Niente, con te sono un paio di mesi che non si riesce a scalfirti, eh?”
“Si hai ragione” dicono gli altri
Il tipo continua a osservarli con un’espressione serena.
“Hai perso l’occasione di fare carriera ma non mi sembri turbato molto, eh?”
Il tipo continua a osservarli con un’espressione serena.
“Ti sarebbe bastato consegnare quella pratica una settimana prima e forse oggi saresti tu al posto di Peter..”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita.
“Quel Peter lì, così giovane e già così in carriera..”
Il branco ha bisogno di una vittima ogni tanto.
“Già è vero hai perso quell’occasione e adesso ti tocca obbedire a Peter..ti è simpatico Peter?”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita.
Il branco perde spesso il senso della misura.
“Già quel Peter che sta con la tua ex moglie eh?”
Il tipo continua a osservarli in maniera incuriosita, ma un sottile fremito sul labbro superiore inizia a mostrarsi, dapprima piano poi cresce sino a diventare parola. La sua parola è “Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung, Om Mani Beh Meh Hung..”
Il branco indietreggia, ha paura. La parola diventa cantilena. La cantilena diventa liturgia.
Uno fa “chiamate la sicurezza, è un altro di quelli là, fate presto”.
Scappano tutti. Il tipo resta davanti alla macchina del caffè.
Canta “Om Mani Beh Meh Hung” e la sua espressione è serena.
Quando la sicurezza gli scarica addosso tutti i watt del Taser smette solamente di cantare.
Loro sono fatti così, almeno così si dice nel mondo.

lunedì, dicembre 13, 2010

Ginobruzzè su Marte

Ginobruzzè e la Missione su Marte.


Ginobruzzè ha letto su Cronaca Vera che nella prossima missione per Marte si scoperà e pure tanto e così si è deciso a diventare astronauta. La missione prevede infatti un equipaggio composto da 9 donne e un solo uomo: chiusi per due anni in una scatola di sardine a motore, prima o poi le settimane enigmistiche finiranno si dice ginobruzzè, è impossibile non scopà come ricci su ‘sto razzo.
Dopo aver acquistato in edicola “Astronauta per tutti” ginobruzzè si sente pronto per andare a CapeCanaveral e passare la selezione: perché a fare l’astronauta sì che si scopa per davvero.
Ginobruzzè compra la panca per farsi gli addominali di ferro e magic harry per tagliarsi i capelli che ha visto su mediaset trade, il classico acquisto di getto dato che ginobruzzè è completamente pelato.
Ginobruzzè parte per l’america in pullman.
Arrivati a Carmagnola ginobruzzè chiede alla sua vicina di posto se per caso si può scopà sul torpedone. La vicina è ucraina e non capisce l’italiano, quindi ginobruzzè esegue il gesto del clacson sillabando ad alta voce: sco-pà, scooo-paà. L’autista lo vede e così suona il clacson “po-po”, “po-po” coprendo la voce di ginobruzzè. La vicina ucraina non ha capito e fa il gesto internazionale del “cazzovuoi?”. Ginobruzzè allora esegue di nuovo il gesto del clacson sillabando ad alta voce: sco-pà, scooo-paà. L’autista lo vede e così suona il clacson “po-po”, “po-po”, coprendo la voce di ginobruzzè. La vicina ucraina continua a non capire e fa il gesto internazionale del “cazzovuoi?”. Ginobruzzè allora esegue ancora il gesto del clacson sillabando ad alta voce: sco-pà, scooo-paà. L’autista lo vede e così suona il clacson “po-po”, “po-po” coprendo la voce di ginobruzzè. La vicina ucraina continua a non capire e fa il gesto internazionale del “cazzovuoi?”. Questa cosa va avanti per circa due mesi, quando il pullman arriva a Sant’Antonio del Monte di CapeCanaveral, frazione di Capecanaveral, a meno di dieci minuti dalla fine del viaggio. Ginobruzzè fa all’autista, signor autista ma perché invece di guardarmi cortesemente non prova a guidare il pullman? L’autista si gira con un’espressione come per dire “ma guarda che persona antipatica che non sa stare a un bel gioco innocente”. Ginobruzzè allora esegue ancora il gesto del clacson sillabando ad alta voce: sco-pà, scooo-paà. La vicina ucraina finalmente capisce e risponde, ma non potevi dirmelo prima, lo avrei fatto volentieri anche per passare il tempo, ma ormai siamo arrivati, scendo alla prossima.
Ginobruzzè si mette a piangere ma poi si tira pensando che è stato solo un episodio sfortunato, come quella puntata dei Cesaroni in cui la figlia resta incinta del parcheggiatore abusivo albanese.

Arrivati a CapeCanaveral di Sotto frazione di Capecanaveral, ginobruzzè, l’ultimo rimasto a bordo, scende. L’autista, dopo aver suonato il clacson “poo-poh”, gli fa: “per arrivare a capecanaveral devi fartela a piedi lungo questa strada, quando vedi un autogrill fermati e chiedi. Occhei, grazie fa ginobruzzè aggiungendo il gesto del saluto militare. L’autista fa un cenno come per dire ma questo è matto con la testa, suona ancora il clacson “poo-poh”, chiude la porta e si rimette in viaggio verso Porta Susa.

Ginobruzzè arriva alla Nasa e suona al citofono. Una voce chiede “Chi zei tezorro?”. Ginobruzzè risponde “Sono ginobruzzè”. Si aprono i cancelli e Ginobruzzè fa i suoi primi passi nel sancta sanctorum della fantascienza mondiale ed è emozionato come quella volta che ha trovato un grattaevinci per terra fuori dal carrefour express di corso Moncalieri. “Brava Nasa certo che sei proprio grande Nasa” dice ginobruzzè poi una voce da un altoparlante gli fa “Ginobruzzè cheffai?!”. Ginobruzzè si blocca per un attimo guardandosi in giro senza scorgere nessuno. Per un attimo ha la sensazione di aver già sentito anche questa voce. “Ginobruzzè mettiti le pattine sai, che abbiamo appena passato la cera in Nasa!”.

Due ore dopo Ginobruzzè è già vestito come un omino michelin con scritto sulle spalle Ginobruzzè. “Che fortuna Ginobruzzè” e “ma che bravo ginobruzzè” pensa ginobruzzè tra una centrifuga e l’altra e dopo un giorno di prove, passato quasi del tutto a imparare come si fa a andare al gabinetto spaziale, arriva il gran giorno della partenza.
Ginobruzzè viene sigillato nel razzo assieme alle 9 donne prescelte. Il razzo parte e Ginobruzzè chiede alle 9 donne se si può scopà. Nessuna di loro risponde se non con il gesto del medio. Ginobruzzè si accorge subito che sono delle donne strane perché vengono tutte da San Francisco, hanno i capelli rasati a spazzola e soprattutto tutte quante usano uno strano attrezzo a forma di manganello che quando vibra fa il rumore come di un rasoio che gode. Una roba tipo zzzzz-ahhh-siiii.
Le 9 donne combuttano contro ginobruzzè e lo obbligano a fare tutte le cose più pericolose tipo buttare fuori la spazzatura, stirare le tute spaziali, cambiare il rotolo della carta igienica e cucinare le pillole multivitaminiche. Un giorno Ginobruzzè si stufa e chiama terra. Nella grande stanza delle operazioni appare sui 3 maxischermi la testa pelata di Ginobruzzè.
“Ginobruzzè ci sono le televisioni di 300 nazioni collegate cosa vuoi dire?”
Ginobruzzè si schiarisce la voce e poi fa “no, niente è che Houston, qui c’abbiamo un problema”
“Che problema c’è Ginobruzzè?”
“Niente è che qui non si riesce proprio a scopà” appena terminate queste parole le 9 donne prendono Ginobruzzè e al grido di “maschio depresso masturbati nel cesso” lo gonfiano di mazzate con il braccio meccanico e le parabole satellitari per le comunicazioni.
Al bar Ginobruzzè tra un fernet branca e una sambuca racconta agli amici di come Marte non gli sia piaciuta per niente e che l’anno prossimo andrà di sicuro in campeggio.
Perché li si scopa, si scopa per davvero.

Regole per un buon the.

Mi rendo conto solo oggi di non aver mai parlato di the (o tè o tea) nel blog a lui in qualche modo dedicato. Recupero subito con questo brano del grande George Orwell.
""Se proviamo a cercare "tè" nel primo libro di cucina che capita, probabilmente non troveremmo nulla; o al massimo poche righe che diranno ben poco sulle regole essenziali.E' strano, non solo perchè il tè é uno dei maggiori segni di civilizzazione in Inghilterra come in Irlanda, Australia e Nuova Zelanda, ma perché il modo migliore per fare il tè é oggetto di violente dispute.Quando seguo la mia ricetta per una perfetta tazza di tè, non trovo meno di undici punti fondamentali.Forse su due di questi saranno tutti concordi, ma almeno quattro sono piuttosto controversi.Ecco le mie undici regole d'oro:
1. Prima di tutto bisogna usare tè indiano o di Ceylon. Le virtù del tè cinese sono sicuramente apprezzabili oggi - è economico, si può bere senza latte - ma non sono molto stimolanti. Per esempio, non permettono di sentirsi più saggio, più coraggioso o più ottimista dopo averlo bevuto. Chiunque utilizzi la rassicurante espressione "una buona tazza di tè", necessariamente si riferisce al tè indiano.
2. In secondo luogo, il tè deve essere preparato in piccole quantità, ossia in una teiera. Preparato in un vaso è generalmente senza gusto mentre in un calderone assume un sapore di grasso e risulta biancastro. La teiera deve essere di porcellana o terracotta. Le teiere d'argento producono un tè di qualità inferiore e peggio ancora quelle smaltate; sebbene stranamente, una teiera di peltro (oggigiorno una rarità) non è affatto male.
3. La teiera deve essere riscaldata in anticipo. Questo si può fare mettendola sul piano di cottura oppure facendogli scorrere sopra dell'acqua calda.
4. il tè deve essere forte. Per una teiera che contiene un quarto, se andremo a riempirla fino al bordo, ci vorranno circa sei cucchiaini di tè. Certo, in tempi di risparmio, non è che si può fare ogni giorno, ma sono convinto che una tazza di tè forte è meglio di venti deboli. Tutti i veri appassionati del tè, preferiscono il loro tè se forte, e ancor di più con il passare del tempo - un fatto risaputo circa la quantità extra per per le persone più anziane.
5. Il tè deve essere messo direttamente nella teiera. Niente filtri, sacchetti di mussola o altri mezzi per imprigionare il tè. In alcuni paesi, le teiere sono dotati di piccoli retini sotto il beccuccio, per bloccare i frammenti di foglie, che si suppone siano nocive. Di fatto però si possono ingerire una buona quantità di foglie di tè senza alcun effetto e se il tè non è sufficientemente libero nella teiera l'infusione non avviene correttamente.
6. La teiera deve essere portata al bollitore e non il contrario. Ossia, l'acqua dovrebbe essere in ebollizione al momento dell'impatto con il tè e questo significa che deve essere tenuta sul fuoco mentre si versa. Alcune persone aggiungono che bisognerebbe usare solo acqua che è appena giunta ad ebollizione, ma in questo non vi ho mai notato alcuna differenza.
7. Dopo aver fatto il tè, bisogna agitarlo, o meglio, agitare bene la teiera e successivamente lasciare che le foglie si depositano.
8. Bisogna bere il tè in una tazza per la colazione, ossia in una tazza cilindrica e non nel tipo piatto e poco profondo. Ne contiene di più, inoltre nel secondo tipo il tè si raffredda rapidamente, prima che uno abbia incominciato.
9. E' meglio eliminare la crema dal latte prima di utilizzarlo per il tè. Il latte troppo cremoso da al tè un sapore stucchevole.
10. Bisogna prima versare il tè nella tazza. Questo è uno dei punti maggiormente controversi: infatti in ogni famiglia britannica ci sono probabilmente almeno due scuole di pensiero su questo argomento: quelli di "prima-il-latte" possono avere valide argomentazioni, ma confermo che la mia posizione è senza risposta. Questo perchè mettendo prima il tè e agitando mentre si versa, si può regolare esattamente la quantità di latte, mentre è possibile mettere troppo latte se uno fa il contrario.
11. Infine, il tè deve essere bevuto senza zucchero - a meno che non si beva nello stile russo. So bene che sono in minoranza su questo. Tuttavia, come puoi essere un vero amante del tè se ne distruggi il sapore aggiungendovi lo zucchero? Sarebbe come metterci il sale o il pepe. Il tè deve essere amaro, così come la birra deve esserlo. Se si addolcisci, non stai più assaggiando il tè, ma semplicemente lo zucchero; potremmo allora realizzare un drink molto simile, sciogliendo lo zucchero in semplice acqua calda. Alcune persone diranno che non amano il tè per quello che è, ma lo bevono per riscaldarsi e svegliarsi e che lo zucchero serve per cambiargli il sapore. A queste persone senza buon senso direi: provate a bere il tè senza zucchero, ad esempio, per quindici giorni e sarà molto difficile tornare indietro, zuccherandolo di nuovo.
Queste non sono i soli temi controversi, in materia di tè, ma sono sufficienti per mostrare quanto sia diventato sofisticato questo mondo. C'è anche una misteriosa etichetta sociale intorno la teiera (per esempio, perchè è considerato volgare bere tè da una scodella?) e molto potrebbe essere scritto riguardo altri usi delle foglie di tè, come prevedere il futuro o l'arrivo di visite, cibo per i conigli, cura per le ferite e bruciature o spazzare il tappeto. E' utile prestare attenzioni a tutti questi dettagli, come riscaldare la teiera e usare acqua bollente, in modo da essere sicuri di riuscire ad ottenere una buona tazza di tè."


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domenica, dicembre 12, 2010

sabato, dicembre 11, 2010

Guardare la tv con l'influenza.

Avrete senz'altro letto di un peggioramento delle relazioni tra la Cina e il mondo occidentale dovuto al grande imbarazzo che ha destato la scoperta di un canale televisivo e in particolare di una famosa trasmissione completamente taroccata. Con il nome di Canare 5 (in cinese pronunciato "canale 5") è andata in onda una puntata falsa del famoso show "uomini e donne". La conduttrice una versione contraffatta della DeFilippi (davvero poco riuscita la versione cinese della nota anchorwoman, con la sua voce troppo gracchiante e il suo atteggiamento esageratamente androgino) introduce gli ospiti maschili che dovranno conquistare la preda: una splendida donna (anche se la versione mostrata è un evidente uomo con il pisello e la parrucca, ma trattandosi di tarocco cinese tanto fa). Alla fine se lo fanno tutti con buonapace dei benpensanti. Il ministro degli Esteri italiano ha subito chiesto la fine del programma e l'indirizzo del lei che in realtà e un lui. Davvero ineffabili questi cinesi: speriamo solo che non cerchino di esportare pure la loro democrazia contraffatta perchè in questo potrebbero imparare tanto da noi e se da loro si finisce in carcere se non la si pensa come il Governo da noi si finisce anche peggio essendo costretti a partecipare alle trasmissioni di Fazio oppure a votare il PD o peggio l'Idv. Comunque questo brano è dedicato a Xiao Bo che già sopporta la galera e quindi questo pezzo, tanto male in più non gli farà.


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sabato, dicembre 04, 2010

Ginobruzzè e FrancescoMerola dei Motolow

Ginobruzzè si sveglia una mattina e decide che vuole diventare FrancescoMerola.

Sì proprio lui, FrancescoMerola il cantante dei Motolow, perché se sei FrancescoMerola scopi, scopi davvero.

Così Ginobruzzè inizia a seguire FrancescoMerola ovunque. FrancescoMerola va a lavorare e pure Ginobruzzè va a lavorare, FrancescoMerola va a comprare le cravatte fatte strane come quelle dei cantanti anni ’60 e pure Ginobruzzè va a comprare le cravatte fatte strane come quelle dei cantanti anni ’60, FrancescoMerola va a comprare la bamba e pure Ginobruzzè va a comprare la bamba, FrancescoMerola va a scopare e Ginobruzzè resta fuori. La portinaia dell’abitazione di FrancescoMerola blocca Ginobruzzè proprio nel momento di entrare. “Ginobruzzè! Che fai!” gli dice la portinaia guardandolo intensamente e puntandogli l’indice contro. Ginobruzzè pensa di aver già sentito questa voce. “Pussa via Ginobruzzè!” gli ordina la portinaia e Ginobruzzè esce dal portone piuttosto pensieroso e deluso e così per trovare conforto si compra un paio di gratta e vinci e si fa una partita a videopoker. Rientrando a casa Ginobruzzè pensa “eh no portinaia, così non si fa” oppure “Portinaia cattiva”. Ma il pensiero che più di tutti gli dà fastidio è quello di sapere che se fosse stato FrancescoMerola la portinaia lo avrebbe di sicuro fatto entrare e magari avrebbe anche scopato subito e per davvero.

Ginobruzzè si guarda allo specchio e si accorge che FrancescoMerola c’ha una cosa che lui non c’ha: i capelli. “Non me n’ero mai accorto!” esclama Ginobruzzè, “ora ho capito come si fa a scopà”, aggiunge. Esce a comprare una parrucca, perché coi capelli di FrancescoMerola si scopa, si scopa davvero. Alla fine di Corso Orbassano trova un chiosco che fa wurstel coi sottaceti e vende chinotti e birre. “C’hai una parrucca come i capelli di FrancescoMerola?” fa Ginobruzzè guardando il tipo del chiosco senza scendere dalla bici. Fa freddo e gli esce del fumo dalla crapa sudata. “Secondo te io vendo parrucche qui?” dice il chioscaro. Ginobruzzè lo osserva stupito, poi gli fa “No eh? Vabè fammi un panino col wuste e il peperone sottolio”. Il tipo gli fa il panino e poi dopo un paio di minuti gli dice “ma sta parrucca la vuoi oppure no?”. Ginobruzzè dice “certo che la voglio, dove ce l’hai?”.

“Dentro al furgone, se mi segui te la do subito” gli fa. Ginobruzzè pensa “questa si che è fortuna” e “che bravo questo chioscaro”.

Dentro al furgone il chioscaro si tira giù i pantaloni e le mutande. Ginobruzzè gli guarda quella cosa strana che gli penzola tra le gambe. Poi gli fa “ma perché tieni quel parrucchino sotto le mutande?” e il tipo gli fa “perché d’inverno fa freddo e così tengo le balle al caldo”. Ginobruzzè annuisce ammirato per questa conclusione logica.

Il parrucchino sembra proprio uguale ai capelli di FrancescoMerola pensa Ginobruzzè, che lascia un paio di 100 Euri al chioscaro. “Per il panino e il chinotto, il parrucchino è gratis perché mi sei simpatico” gli fa il tipo. “Sei proprio una brava persona devo proprio dirtelo!” gli fa Ginobruzzè. Così si infila subito il parrucchino e mulinando sulla bicicletta si dirige come una furia a Trofarello dove i Motolow suonano alla decima fiera del “fagiolo borlotto con le cotiche di Trofarello”.

Arrivato sul luogo del concerto con il parrucchino in testa un paio di ragazze lo scambiano subito per FrancescoMerola e gli chiedono esplicitamente di scopare con lui contemporaneamente. Ginobruzzè si commuove e proprio sul momento di potersi appartare con le ragazze e poter coronare il sogno di un paio di vite (comprese le precedenti reincarnazioni come tabaccaio e tassista) il bassista dei Motolow lo prende per un braccio e lo porta sul palco, dove gli altri della band stanno già facendo casino con i loro strumenti elettrici. “FrancescoMerola ti sei dimenticato che dobbiamo suonare?” gli fa. Ginobruzzè preso dal panico gli dice “io sono Ginobruzzè!”. Ma il suono è già troppo forte e la folla esplode in un applauso alla vista del frontmen che sale sul palco. “Sono Ginobruzzè! Sono Ginobruzzè” ripete, ma il bassista non capisce e gli fa “il geghegè lo suoniamo alla fine, adesso non rompere e vai al microfono”. Ginobruzzè va al microfono e davanti alla folla in attesa dice “Sono Ginobruzzè” e la folla gli urla “Sono Ginobruzzè”. “Non avete capito io sono Ginobruzzè” e la folla “Non avete capito io sono Ginobruzzè”.

La band inizia a improvvisare una jam session, mentre Ginobruzzè continuna a ripetere “non avete capito sono io Ginobruzzè” oppure “folla che sei venuta al concerto così non si fa”. Il pezzo finisce e la folla acclama il finto FrancescoMerola. Una decina di ragazze imbizzarite e in evidente calore salgono sul palco e circondano Ginobruzzè. In pochi secondi lo denudano e inavvertitamente gli fanno cadere il parrucchino. Alla visione di Ginobruzzè pelato la folla lascia il concerto sdegnata. Ginobruzzè viene picchiato e sodomizzato dai componenti del gruppo.

Il giorno dopo al bar Ginobruzzè con il volto tumefatto, sorseggiando il suo fernet branca in piedi, racconta a un paio di vecchi di aver cantato al concerto dei Motolow di Trofarello, ma nessuno gli crede e gli fanno vedere il giornale, l’Eco del Chisone che titola “Fine di un mito a Trofarello: FrancescoMerola c’ha il parrucchino che puzza di balle sudate”.


lunedì, novembre 29, 2010

Sati Revolution (quel che sarà sarà)

II (qui c'è l'inizio)


Piccoli cerchi concentrici.

Sulla superficie iridescente, il piscio del cane libera piccoli cerchi concentrici che danzano sulla pozzanghera, distorcendo il riflesso di alcuni alberi e del cane che sta pisciando.

A Varanasi i cani hanno forse l’anima salva, come la gente che scende nel Gange.

Non rinasceranno più e questa è davvero una bella notizia. Vicino a un piccolo giardino, sotto una palma, il cane annusa un cartone in cui un tempo doveva esserci un qualche tipo di elettrodomestico.

Il cane come estasiato dal suo contenuto, inizia a farsi strada con la bocca e con le zampe verso il suo interno. Vuole il contenuto, ma di colpo si blocca: piccola bambola dai capelli biondi sarai ancora viva?

Non dà segni di vita.

Un tizio in cerca di rottami e buone cose vecchie, ma ancora utili, osserva la scena e si avvicina interessato. Il cane ringhia, il tizio muove in aria una mano mandandolo via.

Per adesso la violenza non serve.

Il tizio scruta il raccolto della sua giornata e per un po’ resta a pensare. Con un certo fastidio scarica il rotolo di fili di rame, poi raccoglie la scatola di cartone con il suo contenuto vitale e lo mette sul carretto: un misto tra una bici e un triciclo per grandi, con un porta oggetti sul davanti già colmo di pezzi di latta e la carcassa di un vecchio televisore.

Si mette in marcia per finire il suo consueto itinerario di raccolta. Se troverà qualcosa di prezioso deciderà se far fare al suo passeggero, la fine del rotolo di fili di rame.

La sera, arrivato a casa, una baracca messa in piedi con diversi raccolti di materiali vari, una donna e diversi bambini gli si fanno incontro con occhi di speranza e paura. Il tizio non gli dà attenzione. Dice alla donna di portare dentro il bambino con tutta la scatola di cartone. Se non è morto, da domani a qualcosa servirà.

Un bambino biondo a Varanasi è più o meno come vedere Gesù andare a comprare al mercato facendosi largo con la sua bella croce in legno scuro. Ma da quando sono comparsi Loro tra la folla di molti posti, il mondo non è più lo stesso. E questo lo si è capito già da un po’.

venerdì, novembre 26, 2010

10 Motivi che rendono sempre più difficile votare a sinistra

Lo so, nessuno è obbligato a farlo e nemmeno ce l'ha detto il dottore, ma ammettiamolo, votare a sinistra sta diventando una cosa sempre più difficile. E siccome la data della giornata fatale delle elezioni sembra avvicinarsi sempre più ho deciso di stilare tutte quelle cose che mi danno veramente fastidio e che, se non fosse che dall'altra parte ci sono personaggi veramente imbarazzanti (almeno veramente molto più imbarazzanti), mi farebbero quasi quasi venir la voglia di non votare più a (centro) sinistra.

Ed ecco il mio elenco:

I 10 motivi che rendono sempre più difficile votare a sinistra.

- Fabio Fazio, Santoro, Lella Costa, Luciana Littizzetto, Dario Fo e suo figlio, Bianca Berlinguer, Chicco Testa, Cristiano Lucarelli, Fuksas e Renzo Piano

- Mario Tozzi

- la faccia di Salvatores ed i suoi vestiti

- le maniche arrotolate di Bersani

- la faccia di Gadddlevnev

- Gli Inti Illimani

- Bassolino e Iervolino nelle liste elettorali (perché ci saranno)

- La CGIL e i dirigenti del PD

- D’Alema, la Repubblica, Rai tre e la moglie di Moratti

- La Dandini e la Guzzanti (Draquila a parte, forse)

- Il possibile ritorno di Pecoraro Scanio e Bertinotti


martedì, novembre 23, 2010

Quando arrivi chiama che ti veniamo a prendere..


Alla stazione di Porta Nuova un cartello avvisa dell'arrivo di Gesù.
L'ho atteso per un po' evidentemente emozionato. Poi ho visto un sacco di gente accalcarsi all'arrivo di un treno imprecisato. Mi son detto eccolo! Invece era solo un vecchio protagonista di un reality o forse una ragazza diventata famosa come escort o viceversa.
Forse questa umanità, tra cui ci sono anch'io, non merita un altro martirio.
Ti capisco.
Ma probabilmente, considerando che viaggeresti senza scorta e su un bel Regionale, il tuo treno è fermo in qualche stazione di un piccolo paese di estrema periferia per un guasto al locomotore. Oppure lo faresti arrivare in perfetto orario, come primo miracolo della tua nuova venuta.

sabato, novembre 20, 2010

ginobruzzè un uomo un perché

NELLA STORIA HO CAMBIATO NOME MA TU SAI CHE SEI PROPRIO TU IL VERO GINOBRUZZE'. RIGA DRITTO SENNO' CI METTO IL NOME VERO!!!

Ginobruzzè ha visto eyes wide shut e ha deciso di entrare nella massoneria. Perché nella massoneria si scopa. Tutte quelle donne nude e quegli uomini incappucciati che si danno da fare gli hanno fatto maturare questa decisione e così ha iniziato a far domande in giro sulla massoneria.

Lo ha chiesto pure al suo vicino di casa, un tipo importante che pulisce i cessi alla stazione, ma niente, nemmeno lui ha saputo dargli un indizio.

Ginobruzzè vuole entrare nella massoneria perché nella massoneria sì, che si scopa davvero. E non si darà pace sinché non lo avrà fatto.

Lo ha detto pure a sua moglie che nella massoneria si scopa davvero, ma la moglie lo ha mandato a comprare la cera per i pavimenti, che in casa si sta solo con le pattine e le scarpe fuori.

Per fortuna un giorno, leggendo un articolo nell'inserto culturale di "Chi", trova quel che cercava. Più o meno a metà di un articolo sui nuovi luoghi frequentati da gente che conta (calciatori, politici e giornalisti televisivi) viene pubblicizzata la "loggia del piacere", punto d'incontro per amanti delle cose zozze fatte coi cappucci in testa ma tutti ignudi però.

C'è pure l'indirizzo, così Ginobruzzè monta in sella alla sua bici e si precipita alla "loggia del piacere". In un bel palazzo del 1990 vicino al Bingo di Grugliasco citofona "Loggia del piacere" e subito una voce con forte accento brasiliano gli chiede "chi zei tesoro?".

Ginobruzzè dice che la cosa non era poi la massoneria. Il tipo poi sembrava una donna ma in realtà sotto sotto c'aveva il matterello. Comunque non saranno nè i primi nè gli ultimi 50 euri che butta via.

Una vera inculata che forse prima o poi ci ritorna.

Ma quando vai in giro a far domande sulla massoneria capita che poi è la massoneria a trovarti. E così un giorno ginobruzzè ricevette un sms: "sono la massoneria vieni in Corso Selaschetti 12".

"Brava massoneria è così che si fa" dice ginobruzzè. Monta sulla bicicletta e si dirige verso l'indirizzo indicato. A ogni semaforo pensa "brava massoneria" oppure "proprio brava sta massoneria".

Suona il campanello dorato con scritto Massoneria ed entra.

Sono già quasi tutti nudi e con il cappuccio in testa che si danno da fare. Qualcuno ha tenuto i calzini. Ginobruzzè pensa anche lui di tenerseli è una questione di riguardo, pensa, non si sta ignudi in casa altrui. E così si spoglia lasciando solo i calzettoni di spugna e si dirige verso una tettona seduta a guardare due che si mescolano con un calice di sciambagn in mano, quando un uomo completamente vestito e con il cappuccio gli si para davanti e gli fa "ginobruzzè che fai!" puntandogli l’indice contro.

"Ma io ecco, io sarei venuto qui per scopare!"

L'uomo incappucciato si porta la mano sul cappuccio dove più o meno ha il mento, con fare pensieroso poi fa "eh no ginobruzzè, non è così che si fa, questa cosa è riservata a chi ha passato un certo periodo di apprendistato".

Ginobruzzè annuisce poi risponde "vabe', ho fatto il morbillo che sarà mai sto apprendistato" e così lo mandano a comprare gli spaghetti perché dopo la scopata ti viene fame e cosa vuoi stare con la voglia? Poi lo mandano a comprare le sigarette perché dopo aver scopato ti vorrai pur fare una bella fumata? Poi lo mandano a pagare le bollette perché sennò coi pensieri mica ti si alza. Poi lo mandano a prendere gli animali per gli amanti degli animali.

“Certo Massoneria che sei proprio pretenziosa” dice ginobruzzè tornato dall’ennesima corvè. Ma finalmente, un giorno lo fanno entrare nella massoneria, anzi tutta la massoneria gli entra nel culo, uno alla volta. Eccheselosapevo prima mica ci entravo nella massoneria, ma adesso me ne sono andato dice ginobruzzè. La cosa non faceva per lui eppoi manco la tunica bianca gli avevano dato, quella col cappuccio dorato. Per lui un accappatoio con scritto “ginobruzzè” dietro e un bel buco nelle parti basse. La prima volta che lo ha indossato si è sbagliato perché da come se l’era messo c’aveva la scritta sul petto e aveva infilato il pisello nel buco.

“Eh No ginobruzzè, che fai!” gli aveva detto un adepto puntandogli l’indice contro “la scritta va dietro, ginobruzzè!”. E il buco andava dietro.


Adesso ginobruzzè beve un fernet con la cannuccia al bar e dice che secondo lui più che nella massoneria sono stato nella cassoneria.


mercoledì, novembre 17, 2010

Sati Revolution

(Stefano, si comincia, guarda qui.)


L’acciaio è lucido.

Ha una sua luce precisa e autonoma rispetto al bagliore che viene dalla piccola finestra. Sono le 6 e 27 e il tizio guarda quella cosa bizzarra come fosse l’Arcangelo Gabriele.

Lastre di metallo levigato con precisione estrema, maniacalmente assemblate assieme a tubi dalle geometrie isometriche. C’è uno strano contrasto tra simmetria e caos in tutto quello che il tizio vede di fronte a sé. Come se una calamita intelligente avesse attratto pezzi di metallo prodotti da un fabbricatore di spade con l’hobby dell’orologeria di precisione verso un punto della stanza, il grande insieme conteneva già un primo mistero: come aveva fatto, così grande a entrare nel seminterrato?

“Spegni quel faro, Cristo, mi vuoi cuocere le cornee?”

Il tizio è ancora in piedi a cercare il buco nella rete di questa realtà bizzarra. Il buio rivela una nuova cosa: la cosa emana uno strano bagliore, un riverbero alogeno.

“Cristo Santo! Sembra la morte nera” dice il ragazzo dietro al tizio, dopo aver spento il faretto sul treppiede.

“E’ una di quelle bombe secondo te?”

“Non lo so” risponde il tizio al ragazzo e poi aggiunge “devo pensarci su, ma tu nel frattempo continua con le tue analisi ben lontano da questa cosa.

Il tizio si leva i pantaloni e la giacca, poi la camicia. Resta in mutande e una maglietta con il logo di una marca di sigarette. Si mette seduto con le gambe incrociate. Dice al ragazzo “adesso vai fuori e non fare entrare nessuno, sappi che chi entra dopo di te potrebbe fare una bruttissima fine. Capito?”.

Il ragazzo annuisce e se ne esce dal seminterrato come avesse dimenticato il latte sul gas.

Il tizio recita ad alta voce “sto percorrendo il sentiero che è stato percorso dal Buddha e dai suo grandi e santi discepoli. Una persona indolente non può seguire il cammino. Possa la mia forza prevalere e possa avere successo in questo mio cammino”.

Una luce rossa inizia a lampeggiare da qualche parte in mezzo all’esoscheletro della cosa davanti a lui. Sul suo volto compare un sorriso molto simile a quello di molte statue in oriente. Dopo circa 30 minuti di silenzio, il tizio apre gli occhi e si mette in piedi.

Apre un pacchetto di Lucky strike morbide con un movimento di incredibile armonia. La sua prima sigaretta della mattina merita lo stesso trattamento delle offerte rituali alla divinità Shiva.


venerdì, novembre 12, 2010

Sic transit Gloria Guida

Primi segnali della fine del cavaliere: Feltri ha pronto un dossier contro se stesso.


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giovedì, novembre 11, 2010

Ora, adesso.

Dolce pressione. Ti chiameró così. Non ghirlanda di fiori nè sbuffo di fumo. Sei la benvenuta. Ti ho aspettato tutta la vita. Sei davvero tu?


Inviato da iPod

martedì, novembre 09, 2010

Diamo il via alla terza repubblica

Potrà sembrarvi una provocazione, ma finite di leggere e capirete che così tanto non lo è.
Voglio proporre la candidatura a premier di Rocco Siffredi.
"Non va bene è un attore porno" - direte voi, ma facciamo un'analisi dei suoi punti di forza.
Iniziamo con il più eclatante: una volta al potere non dovrebbe buttare via soldi dello Stato per organizzare orgie e festini a base di escort, scorte di stato, nani, parvenu del mondo dello spettacolo, ballerine, letterine, ministrine e altri fenomeni parastatali. Rocco è infatti un tipo che non si porta mai il lavoro a casa. Certo qualcuno potrebbe dire che c'è un certo rischio di conflitto d'interessi perché potrebbe utilizzare la sua funzione per promuovere iniziative pornografiche, ma anche in questo a ben vedere, rispetto ai programmi dei canali televisivi di adesso non vedo che un sano miglioramento in tutto questo. Rocco è un imprenditore conosciuto e molto rispettato anche all'estero. Certo qualche titolo di sue opere potrebbero mettere in imbarazzo la politica estera del nostro paese (es. "Rocco si inc..a la Polonia"), ma dopo anni in cui mandiamo in giro Frattini per il mondo forse non dovrebbero esserci ulteriori problemi.
Rocco ha una forte presa sull'elettorato femminile ed è invidiato, ma rispettato e ringraziato, anche da quello maschile. E poi in politica interna è forse l'unico in grado di farsi rispettare da tutti, persino dalla bizzosa lega nord: voglio vedere il Senatur arringare la folla vantando di avercelo più duro di tutti.
Insomma, mia cara Italia è giunta l'ora di scegliere un uomo che sia veramente in grado di farti godere come mai: scegli Rocco Siffredi con fiducia!

sabato, novembre 06, 2010

L'alcool è ...

"L'alcool è un brutto vizio-zio-zio-zio-io-io. Che figata c'ho l'eco nella testa-esta-esta-sta-sta-ta." R. Buchago Aforismi 2010.


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