venerdì, marzo 07, 2008

Liberamente tratto da "A Forismi" di Peter Hust

Un uomo che entra in chiesa non è detto che sia credente... Un uomo che entra in un altro uomo non è detto che sia gay!

mercoledì, marzo 05, 2008

Incanto

Tra le ringhiere nere
cespugli liberi
di fiori 
rosa, verdi e qualcuno rosso 

sembrano la parte viva del palazzo
Aggrappati

dondolano all'aria lievi 

Siamo tutti pigri
oggi

e in balia di questi (e)venti

(R. Buchago - Dimmi parole sporche, 2008)

martedì, marzo 04, 2008

Libro, vino e musica

Ho finito di leggere Gente di Dublino di Joyce, con una certa angoscia. Non è il libro che ti distende e non saprei darne un giudizio. Sono una decina di racconti, quindi è sempre possibile "staccare" dalla trama, ma allo stesso tempo l'atmosfera plumbea e appiccicaticcia della Dublino descritta, rende la lettura un pochino ostica. Tra i racconti che ho preferito "Un incontro" per la sua aspra modernità. Parla di due bambini che scappano da un vecchio adescatore, un tema sicuramente difficile ora, figuriamoci ai primi del '900 quando viene scritto il racconto. Mi ha interessato anche il racconto "I morti" da cui è stato tratto un film da John Houston (mai visto, confesso), anche se meglio di questo ho trovato "Pensione di Famiglia" un vero manifesto contro il matrimonio (una persona costretta a sposare una donna, dopo averla "conosciuta" in senso biblico). Se Joyce, come si dice, vuole dare una descrizione dello squallore della maggior parte delle vite ("..i reietti del banchetto della vita"), direi che ci è riuscito.
Una volta in questo blog si parlava anche di bevute e di vino. L'altro giorno grazie a Fabio detto "Er Meraviglioso"ho potuto assaggiare due vini assurdi (un Pomerol dell'82 e un Hermitage del '97). Li ho fotografati e da totale ignorante sul tema vi(mi) evito qualsiasi recensione (ho comunque goduto assai).
Musica: sono incuriosito dal gruppo chiamato Eels, adesso li ascolto.



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Now playing: Eels - Somebody Loves You
via FoxyTunes

lunedì, marzo 03, 2008

Racconti Solubili #3 (ex Racconti Polaroid)

Ti sei alzata prima di me.
Adesso sento i rumori in cucina. Chiudi il pensile dove ci sono i biscotti.
Sbatte l’anta nel rilascio: sei ancora nervosa.
Ieri sera siamo andati a dormire senza salutarci. Ognuno con i rispettivi musi. Gli stessi che ci mostriamo quando le differenze si acuiscono e le tolleranze del nostro incastro collassano...e io che faccio lo scrittore me ne intendo di similitudini e di parole in generale. Sono il mio lavoro. Il mio universo è fatto di parole scritte.
La radio ha su un pezzo vecchio..mi sembra qualcosa dei Beatles. Sono scalzo e non trovo le ciabatte. Forse è Strawberry field. No, ora sento meglio. Mi sono sbagliato è One degli U2.
Quanta luce vedo nella stanza. Tu sei girata e versi il caffè nella tazza, almeno credo dal movimento del braccio, perché non ti vedo. Ora mi hai sentito, ne sono sicuro, ma non ti giri. Lo immaginavo. Io mi avvicino lo stesso. Ma provo del fastidio, ho un’età per cui soffro ogni volta che mi sento giudicato. Fosse anche per una parola detta male.
Faccio l’ottimista dico - ’giorno - e poi aspetto. Come il pescatore ti getto l’esca. Di nuovo una bella similitudine da Reader’s Digest.
E tu mi rispondi con un - ’giorno - non dei tuoi migliori, ma hai pur sempre parlato e quindi riguadagno fiducia.
Il cielo sembra più bello fuori e sento pure il rumore di quegli uccelli che ti svegliano le mattine d’estate. Quando i sogni te li asciughi dalla bocca (ecco lo scrittore, ancora) e poi vai in bagno a pisciare, con i capelli spettinati che vedi riflessi nello specchio.
Ora basta romanzare, però. Ingoio il caffè che mi hai lasciato. E’ tiepido, sembra riscaldato. La tua mano, adesso, gioca con le briciole di un biscotto sulla tovaglia di ieri.
Non abbiamo sparecchiato.
E’ un gesto meccanico che fai, mentre ogni tanto, tenti di vedere se ti sto guardando. Ma si vede che non vuoi fartene accorgere.
Sei un libro aperto per me. Ormai. Come io, devo esserlo per te, del resto. Adesso alzi la testa per buttare all’indietro i capelli. Sbadigli. Se solo sapessi quanto fastidio mi da quella tua espressione mentre stiri la faccia. Avrei dovuto dirtelo altre volte. Ma siamo così sicuri che l’amore sia dirsi tutto?
– Che bella giornata! – ti parlo, provo a far partire qualcosa. Apro pure il volto in un mezzo sorriso e ti fisso per la prima volta, oggi. Non ricambi il sorriso e ti volti per non incontrare il mio sguardo. Ti brucia ancora la mia offesa di ieri e io non capisco ancora perché ti ho detto quelle cose. Sentivo una voce che mi faceva rumore dentro insieme al sangue che mi pulsava nelle tempie e mi diceva – diglielo! Che aspetti! Se lo merita! Ti ho resa l’unico bersaglio della mia grande rabbia.
Ho sbagliato, lo so. Ti guardo mentre ti passi la lingua sui denti per levare le tracce del biscotto che ti sono finite tra il labbro superiore e i canini. Tieni gli occhi bassi sul resto del caffelatte che galleggia nella tazza bianca con la scritta “I love NY” che abbiamo comprato in viaggio di nozze. Provi a richiudere la confezione dei biscotti. Ti fermi un attimo per grattarti una caviglia, poi ci riprovi.
- Si proprio una bella giornata…- questa volta sei tu a dirmelo e mi riguardi negli occhi. Non ricordo più da quante epoche non lo facevi. Cerco di coglierne il vero significato. Direi neutro. Ma è un buon inizio, penso.
- Hai degli impegni oggi? – E’ una domanda banale, me ne rendo conto. L’ho buttata lì. Ma tu fai un gesto come di una persona che non è più qui da tempo. Stringi le spalle verso il collo e metti le mani con il palmo verso l’alto.
Questo gesto è la rivelazione finale. Lo ripercorro mentalmente come in una moviola di un’azione incriminata in area di rigore. Che cosa mi hai fatto? Perché?
Nel tuo sguardo un’espressione vuota. Di colpo mi sento di aver perso tutta la confidenza.
- Non lo so..anzi si…non ricordo – mi dici, sconosciuta, mentre i tuoi pensieri sono già lontani.
Il mondo m’implode attorno.
Ricordo le grandi date storiche: la presa della Bastiglia, la caduta di Bisanzio, il mondiale perso ai rigori contro l’Italia. Hanno tutte un alone di sacro…non sembrano giorni come tutti gli altri, eppure lo sono. Un giovedì è pur sempre un giovedì, non importa cosa ci accade dentro. E invece no.
Ma guarda un po’ a cosa penso…
Anche oggi è un giovedì. E’ il 20 aprile 2008.
Sono le 8 e 38 e la nostra storia finisce qui.

(aM 3.2008)
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Now playing: Scorpions - Yellow Raven
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sabato, marzo 01, 2008

Il Capitale ?

Tutta la vita delle società moderne in cui predominano le condizioni attuali di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di NOIA



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Now playing: Lambchop - Low Ambition
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giovedì, febbraio 28, 2008

Considerazione

La noia è merda
L’Arte è vita
Mi piace!
Adesso
Non appena posso uscire
lo vado a scrivere
Sulla porta dei bagni
Fuori da questa sala riunioni
(R. Buchago - "Dimmi parole sporche" - 2008)



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Now playing: Billy Bragg & Wilco - I Guess I Planted
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mercoledì, febbraio 27, 2008

Tira fuori l'artista che è in te!


Sento puzza di bufala, ma pubblico lo stesso (su segnalazione di Max Valsekki che ci teneva a farlo sapere...avrà i suoi interessi, boh!?). Tim Patch in arte Pricasso è un pittore che usa il suo pene come pennello ("prick" in inglese vuol proprio dire "pene", in Italia sarebbe forse chiamato "Pricazzo" - mi ricordo un bel film dal titolo "Prick Up, l'importanza di essere Joe") . Ecco qui qualche notizia in rete su di lui. Dall'espressione felice della sua modella e dai tratti piuttosto grossi della tempera sulla tela, si direbbe che Tim è davvero un gran artista.
Chissà che ne direbbe il mitico Peter Hust...


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Now playing: John Frusciante - Going inside
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lunedì, febbraio 25, 2008

Racconti Solubili #2 (ex Racconti Polaroid)

Che notizia noiosa.
Alzo lo sguardo dal giornale e così, me la trovo davanti a me. Seduta proprio qui.
Davanti a me.
Confesso che questa cosa mi ha preso alla sprovvista. Sono turbato.
E’ una testa enorme.
Dev’essere salita a Cadorna, dopo che mi sono seduto.
Guardo meglio anche il viso. Lo conosco? No, non mi pare.
Ma tu guarda che testa. Mi attira.
Ora che lo fisso meglio, non sono solo le dimensioni assurde, ad attirarmi. Sta parlando al telefono. Che sia la forma a colpirmi? Anche le espressioni che assume hanno qualcosa di ipnotico. Non voglio fissarlo. Ma sembra che la parte bassa del suo viso, le guance, le narici e quelle labbra, che mi sembrano pure umide, così protese in avanti, sia tutta materia fatta di gomma. Mentre parla la vedo scuotersi. E’ una grande massa che si sposta, quasi liquida. E’ budinosa, una tetta di silicone che si scuote e traballa. Ma cosa sta dicendo, sembra così coinvolto? Abbasso la musica. Giro la rotella volume del mio lettore. Lui dev’essere almeno 1 e 85, non è basso. Ma la sua testa è davvero grande. E poi sembra sbilanciata in avanti. Vibra a ogni parola, adesso dice “..devi essere pronta”. “Pronta”? Lo dice con la “o” aperta e nasale, assieme alla ‘n’ lo fa sembrare un unico suono emesso da una canna d’organo. Sembra più “pronda” che “pronta”. Sento venirmi addosso un bel po’ d’aria ad ogni parola. E poi strabuzza gli occhi nel vuoto, e gesticola con la mano libera come se avesse davvero davanti a sé quello con cui parla.
Ho uno strano brivido, che mi prende?
Ha pure delle grandi occhiaie e le orbite sono molto infossate. Ha ridetto “pronta?” Mi ha sparato addosso un’altra bordata di umore acqueo. Ma perché non posso smettere di guardarlo? Se continuo così se ne accorge che lo sto fissando. Adesso ruota la sua enorme testa. E poi continua a strabuzzare gli occhi. Sono davvero all'indentro. Sono due palle di vetro. Ora che lo guardo meglio, mi accorgo che il suo naso è così grosso che, da dove parte, tra le folte ciglia nere, crea un promontorio così alto da lasciare gli occhi in ombra. Deve avermi visto che lo fisso. Smetto.
Devo smettere di guardarlo.
Gesticola, con la mano aperta, gli vedo i peli sulle falangi. Non sono tanti ma si notano lo stesso. Sono spessi. Sono dei peli spessissimi e neri. Porta la mano vicino alla testa.
Eccola di nuovo qui. Imponente e singolare.
Sta aspettando una risposta. Ha un’espressione interrogativa che gli porta tutta la faccia ancor più in avanti. Sembra tutta appoggiata sul suo enorme labbro inferiore. Un divano in pelle a 3 posti. Le narici dilatate, come per annusare l’aria, sono due caverne, gli scorgo dentro tanti peli lunghissimi. Le palle degli occhi roteano impazzite. Il bianco delle pupille è un uovo fritto sopra le occhiaie. Di colpo mi accorgo che provo una strana attrazione nei suoi confronti. Non è sessuale ne sono certo, ma è un’attrazione forte. Sento la voglia di mettergli le dita sulle narici e afferragliene le estremità. Poi vorrei fargli un sontuoso ganassino a tutta quella gran massa plastica che ha al posto delle guance. Cosa mi ricorda questa sensazione? Non ricordo, ma non è sessuale.
Ci sono! E’ la stessa sensazione che mi viene quando vedo un cane buffo e muoio dalla voglia di grattargli la pancia, oppure quando vedo un neonato grassottello. E’ quell’impossibilità di resistere al desiderio di mordicchiargli le coscette grassottelle o i piccoli talloni e fargli le pernacchiette sul collo e poi dirgli “cucicuci”. Che faccio adesso? Gli sorrido un po’ imbarazzato. Devo aver l’espressione di un folle. Non mi ricambia, è impegnato al telefono. Oddio no, ripete ancora “Pronta”, con quella “o” nascosta nel suo naso enorme che quando esce assieme alla “n” sembra quasi dica “pronda”. Ma forse sono io che ho capito così. Però mi arriva di nuovo quel soffione umido dalle sue due caverne.
Ma almeno ora ti ho riconosciuto.
Sei un enorme Pellicano. Ecco cosa sei, ti ho riconosciuto, con la tua sacca piena di pesce protesa verso di me, sotto il becco. Un bel pellicano vispo con i capelli arruffati. Vieni qui. Voglio mettere la tua testona sotto il mio braccio e con l’altra mano accarezzarti la pappagorgia e afferrarti quel bel becco carico di pesce che hai...
Sono esausto.
Adesso lo faccio.
Mi asciugo il sudore dalla fronte
Devo farlo.
Eccomi…

(aM 2.2008)

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Now playing: dEUS - I don't mind what ever Happens
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martedì, febbraio 19, 2008

Scrivere di Gente che scrive

Un amico mi ha chiesto di diffondere il verbo di una webzine. Lo faccio volentieri, almeno con me stesso (ho pure inserito il link permanente nella sezione "link del mese"). Si tratta di blackmilkmag e dentro si parla di musica, testi e arte rigorosamente non mainstream (lo so, il termine è un po' anni '90).
Ho trovato molto interessante questo articolo su Lester Bangs ( ho letto un libro molto bello "Please Kill me" sul Punk, dove si disegnava un quadretto curioso di questo artista). Sullo stesso tema (circa), mi viene in mente il libro di Marco Philopat "Costretti a sanguinare" (che parla del mondo punk italiano). Curioso ma se cercate qualcosa su questo autore trovate un bel link a blackmilkmag (ecco qui) in cui si parla di un altra sua opera "La Banda Bellini".
Tutte le strade portano a Roma...
Sempre lo stesso amico mi segnala il sito di uno scrittore Daniele Piacenza. Ho incominciato ad annusarlo e non ho ancora un giudizio su di lui, ma il sito è bello, pieno di contenuti. A essere sinceri mi sembra un tipo che oltre a scrivere pensa anche a fare un bel marketing del suo "Prodotto", segno che, almeno lui (e beato lui), nei panni dello scrittore ci si vede bene. Lo troverete qui.

P.S.: uso la forma "lo troverete" per darmi un tono e ingannarmi un po'...in realtà questo post mi servirà per non perdere i riferimenti di questi siti.

lunedì, febbraio 18, 2008

Black

Ho mio figlio in braccio
Deve fare il ruttino
Sono di fronte al mio Mac
Itunes aperto
Ho bevuto un po’ a pranzo
Ma ora sono le già le 19
Sento black dei pearl jam da una cuffia
E inizio a cantare a squarcia gola
Nel pezzo in cui dice “I know someday u got a beautiful eye”
Canto senza steccare, credo, e mio figlio a un centimetro da me non piange
Rutta forte
Mentre mia moglie riconosce il pezzo e mi guarda come mi guardava anni fa, per un secondo.
O forse è contenta per il rutto.
Mezza lacrima mi esce e mi sento da Dio.
Ero io 10 anni fa, ma adesso.

("Dimmi parole sporche", R. Buchago 2008)


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Now playing: 2PAC - Changes
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domenica, febbraio 17, 2008

Libri preferiti (2)

Mi giro nella libreria e dico:
il secondo libro preferito è Jorges Luis Borges - Altre inquisizioni.
Ma non "Finzioni" (mi piace qualcosina, ma non riesco a leggerlo la mattina...). Di Aleph invece mi piace il racconto "Aleph".
(oggi ho scoperto un amico che ha condiviso parte delle cose che ho lasciato dietro di me nella vita...tra cui i Pearl Jam)

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Now playing: Pearl Jam - Black
via FoxyTunes

Immagine che immagino


Oggi non gira nulla.
La famiglia mi ammazza, la rete non carica.
Zio cantante, che nero!

mercoledì, febbraio 06, 2008

Coup..land di arterio

Due concetti veloci.
Primo. Il mondo dei blog è un mondo per chi scrive senza troppi lettori (così almeno credo e infatti questo blog è una sorta di moleskine digitale, più per me stesso che per eventuali lettori). Probabilmente perchè non esistono ancora dei device in grado di gestire i contenuti in forma digitale con la stessa praticità di un libro (qualche tentativo, ma IMHO non vedo ancora la "killer application") e/o perchè non tutti i diari sono interessanti (quorum ego..). Per questo fa sempre piacere scoprire che qualche persona sconosciuta o poco conosciuta ti legge e ne lascia pure una traccia.
Secondo. E che traccia! (riprendo il commento lasciato al mio post del 23 gennaio) :
"ANONIMO Ha scritto: non so se volontariamente o meno, ma il concetto della polaroid era stato ripreso anche dallo scrittore Douglas Coupland in suo libro". Ha perfettamente ragione, e confesso di non averlo fatto apposta. Ma ecco la cosa strana: mi è venuto in mente, nel momento stesso in cui raccontavo la mia intenzione di fare questi brevissimi racconti polaroid a un'amica (e lei mi stava facendo la stessa segnalazione) , che già conoscevo questo fatto, ma lo avevo scordato del tutto. Andando avanti in questa epifania ho ricordato di aver letto di Douglas Coupland il romanzo Microservi (e mi era pure piaciuto, io uso il Mac...se lo leggete capirete il perchè). Comunque l'opera da cui dovrei aver inconsciamente preso spunto dovrebbe chiamarsi "Memorie polaroid" (oggi sono pigro e non ho voglia di cercarlo su google..scherzo!).
Adesso dovrò cambiarci nome...ci penserò (a proposito, aspetto ancora dall'anonimo un giudizio sul primo racconto polaroid).
Chissà...
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Now playing: Antony & The Johnsons - Twilight
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sabato, febbraio 02, 2008

I migliori libri della mia vita

Troppi scrittori. Troppi libri. Come possiamo leggerli tutti? Mica siamo Borges che ha potuto passare tutto il suo tempo in biblioteca e poi (avrei usato "per giunta"ma non mi ricordo se questa locuzione esiste o è solo un'invenzione della mia mente, un mio delirio onirico) armato di una voglia di sapere disumana. Così ho deciso di tenere una versione risicatissima della mia perosnale biblioteca. Mi sono autoimposto una regola: tenere solo i 10 libri che ritengo più belli e siccome una cosa del genere dipende fortemente dalle letture del periodo, vuol dire che ci sarà una fortnata decina che sarà valida per un certo periodo. E tutto quello che uscirà dalla classifica lo regalerò (non ho ancora pensato se fare una sorta di bookcrossing o iniziative del genere)
Non sarà mai una classifica assoluta, se non l'ultima, prima del mio ineluttabile trapasso, ovviamente. Comunque, ecco qui i primi libri della mia "libreria minima di sopravvivenza":
a) "I racconti della maturità - A. Cechov - Feltrinelli"
Alla prossima.
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Now playing: Neil Young - Harvest Moon
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domenica, gennaio 27, 2008

Il Blog di Peter Hust

Non potevo non linkarlo...
Cliccate qui.

Racconto Polaroid (1)

Fuori c’è luce, esce dai buchi delle tapparelle poi sento il suono dell’orologio sopra alla cassettiera. Devo ricordarmi di caricarlo, altrimenti mi sbaglio con gli orari delle medicine.
Non vorrei tornare a star male.
Suonano alla porta. Ma chi è a quest’ora?
Non viene più nessuno a trovarmi, a parte quella signorina così gentile del Comune. Prendo gli occhiali sul tavolo e cerco il foglietto dove ho scritto quando deve tornare.
Non c’è più, possibile?
Perchè le mie mani non eseguono più bene quello che gli chiedo di fare?
Ma no, eccolo qui, trovato. Cosa ci leggo qui? Giovedì... 8... Febbraio.
Oggi non è giovedì, ne sono sicura, no, non può essere lei.
Al giovedì sento l’aspirapolvere della donna delle pulizie qui dai Valsecchi.
Suonano ancora alla porta, perchè così a lungo?
Che sia la Rita? Non viene più da quando non fa più le scale con quelle gambe gonfie.
Senza mio marito in casa, non potrei aiutarla a salire al terzo.
No, non può essere la Rita.
Mario hai ragione tu. Non devo aprire a nessuno che c’è pieno di drogati.
E io non apro mai e non esco più.
Suonate, suonate pure, non mi fregate così. Solo perchè siete più giovani non vi permetterò di rubarmi i soldi per andare a comprare la droga.
- Non vengo ad aprire è inutile che continuiate a suonare drogati! Appena torna mio marito Mario ve la vedete con lui..
Se fossi già qui Mario...a quest’ora dovresti già aver finito la coda per ritirare la pensione. Incomincio a preoccuparmi. E se ti fosse successo qualcosa? O signore aiutami tu, devo bere un bicchier d’acqua con la medicina, devo calmarmi. Adesso mi siedo e mi calmo.
Ma dove ho messo la medicina? Non ricordo più se l’ho messa in camera sul canterano o è qui in cucina nella vetrinetta. Se riesco ad aprirla, però, queste ante sono sempre così dure da aprire..
Perchè le mie mani non eseguono più bene quello che gli chiedo di fare?
Ecco le medicine, le pillole rosse. Ne prendo una o due, cosa c’ho scritto sopra, non leggo.
Mi gira la testa. Voglio andare in bagno, santo cielo come mi gira.
Mario perchè non ritorni? A quest’ora dovresti già essere qui e invece sono da sola e mi sento male.
- Eh smettetela di suonare, maledetti! Smettetela...Perchè piango adesso?
Devo stendermi un attimo, se solo riesco ad arrivare al letto. Non devo cadere proprio ora, non devo.
Mi sento mancare l’aria.
Forza, fai la brava, non finire come la Rita che è caduta e si è rotta il femore. Quanti anni fa le è successo? Non ricordo.
Non ricordo più niente.
Mi stenderei un attimo qui a fianco a te, Mario.
- Dovresti alzarti caro, lo sai che è tardi...devi ritirare la pensione...
Se mi stendo un attimo, forse tutto passerà..adesso mi metto qui accanto a te e tutto passerà
- Come sei pallido, tesoro mio.
Fuori c’è luce, la vedo dai buchi delle tapparelle e poi sento il suono dell’orologio sopra alla cassettiera.
...ma suonano alla porta chi sarà?
(aM 1.2008)

mercoledì, gennaio 23, 2008

Racconti Polaroid

Ormai il tempo a disposizione che abbiamo è sempre meno. Lavoro (e pendolarismo), affetti (figli, mogli, mariti e per alcuni sfortunati, amanti) lasciano ben poco spazio al nostro cervello per focalizzare la nostra attenzione. L'attenzione è una risorsa scarsa, come il petrolio e il denaro.
Penso che sia per questo motivo, ad esempio, che non riesco più a vedere film. Risottolineo che non è solo un problema di trovare due ore libere, il problema vero è riuscire a rimanere concentrato per così tanto tempo. E la stessa cosa mi capita con la lettura: tendo ormai a preferire i racconti (e le poesie) ai romanzi. Tutte storie che si completino al massimo nell'andata e ritorno che da pendolare affronto ogni dì.
A questo punto mi son detto, perchè non porto questo ragionamento al suo estremo? Ed è così che sono nati i "Racconti Polaroid" che sono dei racconti davvero brevi, così brevi che avrebbero fatto la mia gioia ai tempi in cui ero uno studente con poca voglia di leggere. L'idea di chiamarli "Racconti Polaroid" è legata al fatto che, in così poco spazio, l'universo che puoi creare non può che essere interiore, personale e abbozzato come quel che resta in una Polaroid: una foto che veniva fatta per essere vista subito e in fretta oppure perchè il soggetto era talmente personale da non dover essere visto da troppi occhi indiscreti.
A breve posterò il primo (lo so che siete curiosi...)

sabato, gennaio 19, 2008

Cosa è successo domenica 13 gennaio



Nonostante l'assenza di Dutch Gazebo, l'evento è andato bene (al suo posto un grandissimo DLanza, l'unico chitarrista in grado di suonare limonando...).
Abbiamo bevuto birra artigianale spezzina ("Birrificio del Golfo"), assaggiando tutti i 6 tipi diversi che produce attualmente: Weizen, Golden Ale, IPA, Stout, Scoth Ale e Christmas Ale (la birra di Natale all'Anice Stellato). Tutte buone, con punte di eccellenza su IPA, Stout, Golden Ale e (a chi piace la birra un po' più da meditazione la stagionale Christmas..).
Tra i microbirrifici direi (diremmo) che sono davvero bravi. Colpisce soprattutto lo stile british delle loro creature. Anche la Weizen, che è un tipo di birra più di tradizione teutonica, fatta da loro acquista delle tonalità diverse dal solito.
Non appena ci diranno qual è il loro sito internet, di sicuro li post-eremo.
Ho messo dei link direttamente sui tipi di birra con le spiegazioni di come sono fatte..
Non ringraziatemi, sono alcoolizzato.

venerdì, gennaio 18, 2008

Siamo tutti uguali...

Uno ci prova anche a fare l'intellettuale e magari, sentendosi in cuor suo diverso dalla massa, a giocare al fustigatore delle banalità e delle manie altrui.
Lo confesso. Sono un Apple maniaco. Devo assolutamente comprare prodotti della Apple.
Questo è forse uno dei primi spot e dei primi capolavori sfornati dagli elfi di Cupertino (indovinate un po' chi è l'attore...)
http://www.youtube.com/watch?v=aaIZF_yqwDw

lunedì, gennaio 07, 2008

Evento Bulacky

GRANDE EVENTO "A TUTTO BULACKY!"
DOMENICA 13 Gennaio ore 15.45 
presso il Centro Ricreativo Colitici Anonimi di Fantasilandia, (Ingresso dal retro, parola d'ordine: Mississipi).
Ci riproviamo e questa volta ci saranno grandi ospiti  ("BULACKY, IL GRANDE", il mitico chitarrista "DUTCH GAZEBO")e attrazioni internazionali, come:
il FENOMENALE UOMO PAPPAGORGIA


E L'UOMO CON I PIPISTRELLI NEL NASO



E ovviamente PETER HUST!*
Non mancate...non se ne accorgerebbe nessuno.

*Immagine  non disponibile per questioni legali in corso con la società che gestisce i diritti d'immagine di Peter Hust