Tutto quello che volevamo era non pensare al lunedì mattina ed alla crisi in medio oriente....
sabato, novembre 01, 2008
E' brutto avere ragione
Cliccate qui allora e torniamo indietro nel tempo.
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Now playing: My Dying Bride - Sear Me MCMXCIII
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giovedì, ottobre 30, 2008
Un anno passa in fretta
Ti vedo mentre passi, di braccia in braccia
dalla mamma alle nonne
dalle nonne alle zie
dalle zie alla mamma
Tuo fratello ti gira al largo come il topo dall'esca avvelenata
Ha già detto che puzzi
mentre ti osservava piangere durante il cambio del pannollino
Avremo tempo e modo di annusarci
con tutti quei lunghi pomeriggi
che diventano sera
che si spegneranno prima o poi
davanti alla televisione
Non mi fido di te, come di tuo fratello
So già che vi amerò alla follia e che mi farete soffrire
Perchè mi farete gioire tanto
Ma già così, dai primi momenti
devo dire che mi sei piaciuto tanto
E se continuerai a mangiare ogni 4 ore
e a non farti sentire troppo
tra una poppata e l'altra
Allora sono un uomo davvero fortunato.
(R. Buchago - Dimmi Parole Sporche 2008, trad. M. Selaschetti)
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Now playing: Seu Jorge - Life on Mars?
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domenica, ottobre 26, 2008
C'è del marcio in Danimarca

A Copenhagen dei ragazzi stavano fermi in mezzo allo Stroget con una freccia in mano per promuovere dei locali.
A Copenhagen pioveva e faceva un freddo da capitale del Nord.
A Copenhagen i locali sembrano dei pub inglesi.
A Copenhagen, nei pub, vendono le birre Tuborg e Carlsberg in versione "Brown" che è davvero buona ma non arriva in Italia.
A Copenhagen le aringhe non sanno di aringhe e sono buone.
A Copenhagen in ogni piatto ci mettono l'aneto e i capperi.
A Copenhagen non ho visto piante di capperi in giro.
A Copenaghen anche se piove non si usa l'ombrello.
A Copenhagen i tassisti sono tutti indiani o curdi e accettano le carte di credito.
A Copenhagen giravo con l'ombrello e mi guardavano strano.
A Copenhagen le ragazze girano in bici con le minigonne anche se piove ed è notte.
A Copenhagen il mare non profuma di mare.
A Copenhagen adesso ci sono stato pure io.
sabato, ottobre 18, 2008
Mario Selaschetti e Severgnini.
E l'hanno pure pubblicato. Guardate qui.
Ma li mortè!
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Now playing: Jacques Brel - Mon Enfance
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venerdì, ottobre 17, 2008
Ma chi scrive il copione della vita?

L'altro giorno è morto il figlio di Gerard Depardieu. Una vita di eccessi, ma non è questa la cosa che mi ha colpito. Piuttosto ho trovato bizzarra la struttura del copione della sua vita. Bizzarra a tal punto da farmi pensare a chi può averla scritta così: sicuramente un Dio amante della coerenza e della costanza, almeno per quanto concerne le afflizioni. Sì, perché Guillame Depardieu nel 2003 perse una gamba dopo un incidente con la moto a causa di una infezione presa all'Ospedale dove venne ricoverato (e non tanto per le ferite riportate).
Questa cosa (direi più che giustamente) lo fece incazzare e gli fece mettere su una Fondazione con lo scopo di migliorare le condizioni degli ospedali francesi, affinché nessuno più dovesse soffrire pene così grandi a causa della mancanza d'igiene negli ospedali transalpini. Poi a soli 37 anni muore di una polmonite fulminante.
Qualcuno dirà che il suo corpo minato dagli eccessi era diventato un bersaglio facile per le infezioni e i virus del nuovo millennio.
Sarà anche così. Ma uno sceneggiatore decente avrebbe lasciato spazio alla redenzione e non si sarebbe fatto tentare da un finale così simile a una banale allegoria.
Bonne chance Guillame!
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Now playing: Beirut - Prenzlaurberg
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martedì, ottobre 14, 2008
Porco parco
po'. Moscerini mi danzano in bocca e sulle ciglia. Non posso muovere
le mani, cariche del suo giubbotto e un gormito doppio. Per favore
Satana, fa il tuo mestiere. Ma lontano da quì te ne prego.
(R.Buchago - Bozze)
Inviato da iPod
lunedì, ottobre 13, 2008
Libronauta esausto
domenica, ottobre 05, 2008
Solubili...encore une fois
Non sapevo quale fosse il livello di danno che quella roba gli aveva provocato. Un amico di famiglia sulla sessantina, più o meno dell'età di mio padre mi sedeva davanti e mi guardava con un'aria abbastanza attenta. Era la prima volta che lo vedevo dopo che era uscito dall'ospedale perché si era preso un ictus.
La moglie al suo fianco non tradiva la minima preoccupazione come se fosse ormai normale per lei andare in giro con lui in quelle condizioni. Probabilmente ha ormai compreso che tutti quanti conoscono la sua situazione: il giro di conoscenti è una comunità in cui le informazioni sul tuo conto girano veloci (devo ricordarmi di questa cosa, non è poi così tanto banale).
Seduto sulla sedia a rotelle incominciava a guardarsi attorno come un bambino al supermercato. Non sapevo cosa fare e come comportarmi, per fortuna la moglie iniziò per prima la conversazione.
- Allora come stanno i tuoi?
- Bene – Risposi pensando a quanto fosse diversa la mia situazione dalla sua e al fatto che non potessi rispondere automatico – e voi?
Cercai di rimanere attento alle parole di quella donna, ma la curiosità era troppo forte. Mi voltavo continuamente per guardarlo. La bocca si muoveva, indicando che non vi era alcuna traccia di paresi. Sussurrava qualcosa, una specie di nenia, forse una canzone. Ma non riuscivo a intendere perfettamente il suono che gli usciva dalla bocca perché dovevo far finta di essere attento a cosa mi diceva quella donna.
- E Michela come sta?
- Bene, da quando abbiamo avuto Julian non lavora più..
Aggiunsi qualche dettaglio in più per scappare dalla trappola del – e voi come state – inoltre non ricordavo più il nome dei suoi figli e questa cosa mi rendeva praticamente incapace di sostenere una conversazione decente. Potevo solo muovermi su temi inutili e generali. Lui iniziò a fissarmi sorridendo e così io, di riflesso, iniziai a ricambiare mentre annuivo a caso alle parole che la moglie mi diceva. Devo essere sincero: non captai praticamente nulla di quello che mi disse. La mia distrazione era così totale che molto probabilmente (ma di questo non ne sono sicuro) devo aver sbagliato il momento in cui infilarmi nella conversazione. Devo aver risposto un "e del resto" forse nel momento in cui lei mi chiedeva qualcosa. Comunque non vidi la sua reazione sul volto perché (e la cosa è ancora oggi un mistero per me) incominciai a rivolgermi al marito.
- Allora Paolo, come va?
Come il suicida che capisce di aver sbagliato solo dopo essersi buttato dalla finestra, compresi di essermi infilato in un casino, ma era troppo tardi. Lui sembrò ignorare la mia domanda per un attimo poi, come fosse la cosa più naturale del mondo, fece un'espressione del tipo "e come vuoi che vada? Non vedi che sono sulla carrozzella?"
Guardò sua moglie, per un attimo e mi disse, tornando a fissarmi con attenzione, con il tono di chi voleva dire "ormai non mi resta che attendere": "stivali messicani conquistano il lavandino".
Dopo averlo detto rimase a sostenere il mio sguardo con intensità. Nessuna traccia di pentimento, poi fece un cenno che sua moglie interpretò come un andiamo e ci accomiatammo.
Continuo ancora oggi a pensare a quelle sue parole, forse avevano un senso in qualche altra dimensione. Ma il punto non è questo.
Penso che le parole, quando perdono di significato, acquistano una bellezza atroce. Sono la scoperta di qualcosa d'inimmaginato. Il segnale che c'è qualcosa che sfugge.
(aM 18.2008)
venerdì, ottobre 03, 2008
I am Kloot e Mario Selaschetti
sabato, settembre 27, 2008
Lasciali correre. I pensieri lasciali correre.
Io preferisco usare la playlist del mio iPod in modalità shuffle. Mi basta sentire cosa mi dicono o mi trasmettono le canzoni che vengono sputate fuori a caso, una dopo l'altra.
Ma vorrei proporvi un altro metodo: chiedete a Pino Scotto. Se cercate i suoi video su Youtube (o gli originali trasmessi da RockTV) vi accorgerete che ha risposto praticamente a qualsiasi domanda. Guardate questo. Un mito.
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Now playing: Mark Kozelek - Carry Me Ohio (Jam Version)
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lunedì, settembre 22, 2008
Ricevo milioni di richieste...
Chi è? Cosa fa per mantenersi? Sono alcune delle numerose richieste che ricevo sul suo conto.
Ebbene a essere sincero una risposta precisa non ce l'ho, ma prometto che cercherò di fare qualche indagine in modo da poter placare questa crescente curiosità da parte dell'opinione pubblica.
Conosco di lui poche cose (inutili), come se fosse il parto di una mente malata..di Alzehimer, perchè immediatamente dopo averlo creato se n'è bellamente dimenticato. In un attimo, come quei mariti che scordano le mogli all'autogrill o i cani chiusi in macchina, d'Agosto, in seconda fila davanti alla sala corse.
Il poco che conosco di lui me l'ha detto il giornalaio qui all'angolo. E' stato lui a passarmi un CD con dentro alcune sue foto e una brevissima mini-biografia. Ricordo che mi disse: "Non lo prende il CD in regalo con Famiglia Cristiana?". E io accettai. Ma dovevo immaginare che c'era qualcosa di strano in quel gesto. Un po' per l'espressione spettrale del giornalaio e un po' perchè io non ho mai comprato Famiglia Cristiana (me ne ricorderei). E nei giorni seguenti a questo fatto, dopo aver visto il contenuto del CD, avrei tanto voluto chiedere al giornalaio una spiegazione, ma al posto dell'edicola ho trovato uno di quei baracchini che vendono lupini, arachidi tostate e caramelle.
Non me la bevo, comunque. Penso che sia quasi tutto materiale apocrifo.
Ma voi state tranquilli perché, vero o falso che sia, è tutto materiale che ho intenzione di condividere con voi. Così sarete voi stessi a giudicare se siamo di fronte a un genio, a un pazzo o a una semplice invenzione letteraria. E dopotutto, al giorno d'oggi, anche essere una creatura letteraria non è poi una così brutta fine: se ti va di culo puoi addirittura diventare immortale...
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Now playing: Micah P. Hinson - Come Home Quickly, Darlin'
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sabato, settembre 20, 2008
Alcool e Rocchenrol
Ma anche Chad Vangaalen è la cosa che preferisco al mondo, in assoluto. Ascoltate i brani che mi ha fatto sentire Mario e che ho inserito nella imeem playlist qui a fianco.
In questo video potrete apprezzarne tutta la sua ecletticità. Un grande.
Vi ho già detto che è la cosa che preferisco al mondo?
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Now playing: Chad VanGaalen - Cries of the Dead
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giovedì, settembre 18, 2008
Solubile numero 17
Un tizio che ha fatto un corso per scrivere racconti, mi fa perché non provi a imitare lo stile di qualche scrittore?
E io gli ho detto va bene, perché no?
Così mi ha dato un libro di uno scrittore americano che è molto bravo a sentir lui e ho iniziato a leggerlo.
Mi ha pure detto che da qualcosa dei suoi scritti ci hanno fatto due film. Uno si chiamava, se ricordo bene, Blue in the face mentre l'altro non lo ricordo più.
Comunque ho iniziato a leggere uno dei suo racconti, piuttosto lungo, e mi è molto piaciuto lo stile e le cose che narrava. Mi è piaciuto molto il modo in cui tirava dentro degli incisi su cose difficili e come scavava i personaggi, facendone uscire tutto. Proprio tutto.
Mi viene in mente l'immagine di un limone strizzato.
E pensare che il limone è un ibrido nato da un Cedro e un tipo di agrume praticamente sconosciuto, a meno di vivere in Malesia dove cresce e viene consumato in abbondanza. Si chiama Pomelo e assieme al Mandarino e al Cedro costituisce la base, attraverso incroci tra di loro, di tutti gli agrumi che si conoscono.
Quando l'ho scoperto devo ammettere che ci sono rimasto un po' spiazzato. Avrei scommesso che uno dei tre agrumi fondamentali potesse essere il pompelmo e invece non è così.
Vorrei mettermi a scrivere quel racconto, ma sento l'ispirazione svanire.
Non è pigrizia è una cosa strana che mi capita ogni volta e per ogni cosa mi metto a fare.
Se non riesco a dargli un senso, a incastrarla nella mia costruzione vitale, allora mi si sgonfia tra le dita e torna a generare noia. Così se voglio scrivere non devo solamente pensare a cosa scrivere, ma devo anche sentirmi di non perdere del tempo mentre lo faccio.
Facevo la collezione del Subbuteo da piccolo. Un giorno mi son chiesto a cosa mi serviva tutto quel gran mucchio di scatole piene di squadre (avevo la seconda maglia della Roma che mi piaceva moltissimo!), di pezzi di tribuna e dei lampioni.
Non sono riuscito a darmi una risposta e così ho regalato tutto a un mio amico.
Con la scrittura rischio sempre di fare questa fine, ogni giorno.
E anche dire queste cose su di me, in realtà, è solo un tentativo di esorcizzare questa mia ansia. Sembro il bambino che ha paura di non trovare la mamma quando torna dalla gita, così prima di partire glielo chiede 4 o 5 volte. Provando a ricordarsi bene la sua promessa, ma per quanto prova a convincersi, sente la paura dell'abbandono salirgli dall'intestino.
Suonano al telefono e torno al presente, al foglio bianco in questa stanza che ha solo un tavolo al centro e le pareti disadorne.
Disadorne?
Da dove ho ripescato questo termine?
Rispondo distratto e la voce dall'altra parte mi dice, con molta calma, che vuole parlare con Mario Selaschetti. Resto un attimo in silenzio, mentre mi osservo le mutande e noto una lieve macchia sul davanti.
- No, ha sbagliato, mi spiace.
- Ne è sicuro? – La voce, ancora calma, m'incalza lieve dall'altra parte
- Certo, mi chiamo Paul Austen perché mai dovrei essere Selaschetti?
Vorrei mettermi a scrivere dunque, ma ogni scusa, anche inesistente, sarà capace di fermarmi.
Compresa questa.
Vi siete resi conto che non uso mai la parola "piuttosto"?
(aM 17.2008)
sabato, settembre 13, 2008
La Congiura dei Petrolieri
Ma ora sono sicuro che mi sbagliavo. Come detto ne ho la prova provata..la guerra in IRAQ? No. Peggio. Molto peggio: la Toyota Prius. Cosa voglio dire? Presto fatto: immaginate di creare una macchina che, grazie alla tecnologia del motore ibrido, vi permette di ridurre del 40% il vostro consumo di benzina. Bello eh? Bene, ma è mai possibile che al momento di rivestire questo benedetto motore ibrido con una carrozzeria, come designer prendete quello che ha disegnato la Prinz, la Simca e l'Arna? A questo punto è evidente che non volete venderne poi tante di queste benedette Prius...Bravi, fate questi favori alle società petrolifere..continuate così maledetti!
Ecco, adesso che l'ho detto temo già per la mia incolumità fisica..
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Now playing: Charley Musselwhite - Cha Cha The Blues
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domenica, settembre 07, 2008
Assolutamente inutile
Sempre il solito amico mi ha fatto conoscere Houellebecq (di seguito H.). La cosa straordinaria di questo scrittore è il gusto della provocazione, almeno credo. Detto che mi sembra la bruttissima copia di Celine ("Viaggio al termine della notte" è davvero un capolavoro) e che non mi è piaciuto, è comunque notevole la sua capacità di esprimere concetti assoluti. La cosa non mi dispiace, dopo tutti questi anni di relativismo e di political correctness, se la si applica ad affermazioni esageratamente inutili. Ecco un esempio di assolutismo inutile alla H.:
"Tutti i bianchi di nome Filippo con due cognomi, sono dei potenziali omosessuali"
"Le tette cadenti sono indice di isteria"
Forse ho fatto a mia volta dell'assolutismo inutile su H., ma date un'occhiata ai suoi racconti pubblicati su corriere.it (in particolare quello sui tedeschi..) e giudicate.
Ecco me ne viene subito un'altra: "tutti gli scrittori (compresi quelli che si credono tali) parlano male dell'opera di quelli che hanno avuto successo.." (caspita, vale anche per me questa, eh?!)
Devo ammettere che è davvero liberatorio fare delle affermazioni di questo tipo; alla fine tutti 'sti distinguo affaticano il cervello, come soleva dire Pinochet.
Riposa all'inferno, bastardo!
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Now playing: Leonard Cohen - Field Commander Cohen
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venerdì, settembre 05, 2008
All'improvviso sei niente.
Ti ha detto
Passami l'acqua
Tua moglie
Ma tu non senti
Che il vento
Sopra la tovaglietta
Ruba i piatti di carta
E le tue pensate
Sul culo della moglie
Del tuo amico di fronte
E di colpo ti senti inadeguato
L'area picnic
Con BBQ
Non era attrezzata
Anche per questo.
(R. Buchago, Muffe 2008, trad. M. Selaschetti)
domenica, agosto 31, 2008
Racconto solubile #16
pochissimo.
Ne vedevo ancora qualche tiepida striatura in alto, verso il passo dei
Mandrioli, almeno credo perché non conosco bene il posto.
Sapevo dove andare ma non sapevo bene dove fosse la mia vera meta del
viaggio.
Cercavo un parcheggio, avvertendo un po' d'ansia: volevo fare il check
in in albergo e poi cercare un posto dove cenare prima che la cucina
chiudesse.
Scartai qualche riga blu e un non molto chiaro parcheggio libero ma
solo con tagliando verde e alla fine, non senza qualche rischio, la
sistemai in un buco in un vialetto alberato.
Non era lontano dal centro. Me ne accorsi percorrendo quella che aveva
tutti i crismi di essere la via principale. A ogni metro aumentava la
gente e il rumore di una musica indistinta.
Alla fine la strada finì nella piazza principale e la musica divenne
la mazurka che accompagnava, s'un palco a livello strada, una scuola
di ballo di Cesena.
Il presentatore abbronzato stava chiamando sul palco una coppia
giovane per una salsa cubana, quando trovai l'albergo.
Una decina di anziani stazionava nel piccolo dehor sul davanti.
Probabilmente già si preoccupava dell'orario in cui sarebbe finito lo
spettacolo.
Entrai, posai le valige e mi misi alla ricerca di quel posto.
Dalla piazza presi per errore – che errore! – il lungo Savio. Il viale
alberato era buio, mi mise voglia di fischiettare, nonostante in
lontananza il rumore della scuola da ballo mi faceva sentire come il
ragazzo che nuota dove non si tocca ma vedendo vicino lo scoglio si da
coraggio e gode della paura allo stesso tempo.
Che strani che siamo, eh?
Il rumore della musica sparì di colpo lasciandomi al buio senza legami
con la vita.
Di colpo 4 figure scure mi si fecero incontro. Le peggiori che potessi
mai incontrare.
Sulla musica di un pezzo di cui non ricordo più il nome hanno iniziato
a cantare: "gira bagno di romagna perché è un cesso, un cesso un cesso."
Per un attimo ho sperato non ce l'avessero con me, poi però una delle
4 ragazzine (sui 14 anni, credo) ha detto: "c'ha pure i baffi" e
quindi senza dubbio si riferivano a me.
Con buona pace della mia autostima, mi sentii come mi avessero dato un
calcio nei coglioni.
Mi sono ributtato verso la luce, alla ricerca di quel posto.
Ripensavo ai miei problemi passati quando avevo meno d 18 anni e mi
sentivo poco apprezzato. Avessi subito allora una cosa del genere
sarei impazzito.
Le case basse attorno alla via erano tutte in sasso. I negozi di
prodotti dolciari, liquori centerbe e miele di castagno si alternavano
a moscissime gallerie d'arte e negozi di souvenir con tanto di
braccialetto con il tuo nome inciso a laser.
Il mio posto dev'essere qui, non troppo lontano, pensai.
Di colpo una scritta catturò la mia attenzione: libreria (Via
Palestro, strada medievale).
Girai l'angolo e mi trovai davanti all'inaspettato.
Una strada tra due file di casette basse, e verso il fondo una serie
di archi a tutta volta la attraversavano, portandoci sopra a volte una
stanza con finestre, a volte un giardino sospeso, a volte un
ponticello. Ai lati della strada dei faretti nel terreno e dei
lampioncini in stile '800, tracciavano la mia via verso la fine della
stessa.
Era una strada magica e la percorsi tutta.
Così magica che mi dimenticai il posto in cui volevo andare.
(aM 16.2008)
giovedì, agosto 14, 2008
La vita è muffa.
Senti
E' un pezzo che ti si avvolge alla gola
Proprio quello
Tra i mille che la radio ti può sputare fuori
È proprio quello
Di colpo non vedi più la strada e le tue mani da 40enne
E il volante adesso è quello di una 127
La luce torna a profumare di '70
E il tempo non ha più i colori che cambiano a secondo dei giorni
Lunedì non morde ancora
In questa vita fatta da te per te
Strano
Il cuore accelera un po'
La canzone parla di uno che farà di tutto per avere lei
Ci piangevi quasi
Facevi il coro nel pezzo in cui lei era l'unica donna per te.
Adesso
A bordo di questa Opel familiare che finirai di pagare tra un po'
Ti manca il soggetto del testo
Non ti sembra più così adatto.
E di sicuro non faresti molto per averla.
Ma il pensiero ti disturba poco.
Ti basterà dare quest'ultimo tiro alla sigaretta
Buttarla fuori e poi fermarti per farla salire coi bambini.
Domenica pomeriggio all'IKEA.
(Muffe, R. Buchago 2008, traduzione di M. Selaschetti)
venerdì, agosto 08, 2008
domenica, agosto 03, 2008
Racconti solubili #15
"Il caffè è pronto".
Torno al mondo con questa frase in testa. Mi giro e mi asciugo la bava ai bordi della bocca poi mi stiro.
Tu mi guardi che sei già in piedi.
"Stanotte che Julian mi ha fatto dormire ho fatto un incubo"
Non rispondo perché ho ancora tutta la notte in bocca e non mi si muove la lingua.
"Ma non era un incubo normale era più la trama di un film horror"
Metto il braccio dietro alla testa, sul cuscino e ti guardo mentre parli.
"C'era un corso di quelli che fanno le aziende di perfezionamento..ma non sulle cose di lavoro..sull'autostima e quelle robe tipo camminare sui carboni ardenti..com'è che li chiamano?"
Mi guardi alla ricerca di una risposta che io conosco ma non ho voglia di dirti, adesso.
Ancora non mi partono le parole così ti mostro un'espressione del tipo non lo ricordo.
"..comunque, alla fine li ammazzano tutti..e la cosa buffa è che i partecipanti vengono selezionati in base al tipo di scarpe che indossano..ce n'è pure uno con dei sandali verdi che hai tu, ma non eri tu..alla fine quando li ammazzano fanno vedere le scarpe a fianco di ogni cadavere"
Penso, ma non parlo, "che bella quest'idea delle scarpe, mi ricorda un po' Bianca di Moretti, ma qui è più cattiva.."
"Alla fine si salva solo una ragazza e un bambino…io non sono la ragazza invece il bambino è Morgan..un'angoscia mi è venuta..scappano e vanno negli uffici di una grande azienda, mi sembrava l'IKEA..ma i due dirigenti a cui vuole dire la cosa sono dell'organizzazione che fa i massacri..così scappano di nuovo"
Tiro un sorso al caffè e ritrovo la parola.
"Bello.
Sei contenta del mio giudizio, lo vedo chiaramente.
"Quando li ammazzavano facevano delle facce tipo arancia meccanica..preferisci quest'ascia oppure questa sciabola?" sul tuo viso un ghigno simulato.
"Bello davvero.."
Sono contento anch'io.
Era un po' che non condividevamo qualcosa, io e te.
(aM 15.2008)