sabato, settembre 27, 2008

Lasciali correre. I pensieri lasciali correre.

Solo gli stupidi e i folli non cambiano mai idea: contrariamente alla prima impressione il libro di Burroghs (Augustene) "Correndo con le forbici in mano" non è brutto. Il timore che si trattasse di una teoria di citazioni comprensibili esclusivamente alla comunità omosessuale di New York si è dissolto intorno a pagina 40. Questo è un libro che può generare tra i suoi fan dei fenomeni d'imitazione di alcune delle situazioni raccontate, come ad esempio l'utilizzo della Bibbia per chiedere a Dio un consiglio su una particolare azione. Il metodo è semplice, basta fare una domanda e poi aprire a caso una pagina della Bibbia e indicare un punto della stessa senza guardare. La parola così individuata diventa la risposta di Dio al quesito: il suo consiglio. Certo, è necessario un minimo d'interpretazione, ma la cosa funziona così. Di fatto è lo stesso procedimento che si deve seguire con "I Ching" e se non mi credete guardate cosa scrisse Jung nella sua prefazione a quest'opera. In sintesi se sei una persona istintiva e riflessiva, ogni metodo che ti costringe a scavare in profondo dentro di te circa il tuo rapporto con quello che ti circonda (nello spazio e nel tempo), va bene e funziona.
Io preferisco usare la playlist del mio iPod in modalità shuffle. Mi basta sentire cosa mi dicono o mi trasmettono le canzoni che vengono sputate fuori a caso, una dopo l'altra.
Ma vorrei proporvi un altro metodo: chiedete a Pino Scotto. Se cercate i suoi video su Youtube (o gli originali trasmessi da RockTV) vi accorgerete che ha risposto praticamente a qualsiasi domanda. Guardate questo. Un mito.

----------------
Now playing: Mark Kozelek - Carry Me Ohio (Jam Version)
via FoxyTunes

lunedì, settembre 22, 2008

Ricevo milioni di richieste...

..che mi chiedono notizie sul Grande Bulacky la cui foto campeggia da un po' di tempo qui a destra.
Chi è? Cosa fa per mantenersi? Sono alcune delle numerose richieste che ricevo sul suo conto.
Ebbene a essere sincero una risposta precisa non ce l'ho, ma prometto che cercherò di fare qualche indagine in modo da poter placare questa crescente curiosità da parte dell'opinione pubblica.
Conosco di lui poche cose (inutili), come se fosse il parto di una mente malata..di Alzehimer, perchè immediatamente dopo averlo creato se n'è bellamente dimenticato. In un attimo, come quei mariti che scordano le mogli all'autogrill o i cani chiusi in macchina, d'Agosto, in seconda fila davanti alla sala corse.
Il poco che conosco di lui me l'ha detto il giornalaio qui all'angolo. E' stato lui a passarmi un CD con dentro alcune sue foto e una brevissima mini-biografia. Ricordo che mi disse: "Non lo prende il CD in regalo con Famiglia Cristiana?". E io accettai. Ma dovevo immaginare che c'era qualcosa di strano in quel gesto. Un po' per l'espressione spettrale del giornalaio e un po' perchè io non ho mai comprato Famiglia Cristiana (me ne ricorderei). E nei giorni seguenti a questo fatto, dopo aver visto il contenuto del CD, avrei tanto voluto chiedere al giornalaio una spiegazione, ma al posto dell'edicola ho trovato uno di quei baracchini che vendono lupini, arachidi tostate e caramelle.
Non me la bevo, comunque. Penso che sia quasi tutto materiale apocrifo.
Ma voi state tranquilli perché, vero o falso che sia, è tutto materiale che ho intenzione di condividere con voi. Così sarete voi stessi a giudicare se siamo di fronte a un genio, a un pazzo o a una semplice invenzione letteraria. E dopotutto, al giorno d'oggi, anche essere una creatura letteraria non è poi una così brutta fine: se ti va di culo puoi addirittura diventare immortale...

----------------
Now playing: Micah P. Hinson - Come Home Quickly, Darlin'
via FoxyTunes

sabato, settembre 20, 2008

Alcool e Rocchenrol

Nella vita le certezze vengono quando bevi. Non è una condizione necessaria ma sufficiente sì. Ogni volta che bevo un po' mi ritrovo a pensare a delle cose e quasi subito me ne vengo fuori con la frase: "Questa è la cosa che preferisco in assoluto al mondo". Mia moglie lo sa perchè me lo avrà sentito dire mille volte, su cose diverse. Ieri sera ero in una situazione del genere. Così mi sono detto la birra inglese è la cosa che preferisco al mondo. Mi piace perchè non fa schiuma e si può bere anche d'inverno, perchè non va servita troppo fredda. Mi piace perchè mi piace. Ecco ieri sera pensavo a questo e al fatto che una delle migliori birre inglesi che ho bevuto è la St. Peter. Ecco il link al loro shop online (producono un tipo di birra che può essere paragonata al metodo biodinamico dei vini..).
Ma anche Chad Vangaalen è la cosa che preferisco al mondo, in assoluto. Ascoltate i brani che mi ha fatto sentire Mario e che ho inserito nella imeem playlist qui a fianco.
In questo video potrete apprezzarne tutta la sua ecletticità. Un grande.
Vi ho già detto che è la cosa che preferisco al mondo?

----------------
Now playing: Chad VanGaalen - Cries of the Dead
via FoxyTunes

giovedì, settembre 18, 2008

Solubile numero 17

Un tizio che ha fatto un corso per scrivere racconti, mi fa perché non provi a imitare lo stile di qualche scrittore?

E io gli ho detto va bene, perché no?

Così mi ha dato un libro di uno scrittore americano che è molto bravo a sentir lui e ho iniziato a leggerlo.

Mi ha pure detto che da qualcosa dei suoi scritti ci hanno fatto due film. Uno si chiamava, se ricordo bene, Blue in the face mentre l'altro non lo ricordo più.

Comunque ho iniziato a leggere uno dei suo racconti, piuttosto lungo, e mi è molto piaciuto lo stile e le cose che narrava. Mi è piaciuto molto il modo in cui tirava dentro degli incisi su cose difficili e come scavava i personaggi, facendone uscire tutto. Proprio tutto.

Mi viene in mente l'immagine di un limone strizzato.

E pensare che il limone è un ibrido nato da un Cedro e un tipo di agrume praticamente sconosciuto, a meno di vivere in Malesia dove cresce e viene consumato in abbondanza. Si chiama Pomelo e assieme al Mandarino e al Cedro costituisce la base, attraverso incroci tra di loro, di tutti gli agrumi che si conoscono.

Quando l'ho scoperto devo ammettere che ci sono rimasto un po' spiazzato. Avrei scommesso che uno dei tre agrumi fondamentali potesse essere il pompelmo e invece non è così.

 Vorrei mettermi a scrivere quel racconto, ma sento l'ispirazione svanire.

Non è pigrizia è una cosa strana che mi capita ogni volta e per ogni cosa mi metto a fare.

Se non riesco a dargli un senso, a incastrarla nella mia costruzione vitale, allora mi si sgonfia tra le dita e torna a generare noia. Così se voglio scrivere non devo solamente pensare a cosa scrivere, ma devo anche sentirmi di non perdere del tempo mentre lo faccio.

Facevo la collezione del Subbuteo da piccolo. Un giorno mi son chiesto a cosa mi serviva tutto quel gran mucchio di scatole piene di squadre (avevo la seconda maglia della Roma che mi piaceva moltissimo!), di pezzi di tribuna e dei lampioni.

Non sono riuscito a darmi una risposta e così ho regalato tutto a un mio amico.

Con la scrittura rischio sempre di fare questa fine, ogni giorno.

E anche dire queste cose su di me, in realtà, è solo un tentativo di esorcizzare questa mia ansia. Sembro il bambino che ha paura di non trovare la mamma quando torna dalla gita, così prima di partire glielo chiede 4 o 5 volte. Provando a ricordarsi bene la sua promessa, ma per quanto prova a convincersi, sente la paura dell'abbandono salirgli dall'intestino.

Suonano al telefono e torno al presente, al foglio bianco in questa stanza che ha solo un tavolo al centro e le pareti disadorne.

Disadorne?

Da dove ho ripescato questo termine?

Rispondo distratto e la voce dall'altra parte mi dice, con molta calma, che vuole parlare con Mario Selaschetti. Resto un attimo in silenzio, mentre mi osservo le mutande e noto una lieve macchia sul davanti.

-       No, ha sbagliato, mi spiace.

-       Ne è sicuro? – La voce, ancora calma, m'incalza lieve dall'altra parte

-       Certo, mi chiamo Paul Austen perché mai dovrei essere Selaschetti?

Vorrei mettermi a scrivere dunque, ma ogni scusa, anche inesistente, sarà capace di fermarmi.

Compresa questa.

Vi siete resi conto che non uso mai la parola "piuttosto"?

(aM 17.2008)

sabato, settembre 13, 2008

La Congiura dei Petrolieri

Piove che Dio la manda e qui sotto casa mia, vedo alcuni vecchi, diversi albanesi, sparuti cinesi, e qualche avanzo di galera (usurai?) entrare di corsa nel Bingo. Chiusa la parentesi narrativa, stasera penso di aver trovato la prova definitiva di quanto sia potente la lobby del petrolio. Non ho mai dato troppo peso alle teorie che vedevano nelle compagnie petrolifere (le famose 7 sorelle) un comitato che decide le sorti del mondo, politica compresa.
Ma ora sono sicuro che mi sbagliavo. Come detto ne ho la prova provata..la guerra in IRAQ? No. Peggio. Molto peggio: la Toyota Prius. Cosa voglio dire? Presto fatto: immaginate di creare una macchina che, grazie alla tecnologia del motore ibrido, vi permette di ridurre del 40% il vostro consumo di benzina. Bello eh? Bene, ma è mai possibile che al momento di rivestire questo benedetto motore ibrido con una carrozzeria, come designer prendete quello che ha disegnato la Prinz, la Simca e l'Arna? A questo punto è evidente che non volete venderne poi tante di queste benedette Prius...Bravi, fate questi favori alle società petrolifere..continuate così maledetti!
Ecco, adesso che l'ho detto temo già per la mia incolumità fisica..



----------------
Now playing: Charley Musselwhite - Cha Cha The Blues
via FoxyTunes

domenica, settembre 07, 2008

Assolutamente inutile

Un mio amico mi ha consigliato di leggere Augusten Burroughs e così mi sono preso "Correndo con le forbici in mano", ma non è di questo che vorrei parlare, anche se, dalle prime pagine che ho visto, devo dire che non mi pare granchè (va be'..). Sembra una biografia inventata (mi puzza di J.T. Leroy) da una zittella acida. Ma sono pronto a cambiare giudizio se poi, andando avanti, dovesse finire col piacermi.
Sempre il solito amico mi ha fatto conoscere Houellebecq (di seguito H.). La cosa straordinaria di questo scrittore è il gusto della provocazione, almeno credo. Detto che mi sembra la bruttissima copia di Celine ("Viaggio al termine della notte" è davvero un capolavoro) e che non mi è piaciuto, è comunque notevole la sua capacità di esprimere concetti assoluti. La cosa non mi dispiace, dopo tutti questi anni di relativismo e di political correctness, se la si applica ad affermazioni esageratamente inutili. Ecco un esempio di assolutismo inutile alla H.:
"Tutti i bianchi di nome Filippo con due cognomi, sono dei potenziali omosessuali"
"Le tette cadenti sono indice di isteria"
Forse ho fatto a mia volta dell'assolutismo inutile su H., ma date un'occhiata ai suoi racconti pubblicati su corriere.it (in particolare quello sui tedeschi..) e giudicate.
Ecco me ne viene subito un'altra: "tutti gli scrittori (compresi quelli che si credono tali) parlano male dell'opera di quelli che hanno avuto successo.." (caspita, vale anche per me questa, eh?!)
Devo ammettere che è davvero liberatorio fare delle affermazioni di questo tipo; alla fine tutti 'sti distinguo affaticano il cervello, come soleva dire Pinochet.
Riposa all'inferno, bastardo!

----------------
Now playing: Leonard Cohen - Field Commander Cohen
via FoxyTunes

venerdì, settembre 05, 2008

All'improvviso sei niente.

VII

Ti ha detto

Passami l'acqua

Tua moglie

Ma tu non senti

Che il vento

Sopra la tovaglietta

Ruba i piatti di carta

E le tue pensate

Sul culo della moglie

Del tuo amico di fronte

E di colpo ti senti inadeguato

L'area picnic

Con BBQ

Non era attrezzata

Anche per questo.

(R. Buchago, Muffe 2008, trad. M. Selaschetti)

domenica, agosto 31, 2008

Racconto solubile #16

Sono arrivato a Bagno di Romagna che il sole era tramontato da
pochissimo.

Ne vedevo ancora qualche tiepida striatura in alto, verso il passo dei
Mandrioli, almeno credo perché non conosco bene il posto.

Sapevo dove andare ma non sapevo bene dove fosse la mia vera meta del
viaggio.

Cercavo un parcheggio, avvertendo un po' d'ansia: volevo fare il check
in in albergo e poi cercare un posto dove cenare prima che la cucina
chiudesse.

Scartai qualche riga blu e un non molto chiaro parcheggio libero ma
solo con tagliando verde e alla fine, non senza qualche rischio, la
sistemai in un buco in un vialetto alberato.

Non era lontano dal centro. Me ne accorsi percorrendo quella che aveva
tutti i crismi di essere la via principale. A ogni metro aumentava la
gente e il rumore di una musica indistinta.

Alla fine la strada finì nella piazza principale e la musica divenne
la mazurka che accompagnava, s'un palco a livello strada, una scuola
di ballo di Cesena.

Il presentatore abbronzato stava chiamando sul palco una coppia
giovane per una salsa cubana, quando trovai l'albergo.

Una decina di anziani stazionava nel piccolo dehor sul davanti.
Probabilmente già si preoccupava dell'orario in cui sarebbe finito lo
spettacolo.

Entrai, posai le valige e mi misi alla ricerca di quel posto.

Dalla piazza presi per errore – che errore! – il lungo Savio. Il viale
alberato era buio, mi mise voglia di fischiettare, nonostante in
lontananza il rumore della scuola da ballo mi faceva sentire come il
ragazzo che nuota dove non si tocca ma vedendo vicino lo scoglio si da
coraggio e gode della paura allo stesso tempo.

Che strani che siamo, eh?

Il rumore della musica sparì di colpo lasciandomi al buio senza legami
con la vita.

Di colpo 4 figure scure mi si fecero incontro. Le peggiori che potessi
mai incontrare.

Sulla musica di un pezzo di cui non ricordo più il nome hanno iniziato
a cantare: "gira bagno di romagna perché è un cesso, un cesso un cesso."

Per un attimo ho sperato non ce l'avessero con me, poi però una delle
4 ragazzine (sui 14 anni, credo) ha detto: "c'ha pure i baffi" e
quindi senza dubbio si riferivano a me.

Con buona pace della mia autostima, mi sentii come mi avessero dato un
calcio nei coglioni.

Mi sono ributtato verso la luce, alla ricerca di quel posto.

Ripensavo ai miei problemi passati quando avevo meno d 18 anni e mi
sentivo poco apprezzato. Avessi subito allora una cosa del genere
sarei impazzito.

Le case basse attorno alla via erano tutte in sasso. I negozi di
prodotti dolciari, liquori centerbe e miele di castagno si alternavano
a moscissime gallerie d'arte e negozi di souvenir con tanto di
braccialetto con il tuo nome inciso a laser.

Il mio posto dev'essere qui, non troppo lontano, pensai.

Di colpo una scritta catturò la mia attenzione: libreria (Via
Palestro, strada medievale).

Girai l'angolo e mi trovai davanti all'inaspettato.

Una strada tra due file di casette basse, e verso il fondo una serie
di archi a tutta volta la attraversavano, portandoci sopra a volte una
stanza con finestre, a volte un giardino sospeso, a volte un
ponticello. Ai lati della strada dei faretti nel terreno e dei
lampioncini in stile '800, tracciavano la mia via verso la fine della
stessa.

Era una strada magica e la percorsi tutta.

Così magica che mi dimenticai il posto in cui volevo andare.

(aM 16.2008)

giovedì, agosto 14, 2008

La vita è muffa.

V

Senti

E' un pezzo che ti si avvolge alla gola

Proprio quello

Tra i mille che la radio ti può sputare fuori

È proprio quello

Di colpo non vedi più la strada e le tue mani da 40enne

E il volante adesso è quello di una 127

La luce torna a profumare di '70

E il tempo non ha più i colori che cambiano a secondo dei giorni

Lunedì non morde ancora

In questa vita fatta da te per te

Strano

Il cuore accelera un po'

La canzone parla di uno che farà di tutto per avere lei

Ci piangevi quasi

Facevi il coro nel pezzo in cui lei era l'unica donna per te.

Adesso

A bordo di questa Opel familiare che finirai di pagare tra un po'

Ti manca il soggetto del testo

Non ti sembra più così adatto.

E di sicuro non faresti molto per averla.

Ma il pensiero ti disturba poco.

Ti basterà dare quest'ultimo tiro alla sigaretta

Buttarla fuori e poi fermarti per farla salire coi bambini.

Domenica pomeriggio all'IKEA.

(Muffe, R. Buchago 2008, traduzione di M. Selaschetti)

venerdì, agosto 08, 2008

domenica, agosto 03, 2008

Racconti solubili #15

"Il caffè è pronto".

Torno al mondo con questa frase in testa. Mi giro e mi asciugo la bava ai bordi della bocca poi mi stiro.

Tu mi guardi che sei già in piedi.

"Stanotte che Julian mi ha fatto dormire ho fatto un incubo"

Non rispondo perché ho ancora tutta la notte in bocca e non mi si muove la lingua.

"Ma non era un incubo normale era più la trama di un film horror"

Metto il braccio dietro alla testa, sul cuscino e ti guardo mentre parli.

"C'era un corso di quelli che fanno le aziende di perfezionamento..ma non sulle cose di lavoro..sull'autostima e quelle robe tipo camminare sui carboni ardenti..com'è che li chiamano?"

Mi guardi alla ricerca di una risposta che io conosco ma non ho voglia di dirti, adesso.

Ancora non mi partono le parole così ti mostro un'espressione del tipo non lo ricordo.

"..comunque, alla fine li ammazzano tutti..e la cosa buffa è che i partecipanti vengono selezionati in base al tipo di scarpe che indossano..ce n'è pure uno con dei sandali verdi che hai tu, ma non eri tu..alla fine quando li ammazzano fanno vedere le scarpe a fianco di ogni cadavere"

Penso, ma non parlo, "che bella quest'idea delle scarpe, mi ricorda un po' Bianca di Moretti, ma qui è più cattiva.."

"Alla fine si salva solo una ragazza e un bambino…io non sono la ragazza invece il bambino è Morgan..un'angoscia mi è venuta..scappano e vanno negli uffici di una grande azienda, mi sembrava l'IKEA..ma i due dirigenti a cui vuole dire la cosa sono dell'organizzazione che fa i massacri..così scappano di nuovo"

Tiro un sorso al caffè e ritrovo la parola.

"Bello.

Sei contenta del mio giudizio, lo vedo chiaramente.

"Quando li ammazzavano facevano delle facce tipo arancia meccanica..preferisci quest'ascia oppure questa sciabola?" sul tuo viso un ghigno simulato.

"Bello davvero.."

Sono contento anch'io.

Era un po' che non condividevamo qualcosa, io e te.

(aM 15.2008)

 

mercoledì, luglio 30, 2008

Ancora Muffe

Allungati un po' di più

E non respirare

O l'odore morto

Della cenere volata sui tappetini

Ti farà ricordare

Che hai ancora un'ora per finire

Di lavare l'auto

E passare dal tabaccaio

Che le hai finite

Domenica pomeriggio

Senza partite

Perché oggi il figlio

Tocca a te.

E il rumore dell'aspirapolvere

Non basterà

A non farti pensare

Quanto ti è costato usare quel preservativo

Per quei 10 minuti nel campo

La cui confezione

Non vuole sfilarsi

Nonostante il tuo allungarti

Da dove il sedile scorre

Ormai a scatti sprecisi

tra le sue guide

ormai inutili

(Muffe, R. Buchago 2008)

giovedì, luglio 24, 2008

Racconti solubili #14

Io sembro uno con il Telepass, lei una da trasporto eccezionale che non passa dal casello.
E’ vecchia e lenta, le caviglie sono due panettoni antiparcheggio, faccio un ultimo scattino e la precedo sull’ingresso. Schiaccio subito il tasto giusto, quello dei pagamenti dei bollettini postali e mi allontano nell’androne delle Poste di Via Garibaldi.
Lei, la vecchia, sento che mi da del giovane maleducato con qualche spettatore involontario e poi inizia a chiedere aiuto su cosa deve schiacciare.
Ma io sono già seduto a guardare il tabellone luminoso. Ho il C184 e se leggo bene in alto dovrei avere una ventina di persona davanti a me.
Sono tante mentre le casse aperte sono solo 3.
Incomincia a prendermi una certa forma di ansia. Un’ansia strana, quasi più una forma di smania, il desiderio di vedere uscire sempre più numeri vicino al mio sul tabellone del codometro.
Il primo non mi gioca a favore, A123 sono quelli del bancoposta, son clienti pesanti questi: non è come spedire una busta o pagare un bollettino, dove ci sono di mezzo i propri soldi ci vuole più tempo. Chiedi sempre conferma “ma questo importo è corretto?”, “cosa vuol dire commissione lavorazioni esterne?”. E il tempo passa senza vedere cambiare il numero sul display a led rossi posto sopra alla cassa.
Guardo il signore in piedi, si è alzato dopo che ha visto H36 (per la cassa 6) lampeggiare dopo il segnale sonoro. Probabilmente ha il biglietto H37 o lì vicino. Cerca di capire quale sia il cliente più avanti nelle operazioni, il primo che finirà di essere servito e che lascerà quindi la cassa libera di ottenere un altro assegnamento. Un altro numero, eccolo alla cassa 8, ma è di nuovo un cliente banco posta A125. Il signore sbuffa e si mette a guardare l’orologio.
Ha fretta, mentre io vedo cominciare la mia rimonta
C170, C171 e C172 passano in un minuto, benedetti quelli che se ne vanno impazienti!
Mancano ancora 13 persone davanti e sono dentro da soli 10 minuti.
Sono euforico e aspetto il prossimo segnale, eccolo C173, niente bancoposta o spedizioni urgenti, sono nel cuore di chi o cosa gestisce la coda.
Poi di colpo una bella batosta e cado in preda alla delusione più nera: passano uno dietro l’altro, lenti come TIR in salita 5 codici che iniziano con la B. Arriva l’ultimo il B152 che ancora non ho capito bene cosa debbano fare quelli con questo tipo di codice.
Ma si riparte il mondo è un flipper colorato e ad ogni cicalare del suono che anticipa i numeri vedo la distanza con il mio C184 svanire. Sono esausto di gioia e trepidazione, mi alzo al C182 perché ormai sono tutto un bollore.
Sono mercurio vivo.
Guardo intorno le casse, quale sarà la mia?
Devo stare calmo, ma sono eccitato come un bambino al parco giochi, ancora pochi secondi e uscirà il mio numero.
Eccolo: C184.
Mi guardo attorno paonazzo, sono felice.
Ma la felicità è una cosa passeggera, passa subito.
Io però ho voglia di riprovarla, un’altra volta, ancora e poi ancora.
Faccio una pallottolina del cartellino con il numero e prendo la strada per l’uscita.
Mi busco un po’ di caldo qui fuori e poi mi rifiondo dentro a riprovarci.


(aM 14.2008)

venerdì, luglio 18, 2008

Quando incontri l'arte la saluti?

Ieri sera ho incontrato l'arte.
Aveva le fattezze di Davide Avogadro e sono pure riuscito a scambiarci 4 chiacchere.
Ma non ero interessato a Lei come persona, a essere sincero piuttosto normale - un banale stereotipo di artista, quanto alle sue opere.
C'erano esposte 6 o 7 sue opere di cui una in particolare mi ha impedito di starle vicino tranquillo: un'enorme faccia di donna su sfondo oro. Una donna dall'espressione tremendamente inquietante, sospesa tra noia, malinconia e rassegnazione.
L'ho guardata per tutta la sera, sorseggiando una birra e cacciando zanzare.
Se avessi abbastanza soldi la comprerei.
Davvero.

giovedì, luglio 10, 2008

Racconti Solubili # 13 (? Boh?)

L'importante è che scrivi. Butta giù una parola dopo l'altra e fregatene di tutte le voci.

Ogni cosa è inutile, a seconda di quale scopo scegli di perseguire  in quel momento. Quindi scrivi, che vedrai che ogni volta sarà sempre meglio. Non pensare a cosa serve. Come un muscolo rinvigorito, la scrittura ti costringe a spremere la tua essenza, a formare il pensiero e renderlo fisico. Certo questi led che si accendono per fare le lettere non sono poi tanto più fisici del pensiero, ma è già qualcosa.

Qualcosa che testimonia la tua presenza qui.

Ecco pensavo più o meno a queste cose, davanti al monitor del mio computer, quando hanno bussato alla porta. 

-       Ha per caso visto le mie tette?

-       Cosa?

-       Le ho chiesto se per caso ha visto le mie tette?

E' un tizio secco e dai capelli grigi, ma sulla 40ina, quello che dice di aver perso le tette. Tossicchia per schiarirsi la voce.

-       Scusi ma perché ha bussato qui?

-       Non lo so, ma sul piano nessun altro mi ha risposto.

-       Ascolti…

-       Be' ha visto per caso le mie tette?

-       Ascolti..non so proprio di cosa stia parlando.

Il tizio non da segni di pazzia apparente. Ha una cravatta blu con sopra il disegno di una mongolfiera. Sulla camicia ha una patacca di qualcosa che sembra gelato. Probabilmente un magnum al cioccolato bianco.

-       Si che lo sa..non hai mai visto delle tette?

-       Si..certo, ma questo non…

-       E allora vede che mi può aiutare?

-       Va bene, allora, mi dica come sono?

-       Sono tette gliel'ho detto.

-       Intendevo di che taglia? Di che forma? A pera, a melone, cadenti, insomma si fa presto a dire tette..

Il tizio mi fissa e si caccia in gola lo stecco di quanto rimasto del gelato. Lo succhia e poi se lo leva di nuovo. Mi punta addosso lo stecco e dice – lei mi sta prendendo in giro…

Per un attimo ho paura del suo sguardo che sembra per un istante caricarsi di rabbia. Allora cerco di giustificarmi:

-       No guardi, chiedevo solamente se…

Il tizio abbassa lo stecco del gelato.

-       Va bene, me ne vado..mi scusi per il disturbo..ma da quando ho perso le mie tette ho perso un po' la testa. Cioè, no. Si ok, ha capito che questo è solo un gioco di parole, perché la testa è ancora qui. Si, fa niente..mi scusi ancora.

Nello stesso momento in cui il suo sguardo passa da un accenno di rabbia a un misto di delusione e sconforto, si gira e se ne va.

Chiudo la porta, mentre lo vedo scendere ciondolando la rampa di scale.

Mi gratto il sedere e sposto le mutande che mi si sono infilate tra le chiappe.

Il computer ha attivato il salvaschermo: un susseguirsi di foto dei miei figli smette la sua sequenza di apparizione non appena tocco il mouse.

Riprendo da dov'ero rimasto. Scrivo "i", "l", e poi "tizio"…e poi "…è quasi fuori dal portone del condominio. Triste e sconsolato, guarda delle persone a caso, alcune felici, altre senza apparenti emozioni. Si chiede per un attimo perché.

Poi, dandosi una botta alla fronte con il dorso della mano, inizia a sorridere piano poi molla gli ormeggi e diventa sempre più sguaiato: una risata piena, senza freni.

Qualcuno lo nota, e forse vede la sua maglietta con le macchie di gelato. Ma lui se ne frega, adesso che si è ricordato dove ha lasciato le sue tette, è troppo felice."

Rido anch'io, mentre mi tiro indietro sullo schienale e mi accendo una sigaretta.

 (aM 13.2008)

mercoledì, luglio 02, 2008

Nuovo progetto

"Buchago is back!" (ammesso che qualcuno ne abbia sentito la mancanza).
Il suo nuovo progetto è una raccolta di poesia dal titolo "Muffe", che segue il successo internazionale di "Dimmi Parole Sporche".
Ecco di seguito la prima opera che ho avuto possibilità di tradurre per conto della casa editrice che ringrazio.

I

Appesa alla sbarra
Che ti salva dall’incertezza
Di una frenata non prevista
Guardi in basso
Verso il signore distinto
Che copre il suo completo gessato
Con la cronaca rosa di pagina 20
Non ricordi più a che ora
Tornerai a essere viva
Se lui ti porterà buone notizie
O cattive come sempre
La borsa con i detersivi
Che la Signora ti ha fatto comprare
Pesante, ti balla tra le scarpe
Non sono quelle che avresti voluto
Ma sposare uno con il vizio dell’azzardo
Non è una cosa che ti salva
Dagli imprevisti prevedibili
Dai lavori improvvisati
Dalla noia delle domeniche a casa
Con i figli già pronti
a renderti difficile
seguire quel programma che tanto ti piace
Andassero anche loro in sala corse
Almeno
Che io devo sopravvivere
Per continuare a sognare

("Muffe", R. Buchago 2008)

giovedì, giugno 19, 2008

Racconto solubile #12

"Frutta rossa matura.." e mentre lo dice porta il bicchiere verso il
naso e ci ficca quasi la faccia dentro.

Il suo amico seduto di fronte lo ascolta attento, mentre fa roteare il
vino e poi lo lascia tornare quieto, guardandone le righe e i segni
lasciati sul vetro.

"..ma sento anche un profumo di petali di violetta...strano, non
credi?"

L'amico è impegnato ad annusare e così non gli risponde subito, poi
dopo 3 o 4 tirate su con il naso torna a reagire annuendo: "..si,
anche se qualcosa non mi torna, c'è dentro un qualcosa che non riesco
a definire, mi sembra quasi..aspetta che ora mi viene.."

"A me sembrano petali di violetta, magari è perchè lo abbiamo aperto
da poco e non ha ancora dato tutto quello che deve dare..."

"Si è vero ora li sento anch'io, ma sono petali di violetta assieme a
frutta di bosco..mi sembrano dei..

"..mirtilli!"

"Si, bravo! Mirtilli, si mirtilli grossi e sugosi..ehi..guarda un po'
chi c'è la!"

L'amico si gira verso l'ingresso del locale, nella zona dove gli
avventori restano in piedi al banco.

"Franco?!"

Si avvicina un tipo che gli batte la mano sulla spalla, mentre cerca
di alzarsi per giungere a una stretta di mano.

"Seduto, seduto..come va?!"

"Bene, Andrea e io stiamo assaggiando questo Barbera, che ci fai qui?"

"Sono di passaggio sono venuto a salutare Anna poi me ne vado..."

"Sicuro che non ti vuoi sedere?"

"No, grazie sono davvero di fretta, un'altra volta ben volentieri"

"Ok, salutaci Anna allora!"

"Si, lo farò..ci vediamo.."

"Ciao.."

"Ciao Franco, a presto"

Il tipo dice "A presto" e si allontana per salutare altre persone.

I due amici al tavolo sono rimasti con un sorriso incollato, poi uno
dei due lancia uno sguardo verso i clienti e poi sussurra "Speriamo
bene per lui..".

"Si speriamo bene..con sti chiari di luna è sempre più difficile.."
dice mentre butta giù un sorso dal bicchiere e contrae le guance per
assaporare il più possibile il vino appena deglutito.

"Sai cosa mi ricorda?" aggiunge repentino.

"Chi? Franco?"

"Ma no, questo Barbera.." sul suo volto compare un mezzo sorriso.

"Eh? Cosa ti ricorda?"

"Non so, non ne sono sicurissimo, ma ti ricordi quelle caramelle di
gomma lunga.."

"No, aspetta..intendi quelle che avevano al circoletto?"

"Si, quelle bicolori rosse e gialle..anzi non le vedevano al
circoletto.."

"..ce l'aveva Mimmo!

"Si, ce l'aveva Mimmo, hai ragione!"

"Le metteva sempre sul banco perchè aveva paura che gliele rubassero.."

"Eh si, proprio quelle, allora ti ricordi il gusto? Per me sto vino sa
un po' di quelle caramelle"

L'amico annusa forte dentro al bicchiere, poi beve un bel sorso.

"Si, ma non quelle rosso e nere.." l'espressione dell'amico resta
agganciata a un pensiero in particolare: il sentiero nella sua testa
verso il ricordo.

"Hai ragione, erano quelle verdi e..."

"..e azzurre!" dicono all'unisono iniziando a sorridere.

Finiscono il vino nei due bicchieri poi uno dei due resta incantato a
fissare il bicchiere.

"certo che è strano..troppo strano." dice, come emergendo da un pozzo.

"Scusa?" l'amico lo fissa per un attimo.

"No, pensavo a quel tipo di prima.."

"eh allora?"

"Niente,non ti sembra che abbia..."

"Che abbia?"

"Eh che non sia strana tutta sta storia.."

"No, perchè? Non ti capisco.."

"Va be' fa lo stesso.." e dopo averlo detto si alza per andare a
pisciare.

(aM 12.2008)

lunedì, giugno 16, 2008

Ascolta questo!

Se cliccate qui, potrete ascoltare una playlist fatta da un internettaro 2.0.

Davvero bella, ci sono gruppi come Earth, Les Savy Fav, Beauty Pill.

sabato, giugno 07, 2008

Racconti solubili #11

"Potrebbe anche smetterla di fare avanti indietro con gli zoccoli!"

La vecchia signora del piano di sotto mi guarda con un'espressione di
chi ha davanti a sé Giuda Iscariota.

Quando ho aperto la porta me la sono trovata davanti così, in
vestaglia e sguardo truce. Dovevo capirlo dall'intensità degli squilli
del campanello e l'ora non proprio convenzionale che tirava aria di
guai. Ho pure commesso l'errore di arrivare nudo davanti al carnefice:
indosso un pigiama di molte notti e le ciabatte da doccia con la gomma
ormai alla frutta.

Più indifeso e alla sprovvista di così non poteva beccarmi la vecchia.

Le ho risposto con calma senza parlare, mostrandole i miei piedi come
per dirle "Mi scusi, le sembrano zoccoli, questi?"

Mi ha guardato vuota. Finita la sua invettiva si è bloccata di colpo.

Le vecchie così, come questa che mi abita sotto, non mi piacciono.
Tutte rinsecchite nella loro cartapecora che un tempo era forse
epidermide.

Cosa penseranno mai della loro vita in questa condizione?

Una condanna?

Magari hanno pure loro dei sogni che vorrebbero ancora realizzare che
le tengono tenacemente agganciate al respiro che le fa sopravvivere.
Finchè qualcosa non le stacca definitivamente la spina.

E' ancora fissa con lo sguardo su di me, ma adesso sembra aver paura.

Meglio così, almeno non aprirà più la sua bocca sgangherata. Non
riuscirei a rivederla ancora. Mentre parlava ho notato un colorito
giallo e ho iniziato a pensare a cosa deve aver lì dentro. Poi ho
sentito un brivido e ho provato a impormi di non pensarci. Ma io non
penso di pensare, cioè posso pensare che sto pensando, ma non sono io
quello che pensa di pensare. E' un casino, lo so, ma è così.

E allora ho rivisto la stanza dove morì zia Paolina, la sorella di mia
nonna. L'odore di quella stanza mi è rimasto addosso. La foto di Padre
Pio sul comodino, le ciabatte infeltrite, le caviglie gonfie, la
peluria sul labbro e quel bicchiere con l'acqua per la dentiera.

Mi sono dovuto concentrare sul rosso del suo maglioncino per
distrarmi. Ha funzionato, sono uscito da questo mantra sgradevole e mi
son messo a pensare alle cose che devo ancora fare e che mi piace
fare. Quanto vorrei fare sempre una cosa che mi piace fare e non dover
sopportare situazioni del genere.

Continua a fissarmi: c'è un elemento nel suo sguardo che mi costringe
a riflettere.

Vorrei tanto ammazzarla questa vecchia maleodorante! Ma la vita ha le
sue regole e i suoi tempi: non credo respirerai ancora a lungo vista
l'età. E poi ho un sacco di cose ancora da fare, i miei impegni hanno
la precedenza, metto su una faccia contrita e chiedo scusa lo stesso.

Ma che fa? Sembra sul punto di urlare...

Vuoi vedere che si è accorta di tutto?

Nella fretta di rispondere devo essermi dimenticato qualcosa.

Eh sì, povera donna ha ragione: ho ancora tutto il pigiama sporco di
sangue.

Se n'è proprio accorta, adesso dovrò ammazzarla per davvero.

Questo è un bel problema: ho ancora il bagno pieno di quel travestito
che ho portato a casa. Cioè di quel che ne rimane.

Glielo avevo detto con quei tacchi avrebbe fatto rumore, per fortuna
che adopero un machete e non una motosega, con tutte le vecchie che
c'erano in questo edificio...

(aM 11.2008)