sabato, aprile 19, 2008

Racconti solubili #7

(A Thomas).

Lo so che può sembrare un racconto inventato, ma ti giuro che è così.
Parlavo con Thomas proprio l'altro giorno. Te lo ricordi Thomas? Be' l'ho cercato perchè mi doveva dare dei programmi per il Mac e mi ha detto tutto ok ci vediamo quando arrivi a Spezia. Pensavo di beccarlo dopo cena, se Michela non si metteva a rompere troppo. Si con la storia dei bambini, lo sai com'è fatta. Insomma mi son detto, passo da lui carico i file e poi magari ce ne andiamo a bere una birra in Scaletta e a fare due chiacchiere.
Verso le 6 arrivo al casello di Spezia e mi suona il cellulare, ma non riesco a rispondere subito perchè stavo discutendo con Michela e non avevo messo l'auricolare. E' così che ho saputo che c'era stata la tromba d'aria lì da voi. Si, insomma la forte tempesta di vento.. perchè tromba d'aria è un po' esagerato Ma comunque, quando arrivo sotto casa dei miei, vedo che la chiamata è di Thomas e allora lo richiamo. Quando mi risponde gli faccio come va e lui allora mi dice che è in lutto e che per un mese non esce e non fa più vita sociale perché è in lutto. Mi fa - le cose brutte che ti capitano sono un segnale che hai fatto del male e che in qualche modo devi espiare. Sono stato ad ascoltare in silenzio, mentre cercavo di capire chi gli fosse morto. Sai non è sposato e allora ho pensato prima alla madre, che vive con la nonna. Poi al padre che vive da solo. Ma il tono non era così giù e allora non ci ho capito nulla. Me ne sono rimasto a sentirlo parlare. Pensavo prima o poi mi dice che gli è successo e chi gli è morto, magari era uno dei suoi scherzi. Allora ha iniziato a raccontarmi tutto. Poveraccio non scherzava, ma la cosa era davvero bizzarra.
Mi fa - l'altro giorno mi sono preso l'influenza e allora me ne son rimasto in casa. Verso 12 mi sono alzato e con il piede ho pestato una cosa stranissima. L'ho rotta. Era viscida di color marrone con striature rossastre. Puzzava pure un po'. Mentre ne guardavo i resti uscire dalla pianta appoggiata del mio piede destro mi sono pure accorto di essermi ferito il piede con i resti di questa cosa che avevo rotto. Zoppicando sono arrivato in bagno e ho preso della carta igienica e ho iniziato a pulirmi. Mi sono pure levato quei pezzettini taglienti che mi avevano ferito. Avevo pestato un uovo e mi ero ferito con il guscio.
Un uovo? E chi ce lo aveva messo lì?, gli dico.
Mi sono incuriosito ancora di più, lo sai che sono curioso e che queste storie strane mi piacciono e lui allora mi dice che dopo un po' di pensieri gli viene in mente Raymond. Forse è una cosa sua, ho pensato, mi fa. Io sapevo che aveva in casa un'iguana, ma non mi ricordavo che si chiamasse così. A essere sincero tu lo sai quanto mi facciano schifo quegli animali. Allora gli dico, ma non era un maschio Raymond? E lui mi fa - lo pensavo anch'io ma sai quando l'ho preso nemmeno il veterinario poteva capirlo con certezza. Insomma per farla breve mi racconta che l'iguana gli è morta perchè si era messa a fare le uova senza motivo e forse non è riuscita a espellerle tutte così si è intasata ed è morta.
Te l'ho detto è una storia vera. No l'iguana non l'ha chiamato Raymond in onore di Carver, almeno io non gliel'ho mai chiesto. Si lui legge anche quelle cose, ma non penso sia per quello. E poi lui aveva messo un pavone in un racconto, non un iguana.
Questo non è un racconto.

(aM 7.2008)

martedì, aprile 15, 2008

Cortocircuito mentale

Mi è venuta in mente una canzone dei Litfiba, stranezze del flusso di pensiero.
"Eroi nel vento" e subito sono arrivato a ricordare che molte persone nella loro vita fanno qualcosa per far del bene anche agli altri, senza un tornaconto personale. Mi piace pensare a questi EROI, che sono la cosa più lontana da me che ci sia, perchè sono interessanti come i buchi neri, le elezioni in Italia e le altre singolarità dell'universo.
E ancor di più lo sono quelli che alla fine, purtropo, non verranno ricordati a lungo. 
Penso ad esempio a Pippa Bacca. La sua estrema  performance (andare da Milano a Gerusalemme vestita da sposa) nei panni della pace per rappresentare e sostenere questo bel sostantivo (forse il più astratto della storia dell'umanità) si è conclusa come forse doveva: la pace viene stuprata e ammazzata.
Magari ho letto male io la sua vicenda nei vari giornali e su internet, ma guardate voi stessi come la storia, come l'eco di un grido, la renderà sempre meno presente nelle coscienze delle masse.
Cliccate qui ogni settimana se ve lo ricorderete: è un link a google news già impostato sulla voce "Pippa Bacca". Quello che scoprirete sarà che i risultati forniti dal magico motore di ricerca saranno sempre meno. La cosa è spiazzante perchè queste persone sono forse l'unico motivo per cui ha ancora un senso vivere (per poter essere loro testimoni).
Almeno io proverò a non dimenticarle ed è per questo motivo che mi sono fatto questo post come memo. Da qui in avanti se ne scopro altri farò lo stesso.
Credetemi, abbiamo tutti bisogno di portare avanti la loro memoria.

giovedì, aprile 10, 2008

lontano lontano (per lavoro)


Gente sui treni 
molto tardi
la notte
la vita resiste a tutto
(o quasi)

R. Buchago - Dimmi parole sporche 2008

sabato, aprile 05, 2008

venerdì, aprile 04, 2008

Ma io dov'ero?

E poi un giorno ti accorgi che non sei testimone di tutto quello che (ti?) capita intorno. Non che non lo sappia, ma una cosa è saperlo e una cosa è percepirlo con chiarezza.
Così parli con un amico di cose come "la villetta di Cogne", "il video sado di Mosley", la sigla di Goldrake, e ti godi questo patrimonio conoscitivo condiviso. Quando, d'un tratto, ti racconta di un gruppo musicale "fantastico che non puoi non conoscere". E la cosa più strana è quando ti dice che in realtà non si riferisce a un gruppo nuovo, ma a un gruppo che ha già fatto il suo percorso: primi concerti, ascesa, stasi, discesa, scioglimento.
Aggiunge anche che Jeffrey Lee Pierce, che poi era di fatto il fondatore e l'anima dei Gun Club è morto nel '96.
Sono basito e curioso, come quando entro in una libreria e penso a quante storie e idee non riuscirò a conoscere mai.

Ricorda!

incontro con un vecchio amico.
Mi scrivo per non dimenticare :
- Tony Face (not moving)
- jadeice.blogspot
- gun club
- etc
- etc

mercoledì, aprile 02, 2008

Vorrei dare una coerenza a tutto ciò

Prima o poi voglio tentare un palinsesto serio per questo blog qualcosa del genere al lunedì racconti, al martedì recensioni...in questo modo riuscirei a impormi un po' di autodisciplina...spero.

martedì, aprile 01, 2008

Racconti solubili #6 (parte 0)

(a Massimo V.)



Sono eccitatissimo e mi sento anche un po’ pirla per questo.
Chiedo scusa al tipo a destra perché nella fretta di agguantare il treno devo averlo spinto un po’.
Mi ha guardato male, ma tutto passa. E’ venerdì sera e per giunta molto più speciale di un normale venerdì sera. Che già è speciale di per sé. Ho preso il treno prima e così potrò prepararmi con calma. Prenderò la borsa, che mi ha preparato la Silvia, un bacio ai bambini già a tavola, e poi di filato al campo in sintetico del Circolo “Amici del Bosco”. La finale del torneo di calcio a 5 Memorial “P. Rossi”. Niente di meglio di una sgambata per scaricare la tensione di una settimana di lavoro. Che se ne vadano tutti a cagare…loro e quella presentazione per lunedì. Mi sono portato dietro il computer, domani o domenica una botta e la metto giù. Spero solo di non ridurmi a finirla domenica notte, dopo il posticipo. C’è il derby e me lo vado a vedere al bar. Speriamo di non perderlo. Non ce la farei a lavorare con la sconfitta in testa. No, domani lo finisco. Stavolta non faccio la stessa fine dell’altra volta. Mi siedo pure dal finestrino, che culo!
Devo sembrare stralunato questo vecchio mi fissa con attenzione. Mai visto, eppure li riconosco quasi tutti i passeggeri qui. Stesso tragitto dal lunedì al venerdì negli ultimi 15 anni, salvo ferie e feste comandate…e le malattie. Poche. Mi tocco mentre lo penso, con attenzione visto che davanti a me, a fianco del vecchio c’è una bella ragazza. Sui 25, capelli neri lisci. Sorrido e lei ricambia.
Che sia la mia giornata fortunata? Penso al match di stasera e al week-end davanti, poi tiro fuori dalla borsa il Corriere e vado subito alle pagine dello Sport che mi sono tenuto da leggere da stamattina, all’andata. Queste cose riesco a leggerle senza perdere il filo. Con i libri non ci sono mai riuscito eppure c’ho provato. L’ultimo tentativo l’ho fatto con un libro che mi ha fatto comprare un mio collega. Un tipo strano, un artistoide che in banca gli fanno fare sempre i progetti speciali. Non è proprio tagliato per la banca. Ho letto le prime 50 pagine e poi l’ho lasciato a casa, nel portariviste che ho in bagno tra la tazza e il bidè. Magari lo finisco prima o poi. Strade blu, già dal titolo dovevo capire che era una minchiata.

(continua)

Racconti solubili #6 (parte 1)

(continua dal blog successivo...strano eh?!)

Arrivare a pagine 50 è stata una vera pena. Non riuscivo a concentrarmi. Invece quando leggo il giornale il tempo passa, passa veloce. Fuori è già buio, non si vede nulla. Solo neon di qualche capannone, lampioni di strade, fari della coda di auto sparate fuori dalla città. Il grande centro commerciale. Mi rituffo sull’articolo che parla della serie B e mi c’inoltro senza difficoltà. Quando sposto la gamba urto quella del vecchio. Alzo lo sguardo e chiedo scusa con la mano e con l’espressione del viso. Mai visto, eppure li riconosco tutti i passeggeri qui. Non c’ho mai scambiato delle parole, ma i visi, i vestiti e le loro espressioni li conosco bene. Passo più tempo con loro, ormai, che con mia moglie e i miei figli.
Il vecchio mi sorride poi si alza il pantalone della gamba che gli ho scontrato sino al ginocchio, lasciandomi vedere una protesi di legno. Sembra un birillo d bowling rovesciato con la punta tonda all’altezza della caviglia (dovrei dire al posto della caviglia). Dev’essere lo snodo che permette alla parte nella scarpa di simulare il movimento del piede. Mi guarda e mi dice “non ho sentito niente, non si preoccupi” poi sorride dando due colpi con le nocche sulla protesi. Toc toc. Abbozzo un mezzo sorriso e cerco subito di cambiare discorso con lo sguardo, mi giro verso la ragazza carina seduta al suo fianco. Sorride anche lei. Le ricambio il sorriso aggiungendo nell’espressione del mio volto un ammiccamento come per dire “tipetto strano questo vecchietto”. Non so dire come ci riesca a farlo, penso solo a stirare la bocca all’indietro, spalancando lievemente gli occhi. Si una cosa così. Mi dimentico anche che il vecchio può avermi visto, ma la ragazza mi affascina e poi ricambia il mio sguardo. M’invento una faccia piacente e la indosso.

(continua)


Racconti solubili #6 (parte 2)

(continua dal post seguente...strano eh?!) 

 Ogni mio movimento adesso è rappresentazione. Guardo l’orologio con un movimento da samurai, preciso ed elegante. Mi viene in mente quel mio amico che si era così innamorato di un film, e delle movenze del protagonista, da imitarne gli improvvisi scatti per spostarsi da una posizione di quiete all’altra. Era un film vecchio, forse di Antognoni (lo ricordo perché ha lo stesso nome del giocatore di calcio), mi sembra di aver provato a vederlo ma nonostante ci fosse di mezzo un giallo non sono arrivato in fondo. Il titolo era “blou”…”blou” e qualcos’altro. Lei continua a guardarmi e mi sorride. Mi sento contento della sua attenzione. Adesso le dico qualcosa, manca poco e devo scendere. Il treno rallenta, per me, inaspettatamente, vedo il cartello della stazione avvicinarsi: Canegrate?
Ma come Canegrate…? Ma dove mi trovo adesso, su che treno sono salito. Un rush d’ansia mi fa sudare freddo in un attimo. Chiedo al vecchio, mentre la ragazza mi fissa quasi interdetta: “ma dove va questo treno?”. Lui sorride rispondendomi “Busto Arsizio!”. La risposta peggiore per me, che pensavo di essere sul treno per il pezzo di Hinterland che sta da tutt’altra parte. In un secondo devo prendere una decisione. Lo faccio e mi alzo di scatto, come quel mio amico affascinato dal film con il regista che ha il nome del giocatore di calcio. Mi metto il cappotto, lascio il giornale chiuso male e in fretta sulla cappelliera e prendo la mia borsa. Arrivo veloce sul ballatoio dove si aprono le porte per scendere. Devo pure aver pestato un piede alla ragazza. Non ho avuto il coraggio di guardarla per chiederle scusa. A dire il vero non me ne frega più niente del suo sorriso. Sono sul binario 2 della stazione di un paesino di nome Canegrate, davanti al cartellone sbiadito con gli orari dei treni.
Le luci dei neon sembrano buttare fuori una malinconia da emigrante. Mi sento a milioni di anni luce da casa. Non c’è nessuno qui a parte me: è una di quelle stazioni senza biglietteria e sala d’aspetto. Devo tornare indietro a Milano Porta Garibaldi è ora scopro che il primo treno è alle 19 e 45.
Cinque minuti dopo l’inizio della finale del mio torneo di calcio a cinque.


venerdì, marzo 28, 2008

E nessuno me lo porterà via..

...fa parte di me. Almeno per il 25% del mio carico genetico io sono un figlio (non prodigo) della Sardegna. Lo devo a una persona schiva dalla dignita talmente grossa che sarebbe impossibile raccontarla senza fare la fine di quello che racconta delle balle al circoletto con gli amici, davanti a un bicchiere di vino. Naque tanti anni fa, quando ancora non serviva il 2 all'inizio del secolo in un paesino di nome Calasetta.
Quello che segue, quindi, non può essere neutrale, per questo prendete pure tutto con il beneficio dell'inventario. Ebbene, penso che "Passavamo sulla terra leggeri"sia il più bel libro che io abbia mai letto. Lo ha scritto Sergio Atzeni e se come penso non sapete nemmeno chi sia (e come potreste? Escono ogni giorno più di 400 libri...), bene allora vi prego di scoprirlo, fatelo ve ne prego, ne vale la pena (oltretutto rendereste finalmente utili questi post...). Ancora oggi non ho compreso il segreto della sua scrittura, ma solo per darvi un'idea è la cosa più vicina alla poesia che sia, infine, una prosa con una trama che ti spinge ad andare comunque sino all'ultima pagina. Sino in fondo.
Caro Sergio mi piacerebbe chiederti di persona come hai fatto, ma purtroppo dove sei adesso iChat non funziona.
Mi manchi già tanto, anche se non ti ho mai conosciuto di persona, come mi manca quella grande persona che è stata mio nonno Antonio.

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Now playing: Tazenda - Vida Domo Mia (Feat. Eros Ramazzotti)
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martedì, marzo 18, 2008

Racconti solubili #5 (parte 1)

Disperazione.
Alla fine, dopo un po’ di bei ragionamenti, penso che tutto questo sia dovuto alla disperazione.
Mi tengo solo un piccolo spiraglio, ma bisogna essere onesti con sè stessi: io scrivo per disperazione.
Sono arrivato alla soglia dei 40 anni e non mi sento più il protagonista della mia vita. Lavoro per una banca e ho due figli. Dovrei essere appagato (quanto meno, tolto il mutuo, c’è di che campare), ma non vedo più occasioni di crescere sul lavoro e i miei figli crescono da soli, insomma il mio è ormai un ruolo da comprimario. Così cado spesso in depressione da mancanza di scopo e sono preda facile per la grande Noia Nera: quel sentimento fastidioso che di solito si prova alla domenica verso le 17 e 30, circa.
Intendiamoci credo di essere attento ai miei figli, ma non li sento, ancora, come la mia missione principale. Consideratemi male, ma per me è così, mi ritengo ancora un individuo con delle esigenze e dei desideri distinti da quelli del genitore (sui cui doveri sono comunque attento). Così un’estate in ferie, come spesso mi accade quando ho tanto tempo per pensare, ho ripreso a scrivere. Cercavo ancora un motivo per tornare a sentirmi l’attore protagonista e non cascare ancora nella depressione. Ma non avevo molta fiducia e a essere sincero c’era una voce nella mia mente che mi diceva: “ma cosa fai…? E’ tutto inutile..” Come dargli torto del resto: ho fatto tanti tentativi nel corso degli anni ma mi sono sempre fermato quasi subito. La mia casa è piena di tentativi di romanzi, d’inizi stentati lasciati ad ammuffire dopo al massimo una decina di pagine…sempre per colpa di quella voce dentro. Questa volta però, forse grazie all’esperienza di me stesso che deriva dalla maturità, o dall’aumentata depressione, mi sono imposto di scrivere dei racconti brevi e così ho iniziato a buttare giù qualcosa. Non mi sono stufato subito, visto che le storie si concludevano in poche pagine e anzi ho continuato a scriverne un po’: oggi ne ho messe insieme già una decina e costituiscono uno dei motivi per cui tengo la depressione e la Grande Noia Nera fuori di casa qualche giorno in più alla settimana. Grazie a loro ho qualcosa da proporre ai mie amici in cambio della loro attenzione. Mi sento un artista. Quando al lavoro le cose vanno male mi dico “non importa tanto tu sei un artista, non farti buttare giù”. Lo so sono uno stupido illuso. Ma mi preferisco così che depresso e in mano alla Grande Noia Nera.
(continua...)

Racconti solubili #5 (parte 2)

Adesso l’unica paura che ho è che la parte più pigra e razionale di me, la stessa che alimenta quelle voci che mi dicono “ma cosa fai…? E’ tutto inutile..” abbiano la meglio sulla mia voglia di scrivere. Ci sono solo due cose che mi salvano per il momento: la prima è che se scavo dentro di me esiste forse un altro motivo per cui scrivo. E’ un qualcosa che ha a che fare con il tempo che passa e alcune piacevoli sensazioni provate tanti e tanti anni fa. Vorrei provare a riscrivere in dettaglio e usando le parole giuste che cosa ho provato in modo da poter testimoniare a me stesso che ho davvero vissuto quei momenti. E inoltre, se ci riuscissi, sarei in grado di trasferire questa esperienza anche ad altri. Ci ho provato varie volte e non ci sono mai riuscito, ma il legame con il me passato è ancora così forte che, quando quella voce sta per aver il sopravvento, facendomi sentire inutile come scrittore, mi basta ripensare a quelle sensazioni che mi torna la voglia di riprovare a fissarle sulla carta, ancora una volta.
Allora, ci riprovo.
Sono a La Spezia, poco lontano da casa dei miei nonni, in una delle viuzze che collegano il centro storico al grande viale alberato che fronteggia le mura dell’Arsenale militare. Dev’essere autunno da poco o primavera inoltrata, verso le ultime ore del giorno. Le 17 e 30 circa, credo. MA non di domenica, di questo sono sicuro. Guardo verso l’Arsenale, dove finisce il muraglione, verso l’alto, vedo la grande sagoma verde scuro, con qualche puntino bianco baluginante, delle montagne attorno alla città (a parte il lato aperto sul mare), con i suoi minuscoli paesotti da presepe incollati sopra. E ancora più in alto il cielo terso color azzurro. Diverse tonalità di azzurro dalla più scura sino a un colore più simile al bianco con striature rosa proprio dove il sole si è appena tuffato. Il contorno dei monti è una riga nitida. Tutto questo panorama è compresso nella porzione che le due case che costeggiano la viuzza ti lasciano osservare. Sembra di entrare in un universo di luce calma. Così mi viene una gran nostalgia di tornare a casa, di indossarla e di sentire quel brivido che di solito si prova quando in una notte fredda ci si butta sotto le coperte, ancora fredde, per poco, giusto il tempo di accogliere il calore del tuo corpo e restituirtelo.
La seconda cosa che mi salva è una soluzione che ho trovato da poco e sembra per il momento funzionare. E’ semplice, faccio così: quando la voce arriva e le sento dire “ma cosa fai…? E’ tutto inutile..”, allora mi giro verso di lei, la Grande Noia Nera (perché lo so che c’è lei dietro questa voce) e le rispondo che in fondo non ho granchè altro da fare…quindi meglio continuare a scrivere, fosse anche una perdita di tempo.
Non m’importa.
Lei mugugna e mi fissa per un attimo in segno di sfida.
Sputa, poi se ne va.

(aM 5.2008)
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Now playing: Placebo - Every You Every Me
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giovedì, marzo 13, 2008

Alle amiche future puerpere over 35

La cosa più vicina alla passione

E' giunto il momento
di lasciar stare tutti gli orpelli e gli stucchi da scrittore da 4 soldi
che cerca d'impressionare il lettore e un po' se stesso
perchè adesso si deve raccontare la propria vita
senza gonfiarla troppo.
Occorre solo raccontarla
maneggiandone anche il più piccolo granello,
senza rovinarlo
e se alla fine avrò fatto un bel lavoro
ci penserà lei a risplendere
di quella luce semplice
e per questo così vera e così piena di significati
da farla restare Viva
anche quando la rileggerò tra mesi, anni, epoche.
Scrivo tutto questo s'un foglio rimediato da un blocco appunti del lavoro
mentre ti guardo, sul lettino
in attesa che il monitor a cui ti hanno collegato mostri la prossima contrazione
sono le 5 del mattino del giorno in cui nascerà Julian
e proprio adesso ti metti a sbuffare
guardando un punto indefinito davanti a te,
nella posizione del gatto in piedi
Un'ora fa mi guardavi dormire nel nostro letto
la tua valigia già pronta ti aspettava lì a fianco
Poi di colpo il segnale "Andiamo!" detto sottovoce per non svegliare Morgan
che quando lo farà, più tardi, troverà solo la nonna a dirgli una piccola bugia
mentre noi saremo qui ad aspettare il suo nuovo compagno di camera.
Prima, camminavo nel lungo corridoio deserto su cui si affacciano gli ingressi dei vari reparti Ho acceso il mio iPod
a caso
sperando in un pezzo adeguato
Mi ha pescato proprio quello che volevo
e questo l'ho preso come un buon auspicio
Waterloo sunset dei Kinks
un vecchio pezzo che conosco solo da due giorni
scoperto per caso durante la ricerca di un pezzo dei Blur su Youtube.
Dovrebbero scaricarlo tutti, gli devo molto
Perchè mentre camminavo in quel corridoio lungo desolato e mal illuminato
da quei neon che esistono solo negli ospedali di notte,
m'ha levato di dosso l'impressione di essere in qualche film del terrore.
Come sei buffa con quel pancione
e quelle ciabatte
che penzolano dai tuoi piedi seduta sul letto nella tua vestaglia ormai strettissima
Scherzi. Mi chiedi il gameboy per distrarti un po'
Non sei molto sexy adesso
Nonostante le mutandine tigrate che tornerò a desiderare
A essere sincero anch'io non sono al massimo con i capelli sfatti e gli occhi rossi di sonno
Non mi faccio la barba da una settimana perchè nell'ansia dei preparativi
son rimasto senza lamette
ma questi sono i momenti su cui investire
per chi, come noi vuole stare ancora tanto assieme
o almeno ci proverà
che poi è la cosa più vicina alla passione
quando il momento in cui si può anche non aver più paura d’invecchiare
assieme
è quasi in silenzio
arrivato.

(R. Buchago - Dimmi parole sporche 2008)



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Now playing: Dead Kennedys - Too Drunk To Fuck
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lunedì, marzo 10, 2008

Racconti solubili #4 (ex racconti polaroid)

- dai dimmi cosa ne pensi ne ho fatti due sulla stessa falsariga...
Mario prende i due fogli in mano e inizia a leggere.
Mi sento osservato.
Niente di che, ma ho la sensazione di essere osservato.
Mi giro di scatto, anche se mi rendo conto di poter sembrare un po’ rincoglionito, ma sento qualcosa di estraneo qui intorno. Qualcosa di alieno.
E pensare che io non faccio nulla di particolare. Lavoro in un negozio di tessuti. Lana, misto cotone, fresco lana, punto croce. Tutti termini tecnici del mio universo. Ma in questi odori e in questi termini mi ci ritrovavo. Almeno sino a qualche minuto fa. Tutto a un tratto ho avvertito come un qualcosa che...una sensazione di.., insomma come quando viene aperta una porta che da sull’esterno e anche se non la vedi aprire senti che nell’aria qualcosa è cambiato. Ho controllato, non è entrato nessun cliente e sono solo nel negozio. Guardo anche dietro quella colonna porta rotoli là in fondo. Ho un po’ di ansia, adesso. Fischietto. Non posso essere così andato! Adesso guardo anche lì dietro.
Niente.
Non c’è nessuno qui dentro, ma io continuo a sentirmi osservato.
- allora cosa ne pensi?
- Non ho ancora finito, dammi il tempo di finirlo, cos’è un racconto?
- Si, almeno dovrebbe...
Adesso avverto anche dei rumori. Sono diventato paranoico, ma è come se avessi sentito un fruscio. Una eco di voci lontanissime, o forse il rumore di una televisione fuori sintonia..un dialogo tra due persone. Ricontrollo i luoghi, ma non me la sento di andare nel retro. Adesso ho davvero paura.
Una paura assurda.
Anzi una paura dell’assurdo, so di essere osservato. Deglutisco e cerco di trattenere un brivido inaspettato. Adesso ho la certezza più atroce.
Inizio a sudare. E’ quel tipo di sudore viscido che sa di cipolla...
Ho capito che chi mi osserva non è di questo mondo. Mi sento un pupazzo nelle mani del destino. Un personaggio in un racconto di poco conto.
Che sia il diavolo?
La morte?
Dio?
Mario alza lo sguardo verso l’amico che lo sta fissando interrogativamente.
- Allora che te ne pare?
- Boh, ma si dai carino..e poi tu l’hai fatto apposta, prima, a interrompermi per dare più senso all’aspetto dei rumori che sentiva il personaggio..
- E bravo Mario mi hai sgamato...leggi il secondo adesso, così dopo puoi spararmi addosso con più argomenti...
- Ok, ma poi dove andiamo..?
- Facciamo un salto alla macchinetta del caffè al terzo piano, sento Massimo se ci raggiunge..
- Ok..
Mario si appoggia al tavolo e, dopo aver messo davanti il foglio che era sotto a quello con il racconto che ha appena finito di leggere, inizia a guardarlo. Sembra interessato.
Il tizio pelato si muove senza troppa ansia. Passa da una stanza all’altra come se avesse dimenticato qualcosa, ma non ricorda più cosa. Le valige sono sul letto. Una è ancora aperta. Guarda fuori dalla finestra. Sembra preoccupato, guarda in basso verso la strada. Poi entra in una porta e sparisce.
Dopo qualche minuto ne esce rimettendosi a posto la maglietta dentro i pantaloni e tirando su la zippo dei pantaloni. Apre il cassetto di fronte alla camera da letto e tira fuori delle cose. Sembrano magliette, mutande e qualche pantalone. Li tiene appallottolati, come un unico oggetto e si volta.
Butta tutto dentro la valigia aperta. Prova a chiuderla. Non ci riesce. Ci si siede sopra, ma non riesce a chiuderla. La riapre e ci rovista dentro. Tira fuori una busta nera e la apre. Ci sono dentro delle mazzette di banconote. Ne ha prese sei o sette e le ha messe sul letto. Esce dalla camera.
Quando rientra ha indosso una giacca molto grossa. Sistema le mazzette nelle varie tasche.
Deve aver sentito un rumore perchè si blocca di colpo.
- Allora hai finito di leggere?
- Un’altro giochetto? Guarda che ho già superato il pezzo in cui il tizio sente i rumori...stavolta ti è andata male..eh?
Mario sorride e riprende a leggere.
Si rimette a cercare qualcosa. Ha molta fretta. Si asciuga la fronte con la manica della grande giacca. Sta sudando molto. Rimette la busta nella valigia e ci si siede sopra per chiuderla.
Adesso ci riesce. E’ molto teso, la sua faccia è paonazza.
Torna a guardare fuori. Guarda dappertutto. Verso la strada in basso, lungo il grande viale che porta al municipio. Verso il cielo grigio di questa giornata invernale. La luce lo abbaglia per un istante..
Si vede che si sente osservato.
Quando alza lo sguardo verso i tetti, dove mi trovo io, ho già premuto il grilletto su questo tizio che ha messo la sua mano sopra gli occhi per riuscire a mettere a fuoco meglio.
Forse non il miglior giorno dell’anno per farsi ammazzare...
- Si, anche questo non è male...ma lo sai che i racconti così non mi dicono un granchè..questi giochini alla Borges non mi scaldano, già visti mille volte...e poi sei un infame perchè il personaggio che fai morire è pelato come me..
- eh si, sei proprio una cazzimma di merda, anzi un bancario cazzimma pelato di merda.
Mario ride poi si blocca per un’istante.
- non hai sentito un rumore?
Silenzio. Mario si blocca come per tentare di ascoltare con più attenzione. Poi si mette a ridere di nuovo.
- Ci sei cascato eh?!
- Eh si, ma chi vuoi che ci metta in un racconto a noi due...?!
- Moccia?
- Magari, almeno ci potremmo chiavare anche qualche giovane studentessa..anzi parlo per me visto che tu, Marione, sei un ricchionazzo..pelata cazzimma ...
- ..e hai dimenticato bancario di merda...!

venerdì, marzo 07, 2008

Liberamente tratto da "A Forismi" di Peter Hust

Un uomo che entra in chiesa non è detto che sia credente... Un uomo che entra in un altro uomo non è detto che sia gay!

mercoledì, marzo 05, 2008

Incanto

Tra le ringhiere nere
cespugli liberi
di fiori 
rosa, verdi e qualcuno rosso 

sembrano la parte viva del palazzo
Aggrappati

dondolano all'aria lievi 

Siamo tutti pigri
oggi

e in balia di questi (e)venti

(R. Buchago - Dimmi parole sporche, 2008)

martedì, marzo 04, 2008

Libro, vino e musica

Ho finito di leggere Gente di Dublino di Joyce, con una certa angoscia. Non è il libro che ti distende e non saprei darne un giudizio. Sono una decina di racconti, quindi è sempre possibile "staccare" dalla trama, ma allo stesso tempo l'atmosfera plumbea e appiccicaticcia della Dublino descritta, rende la lettura un pochino ostica. Tra i racconti che ho preferito "Un incontro" per la sua aspra modernità. Parla di due bambini che scappano da un vecchio adescatore, un tema sicuramente difficile ora, figuriamoci ai primi del '900 quando viene scritto il racconto. Mi ha interessato anche il racconto "I morti" da cui è stato tratto un film da John Houston (mai visto, confesso), anche se meglio di questo ho trovato "Pensione di Famiglia" un vero manifesto contro il matrimonio (una persona costretta a sposare una donna, dopo averla "conosciuta" in senso biblico). Se Joyce, come si dice, vuole dare una descrizione dello squallore della maggior parte delle vite ("..i reietti del banchetto della vita"), direi che ci è riuscito.
Una volta in questo blog si parlava anche di bevute e di vino. L'altro giorno grazie a Fabio detto "Er Meraviglioso"ho potuto assaggiare due vini assurdi (un Pomerol dell'82 e un Hermitage del '97). Li ho fotografati e da totale ignorante sul tema vi(mi) evito qualsiasi recensione (ho comunque goduto assai).
Musica: sono incuriosito dal gruppo chiamato Eels, adesso li ascolto.



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Now playing: Eels - Somebody Loves You
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lunedì, marzo 03, 2008

Racconti Solubili #3 (ex Racconti Polaroid)

Ti sei alzata prima di me.
Adesso sento i rumori in cucina. Chiudi il pensile dove ci sono i biscotti.
Sbatte l’anta nel rilascio: sei ancora nervosa.
Ieri sera siamo andati a dormire senza salutarci. Ognuno con i rispettivi musi. Gli stessi che ci mostriamo quando le differenze si acuiscono e le tolleranze del nostro incastro collassano...e io che faccio lo scrittore me ne intendo di similitudini e di parole in generale. Sono il mio lavoro. Il mio universo è fatto di parole scritte.
La radio ha su un pezzo vecchio..mi sembra qualcosa dei Beatles. Sono scalzo e non trovo le ciabatte. Forse è Strawberry field. No, ora sento meglio. Mi sono sbagliato è One degli U2.
Quanta luce vedo nella stanza. Tu sei girata e versi il caffè nella tazza, almeno credo dal movimento del braccio, perché non ti vedo. Ora mi hai sentito, ne sono sicuro, ma non ti giri. Lo immaginavo. Io mi avvicino lo stesso. Ma provo del fastidio, ho un’età per cui soffro ogni volta che mi sento giudicato. Fosse anche per una parola detta male.
Faccio l’ottimista dico - ’giorno - e poi aspetto. Come il pescatore ti getto l’esca. Di nuovo una bella similitudine da Reader’s Digest.
E tu mi rispondi con un - ’giorno - non dei tuoi migliori, ma hai pur sempre parlato e quindi riguadagno fiducia.
Il cielo sembra più bello fuori e sento pure il rumore di quegli uccelli che ti svegliano le mattine d’estate. Quando i sogni te li asciughi dalla bocca (ecco lo scrittore, ancora) e poi vai in bagno a pisciare, con i capelli spettinati che vedi riflessi nello specchio.
Ora basta romanzare, però. Ingoio il caffè che mi hai lasciato. E’ tiepido, sembra riscaldato. La tua mano, adesso, gioca con le briciole di un biscotto sulla tovaglia di ieri.
Non abbiamo sparecchiato.
E’ un gesto meccanico che fai, mentre ogni tanto, tenti di vedere se ti sto guardando. Ma si vede che non vuoi fartene accorgere.
Sei un libro aperto per me. Ormai. Come io, devo esserlo per te, del resto. Adesso alzi la testa per buttare all’indietro i capelli. Sbadigli. Se solo sapessi quanto fastidio mi da quella tua espressione mentre stiri la faccia. Avrei dovuto dirtelo altre volte. Ma siamo così sicuri che l’amore sia dirsi tutto?
– Che bella giornata! – ti parlo, provo a far partire qualcosa. Apro pure il volto in un mezzo sorriso e ti fisso per la prima volta, oggi. Non ricambi il sorriso e ti volti per non incontrare il mio sguardo. Ti brucia ancora la mia offesa di ieri e io non capisco ancora perché ti ho detto quelle cose. Sentivo una voce che mi faceva rumore dentro insieme al sangue che mi pulsava nelle tempie e mi diceva – diglielo! Che aspetti! Se lo merita! Ti ho resa l’unico bersaglio della mia grande rabbia.
Ho sbagliato, lo so. Ti guardo mentre ti passi la lingua sui denti per levare le tracce del biscotto che ti sono finite tra il labbro superiore e i canini. Tieni gli occhi bassi sul resto del caffelatte che galleggia nella tazza bianca con la scritta “I love NY” che abbiamo comprato in viaggio di nozze. Provi a richiudere la confezione dei biscotti. Ti fermi un attimo per grattarti una caviglia, poi ci riprovi.
- Si proprio una bella giornata…- questa volta sei tu a dirmelo e mi riguardi negli occhi. Non ricordo più da quante epoche non lo facevi. Cerco di coglierne il vero significato. Direi neutro. Ma è un buon inizio, penso.
- Hai degli impegni oggi? – E’ una domanda banale, me ne rendo conto. L’ho buttata lì. Ma tu fai un gesto come di una persona che non è più qui da tempo. Stringi le spalle verso il collo e metti le mani con il palmo verso l’alto.
Questo gesto è la rivelazione finale. Lo ripercorro mentalmente come in una moviola di un’azione incriminata in area di rigore. Che cosa mi hai fatto? Perché?
Nel tuo sguardo un’espressione vuota. Di colpo mi sento di aver perso tutta la confidenza.
- Non lo so..anzi si…non ricordo – mi dici, sconosciuta, mentre i tuoi pensieri sono già lontani.
Il mondo m’implode attorno.
Ricordo le grandi date storiche: la presa della Bastiglia, la caduta di Bisanzio, il mondiale perso ai rigori contro l’Italia. Hanno tutte un alone di sacro…non sembrano giorni come tutti gli altri, eppure lo sono. Un giovedì è pur sempre un giovedì, non importa cosa ci accade dentro. E invece no.
Ma guarda un po’ a cosa penso…
Anche oggi è un giovedì. E’ il 20 aprile 2008.
Sono le 8 e 38 e la nostra storia finisce qui.

(aM 3.2008)
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Now playing: Scorpions - Yellow Raven
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sabato, marzo 01, 2008

Il Capitale ?

Tutta la vita delle società moderne in cui predominano le condizioni attuali di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di NOIA



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Now playing: Lambchop - Low Ambition
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giovedì, febbraio 28, 2008

Considerazione

La noia è merda
L’Arte è vita
Mi piace!
Adesso
Non appena posso uscire
lo vado a scrivere
Sulla porta dei bagni
Fuori da questa sala riunioni
(R. Buchago - "Dimmi parole sporche" - 2008)



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Now playing: Billy Bragg & Wilco - I Guess I Planted
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mercoledì, febbraio 27, 2008

Tira fuori l'artista che è in te!


Sento puzza di bufala, ma pubblico lo stesso (su segnalazione di Max Valsekki che ci teneva a farlo sapere...avrà i suoi interessi, boh!?). Tim Patch in arte Pricasso è un pittore che usa il suo pene come pennello ("prick" in inglese vuol proprio dire "pene", in Italia sarebbe forse chiamato "Pricazzo" - mi ricordo un bel film dal titolo "Prick Up, l'importanza di essere Joe") . Ecco qui qualche notizia in rete su di lui. Dall'espressione felice della sua modella e dai tratti piuttosto grossi della tempera sulla tela, si direbbe che Tim è davvero un gran artista.
Chissà che ne direbbe il mitico Peter Hust...


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Now playing: John Frusciante - Going inside
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lunedì, febbraio 25, 2008

Racconti Solubili #2 (ex Racconti Polaroid)

Che notizia noiosa.
Alzo lo sguardo dal giornale e così, me la trovo davanti a me. Seduta proprio qui.
Davanti a me.
Confesso che questa cosa mi ha preso alla sprovvista. Sono turbato.
E’ una testa enorme.
Dev’essere salita a Cadorna, dopo che mi sono seduto.
Guardo meglio anche il viso. Lo conosco? No, non mi pare.
Ma tu guarda che testa. Mi attira.
Ora che lo fisso meglio, non sono solo le dimensioni assurde, ad attirarmi. Sta parlando al telefono. Che sia la forma a colpirmi? Anche le espressioni che assume hanno qualcosa di ipnotico. Non voglio fissarlo. Ma sembra che la parte bassa del suo viso, le guance, le narici e quelle labbra, che mi sembrano pure umide, così protese in avanti, sia tutta materia fatta di gomma. Mentre parla la vedo scuotersi. E’ una grande massa che si sposta, quasi liquida. E’ budinosa, una tetta di silicone che si scuote e traballa. Ma cosa sta dicendo, sembra così coinvolto? Abbasso la musica. Giro la rotella volume del mio lettore. Lui dev’essere almeno 1 e 85, non è basso. Ma la sua testa è davvero grande. E poi sembra sbilanciata in avanti. Vibra a ogni parola, adesso dice “..devi essere pronta”. “Pronta”? Lo dice con la “o” aperta e nasale, assieme alla ‘n’ lo fa sembrare un unico suono emesso da una canna d’organo. Sembra più “pronda” che “pronta”. Sento venirmi addosso un bel po’ d’aria ad ogni parola. E poi strabuzza gli occhi nel vuoto, e gesticola con la mano libera come se avesse davvero davanti a sé quello con cui parla.
Ho uno strano brivido, che mi prende?
Ha pure delle grandi occhiaie e le orbite sono molto infossate. Ha ridetto “pronta?” Mi ha sparato addosso un’altra bordata di umore acqueo. Ma perché non posso smettere di guardarlo? Se continuo così se ne accorge che lo sto fissando. Adesso ruota la sua enorme testa. E poi continua a strabuzzare gli occhi. Sono davvero all'indentro. Sono due palle di vetro. Ora che lo guardo meglio, mi accorgo che il suo naso è così grosso che, da dove parte, tra le folte ciglia nere, crea un promontorio così alto da lasciare gli occhi in ombra. Deve avermi visto che lo fisso. Smetto.
Devo smettere di guardarlo.
Gesticola, con la mano aperta, gli vedo i peli sulle falangi. Non sono tanti ma si notano lo stesso. Sono spessi. Sono dei peli spessissimi e neri. Porta la mano vicino alla testa.
Eccola di nuovo qui. Imponente e singolare.
Sta aspettando una risposta. Ha un’espressione interrogativa che gli porta tutta la faccia ancor più in avanti. Sembra tutta appoggiata sul suo enorme labbro inferiore. Un divano in pelle a 3 posti. Le narici dilatate, come per annusare l’aria, sono due caverne, gli scorgo dentro tanti peli lunghissimi. Le palle degli occhi roteano impazzite. Il bianco delle pupille è un uovo fritto sopra le occhiaie. Di colpo mi accorgo che provo una strana attrazione nei suoi confronti. Non è sessuale ne sono certo, ma è un’attrazione forte. Sento la voglia di mettergli le dita sulle narici e afferragliene le estremità. Poi vorrei fargli un sontuoso ganassino a tutta quella gran massa plastica che ha al posto delle guance. Cosa mi ricorda questa sensazione? Non ricordo, ma non è sessuale.
Ci sono! E’ la stessa sensazione che mi viene quando vedo un cane buffo e muoio dalla voglia di grattargli la pancia, oppure quando vedo un neonato grassottello. E’ quell’impossibilità di resistere al desiderio di mordicchiargli le coscette grassottelle o i piccoli talloni e fargli le pernacchiette sul collo e poi dirgli “cucicuci”. Che faccio adesso? Gli sorrido un po’ imbarazzato. Devo aver l’espressione di un folle. Non mi ricambia, è impegnato al telefono. Oddio no, ripete ancora “Pronta”, con quella “o” nascosta nel suo naso enorme che quando esce assieme alla “n” sembra quasi dica “pronda”. Ma forse sono io che ho capito così. Però mi arriva di nuovo quel soffione umido dalle sue due caverne.
Ma almeno ora ti ho riconosciuto.
Sei un enorme Pellicano. Ecco cosa sei, ti ho riconosciuto, con la tua sacca piena di pesce protesa verso di me, sotto il becco. Un bel pellicano vispo con i capelli arruffati. Vieni qui. Voglio mettere la tua testona sotto il mio braccio e con l’altra mano accarezzarti la pappagorgia e afferrarti quel bel becco carico di pesce che hai...
Sono esausto.
Adesso lo faccio.
Mi asciugo il sudore dalla fronte
Devo farlo.
Eccomi…

(aM 2.2008)

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Now playing: dEUS - I don't mind what ever Happens
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martedì, febbraio 19, 2008

Scrivere di Gente che scrive

Un amico mi ha chiesto di diffondere il verbo di una webzine. Lo faccio volentieri, almeno con me stesso (ho pure inserito il link permanente nella sezione "link del mese"). Si tratta di blackmilkmag e dentro si parla di musica, testi e arte rigorosamente non mainstream (lo so, il termine è un po' anni '90).
Ho trovato molto interessante questo articolo su Lester Bangs ( ho letto un libro molto bello "Please Kill me" sul Punk, dove si disegnava un quadretto curioso di questo artista). Sullo stesso tema (circa), mi viene in mente il libro di Marco Philopat "Costretti a sanguinare" (che parla del mondo punk italiano). Curioso ma se cercate qualcosa su questo autore trovate un bel link a blackmilkmag (ecco qui) in cui si parla di un altra sua opera "La Banda Bellini".
Tutte le strade portano a Roma...
Sempre lo stesso amico mi segnala il sito di uno scrittore Daniele Piacenza. Ho incominciato ad annusarlo e non ho ancora un giudizio su di lui, ma il sito è bello, pieno di contenuti. A essere sinceri mi sembra un tipo che oltre a scrivere pensa anche a fare un bel marketing del suo "Prodotto", segno che, almeno lui (e beato lui), nei panni dello scrittore ci si vede bene. Lo troverete qui.

P.S.: uso la forma "lo troverete" per darmi un tono e ingannarmi un po'...in realtà questo post mi servirà per non perdere i riferimenti di questi siti.

lunedì, febbraio 18, 2008

Black

Ho mio figlio in braccio
Deve fare il ruttino
Sono di fronte al mio Mac
Itunes aperto
Ho bevuto un po’ a pranzo
Ma ora sono le già le 19
Sento black dei pearl jam da una cuffia
E inizio a cantare a squarcia gola
Nel pezzo in cui dice “I know someday u got a beautiful eye”
Canto senza steccare, credo, e mio figlio a un centimetro da me non piange
Rutta forte
Mentre mia moglie riconosce il pezzo e mi guarda come mi guardava anni fa, per un secondo.
O forse è contenta per il rutto.
Mezza lacrima mi esce e mi sento da Dio.
Ero io 10 anni fa, ma adesso.

("Dimmi parole sporche", R. Buchago 2008)


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Now playing: 2PAC - Changes
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domenica, febbraio 17, 2008

Libri preferiti (2)

Mi giro nella libreria e dico:
il secondo libro preferito è Jorges Luis Borges - Altre inquisizioni.
Ma non "Finzioni" (mi piace qualcosina, ma non riesco a leggerlo la mattina...). Di Aleph invece mi piace il racconto "Aleph".
(oggi ho scoperto un amico che ha condiviso parte delle cose che ho lasciato dietro di me nella vita...tra cui i Pearl Jam)

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Now playing: Pearl Jam - Black
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Immagine che immagino


Oggi non gira nulla.
La famiglia mi ammazza, la rete non carica.
Zio cantante, che nero!

mercoledì, febbraio 06, 2008

Coup..land di arterio

Due concetti veloci.
Primo. Il mondo dei blog è un mondo per chi scrive senza troppi lettori (così almeno credo e infatti questo blog è una sorta di moleskine digitale, più per me stesso che per eventuali lettori). Probabilmente perchè non esistono ancora dei device in grado di gestire i contenuti in forma digitale con la stessa praticità di un libro (qualche tentativo, ma IMHO non vedo ancora la "killer application") e/o perchè non tutti i diari sono interessanti (quorum ego..). Per questo fa sempre piacere scoprire che qualche persona sconosciuta o poco conosciuta ti legge e ne lascia pure una traccia.
Secondo. E che traccia! (riprendo il commento lasciato al mio post del 23 gennaio) :
"ANONIMO Ha scritto: non so se volontariamente o meno, ma il concetto della polaroid era stato ripreso anche dallo scrittore Douglas Coupland in suo libro". Ha perfettamente ragione, e confesso di non averlo fatto apposta. Ma ecco la cosa strana: mi è venuto in mente, nel momento stesso in cui raccontavo la mia intenzione di fare questi brevissimi racconti polaroid a un'amica (e lei mi stava facendo la stessa segnalazione) , che già conoscevo questo fatto, ma lo avevo scordato del tutto. Andando avanti in questa epifania ho ricordato di aver letto di Douglas Coupland il romanzo Microservi (e mi era pure piaciuto, io uso il Mac...se lo leggete capirete il perchè). Comunque l'opera da cui dovrei aver inconsciamente preso spunto dovrebbe chiamarsi "Memorie polaroid" (oggi sono pigro e non ho voglia di cercarlo su google..scherzo!).
Adesso dovrò cambiarci nome...ci penserò (a proposito, aspetto ancora dall'anonimo un giudizio sul primo racconto polaroid).
Chissà...
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Now playing: Antony & The Johnsons - Twilight
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sabato, febbraio 02, 2008

I migliori libri della mia vita

Troppi scrittori. Troppi libri. Come possiamo leggerli tutti? Mica siamo Borges che ha potuto passare tutto il suo tempo in biblioteca e poi (avrei usato "per giunta"ma non mi ricordo se questa locuzione esiste o è solo un'invenzione della mia mente, un mio delirio onirico) armato di una voglia di sapere disumana. Così ho deciso di tenere una versione risicatissima della mia perosnale biblioteca. Mi sono autoimposto una regola: tenere solo i 10 libri che ritengo più belli e siccome una cosa del genere dipende fortemente dalle letture del periodo, vuol dire che ci sarà una fortnata decina che sarà valida per un certo periodo. E tutto quello che uscirà dalla classifica lo regalerò (non ho ancora pensato se fare una sorta di bookcrossing o iniziative del genere)
Non sarà mai una classifica assoluta, se non l'ultima, prima del mio ineluttabile trapasso, ovviamente. Comunque, ecco qui i primi libri della mia "libreria minima di sopravvivenza":
a) "I racconti della maturità - A. Cechov - Feltrinelli"
Alla prossima.
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Now playing: Neil Young - Harvest Moon
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domenica, gennaio 27, 2008

Il Blog di Peter Hust

Non potevo non linkarlo...
Cliccate qui.

Racconto Polaroid (1)

Fuori c’è luce, esce dai buchi delle tapparelle poi sento il suono dell’orologio sopra alla cassettiera. Devo ricordarmi di caricarlo, altrimenti mi sbaglio con gli orari delle medicine.
Non vorrei tornare a star male.
Suonano alla porta. Ma chi è a quest’ora?
Non viene più nessuno a trovarmi, a parte quella signorina così gentile del Comune. Prendo gli occhiali sul tavolo e cerco il foglietto dove ho scritto quando deve tornare.
Non c’è più, possibile?
Perchè le mie mani non eseguono più bene quello che gli chiedo di fare?
Ma no, eccolo qui, trovato. Cosa ci leggo qui? Giovedì... 8... Febbraio.
Oggi non è giovedì, ne sono sicura, no, non può essere lei.
Al giovedì sento l’aspirapolvere della donna delle pulizie qui dai Valsecchi.
Suonano ancora alla porta, perchè così a lungo?
Che sia la Rita? Non viene più da quando non fa più le scale con quelle gambe gonfie.
Senza mio marito in casa, non potrei aiutarla a salire al terzo.
No, non può essere la Rita.
Mario hai ragione tu. Non devo aprire a nessuno che c’è pieno di drogati.
E io non apro mai e non esco più.
Suonate, suonate pure, non mi fregate così. Solo perchè siete più giovani non vi permetterò di rubarmi i soldi per andare a comprare la droga.
- Non vengo ad aprire è inutile che continuiate a suonare drogati! Appena torna mio marito Mario ve la vedete con lui..
Se fossi già qui Mario...a quest’ora dovresti già aver finito la coda per ritirare la pensione. Incomincio a preoccuparmi. E se ti fosse successo qualcosa? O signore aiutami tu, devo bere un bicchier d’acqua con la medicina, devo calmarmi. Adesso mi siedo e mi calmo.
Ma dove ho messo la medicina? Non ricordo più se l’ho messa in camera sul canterano o è qui in cucina nella vetrinetta. Se riesco ad aprirla, però, queste ante sono sempre così dure da aprire..
Perchè le mie mani non eseguono più bene quello che gli chiedo di fare?
Ecco le medicine, le pillole rosse. Ne prendo una o due, cosa c’ho scritto sopra, non leggo.
Mi gira la testa. Voglio andare in bagno, santo cielo come mi gira.
Mario perchè non ritorni? A quest’ora dovresti già essere qui e invece sono da sola e mi sento male.
- Eh smettetela di suonare, maledetti! Smettetela...Perchè piango adesso?
Devo stendermi un attimo, se solo riesco ad arrivare al letto. Non devo cadere proprio ora, non devo.
Mi sento mancare l’aria.
Forza, fai la brava, non finire come la Rita che è caduta e si è rotta il femore. Quanti anni fa le è successo? Non ricordo.
Non ricordo più niente.
Mi stenderei un attimo qui a fianco a te, Mario.
- Dovresti alzarti caro, lo sai che è tardi...devi ritirare la pensione...
Se mi stendo un attimo, forse tutto passerà..adesso mi metto qui accanto a te e tutto passerà
- Come sei pallido, tesoro mio.
Fuori c’è luce, la vedo dai buchi delle tapparelle e poi sento il suono dell’orologio sopra alla cassettiera.
...ma suonano alla porta chi sarà?
(aM 1.2008)

mercoledì, gennaio 23, 2008

Racconti Polaroid

Ormai il tempo a disposizione che abbiamo è sempre meno. Lavoro (e pendolarismo), affetti (figli, mogli, mariti e per alcuni sfortunati, amanti) lasciano ben poco spazio al nostro cervello per focalizzare la nostra attenzione. L'attenzione è una risorsa scarsa, come il petrolio e il denaro.
Penso che sia per questo motivo, ad esempio, che non riesco più a vedere film. Risottolineo che non è solo un problema di trovare due ore libere, il problema vero è riuscire a rimanere concentrato per così tanto tempo. E la stessa cosa mi capita con la lettura: tendo ormai a preferire i racconti (e le poesie) ai romanzi. Tutte storie che si completino al massimo nell'andata e ritorno che da pendolare affronto ogni dì.
A questo punto mi son detto, perchè non porto questo ragionamento al suo estremo? Ed è così che sono nati i "Racconti Polaroid" che sono dei racconti davvero brevi, così brevi che avrebbero fatto la mia gioia ai tempi in cui ero uno studente con poca voglia di leggere. L'idea di chiamarli "Racconti Polaroid" è legata al fatto che, in così poco spazio, l'universo che puoi creare non può che essere interiore, personale e abbozzato come quel che resta in una Polaroid: una foto che veniva fatta per essere vista subito e in fretta oppure perchè il soggetto era talmente personale da non dover essere visto da troppi occhi indiscreti.
A breve posterò il primo (lo so che siete curiosi...)

sabato, gennaio 19, 2008

Cosa è successo domenica 13 gennaio



Nonostante l'assenza di Dutch Gazebo, l'evento è andato bene (al suo posto un grandissimo DLanza, l'unico chitarrista in grado di suonare limonando...).
Abbiamo bevuto birra artigianale spezzina ("Birrificio del Golfo"), assaggiando tutti i 6 tipi diversi che produce attualmente: Weizen, Golden Ale, IPA, Stout, Scoth Ale e Christmas Ale (la birra di Natale all'Anice Stellato). Tutte buone, con punte di eccellenza su IPA, Stout, Golden Ale e (a chi piace la birra un po' più da meditazione la stagionale Christmas..).
Tra i microbirrifici direi (diremmo) che sono davvero bravi. Colpisce soprattutto lo stile british delle loro creature. Anche la Weizen, che è un tipo di birra più di tradizione teutonica, fatta da loro acquista delle tonalità diverse dal solito.
Non appena ci diranno qual è il loro sito internet, di sicuro li post-eremo.
Ho messo dei link direttamente sui tipi di birra con le spiegazioni di come sono fatte..
Non ringraziatemi, sono alcoolizzato.

venerdì, gennaio 18, 2008

Siamo tutti uguali...

Uno ci prova anche a fare l'intellettuale e magari, sentendosi in cuor suo diverso dalla massa, a giocare al fustigatore delle banalità e delle manie altrui.
Lo confesso. Sono un Apple maniaco. Devo assolutamente comprare prodotti della Apple.
Questo è forse uno dei primi spot e dei primi capolavori sfornati dagli elfi di Cupertino (indovinate un po' chi è l'attore...)
http://www.youtube.com/watch?v=aaIZF_yqwDw

lunedì, gennaio 07, 2008

Evento Bulacky

GRANDE EVENTO "A TUTTO BULACKY!"
DOMENICA 13 Gennaio ore 15.45 
presso il Centro Ricreativo Colitici Anonimi di Fantasilandia, (Ingresso dal retro, parola d'ordine: Mississipi).
Ci riproviamo e questa volta ci saranno grandi ospiti  ("BULACKY, IL GRANDE", il mitico chitarrista "DUTCH GAZEBO")e attrazioni internazionali, come:
il FENOMENALE UOMO PAPPAGORGIA


E L'UOMO CON I PIPISTRELLI NEL NASO



E ovviamente PETER HUST!*
Non mancate...non se ne accorgerebbe nessuno.

*Immagine  non disponibile per questioni legali in corso con la società che gestisce i diritti d'immagine di Peter Hust







lunedì, dicembre 31, 2007

Buon anno!

E che l'anno prossimo vi possa portare soldi, onori e divertimento.
Non esagerate con le lenticchie!

lunedì, dicembre 17, 2007

Vigevan Gothic


16 dicembre 2007
Dicembre freddo, una sera
accompagnando i miei genitori alla corriera
Ho visto il fumo uscirmi dalla bocca e puntare le stelle
Ho pensato che a volte
il tempo ti trascina
come una bottiglia di plastica vuota
in qualche ansa quieta
dove le ansie del cuore
non trovano più la spinta
della corrente
e tutto ti torna con tutti
amici, lavori, passioni e famiglia
e ti senti così al caldo nella tua vita
da sciogliere per un attimo
quel nostro lungo inverno
ghiacciato di noia.
(R. Buchago - Dimmi parole sporche 2007)


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Now playing: Led Zeppelin - Stairway to heaven
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martedì, dicembre 11, 2007

Quando il destino ti sussurra una scelta


L'uomo moderno ha perso la sua, un tempo, innata capacità di affidarsi più all'istinto che alla ragione. Ma io, e me ne prendo tutta la responsabilità, penso di aver percepito un flebile messaggio provenire dal mio istinto.
Quel messaggio dice "il 16 dicembre l'evento Grande Bulacky non deve esserci!".
Tra i labili segnali che ritengo di aver captato:
- Testa di caprone sgozzato trovato davanti alla porta di casa
- Ritrovamento di un antico cimitero indiano sotto l'Enoteca dove avremmo dovuto festeggiare
- Amici che, dopo aver detto di aderire, cambiano di residenza
- La scoperta di avere un nido di avvoltoi sopra l'Antenna di Sky
- L'arcangelo Gabriele che suona al citofono alle 2 di notte salvo poi dire di aver sbagliato indirizzo
- Uno sciopero degli autotrasportatori che impedirà ai 60 litri di birra ordinati di arrivare in tempo
Lo so datemi pure del paranoico, ma ormai ho deciso.
Adesso vorrei dirvi che abbiamo rimandato il tutto alla seconda domenica di gennaio (il 13!), ma prima di farlo vorrei dare un'occhiata approfondita alle quartine di Nostradamus per vedere quando cade l'Apocalisse.


Non vorrei perdermela...

sabato, novembre 24, 2007

Pomeriggio Grande Bulacky


Domenica 16 nell'Enoteca di Fantasilandia
(dalle 16.00 in avanti)
Grande pomeriggio di festa e di bevuta di birra.
Interverranno "Bulacky il Grande" e altre grandi attrazioni internazionali


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Now playing: Grant Lee Buffalo - Mighty Joe Moon
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venerdì, settembre 21, 2007

ADSL Kaput!

Causa cambio gestore ADSL di casa, l'attività di posting è bloccata.
Confido nella deregulation, ma temo il mese di stop.

Tanto, per quello cha avevo da dire....

giovedì, settembre 13, 2007

Il grande miracolo della Birra


Questo articolo tratto da La Stampa.it è davvero bello.

"La pace nel boccale del birraio Nadim
Nadim Canaan Khoury, 46 anni, laurea in Economia all'Università di Boston: nel 1995 ha fondato la casa di produzione della Taybeh Beer. Esporta 6000 ettolitri all'anno
La sua birra riunisce arabi e israeliani all'Oktoberfest palestinese


FRANCESCA PACI
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMMETutti lo cercano per una pacca sulla spalla, una foto pinta a pinta, un brindisi: qualcuno ha visto Nadim Caan Khoury? Haviv, 25 anni, capelli a spazzola e casacca andina, butta giù d’un fiato mezzo litro di birra chiara e brinda all’uomo che la produce «God bless Nadim», che Dio benedica Nadim, Nadim Caan Khoury, mister Taybeh Beer. Haviv pensa in ebraico, la sua lingua, e parla in inglese: al check point ha mostrato il passaporto francese, il secondo, ereditato dalla madre. Avesse tirato fuori quello israeliano i militari gli avrebbero fatto parecchie storie: oggi ci si ubriaca, d’accordo, ma siamo pur sempre in Cisgiordania. Eppure, per una volta, perfino i duri dell’esercito chiudono un occhio, la terza edizione dell’Oktoberfest palestinese, l’unica in Medio Oriente, cancella per quarantott’ore muri, uniformi, posti di blocco. L’Oktoberfest con la kefia è un’invenzione di Nadim Canaan Khoury, 46 anni di cui oltre metà trascorsi all’estero, laureato in economia all’università di Boston e oggi proprietario della Taybeh Brewing, 6.000 ettolitri di birra l’anno esportati in America, Giappone, Germania, Israele. Nadim, come molti connazionali, è tornato a casa nel 1994, in seguito agli accordi di Oslo. Dieci mesi e molti viaggi in Baviera dopo, ha avviato l’attività fiore all’occhiello del paese, una brewery stile Monaco con la bandiera palestinese a mo’ di logo. L’Oktoberfest corona il suo sogno d’essere al tempo stesso imprenditore e palestinese: «L’anticipiamo a settembre per non sovrapporla al Ramadan, il mese sacro dell’islam, e alle festività ebraiche».Nadim parla forte per farsi udire, schiacciato com’è tra i capannelli di giovani chiassosi e la musica dei Dam, il popolare gruppo rap palestinese che dal palco mescola politica ed entertainment come a una vecchia festa dell’Unità. In sottofondo, le campane dell’antica chiesa di San Giorgio suonano l’Ave Maria. Taybeh, una ventina di chilometri da Ramallah, è l’ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, dove, racconta don Raed Abusahlia, gli abitanti sono talmente gelosi delle proprie radici che «non vendono la terra né ai musulmani né agli ebrei». L’identità da queste parti è materia pesante, significa religione, storia, cultura. Adesso, grazie a Nadim Khoury, è anche un brand, il glorioso nome della birra locale.Lungo la strada che si arrampica sulle colline bruciate dal sole non ci sono cartelli. In lontananza, la sagoma di un campanile indica che la direzione è giusta. Al check point due soldati israeliani giovanissimi e insolitamente rilassati strizzano l’occhio, «lehaim!», «salute!». Alle loro spalle campeggia un cartellone grande quanto una porta, «Drink palestinian. Taste the Revolution». L’ha disegnato Nadim: «La comunicazione è l’anima del commercio». La fila di auto parcheggiate comincia qui, tre chilometri di targhe gialle, israeliane. Quelle verdi sono molte meno: i palestinesi vengono in autobus da Deir Dibwan, Dammun, Jarir. Zeid, 17 anni, mezzaluna d’oro al collo, arriva da Ramallah in autostop: «Mi hanno dato un passaggio tre stranieri. Ma non dico di dov’erano: non potrebbero caricarmi, è vietato, e con gli israeliani non si mai». La folla lo nasconde. «Abbiamo battuto il record dello scorso anno» gorgeggia il sindaco David Khoury, fratello di Nadim, abito gessato blu e camicia aperta sul petto. Tra il mattino dell’8 e la sera del 9 settembre 2006, Taybeh ha contato settemila visitatori, tre volte il numero degli abitanti. Una combinazione così eterogenea che neppure per la Road Map, il tortuoso percorso di pace: stranieri, palestinesi, israeliani. E oggi sono ancora di più. Nella Cisgiordania ufficialmente astemia il richiamo dell’Oktoberfest è come quello del pifferaio magico dei fratelli Grimm. I ristoranti di Nablus, Tulkarem, Betlemme, servono Sprite o Coca Cola. A Ramallah, la New York palestinese, fanno eccezione tre o quattro coffee shop alla moda con la cantina fornita di Chardonnay del Golan e Martini dry. In generale però, solo le botteghe dei cristiani sono autorizzate a vendere vino, birra, liquori. I musulmani comprano senza dare nell’occhio e brindano tra le mura domestiche. Quella di Taybeh è una parentesi vera, perfino l’esercito israeliano chiude un occhio.«È la diplomazia della pinta», osserva Nadim Khoury, mentre la moglie Suer riempie caraffe di bionda e frigge falafel: «In teoria solo noi cristiani beviamo alcolici, ma siamo appena l’1,5 per centro della popolazione. Come si spiega che il 60 per cento della birra Taybeh viene consumata in Palestina? E che dire del 30 per cento venduto in Israele? I musulmani si astengono, gli israeliani non si spingono mai oltre i posti di blocco, eppure oggi eccoli tutti qui». A due passi da lui Zeid inventa l’alibi dell’«ubriacatura patriottica» che ammette «il brindisi con il nemico»; Haviv, ebbro, ripete i versi dei Dam in arabo. "

giovedì, settembre 06, 2007

Ostri-che bello!

E' già passata la settimana e domani si ripete l'aperitivo con ostriche e vino.
Siamo già aumentati nel club dei praticanti di questa dura disciplina (l'altro venerdì alla fine le bottiglie di vino bevuto son state parecchie).
Venite a trovarci a fantasilandia.
Sentirete un concerto di risucchi niente male.
Vive la France!

A proposito ecco qui una pagina in francese molto esauriente sul tema.

giovedì, agosto 30, 2007

Un tempo si diceva birra e salsiccia



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Now playing:
Jacques Brel - Isabelle
via FoxyTunes
E invece oggi.......guardate qui.

Domani forse facciamo il primo incontro de "La maison des Huitres et des Ivrognes".

Confidiamo in baccus....

giovedì, agosto 23, 2007

Ritorno estatico

A volta il destino(?) ti regala una mezza porzione in più
di quel grande pasto al self service che è la vita.
Oggi sul finir delle ferie avevo deciso di fare una capatina a Piozzo sulla strada del rientro, per vedere il luogo dove tutto il gran movimento dei microbirrifici è nato.
Mi riferisco alla ormai mitica brasserie "Le Baladin" a Piozzo (un paesino che guarda le langhe del Dolcetto e del Barolo) e al suo instancabile proprietario Teo Musso, che ha iniziato a prodursi da sè la birra che vendeva nel suo locale. E il prodotto era (ed è così buono) che oggi ha varcato non solo i confini del dehors del suo locale ma anche quelli dell'oceano e con grande successo.
Ebbene , arrivo nella piazza di Piozzo e con un coupe de cul mai visto, vedo proprio Musso che ciondola in evidente stato di relax totale poco fuori dall'ingresso della sua brasserie (chiusa).
Con l'emozione che riservo a chi in qualche modo ha fatto la storia mi sono allora presentato.
Teo mi ha riservato una grandissima cortesia e mi ha fatto visitare la sua nuova avventura (si chiama Casa Baladin) un posto dove convivono ospitalità (ho visto almeno due camere arredate in maniera particolarissima) buona cucina, benessere (un bagno turco prima dell'aperitivo?) e ovviamente la birra baladin (in qualità assolutamente mai viste in commercio: riserve speciali e ricette particolari) da abbinare nei menù proposti.
Sicuramente ci faremo un bel salto prima o poi...

giovedì, agosto 09, 2007

Ago-stop


L'estate sovraesposta è qui.
Con le sue luci poco frequentate,
che sembrano uscire da sogni di altri.
Con un finale stantio.
Giro nella città
alla ricerca di un'immagine
con l'anima
non ancora in ferie.
(R. Buchago - "Scripta volant treni manent" 2000)

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Now playing: Keith Jarrett Trio - Autumn leaves
via FoxyTunes

mercoledì, luglio 18, 2007

Chiusi per Fare

La Pilz è morta.
La Stout è buona ma quella nella botte chi lo sa.
L'estate picchia.
Au revoir ou Au reboir?

giovedì, luglio 05, 2007

Peter Hust notte di degustazioni

Ricevute le coordinate da Peter, ve le segnalo con piacere.

Il sommelier FISAR Marcantognini Fabio (alias Peter Hust), in collaborazione con:
ILBARDELLALE” c.so Umberto I Gambolo’; Propone :
IL PIACERE DELLA SCOPERTA,
Cena di cucina nostrana con vini selezionati.
Venerdi’13 luglio 2007 ore 20.30
Aperitivo : Brut Oltrepo’ Pavese “GIOIELLO DEL BARDO
tenute Achilli - Santa Maria della Versa
Antipasto : Salame Pavese con grigliata semplice di Cipolle rosse di Breme in abbinamento con Oltrepo’ Pavese Rosato Az. Agr. Montelio – Codevilla
Portata unica : Lattonzolo aromatizzato allo spiedo e Ratatuille di verdure stagionali
Abbinamento con: Bianco di Pitigliano superiore “ILDEBRANDO” Cantina Cooperativa di Pitigliano GR e Barbera d’Alba Az. Agricola LA FUSINA – Dogliani CN
Conclusione: Pasticceria secca siciliana in abbinamento a Zibibbo“Porta Nord”Cantine Mothia (TP) Caffe’. Digestivo
Tutto compreso per € 25.
Posti disponibili 25, prenotazioni al 347-0182969 tutti i giorni dopo le 18

P.S: ovviamente c'è pure l'istrionico Peter (ma senza doppiaggio)

lunedì, luglio 02, 2007

Notte Peter Hust

Il nostro istrionico attore ha organizzato una serata di degustazioni di vini.
Non appena il suo agente mi gira i dettagli li metto online.
Attendete fiduciosi!

martedì, giugno 26, 2007

Pensiero stupendo

La butto lì.
E se a Fantasilandia organizzassimo un evento dedicato ai vini biodinamici?
Ho trovato in rete qualche realizzazione, ma non mi hanno convinto molto.
Guardate e giudicate voi.
Clicca qui
E poi qui
E infine qui
Direi che c'è spazio per fare una bella cosa....

P.S. siamo quasi chiusi per ferie (resta da imbottigliare la Pilz e poi attendere il risveglio della Stout dalla botte)

giovedì, giugno 07, 2007

mercoledì, giugno 06, 2007

Una bionda per tutti

Abbiamo dato il via alla produzione di una birra bionda stile pilsner.
Gli ingredienti sono frutto di una ricetta non proprio ortodossa sulla quale nutriamo qualche dubbio.
Il colore è buono così come il contributo amaro del luppolo.
Se i miei soci ne hanno voglia, a breve, dopo una lunga attesa nel fermentatore (4 settimane?), metteremo la vera stout a riposare in botte per tutta l'estate (se riusciremo a resistere alla tentazione).
Assaggiata a secco (senza priming e calda) si sente un retrogusto di liquirizia che ci è piaciuto tanto.
Vi premetto che noi non ne abbiamo aggiunta alcuna alla mistura, ma già che c'ero ho dato un'occhiata al tema. A quanto pare non sono un visionario olfattivo (per adesso), guardate qui, qui, e poi qui.

P.S. Peter Hust (il famoso attore che ha partecipato all'Oktober Fest di Maggio InVigna - vedi post precedente per il video ) potrebbe tornare a brevissimo.....

sabato, maggio 26, 2007

Torna il poeta (nell'attesa del video)

Vite sghembe
compresse a forza
negli scompartimenti
di questa metropolitanìa.
Persi
nella rotta quotidiana
tra il volere ed il dolere.

E il sogno resta là.
Sospeso tra le pagine di un quotidiano
ed una pubblicità sul muro.
Come volantini distribuiti all'uscita dei mezzi.

(Rodrigo Buchago, "Scripta Volant Treni Manent")

domenica, maggio 20, 2007

Magnifico evento

L'oktober fest a Maggio InVigna è andato davvero bene.
C'erano gli ingredienti giusti, tra cui la nostra QuoWeiss.
Stiamo diventando davvero bravi a fare la birra.
E se lanciassimo una cooperativa di produttori?
"Piccola nota" al margine.....Ferran Adria espone le sue opere a Documenta12 la mostra di Arte moderna. Qualcuno gli ha dato del megalomane e sono già iniziate le discussioni su cosa può stare e non stare nel grande circo mediatico chiamato Arte. Per me è OK, ma io non faccio testo: tra gli artisti ci metterei pure Maradona.


mercoledì, maggio 09, 2007

Oktober fest

Accorrete in massa al
1° Oktober Thedelle5emezza Fest
.
Località: InVigna
Data: 13 5 07 dalle 13 ad libitum
Ci saranno: maialini sardi, bruschette, birra artigianale e non e forse anche della musica.....e tanta bella gente.
Prezzo: 1.750.000 di corone indonesiane (circa 15 Euro a capoccia, ovvero il costo totale/partecipanti).
I musicisti entrano gratis...... ;-)))))

giovedì, aprile 26, 2007

Stiamo tornando

In realtà ci stiamo ancora riprendendo dalla fantastica kermesse del 22 Aprile.
Non ricordo il numero esatto (e tutti i nomi) dei partecipanti.
Nemmeno chi ha vinto (abbiamo vinto tutti come direbbe un politico dopo le elezioni).
Non appena ci passa la sbronza, documenteremo un po' meglio l'evento.
Stay tuned.....

P.S. nel frattempo abbiamo liberato QuoWeiss dalla botte e ne abbiamo fatta un'altra delle nostre (Stout con i grani di malto)

A presto

mercoledì, aprile 04, 2007

EDIZIONE STRAORDINARIA

E' ufficiale.
Giornata "Barbera sincera stasera" fissata per il 22 Aprile (dalle ore 13 ad libitum).
Location: "Il paese delle meraviglie"
Citofonare: "L'orologiaio matto".
Non è richiesto lo smoking, ma è obbligatoria la bottiglia di Barbera.
...e a buon intenditor poche parole!!!!

martedì, aprile 03, 2007

per un mondo più pulito....

Post censurato - V.M. 18

contattare buci per la versione integrale, eheheheheh....