mercoledì, febbraio 13, 2013

Le dimissioni da uomo, no.

Non ho mai avuto una buona idea dei papi. Mi sono moderatamente antipatici per la loro immagine così lontana dalla semplice spiritualità di San Francesco, a mio avviso l'unico (tra i casi famosi) ad aver realmente portato avanti gli insegnamenti universali (o che almeno a mio avviso dovrebbero essere condivisi da tutti) di Gesù. La televisione rimanda sempre immagini di ricchezze e sfarzi, di figure sempre troppo pingui dal Vaticano. A poco serve dire che ci sono tanti missionari sul campo, se la testa che dovrebbe dare il buon esempio si comporta così. Non sono cristiano, tantomeno cattolico, quindi sorvolo sul valore delle eterne discussioni su tematiche sociali come il matrimonio tra gay, il celibato dei preti, la ferrea legge della procreazione, etc. etc.
Eppure in questi giorni non posso fare a meno di pensare al gran rifiuto e all'immagine di un Papa che sceglie di spogliarsi di questo ruolo. Rivederlo tornare uomo, nel pieno delle sue sofferenze in un passo per lui pieno di incognite, in mezzo ai leoni sino a ieri accomodanti, me lo ha reso simpatico e degno di rispetto. Faccio e farò sempre il tifo per gli uomini che devono gestire fasi della propria vita in disgrazia o comunque da "perdenti" (anche se nel caso di Benedetto XVI non è forse la parola più adatta).
E se poi questo è un estremo tentativo estremo di scacciare i mercanti dal tempio allora mi auguro solo che tu non finisca come alcuni tuoi predecessori scomparsi improvvisamente. Perché adesso è importante che tu viva per testimoniare la morte della spiritualità della Chiesa e la necessità di considerarla esclusivamente come un istituzione di potere e nulla più. Un morto senza redenzione.
Ci vorrebbe un altro San Francesco, vedremo.

sabato, febbraio 09, 2013

Idle

Sabato pomeriggio
Guardo arrivare
Il rumore dell'ombra
Sul pavimento
Sole freddo di febbraio
Futura promessa di caldo
Lame di polvere sospesa
Luce del tempo che passa
(Tra desideri senza senso
E nuove emozioni)
Dentro di me.
Sento venire l'ora
Di rientrare.
Ecco.

R. Buchago 2013

giovedì, gennaio 31, 2013

Bignami non amour!

“I Promessi Sposi colpiscono ancora” un’ardita parodia di Mario Selaschetti

Era da poco calata la sera: in casa di don Abbondio regnava il silenzio. Don Abbondio, costretto a rimanere in casa per far credere a tutti che fosse veramente malato, stava sfogliando un libro e si era fermato leggendo un nome che gli era sconosciuto.
"Clitoride! Chi era costui?" ruminava tra sè don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, l’ultimo successo di Fabio Volo, quando Perpetua entrò a portargli l'imbasciata. "Clitoride! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?". Tanto il pover'uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! Perpetua, sentendogli nominare quel nome, arrossì come solo le donne che già tanto hanno saputo dalla vita, senza darlo a sapere in giro, sanno fare.
Senza nominare quel “Clitoride”, ma con la sua eco forte nella testa, Perpetua gli riferì della venuta di Tonio e don Abbondio fu ben felice di riceverlo, per riavere i suoi denari. Perpetua andò allora ad aprire la porta ed ebbe la sorpresa di trovarsi davanti un incaricato della Bo Frost.
- Buona sera, - disse Perpetua: - di dove si viene, a quest'ora?
- Vengo da... - e nominò un paesetto vicino. - E se sapeste... - continuò: - ho già il carretto col ghiaccio che s’è quasi svuotato delle mercanzie e avevo paura di non aver più nulla per lei e il suo Don Abbondio e poi non potevo non passare dopo quel che ho sentito.
- Oh perché? - domandò Perpetua.
- Perché, - rispose l’incaricato di Bo Frost, - una donna di quelle che non sanno le cose, e voglion parlare... credereste? s'ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Beppe Suolavecchia, né con Anselmo Lunghigna, perché non sapete cucinare. Diceva che il suo tris di capponi all’aceto era una vera disgrazia. Una roba da far pentire un vivo di esser tale. Io sostenevo che siete stata voi che gli avete rifiutati, l'uno e l'altro...
- Sicuro. Oh la bugiarda! la bugiardona! Chi è costei?
- Non me lo domandate, che non mi piace metter male e poi non vendo nulla e mi si sghiaccia il carretto inutilmente.
- Me lo direte, me l'avete a dire: oh la bugiarda, chi è la Cristina Parodi?! Quella me la cuocio e me la mangio quando voglio?
- Basta... ma non potete credere quanto mi sia dispiaciuto di non saper bene tutta la storia, per confonder colei. Oggi avrei le seppioline in guazzetto in offerta e le tradizionali polpettine di merda che so essere molto gradite al suo Don Abbondio, che faccio?
- Guardate se si può inventare, a questo modo! - esclamò di nuovo Perpetua; e riprese subito: - in quanto a Beppe, tutti sanno, e hanno potuto vedere...non gli tirava l’arnese già da tempo Ehi, Tonio! accostate l'uscio, e salite pure, che vengo -. Tonio, di dentro, rispose di sì; e Perpetua continuò la sua narrazione appassionata. In particolare Perpetua si soffermò a lungo e facendo gesti ampi su alcuni particolari dell’anatomia dell’Anselmo che non erano evidentemente così noti all’omino della Bo Frost.
Nel frattempo, tutto sembrava dunque procedere secondo il piano prestabilito. Tonio e suo fratello Gervaso entrarono nella stanza di don Abbondio e, mentre questo stava scrivendo la ricevuta per il debito riscosso, anche Renzo e Lucia fecero silenziosamente il loro ingresso nella stanza, nascondendosi dietro i due fratelli. Non appena don Abbondio, finita di scrivere la ricevuta, rialzò il capo, Tonio e Gervaso si spostarono di lato e sbucarono i due promessi sposi. Renzo pronunciò rapidamente la formula matrimoniale ("Signor curato, in presenza di testimoni, questa è mia moglie"), ma, mentre Lucia lo stava imitando, da dietro a loro, nascosti a lor volta dalla vista del prelato in tal guisa, si palesarono due figure imponenti.
- Oh Signore i Bravi son già qui?! - sussurrò la povera Lucia, tenendosi stretta al suo bel Renzo
- Ma quali bravi, questi sono cattivi non senti che odore che vien da loro, vedi alla buon'ora di proferir la formula come deciso invece di perder tempo donna! - pensò Renzo tra il sorpreso per la presenza inattesa e lo scocciato per l’uscita così improvvida della sua promessa sposa.
Intanto don Abbondio, finito di scrivere, rilesse attentamente, senza alzar gli occhi dalla carta; la piegò in quattro, dicendo: - ora, sarete contento? - e, levatosi con una mano gli occhiali dal naso, la porse con l'altra a Tonio, alzando il viso. Tonio, allungando la mano per prender la carta, si ritirò da una parte; Gervaso, a un suo cenno, dall'altra; e, nel mezzo, come al dividersi d'una scena, apparvero Renzo e Lucia. Don Abbondio, vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, s'infuriò, pensò, prese una risoluzione: tutto questo nel tempo che Renzo mise a proferire le parole: - signor curato, in presenza di questi testimoni, quest'è mia moglie -. Le sue labbra non erano ancora tornate al posto, che don Abbondio, lasciando cader la carta, aveva già afferrata e alzata, con la mancina, la lucerna, ghermito, con la diritta, il tappeto del tavolino, e tiratolo a sé, con furia, buttando in terra libro, carta, calamaio e polverino; e, balzando tra la seggiola e il tavolino, s'era avvicinato a Lucia. La poveretta, con quella sua voce soave, e allora tutta tremante, aveva appena potuto proferire: - Oh Signore i Bravi son già qui?! - che don Abbondio le aveva buttato sgarbatamente il tappeto sulla testa e sul viso, per impedirle di pronunziare intera la formola. E subito, lasciata cader la lucerna che teneva nell'altra mano, s'aiutò anche con quella a imbacuccarla col tappeto, che quasi la soffogava; e intanto gridava quanto n'aveva in canna: - Perpetua! Perpetua! tradimento! aiuto!
Alle grida di don Abbondio, una delle figure che Renzo e Lucia avevano notato si fece avanti emergendo dall’oscurità. Era il più alto di tutti, vestito in una divisa scura e con in testa un elmo che gli copriva tutta la faccia. A Don Abbondio parve per un attimo una divisa dell’armata spagnola, ma poi si accorse che di tal guisa mai ne aveva scorto una prima nella sua lunga carriera di prelato.
Il lato oscuro della forza è grande in voi Don Abbondio! - esclamò il cavaliere oscuro con una voce che pareva venir fuori come soffiata da un tubo o da una cornetta per l’udito.
Chi sei? - fece Don Abbondio quasi balbettando e nascondendosi dietro a Tonio e Gervaso, a loro volta spaventati dalla presenza incombente.
Il mio nome è Darth Vader, Signor curato, in presenza di testimoni, questa è mia moglie..” e così dicendo, sguainò una spada di luce e la puntò in direzione del povero Don Abbondio che se ne rimase con un’espressione più stupita che spaventata.
Ma Sua eminenza Darth Vader, la giovane Lucia è promessa a quel Tramaglino lì. - disse il prelato indicando Renzo.
Ma quale Lucia, chi è sta Lucia, quella femmina? - Darth Vader indicò con la sua spada la figura di Lucia seminascosta nel buio.
Don Abbondio accortosi quasi con terrore dello sbaglio disse - Ma allora chi ho imbacuccato io?
Srotolandosi dalla coperta una creatura bizzarra ne emerse: enorme nelle forme, completamente coperto di lunghi peli che ne incorniciavano una faccia da animale.
Declama la formola mio adorato Chubecca! E poi ce ne andremo in luna nera di miele - disse Darth Vader con una voce che parve incrinata da una forte emozione.
La creatura di nome Chubecca emise dei grugniti fastidiosi oltre a un rumore che, con l’arrivo del miasma insopportabile, si palesò come peto.
Darth Vader, uditi questi suoni, si avvicinò alla bestia con l’intenzione di baciarla.
Mi perdoni Sior Vader - fece Renzo, quasi mettendosi fisicamente tra i due.
Che vuoi? - fece Darth Vader infastidito.
Ecco vede, dal punto di vista della legge canonica, io e lei abbiamo dichiarato l’impegno a diventare coniugi davanti a testimoni e davanti a Dio, rappresentato dal qui presente Don Abbondio, quindi io e lei siamo adesso marito e moglie - Renzo proferì queste parole guardando l’oscuro cavaliere venuto dal nulla con occhi di brama.
Ma io ho fatto una promessa a Chubecca...- fece Darth Vader
Se le piacciono irsute, sappia che posso non radermi per un po’...- Renzo concluse la sua frase portandosi un indice sulle labbra e umettandoselo con la lingua.
Darth Vader sembrò sul punto di vacillare.
Non te ne pentirai Darth mio..dimmi di sì” Renzo gli schioccò un bacio sul casco.
La spada di luce di Darth Vader divenne di un rosso molto acceso, allungandosi nell'aria.
E poi, dopo un ultimo sguardo ai presenti e un paio di sospiri, lo sventurato rispose.
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martedì, gennaio 15, 2013

Italioti di merda..

Piccola riflessione sul punto debole dell'Italia. Si è detto per anni, anzi hanno detto per anni gli amici del cavaliere, che la televisione non ha mai influito nelle scelte elettorali degli italiani e quindi possederne un impero non è una minaccia alla buona dinamica elettorale. Poi Silvio, a meno di un anno dal fatto che per tutti era diventato il problema del Paese, si fa un tour de force di un... paio di settimane in tv e riguadagna punti e riprende in mano una deriva che ci porterà allo stallo istituzionale. Ok, l'italiota (quorum ego) è l'anello di congiunzione tra la scimmia e la banderuola a vento, ma pensiamo a quanto male può aver fatto, su questo inconscio collettivo di quart'ordine (debole eticamente e culturalmente), il bombardamento di 20 anni di televisione fatta per far credere che non esiste altro mondo possibile rispetto al Berlusconismo. Che non esiste altro carrozzone in cui vivere rispetto alle televendite, alle veline e al disperato tentativo di farne parte.

lunedì, gennaio 14, 2013

Desiderio..

"Ho appeso al frigo questo post it:/Lottare perché la fine dei desideri/ non sia la fine di quella cosa chiamata vita;/ lo leggo sempre/ prima di aprirlo/ e farmi una birra"

 (R. Buchago - Verba Volant Treni manent).

Ciao Alice.

venerdì, gennaio 11, 2013

C'è vita qui?

L'uomo
Che vuole andare su Marte
Scappa soltanto dal vuoto
E da quel sordo sentire
Che ha dentro di sè

R. Buchago 2012

mercoledì, gennaio 02, 2013

lunedì, dicembre 31, 2012

Chi scrive una poesia l'ultimo dell'anno...

"A causa dei Maya il 2013 sarà come un figlio non cercato.
Se ritrovo tutto quello che ho bruciato il 21 mi rimetterò in marcia.
Destinazione l'ignoto, navigando a vista tra scogli, ansie, marosi e spero tanta, tanta pace e meraviglia.
Ci sarete anche voi la fuori?
Ci conto."
R. Buchago 2012.

2013 odissea nello strazio

Purché la crisi economica ci trovi vivi.

mercoledì, dicembre 26, 2012

E così uscimmo a riveder le stelle..

Sono uscito vivo dalle libagioni. Si accettano prenotazioni per pranzi e aperitivi. Dal 27 in avanti. Porterò con me i "tre gliceridi".

venerdì, dicembre 21, 2012

Buon Natale

Mi piacerebbe scrivere anzi riscrivere la Storia, andando a scovare i desideri degli uomini e delle donne per poi metterli al centro dell'impianto di spiegazione di tutti i grandi eventi, fatti, scoperte e rivoluzioni che ci sono state nel Regno dell'Umanità.
I desideri sono molto potenti e possono causare eventi di grandi dimensioni: avidità, passione, depressione, aggressività sono solo un riflesso di un desiderio dopotutto.
Per quel che mi riguarda posso solo pregare che a causa dei miei desideri non vi siano persone che possano soffrire per questo. Ma è sempre facile predicare bene...

martedì, dicembre 18, 2012

Un dittatore per l'Italia

L'Italia è un paese che non riesce a generare movimenti dal basso che possano portare al cambiamento. E' per questo motivo che, storicamente, questa attività è stata svolta da fattori "esogeni" alla dinamica sociale come ad esempio la Magistratura e la Dittatura. Con l'unico obiettivo di valutare l'umore dell'italiota medio (quorum ego) propongo qui di seguito una serie di potenziali candidati alla carica di "Gran Comandante del Carrozzone italico" ("dittatore" fa brutto, nessun dittatore in fondo, se ci fate caso, si è mai attribuito questo ruolo ufficialmente).


Lancio quindi con gioia il concorso "Un dittatore per l'Italia".

Prosegue l'analisi dei potenziali candidati.


UNA DINASTIA CHE PROMETTEVA: IL VECCHIO CANOTTA E IL GIOVANE TROTA.

Quando la dittatura si riproduce in una dinastia è qui che viene il bello. In questo caso infatti è assicurata la legge del "non so chi fosse il figlio di Carlo Magno o di Napoleone" o peggio lo sappiamo ma per manifesta incapacità o malattia mentale. E' una legge naturale quella che grandi uomini potenti generino dei veri incapaci, come dimostra la dinastia dei dittatori coreani ora ben rappresentati dal ciccio bello più sanguinario che vi sia al mondo, incapace di fare 2+2 se non facendosi aiutare da una fucilazione di esempio di 4 persone.
Se amate questo genere di ambiente la proposta è scontata e, anche se ha perso un po' di lustro e fortuna nei recenti periodi, può essere facilmente implementata grazie a un colpo di Stato appoggiato dal corpo delle guardie ecologiche bergamasche, dei padroncini bresciani e dei cottimisti di Treviso.
Inutile ribadire che la Legge sopraindicata troverebbe con questa soluzione  la sua massima espressione e che una possibile deviazione verso la "divinizzazione" sarebbe assicurata, grazie anche alla complicità di un pastore tedesco che odia i gay.






mercoledì, dicembre 12, 2012

La poesia del tuo silenzio.

Bello/ trovar occasione di lasciar parlare il solo silenzio
Bello/ lasciar il rumor dei pensieri trovare il silenzio
Bello/ sentir le emozioni nel cuore diventare un silenzio

Silenzio ora. Silenzio Qui

R. Buchago 2012


Un dittatore per l'Italia: Nano Chet

L'Italia è un paese che non riesce a generare movimenti dal basso che possano portare al cambiamento. E' per questo motivo che, storicamente, questa attività è stata svolta da fattori "esogeni" alla dinamica sociale come ad esempio la Magistratura e la Dittatura. Con l'unico obiettivo di valutare l'umore dell'italiota medio (quorum ego) propongo qui di seguito una serie di potenziali candidati alla carica di "Gran Comandante del Carrozzone italico" ("dittatore" fa brutto, nessun dittatore in fondo, se ci fate caso, si è mai attribuito questo ruolo ufficialmente).
Lancio quindi con gioia il concorso "Un dittatore per l'Italia".

Ecco i candidati più autorevoli.

BRUNETTA (NON RICORDO IL NOME DI QUESTO ARTISTA CIRCENSE, SCUSATE): IL NANO CHET ITALO-VENETO.

Per gli amanti della buona vecchia dittatura alla sudamericana, nella versione di destra e con sostegno forte degli Stati Uniti, Brunetta rappresenta quasi una scelta obbligata. La sua bassa statura internazionale lo pone al riparo da qualsiasi pericolo di sovraesposizione mediatica, fatto che gli consentirebbe di portare avanti delle campagne di epurazione con grande libertà e con bassissimo rischio di ingerenze esterne da parte di movimenti in difesa dei diritti umani. Tra i suoi primi bersagli vi sarebbero quasi senz'altro i precari del settore pubblico come questo video dimostra. 


Brunetta rappresenta una comoda soluzione di dittatura tascabile che si può implementare velocemente soprattutto in Veneto.

lunedì, dicembre 10, 2012

Un dittatore per l'Italia

L'Italia è un paese che non riesce a generare movimenti dal basso che possano portare al cambiamento. E' per questo motivo che, storicamente, questa attività è stata svolta da fattori "esogeni" alla dinamica sociale come ad esempio la Magistratura e la Dittatura. Con l'unico obiettivo di valutare l'umore dell'italiota medio (quorum ego) propongo qui di seguito una serie di potenziali candidati alla carica di "Gran Comandante del Carrozzone italico" ("dittatore" fa brutto, nessun dittatore in fondo, se ci fate caso, si è mai attribuito questo ruolo ufficialmente).
Lancio quindi con gioia il concorso "Un dittatore per l'Italia".

Ecco i candidati più autorevoli.

 IGNAZIO LA RUSSA: il "Bokassa" italiano.


 Ignazio La Russa è la scelta giusta per chi vuole andare nella direzione dell'internazionalità e delle grandi parate militari in stile Bokassa. Il classico dittatore che può tranquillamente prendere anche una buona deriva sanguinaria piena di morti inutili.

La Russa ha già maturato negli anni quella incapacità di gestire il dissenso, tipica dei veri dittatori africani della seconda metà del XX secolo.

 



Non manca la classica prosopopea da dittatore con la mascella volitiva. L'eloquio è giustamente arrogante e sa colpire sempre nel segno con poche frasi ma ad effetto. Effetto "Stronzo" per la precisione.
Con Ignazio La Russa previsti grandi investimenti in armamenti e stivali di fanteria antigelo (in realtà fatti col cartone da un'azienda di famiglia, ma in fin dei conti meglio questo che il digitale terrestre).

 

venerdì, novembre 30, 2012

GangBudulacci Style!

Gentilissimo regalo della mia amica Alessandra...
Personalize funny videos and birthday eCards at JibJab!

martedì, novembre 27, 2012

Tautologia originale

@MSelaschetti: La vita è quel tentativo di accettare che la vita è solo quel che è. R. Buchago #Budulacciquotes

lunedì, novembre 26, 2012

25 11 2012 Ciao zia

A noi che finchè possiamo dobbiamo raccontare quel che più non c'è

R. Buchago 2012


venerdì, novembre 23, 2012

Verità

Siamo tutti tossici
Alla ricerca di desideri
E più ne soddisfiamo
E più ne cerchiamo.
Che cosa sposta
Quel forte sentire
Dalla fame assordante e assoluta
Alla fredda noiosa insoddisfazione?
Se l'oggetto resta tale
Cosa muta dunque in me?
Cosa mi porta a ricreare questa illusione
Se non la disperata voglia
Di mantenere vivo un Me?
R Buchago 2012

giovedì, novembre 22, 2012

Dio mio!

@MSelaschetti: Dio ti osserva ma è strabico (cit. ) R. Buchago #Budulacciquotes

@MSelaschetti: "Dio ti ama. Ma non è fedele" R. Buchago #Budulacciquotes


lunedì, novembre 19, 2012

Addio ai carrugi e a questa vita che pian piano alla meta si avvicina

Quando muore una persona che conosci rende malinconico il ricordo dei tempi passati. Mi fa venire in mente la canzone "Azzurro" in quel pezzo in cui dice di aver perso il treno e di doversene quindi restare in città da solo, mentre gli amici sono già andati via, for good. In questo caso poi, quando a morire è una persona legata al rifugio preferito della mia infanzia, la malinconia è tripla.

Persino nel mio più recente periodo di depressione e forte esaurimento ho continuato a rivolgermi nei sogni a Korniglia, vedendola come in realtà è, e cioè un riparo incastonato su una collina, davanti all'infinito del mare.
Un'astronave pronta a salpare in caso di marosi emotivi o tempeste esistenziali.
Una torre per difendersi dai rovesci dell'ansia e delle angosce.
Una cassaforte dove mettere a fruttare il tempo più lieto.

Avevo 5 o 6 anni e in quegli isolati carrugi tra il mare e il verde della collina e dei campi potevo dar sfogo a tutta la mia giovane forza, salvo poi bussare a sera al portone della tua casa e salire a cenare.
Sono pochi i frangenti, come questo, in cui posso ricordarmi che la libertà è segno più di gioia che di paura di superare un limite invalicabile.
Non posso dire che fossimo intimi, ma la tua morte mi ha fatto capire, ancor di più, che la nave su cui siamo compirà il suo viaggio sino in fondo.
La direzione è segnata, saluto i compagni che scendono senza troppa convinzione, quelli nuovi che salgono un po' spauriti e mi appresto ad andare avanti: dopo tutto è il viaggio la cosa più importante.


sabato, novembre 17, 2012

She's gettin' closer (lyrics)

I wrap you
Around my signals
Made of wish
And body heat
Sent directly
Down The spine
In my threads
Made of whispers
And Salted sweat
naked and surrended
You Screaming
you moaning
Mark The line
Between loving
And yearning
When desire strikes
Now you Just...

giovedì, novembre 15, 2012

mercoledì, novembre 14, 2012

Parigi

Parigi

La sera c'è tutto aperto
E un traffico tremendo
Si aggira tra pezzi di storia
Quel tipo con la tutina laggiù
Che aspetta il verde
Facendo passi sul posto
Per non perdere
Il ritmo e ripartire a fa jogging
Sarebbe stato perfetto
Per farsi tagliare la testa
Dall'uomo in bronzo
Perennemente fermo
Qui dietro
Come statua al centro
Della piazza.

giovedì, novembre 01, 2012

Il magnifico diapason rotto

Un magnifico diapason rotto
Questo solo vorrei essere.
Vedere tutto vibrare attorno
E immane lasciare essere
Per guardare così a fondo
Tutto questo vibrare,
Incessante vibrare
Dal vedergli formare
Anche questo desiderio
del magnifico diapason rotto

R. Buchago 2012

mercoledì, ottobre 24, 2012

Recensione dei METZ

Ne avevo proprio voglia di scriverla.


Metz rock

Metz – s/t (Sub Pop, 2012)
[di Mario Selaschetti]
Mi son preso proprio un bel calcio nel culo quando ho sentito attaccare  “Headache”, il brano di apertura, dell’album di esordio dei Metzdal titolo omonimo – un gruppo canadese sotto contratto con la Sub Pop (ma questo non è significativo e ne parlo dopo).
Ecco ce l’ho fatta a scriverlo tutto così bello, sintetico e diretto. Non è stato facile perché quel calcio mi ha fatto frizzare lo scroto come fosse diventato di cristallo e mi ha costretto a dire e a scrivere: “e che cazzo era ora, bravi Metz!”, mentre le mie balle facevano din-don-dan. Eh sì era ora di risentire un po’ di sana adrenalinica tensione musicale, costruita con parti ritmiche davvero commoventi (nel senso di capaci di provocarti una impellente voglia di dimenarti e fare del sano headbanging, cervicali da vecchio giocatore di Playstation permettendo).
Bei pezzi davvero anche “Get Off”, “Wet Blanket” e “The Mule”, ma in generale funziona tutto l’album.
Mi han fatto tornare in mente tutto quel bel profumo di compilation Amphetamine Reptile (niente a che fare con roba da catalogo Sub Pop), con gruppi ruspanti e grezzi nell’arte di utilizzare un ampli valvolare. Penso a Helmet o Killdozer ad esempio.
Non manca un riferimento al Cardinale del suono, sua eminenza Steve Albini e alle sue diverse creature, soprattutto nei riff granitici e nelle diverse martellate ritmiche presenti nell’album.
La psichedelia è presente, tranquilli, con tutto il suo carico di feedback: non manca nemmeno il rumore delle molle del riverbero dell’ampli lasciate sbattere con forza. Energia a profusione e suono saturo dunque, ma sempre molto ben definito: forse il maggior contributo della modernità al sacro altare della psichedelia industriale. Un po’ come fare a pugni o una rivoluzione, mantenendo sempre una buona dose di classe. E questi dannati fucilieri canadesi mostrano di avere un bel sacco di quella  caratteristica che in guerra si sarebbe definita “grace under fire”. E per questo ci prendono un po’ tutti a calci nel culo.
Ma non vorrei per questa frase essere considerato un po’ troppo choosy…


su http://blackmilkmag.com/

martedì, ottobre 23, 2012

The next big thing!

L'attesa è finita.

Prova di forza

Se hai il coraggio
Di fissare negli occhi
I tuoi desideri
Potrai scoprire che la lama
Puntata dritta al cuore
È fatta di paura di mente.
La stessa materia
Con cui impasti il tuo mondo
Incessantemente
La stessa paura che tu sia
Niente.

R. Buchago 2012

domenica, ottobre 21, 2012

giovedì, ottobre 18, 2012

mercoledì, ottobre 17, 2012

In limine.

Qualunque cosa sia/è quel limio/che sale/e che ci prende/ sul chiudere del giorno/è il punto esatto/sospeso/e che ci sfugge/tra la fine della luce/e l'inizio dell'oscurità.

R. Buchago

venerdì, ottobre 12, 2012

Esterno notte/ interno non so.

Aprire la finestra/una notte di autunno/restare sorpreso/di quella nuova aria già fresca/la perdita di intimità/ con la tua solita vita/è un attimo di assurda novità/ una spinta da dentro/che si chiude/rientrando a letto.
R. Buchago. 2012

In limine

L'essenza ultima
È scritta col silenzio
Sui riflessi
Dentro di te.

R. Buchago 2012

giovedì, ottobre 11, 2012

Banana Republic

Un Paese in cui la classe politica può rubare sui bambini, sui ciechi, sui terremotati, sull'Expo, sulla Sanità e restare impunita, è un paese di complici non di vittime.

venerdì, ottobre 05, 2012

Uatever

Tutto quello che pensi
È polvere sulla mensola della verità.

R. Buchago

giovedì, ottobre 04, 2012

Lapalisse?

Ogni desiderio appagato
È insoddisfacente.
Ma ogni secondo
Ne trovi un altro nuovo
Da desiderare.

R. Buchago 2012

lunedì, settembre 24, 2012

Fifteen and life you got it.

La musica ti fa tornare ricordi che parevano andati via per sempre, un po' come il profumo o l'odore. Lo senti e in un attimo sei lì. Stasera vagando a caso nella sterminata libreria di mp3 ho ritrovato questo pezzo:
 
 In un attimo sono su una 127 bianca scassata e guidata da un mio carissimo amico, che poi anni dopo tentò un paio di volte il suicidio e che non vedo da 20 anni semplicemente perché non so proprio dove sia ora (sarai ancora qui intorno Paolo?).
 La tua storia meriterebbe una vita o viceversa...
 Lanciati sull'Aurelia da Ceparana a Villanova d'Albenga, senza niente di particolare con cui divertirsi se non le nostre età ancora prive di grandi pensieri o grandi prove da superare. Musica a volume altissimo fuori da un mangiacassette (lo stereo non era di serie).
Incoscienti, veloci e con io che tenevo lo specchietto in mano perché si era scassato e quello esterno era già andato da tempo. Circa un anno più tardi anche fortunati, perché una sera in una curva rischiammo di finire dopo un volo di 20 metri sopra il tetto di una casa e invece "per fortuna" la macchina si accartoccio contro un albero e, a parte la mia commozione cerebrale e un naso non più dritto, nessuno morì.
Ma noi allora eravamo più grandi di tutto e di tutti, perché quando la morte è cosa remota e la vita è ancora larga e non ti stringe con le sue ombre mentali si può anche cantare che si è un fuoco che sale in alto, così in alto da voler bruciare il sole e fregarsene di tutto.

Che bel pirla...

venerdì, settembre 07, 2012

Solo questo

Io sono la vita.
Non datemi un nome.
I mille pensieri
I cento desideri
Sono nuvole
In un cielo senza nome.
E la nostra umanità
È solo quella paura
È solo quel senso di delusione
Che ha il bambino quando ha scartato il suo regalo.

R. Buchago 2012

martedì, settembre 04, 2012

Verità

La vita è un viaggio verso una destinazione conosciuta attraverso un itinerario che nessuno ha mai visto #poesia#rbuchago

giovedì, agosto 30, 2012

Aforismo alcolismo

"Non ho problemi di alcol. Ne bevo quantità copiose ogni volta che posso." R. Buchago aforismi 2012

giovedì, agosto 23, 2012

JM

"Grazie.
Perché tutto quel che non so
me lo hai fatto capire
e provare tu. "
R. Buchago 2012

lunedì, agosto 13, 2012

Il primo uomo che ha pisciato su Marte

Il profumo di acqua sull'erba
In Svezia.
La vita ricca di banali scoperte
Il cielo. Il vento. L'acqua. Il tempo lieve.
Esco che son le 3 e 30
Di notte sul mio Iphone
Ma c'è già una luce sorda qui
Come quella dei sogni
O delle prime immagini che arrivano da Marte.
Ho paura per un po'
Naufrago nel silenzio
Galleggio sulla nebbia
Che sale dai campi attorno
Rugiada in attesa
Davanti a me e intorno a me
Il nulla più silenzioso.
Attraverso il giardino
A piedi nudi sull'erba fresca e umida
Rimbalza la mia immagine di bambino
Sul tappeto gommoso di muschio
Resta in me la calma eccitazione
Di chi ha vissuto l'impresa
Lontano dal sè.
Lontano dai consueti riti e dalle usuali recite.
Ai confini del consueto sopravvivere.
Infilo le mani nei pantaloni
Giù sin nelle mutande.
Do solo un ultimo sguardo di controllo
Poi sono il primo uomo che ha pisciato su Marte.

R. Buchago 2012

lunedì, agosto 06, 2012

A quanto danno la felicità?

"Se pensi di rappresentare il mio Dio, allora fai in modo che il suo simbolo sia sul tuo volto. Sorridi. "
R. Buchago 2012

Kypling mi fa una pippa.

Sono 1500 metri più in alto, adesso. Sento gli echi di una dell'estati più calde della mia vita arrivare sotto forma di un vento fresco. So che più giu sulla pianura della vita reale il mondo brucia intorno a 35 gradi. E sono rapito dal vedere mio figlio di 8 anni giocare ingenuo con un'amichetta che ha già trovato in lui il suo primo principe azzurro. Sono evidentemente emozionato. Girano le musiche di un'orchestra di musica occitana con il loro ritmo sincopato. Lei si avvicina e lui sfugge. Dovrei dirgli sciocco non buttare via questa attenzione. Ma ho fatto gli stessi "errori" e quindi non ne ho diritto. Adesso ti guardo come uno che sta morendo e con malinconia ma senza soffrire si accorge che il mondo prosegue anche senza di lui. Fai quel che vuoi, quindi. Ricorda però che ogni persona che conoscerai davvero, completamente e senza pregiudizi perché lo avrai davvero ascoltato e accolto nella tua attenzione, ti farà più ricco di una ricchezza vera che potrai donare senza paure. C'è un sacco di gente qui fuori. Ci sono infiniti universi infiniti.Non chiuderti e non farti rinchiudere dalla tua mente nella amata cella del già visto e del già sentito.Non dare l'esclusiva a niente e a nessuno. Nemmeno a te stesso, ammesso che esista.E senza far male all'universo, sii felice, felice, felice, felice..

martedì, luglio 31, 2012

Classifica odio - Luglio 2012

Le 10 parole che odio di più - Mese di Luglio 2012 - Spending Review (usata anche in contesti non di finanza) - Il nome "epico" affibbiato alle ondate di caldo - Top Players - Raiola - Pellegrini (e Magnini) - Metrosexual - Cecchi Paone - IMU (rtacci) - 3D - Olimpiadi

San Sebastiano 2012

"Ti accorgi di non contare un cazzo perché nessuno fa dei tweet razzisti sul tuo conto." Budulacci 2012

lunedì, luglio 30, 2012

Gli amici dei miei amici

Il grande Rodrigo Buchago lo ha definito il Neruda dei poveri. Josoy A. Partado è un poeta intimista che si farà. Anzi è probabile che si sia già fatto parecchie volte, ma questa è un'altra storia. "Il profumo del caffè e della sigaretta rubato Resta appeso al mio respiro Tradito da quella visione delle tue gambe che corrono in basso (Come il sangue nel mio corpo lontano dalla mente e dal cuore) e di quei piccoli spazi di ombra che fanno le tue dita in quelle scarpe L’espressione di rimbrotto nei tuoi occhi E’ il mio desiderio che non trova una ragione Come quel piccolo spazio di ombra che fanno le tue dita in quelle scarpe " Josoy A. Partado. "La passione è là in fondo, dietro il sale." 1993

lunedì, luglio 09, 2012

Budutweet

Mario Selaschetti (@MSelaschetti)
09/07/12 19:18
#Budulacciquotes. "La vita può sembrare una merda, ma se fai come Gianni Morandi allora te la spassi alla grande"


Inviato da iPhone

martedì, giugno 12, 2012

Amarsi un po'

"Nel sesso sono un perfezionista. Preferisco fare tutto da solo" (R. Buchago - Aforismi)

mercoledì, giugno 06, 2012

Consumismo salvami tu..

"Alimentare l'ottimismo/una buona dose per la giornata/affidandosi completamente e totalmente/ al doccia shampo energizzante al Vetiver" R. Buchago 2012

Gentlemen's Agreement?

"Chiedo alla vita/un patto onesto ed equanime/tu mi dai la figa/ e io ci metto il cazzo" R. Buchago 2012

martedì, maggio 08, 2012

QUISISANA

"Leggere attentamente/in bagno sul cesso/ le avvertenze di un antibiotico/ per alimentare/ quell'insana voglia di fiducia nel futuro" R. Buchago 2012

mercoledì, maggio 02, 2012

Certezze

"Ho poche certezze al mondo tra cui questa: se sei amico di Indiana Jones muori, se sei una sua amica invece ti tromba." R. Buchago 2012

giovedì, aprile 12, 2012

Fernando dove sei?

"Siamo un piccolo angolo di respiro che sogna l'Universo"

R. Buchago 2012

martedì, aprile 03, 2012

Desiderio

"Il desiderio è paura di deludersi7restare soli con il pensiero/ di restare soli con la Vita e la Realtà" R. Buchago 2012

martedì, marzo 06, 2012

Dittature arcane...

"I partiti si sono sciolti e al posto di destra e sinistra/ c'è rimasto un indistinto "sotto"/Le leggi sono decise da un Leviatano/ senza faccia/ La primavera incalza/ e forse sarà anche l'ultima/Amen" R. Buchago 2012

lunedì, febbraio 13, 2012

Sursum corda

"La Felicità è un buco nel cuore/attraversato dal lieto zefiro della primavera" R. Buchago 2012

martedì, gennaio 17, 2012

Schettino è l'Italia più evidente


Difficile non rimanere colpiti dalla tragedia della nave da crociera che ha sbattuto sul Giglio per una sciagurata manovra umana. E questa cosa è ancor più vera poiché avviene in un periodo del Paese in cui si avverte la necessità di un profondo cambiamento culturale e sociale.
La storia di questo naufragio è davvero emblematica perché nemmeno il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto costruire una metafora più evidente di questa per descrivere la situazione in cui versa il Paese oggi. Inutile lamentarsi della classe dirigente e politica (cui suo malgrado apparteneva anche il Comandante Schettino) perché viene scelta con metodi per niente meritocratici, ma tollerati e non rivoluzionati, da tutti noi cittadini.
La vera colpa di tutta questa situazione siamo infatti noi, che in cambio di panem et circensem (nella versione moderna coca e Texas Hold'em), ci siamo assopiti e abbiamo bene imparato che meglio di impegnarsi è conoscere un amico di una persona importante: alzi la mano chi non ha per sé o per altri mai chiesto un favore a qualche amico per ottenere vantaggi. Abbiamo imparato che ci sono leggi che non occorre seguire perché (e questa è una giustificazione tipicamente italiota) tanto nessuno la segue. Sono soprattutto quelle leggi dove il controllore non può effettuare un controllo stringente: per rispettarle ci vorrebbe una buona dose di coscienza civica, ma in un Paese di cultura medio bassa (grazie alle TV principalmente) è difficile aspettarsi di trovarne in misura necessaria. Ci sono poi quelle Leggi che il controllore non vuole rendere stringenti per paura di perdere elettorato (che per i motivi precedenti non è in grado di capire cosa sia il Bene Comune) o semplicemente per non rendere evidente che in alcune zone dell'Italia la criminalità è una sorta di gioco d'azzardo che tiene calme le genti o perché non ha i mezzi per farlo.
In uno di questi due casi rientra la bravata del capitano Schettino: una legge infranta da molti altri capitani (spuntano già immagini di altri passaggi vicini alle varie coste di altri grandi natanti), risaputo da molti e da molti adesso stigmatizzata. Schettino si sentirà doppiamente frustrato da questo, come il ciclista preso al controllo doping.
In una situazione del genere le leggi non controllabili (dove manca il cosiddetto "enforcement") restano tali fino all'avvenimento di una tragedia o di una fatalità. E infatti l'Italia è il Paese delle emergenze proprio per questo: interviene solo in caso in cui anche le televisioni (la grande mammella catodica) la mettono in palinsesto. La Politica, che di fatto non è che un'agenda di interventi a favore dei cittadini, fa sua questa priorità e la mette al primo posto, salvo poi scordarsene una volta uscita dalla quarta pagina dei quotidiani.
Non c'è speranza per l'Italia se non una guerra, un'invasione aliena o una crisi talmente profonda da modificare la testa della gente. Altre nazioni ci hanno impiegato molti secoli per formare questa sensibilità, noi siamo nazione da poco e controvoglia (fu una rivoluzione di una minoranza, non il desiderio della massa) e anche volendo non avremo tutto questo tempo, poiché il concetto stesso di nazione non è più un modello sostenibile per aggregare persone in questa fase della storia (casomai per dividerle).
Ci sono segnali di cambiamento come il cinepanettone che fallisce, ma il gattopardesco sviluppo della società italiota farà sì che in mancanza di catastrofi, tutto si trasformi in superficie e resti uguale nella sostanza. In queste situazioni, ad esempio, c'è il pericolo dell'uomo forte che serve proprio a mantenere questa sclerosi sociale: come avvenne grazie al fascismo, che addormentò le coscienze e impedì lo scontro tra le classi che, se lasciato fare, alla fine può portare a un equilibrio sociale vero perché accettato da tutti, un equilibrio su cui è poi possibile col tempo costruire regole efficaci.
Nel frattempo l'unico a cui avranno fatto il culo sarà il Capitano della nave incagliata. Le pagherà per tutti e per tutto: in Italia non si è mai avuto un responsabile da incolpare così bene come lui. Non può appellarsi a un amico importante, non può dare la colpa ad altri in maniera convincente, lo hanno registrato nel momento più scuro della sua vita.
Una prece.

PS: dovessero fare un film su questa storia ho già in mente il film e il cast, anzi vi anticipo la sua locandina.

mercoledì, gennaio 04, 2012

Auspici per il 2012

"Da questo periodo di estrema sobrietà si esce solo bevendo duro"
R. Buchago 2012

lunedì, gennaio 02, 2012

La lettera di Dupin..

"The truth is, we don’t want to observe, particularly if we’re upset. What do we want to do? We want to be upset, because then I remain the center of the drama. If I observe, I weaken that self-centered position."

C. J. Beck

venerdì, dicembre 16, 2011

Conclusioni

Mi sto convincendo sempre più che le migliori forme del coraggio sono la compassione e la pazienza.

martedì, dicembre 13, 2011

La notte di San Lorenzo della mia anima

E' un paio di giorni che sperimento, a ondate che si ripetono ogni ora, quella che ho definito la notte di San Lorenzo della mia anima. Come sciami di Perseidi vengo trafitto da pensieri in cui qualcuno o qualcosa mi tratta male e io mi sento offeso e mi vedo reagire a questa sorta di violenza: colleghi, sconosciuti, parenti come oscuri carnefici infierire sulla mia dignità.
È a pensarci bene una violenza non reale, perché non accaduta e inutile perché anche se relativa a casi che potrebbero essere plausibili non accadono, appunto. È uno spreco di energia interna. Un mistero del sé. Poi mi sono accorto che in quel mio autotrafiggermi c'era anche un forma di piacere. Un piacere simile a quello che si prova dal dolore. Una cosa ambigua, una commistione di più emozioni e sentimenti e sensi. Una cosa che evidentemente piace al Dj che mette quel che mi passa dentro. E così, compreso questo sono quasi arrivato a vedere il fenomeno come fosse un attrazione o un evento a me estraneo. Sono solo lo spettatore di tutto ciò. E non posso fare altro che guardare e aspettare che passi.

lunedì, novembre 14, 2011

BUCHAGO RITORNA!

La seconda notizia più importante dell'anno: Buchago sta tornando.
Eccovi un antipasto della sua grande poesia.

Infiltrato

  • - ottimizzare la rete

  • - materiale punti vendita

  • - monitoraggio adesioni

    scrivo finti appunti

    in questa riunione potrebbero accorgersi che sono ancora vivo

    come in quei film

    coi baccelloni replicanti venuti dallo spazio


    Rodrigo Buchago - Metropo-lìtania 2011

mercoledì, novembre 09, 2011

Rodrigo santo subito!

"I poeti e gli artisti veri, sono santi senza la vocazione" R. Buchago

Inviato da iPad

lunedì, ottobre 31, 2011

Fratello dove sei?

Non ci posso credere, il grande Bulacky ha un fratello!

http://www.lastelladelmattino.org/buddista/index.php/2489

domenica, ottobre 23, 2011

MotoGP Sepang 2011 e risveglio.

La vita è quella fragile perla di tela di ragno che teniamo, dimenticandolo spesso, tra le nostre mani.
R. Buchago 2011

venerdì, ottobre 14, 2011

Come far finire l'era Berlusconi


Ne parlavo oggi con un amico che giustamente suggeriva il modo migliore per far finire questa agonia da fine dell'Impero Romano d'Occidente.
La ricetta è semplice bastano 5 voti. A questo punto utilizzando il metodo Verdini basta offrire di più a questi simpatici esponenti della nuova democrazia: la Repubblica del Renting o del Leasing. La sensazione è che un uomo ricco e dotato di consulenti capaci abbia scoperto il modo di governare in nome del denaro: dicono che anche il suo fiero alleato a mezzo servizio (invalidato dal sesso con una ex donna dello spettacolo) sia rimasto così fedele in virtù di una scrittura privata che concedeva denaro in cambio di Fiducia (parlamentare). La regola è facile, comprare i voti marginali e cioè quelli che servono: ogni uomo, soprattutto un politico (che ne rappresenta la versione media per eccellenza), ha un suo prezzo.
E questo modello chissà quanto ci sta costando nell'ultimo periodo, dato che l'uomo può contare oltre al patrimonio personale anche a tutte le leve di potere economico e sociale di cui un premier può disporre e le persone, avendo capito il metodo stanno iniziando a strizzare il povero cavaliere con pretese sempre più alte.
Quanto ci vuole per comprare questi 5 eroi democratici? A mio avviso con 20 milioni (un 4 milioni a testa di cazzo) ce la dovremmo cavare. Uno Scilipoti, forse, viene via con meno.
Non è poi tanto per levarci dalle palle questo governo di persone dedite a festini porno, pieni di droga e a scambi di favori.
Certo poi chi viene dopo potrebbe fare lo stesso, ma questa è un'altra storia.
Facciamo partire la colletta?
Non c'è qualche cavaliere bianco disposto a farlo per noi?

sabato, ottobre 08, 2011

Viva la vita viva.

Viva la vita viva.
quella che non è quel che facciamo,
ma semplicemente come
la facciamo

R. Buchago 2011

giovedì, ottobre 06, 2011

Ei fu

È la prima volta che vedo morire un'idea, un movimento, un logo, un'azienda e un uomo nello stesso tempo. Ciao Steve.

mercoledì, settembre 21, 2011

Krisnamurti?

L'esperienza rende il presente una cosa pesante.
Il passato inutile fardello.

R. Buchago 2011.

lunedì, settembre 19, 2011

Buchago is almost back.

"Il pensiero del sesso è il salvaschermo nella mente dell'uomo"
R. Buchago 2011

sabato, settembre 17, 2011

Las Pezia reloaded. Resoconto del visitatore.

On the road of Las Pezia
Il viaggio inizia in un’assolata domenica di metà Agosto e mi conduce verso la ridente località di Piana Battolla a metà strada tra mari e monti. Inizio subito a notare la duplice natura del territorio: da un lato così generoso di panorami e bellezze naturali ma dall’altro rapace visto il numero di autovelox presenti in tutta la Provincia (per non parlare poi dell’autovelox capolavoro incontrato non mi ricordo più bene dove, una specie di mini-tutor cittadino che mi è sembrato un’idea assolutamente “geniale”). Del resto si tratta di un territorio certamente non facile da gestire con questi chiari di luna e quindi si capisce anche la presenza dei suddetti predatori…In ogni caso il B&B Il Parco è un posto piacevole a gestione familiare ed alla sera c’era sempre una piacevole frescura che in questi giornate di caldo anomalo era particolarmente apprezzabile. La prima sera ho cenato presso il ristorante al Castello nel paese di Calice al Cornoviglio: luogo che ho pensato bene di profanare entrando con la macchina direttamente nel castello ed ignorando il segnale. Il ristoratore non aveva niente in contrario ma la manovra in retromarcia per uscire è stata veramente “divertente”. Comunque al Castello si mangia bene e le sale sono decisamente belle. Ritornando verso il B&B ho notato un’altra caratteristica del territorio: la carenza dell’illuminazione pubblica che mi accompagnato in diverse casi durante le mie peregrinazioni.
Il giorno dopo era il 15 di Agosto e per evitare folle oceaniche mi sono buttato sui monti raggiungendo Varese Ligure. Paese molto caratteristico e ben tenuto (una valida tappa al ristorante I Fieschi per pranzo per corroborare il corpo oltre che lo spirito) con tanto di ponte gobbo (che mi ha ricordato in piccolo e con una punta di nostalgia quello di Bobbio in val Trebbia). Ho completato la gita con l’ascesa al passo delle Cento Croci che divide Las Pezia da Parma: ai mille metri del passo si stava proprio bene (e guardando il monumento ai caduti molti pensieri sono stati rivolti agli scontri che saranno stati numerosi e cruenti durante la Resistenza). Alla sera rientrando al B&B grande festa: vengo invitato a cena in famiglia e tra cacciagione ed altro diciamo che ogni obiettivo di non appesantirmi troppo va subito a farsi benedire. Il tutto finisce con dei fuochi d’artificio niente male: la festa dell’Asado si vede che porta buoni incassi.
Il 16 Agosto mi ha permesso di conoscere la parte di levante del Golfo di Las Pezia: al mattino sosta a Bocca di Magra. Località che mi è piaciuta molto nella sua semplicità: certo il pranzo sotto una piacevole veranda (ristorante/hotel Garden mica male decisamente) con davanti il panorama della foce del Magra con sullo sfondo le Apuane (credo) contribuiva alla buona partenza della giornata. Successivamente salita a Montemarcello che fa parte del Club dei Borghi più belli d’Italia (peraltro a Las Pezia ci sono altre località incluse nello stesso club). Decisamente una bella scoperta sia per l’interno sia per la vista che si godeva. Poi discesa verso Lerici: la strada offriva un panorama meraviglioso (essendo le quattro del pomeriggio di una giornata assolata mi potevo permettere di procedere molto lentamente in macchina dato che non c’era nessuno). Arrivando a Lerici si riscontra un “piccolo” problema di parcheggio: le auto non possono entrare in città pena multa con simpatiche telecamere. Esiste un parcheggio a pagamento collegato con comoda navetta verso il centro città: con un attesa di soli 50 minuti riuscivo finalmente a parcheggiare (sono quasi sciolto nell’attesa…) e poi mi recavo a visitare la città. Indubbiamente un bel posto con diverse viste caratteristiche una delle quali dal Castello (in ogni città a Las Pezia c’è un castello non ho citato quello di Varese Ligure ad esempio). La visita al Castello è stato un grande momento: il fatto che mi abbiano fatto pagare 5 euro non è che mi avesse colpito più tanto ma la cosa tristissima è quello che ci ho trovato dentro: un museo paleontologico. Direi se mi permettete un brutto museo: del resto gli spazi interni non erano così ampi da metterci la riproduzione di un tirannosauro in scala naturale e quindi l’allestimento risultava un po’ povero. Modesto consiglio: abbassare il biglietto a 2.5 euro ed eliminare il museo. Secondo me i flussi di cassa non sarebbero danneggiati e l’impressione sarebbe migliore. Cena a Lerici presso il ristorante Bontà Nascoste: ottima insalata di mare tiepida. Il ritorno al B&B mi offriva l’ultimo spunto della giornata ovvero la partecipazione non programmata alla processione di San Rocco. Effettivamente è la prima volta che mi capita di partecipare ad una processione in macchina.
Il 17 Agosto mi ha portato dapprima a conoscere il ristorante Mileo che è diventato il luogo dei miei pranzi successivi fino a domenica 21. Sicuramente si mangia bene ma più che altro la compagnia era estremamente divertente (purtroppo non posso darne conto in forma scritta ma ci sarà occasione per gli amici di sentire qualche storiella allegra). Alla sera gita a Portovenere dove si tiene quel giorno la festa della Madonna Bianca. Su Portovenere ci sarebbe molto da dire in estrema sintesi direi: un gioiello. Speriamo di riuscire a conservarlo nella sua bellezza. Bellissima poi la festa con la sua processione all’interno del paese ed i caratteristici lumini ad illuminare la zona intorno alla chiesa di San Pietro: davvero emozionante. Per raggiungere Portovenere il suggerimento è quello di usare il servizio via nave da Las Spezia (andarci in auto è improponibile e poi al ritorno le navi allargano il giro permettendo di vedere San Pietro con i lumini dal mare: spettacolo nello spettacolo). Certo se non vi piacciono i luoghi affollati state lontani da Portovenere il 17 Agosto che non è cosa (specialmente il carugio centrale…). Ovviamente in una giornata così si può apprezzare “l’intelligenza” di certi individui. Mentre stavo cenando su una postazione un po’ di fortuna ma non scomoda in un locale caratteristico (l’Osteria Bacicio) entra una signora che chiede un posto per due persone che le viene gentilmente rifiutato dato che i pochi tavoli del locale erano tutti prenotati. La signora non la prende bene e fa notare che per ben due volte nei giorni precedenti era passata per capire se c’era posto e nessuno le aveva detto di no. La signora però si era ben guardata dal prenotare: certamente un approccio così semplice non poteva andare bene. Pensate un po’: i tavoli erano stati prenotati tutti in giornata cosa veramente “strana” considerata il fiume di gente presente in loco…
Il 18 Agosto giornata di riposo poi verso sera gita a Sarzana: cittadina storica molto bella e caratteristica dove si svolgeva in quei giorni un’importante fiera dell’antiquariato con centinaia di bancarelle in tutto il paese. Cena presso la Trattoria dal Gian: non male ma niente di più.
Il 19 Agosto il primo assaggio delle Cinque Terre: mi reco a Las Pezia e prendo il treno per Monterosso dove raggiungo un amico. Ceniamo assieme al ristorante il Moretto (niente male) e visito un po’ la città che decisamente non mi dispiace (peraltro il giorno dopo scopro sul giornale che risulta essere una di quelle nella provincia con il mare più inquinato). Rientro in serata a Las Pezia e vado a recuperare la macchina: il parcheggio di interscambio di via XV Giugno non mi dà una grande idea di sicurezza (leggo che ci installeranno presto delle telecamere e credo che sia una buona cosa come prima impressione).
Il 20 Agosto altra giornata di mezzo riposo con uscita serale per assaggiare i famosi panigacci. A questo fine mi reco nella ridente (ecco insomma proprio proprio ridente non direi) città di Podenzana (in provincia di Massa-Carrara) dove esiste un’associazione di cinque ristoranti per preservare il panigaccio DOC con tanto di ricetta precisa e disciplinare. Un amico sosteneva che i ristoranti sono più o meno equivalenti: in quello dove sono stato io direi che i panigacci mi risultano un po’ secchi (gli affettati comunque erano di livello). Che dire poi di Podenzana? Come paese mi ha un po’ sconcertato: si sviluppa in lunghezza sulla provinciale a mo’ di collezione di frazioni, non c’è una piazza neanche dove c’è la chiesa…Insomma il consiglio è andarci solo per i panigacci eventualmente. Ed in ogni caso informarsi bene sulla strada migliore: il navigatore mi ha fatto fare la strada più corta che comprendeva un tratto sterrato di 2 Km molto caratteristico se avete un fuoristrada (certo la Punto apprezza un po’ meno)
Il 21 Agosto saluto gli amici del parco e mi sposto a Levanto per l’ultima parte della vacanza. Il tragitto tra Piana Battolla e Levanto si rivela particolarmente sfidante non tanto per la distanza (circa 30 Km) quanto perché mi affianca una moto che mi dice che ho la posteriore destra quasi a terra. Montare il ruotino sotto il sole alle 15 è stata un’esperienza fantastica (per la cronaca il giorno dopo mi hanno riparato la gomma con modica spesa). Comunque dopo una sosta in un bar per rimettermi in condizioni umane giungevo a Levanto presso il B&B La Collina Verde. Posto molto ben sistemato (praticamente nuovo essendo stato messo in piedi nel 2010) a circa 1Km dal centro città, comodo alla stazione ed immerso nel verde di viti ed ulivi. Altra caratteristica positiva il fatto che a colazione ci venissero offerti diversi prodotti locali che provenivano dall’azienda agricola di famiglia: ad esempio assaggi di diversi marmellate molto particolari. Il primo giorno presso Levanto si conclude con una cena ed una breve visita del paese.
Il 22 Agosto da segnalare la visita a Corniglia con immancabile cena con gli presso Manaman. Corniglia mi è piaciuta molto tranne per il piccolo particolare dei 382 scalini per raggiungerla dalla stazione ferroviaria (siamo arrivati in paese madidi di sudore…). La cena è stata molto valida: il cameriere seppur un po’ burbero si è rivelato simpatico e ci ha illustrato in diverse occasioni la filosofia del locale (“Facciamo un turno unico ed il giorno di riposo: si lavora per vivere e non si vive per lavorare”). Ottimo l’antipasto misto di mare ed anche valido il pescato del giorno (non conoscevo il pesce stella ma direi che è stata una buona scoperta). Per completare la serata avevo l’incarico di svolgere una missione da Zico dove mi sono presentato come uno dei lettori della guida di Frank Mengoni riscuotendo grande successo.
Il 23 Agosto al mattino ho visitato meglio Levanto che mi pare un posto decisamente interessante seppur non così caratteristico come le località delle Cinque Terre. Nel pomeriggio ho percorso la celeberrima via dell’Amore e visitato Manarola. Il fatto che fossero le 16 sotto il solleone non mi ha fatto indulgere più di tanto ma è stata una bella esperienza quella della passeggiata tra Riomaggiore e Manarola anche se credo sarebbe bello eliminare il chiosco a metà percorso dato che come minimo non contribuisce al romanticismo del tutto. Manarola non mi ha fatto una grande impressione (a differenza di alcune bagnanti intraviste in loco). Di sera ultima cena con gli amici in quel di Vernazza presso il Gambero Rosso: effettivamente Vernazza è un posto veramente da cartolina delle Cinque Terre.
Il 24 il ritorno con tutte le emozioni vissute da serbare come piacevole ricordo di dieci belle giornate di ferie a Las Pezia.




venerdì, settembre 16, 2011

Ma adesso?

"E di tutto questo presente non sappiamo mai di che farcene" R. Buchago 2011

giovedì, settembre 08, 2011

Troppe saghe fanno male..

"Devo smetterla con tutte queste masturbazioni mentali o diventerò Cechov"
R. Buchago Aforismi 2011

martedì, settembre 06, 2011

Alcol-ismi

"L'alcool mi fa sempre restare a bocca aperta"
R. Buchago, Aforismi 2011.

giovedì, agosto 11, 2011

Fear and Loathing in Las Pezia.





Consigli di viaggio in terra spezzina per un caro amico da un esule lontano.

Mi raccomando porta sempre con te costume, asciugamano e un plaid perché potrai sempre avere o trovare occasioni per usarli.

Eccoti alcune proposte di itinerario che con l'auto puoi agilmente provare.

Parto da lontano, poi mi avvicino, eh...

- La ValdiVara e Poldark.
Dal mio punto di vista la parte più interessante perché poco conosciuta. Un mare di alberi e di verde in estate, il trionfo delle atmosfere gotiche da sceneggiato inglese di autunno e inverno (qualcuno oltre a me ricorda l'angoscia che generevano le atmosfere seppiose di Poldark? Se si scrivetemi per cortesia..). Sono colline coperte da boschi, mai dolci nella loro ascesa, terra di funghi, castagne e cinghiali. I borghi si nascondono in queste distese e appaiono randomicamente con le loro case in pietra, chiese gialle del '700 (salvo qualche pieve romanica) e qualche sparuta rocca. Se Cristo si è fermato a Eboli è probabile che qualche altra divinità sia rimasta impantanata anche qui assieme al tempo. Lo noterai entrando nell'unico negozio di questi paesini che funge da tabacchi, alimentari, giornali e parafarmacia. L'odore di vecchi odori di prima dei supermercati e le bottiglie di Punt e Mes e Biancosarti ancora in vendita te lo faranno percepire chiaramente.

Se vuoi vedere un curioso borgo rotondo con tanto di castello, carrugio, tanto verde e una piscina se serve allora devi andare a Varese Ligure.
Qui hanno usato davvero bene i fondi europei, inventandosi una specializzazione in cose biologiche e altri merletti.
Sulla strada, venendo da Spezia con la statale, ti consiglio due deviazioni per il pranzo.
Una veloce nel senso che è proprio sulla strada e richiede una minima deviazione poco prima di Borghetto Vara e cioè Memola con la trattoria "il Molino Dei Rossi" (ecco il dettaglio mappa). Qui è d'obbligo assaggiare i loro ravioli al ragù. E se poi vuoi dormire ti puoi sempre sbattare con il tuo plaid nel boschetto di fronte.
L'altra più lunga: sali ai 1.000 metri di altezza dei Casoni, uno scorcio di Alpi a due passi dal mare si potrebbe dire. In questa cornice di malga alpina, proprio in cima c'è una trattoria sgarruppata di cui non ricordo il nome (ma tanto è l'unica) - mi pare sia trattoria dei cacciatori o degli alpini - riferimenti mappa. Qui puoi trovare a prezzi ridicoli, se disponibili, funghi, cinghiale e cacciagione oltre a formaggio e vino prodotti dai propritari. Non scordare il plaid perché fa sempre fresco.


- Sarzana, Bocca di Magra, Montemarcello e il golfo di Spezia di levante.

Sarzana è una città d'arte che ben rappresenta cosa sarebbe stata l'Italia se avesse vinto il PD di Veltroni: un posto tranquillo, pieno di arte e di abitanti snob di sinistra. Ipercoop come cattedrali laiche in ogniddove e nessuna traccia di industrie e operai in giro, se ci sono li hanno nascosti bene. Ci ho fatto il Liceo beccandomi spesso l'accusa di "fascista" da parte di qualche arguto figicino nel caso non la pensassi come la linea programmatica del partito. Ne ricordo in particolare uno figlio di un noto esponente politico locale che abitava in una villa maestosa alle porte del paese. Un giorno per non deluderlo lo presi a calci nel culo all'uscita della scuola. Me lo permise la mia maggior età e la mia mai del tutto domata vena di anarchia: fondamentalmente, se posso (e non sempre come in questo caso), vivo e lascio vivere e se tutti dicono di fare una cosa faccio l'altra (quindi no fascismo, no comunismo, no doroteismo, no..ci siamo capiti).
Dimenticavo Sarzana, una bella visita alle mura inglobate e nascoste nella città, un salto da Gemmi (se esiste ancora) per gelati e pasticceria varia, una ascesa (in auto) alla Fortezza di Castruccio Castracane, Visto il nome non è un posto da cani tutto sommato. Giusto per aggiungere un po' di san campanilismo ti dico che i sarzanesi sono molto più vicini per dialetto e affinità elettive con la vicina Carrara. I miei amici di lì al sabato pomeriggio, invece di venire in via del Prione a Spezia, prendevano la corriera in direzione Carrara.
Da Sarzana puoi andare velocemente in spiaggia se prendi la strada per Marinella (in pratica la Riccione dei poveri del nord) e/o Fiumaretta (un filo più snob ma paesaggisticamente uguale se non peggio: le ringhiere dei suoi condomini tristi da seconda casa sono arrugginite e tristi come i gerani smunti sui balconi delle case degli anziani nelle grande città) oppure virare decisamente verso Bocca di Magra.
Su Bocca di Magra non posso che dirne bene perché mi ci sono sempre trovato bene, ma il mistero è perché. Bocca di Magra è infatti un normalissimo paesino che si sdraia affianco al fiume Magra nei suoi ultimi spasmi verso il mare e si può vedere forse il più grande estuario di fiume che sia in Liguria: terra non proprio famosa per i suoi corsi di acqua, appunto. In questa commistione tra acqua dolce, acqua salata, barche e camper non vi è traccia di spiaggia degna di nota, quindi ho hai la barca oppure ti devi accontentare di passeggiare nel lungo paese. Ed infatti le mie peregrinazioni a Bocca di Magra avvenivano spesso le domeniche pomeriggio non di Estate o le sere di Estate quasi sempre per prendere un gelato o una cioccolata calda nei bar della punta e poi tornare kilometri indietro a riprendere la macchina nel parcheggio e la via di casa.
Nonostante questo, ripeto, Bocca di Magra non mi dispiace e la ricordo sempre in maniera positiva.
A questo punto se uno vuole giocarsi il Jolly può prendere la salita verso Monte Marcello (una volta sede del più triste Zoo del mondo: si mormora che persino la Iena ospite piangesse tutto il giorno) e godersi l'incredibile spettacolo della vista e cioè un 280 gradi sulla Versilia, il mare aperto e il Golfo della Spezia. Se sei fortunato potresi scorgere la Capraia e (ma è dura) la Corsica.
Dopo Monte Marcello scendi in picchiata verso Lerici. Qui se vuoi, lascia la macchina in uno dei parcheggi perimetrali e prendi il bus perchè é tutta ZTL. Lerici è carina, anche se a me non è mai piaciuta (ma de gustibus). Visita se vuoi il Castello ed è tutto qui. San Terenzo è molto più caratteristica, meno paesone, più liberty come la villa dovè Shelley soggiornò assieme a Byron e forse Keats (non ricordo). Ad ogni modo la denominazione "Golfo dei Poeti" viene da questi poeti inglesi romantici. Montale, infatti, arrivò solo fino a Monterosso nelle 5 terre, ma questa è tutta un'altra storia. Potrei dirti di Tellaro ma non so se la frana sulla strada che la collega con Lerici è stata risolta o meno: in ogni caso io ho pochissimi ricordi di questo borgo che ha ospitato fior di artisti tra cui Soldati e Attilio Bertolucci. E forse è anche per questo che non ricordo molto.
Se vuoi mangiare a Solaro, sopra Lerici (e ci puoi arrivare con l'auto) c'è un circolo Arci che fa da mangiare pesce a prezzi modici e qualità media. Ecco l'indirizzo.

Detto questo, non so perché ma a me la parte di Levante piace meno, preferisco la parte del Golfo che ci sta di fronte. Sarà forse perché sotto la collina di Pitelli l'ex proprietario di una concessionaria di Citroen e di vari terreni ci ha fatto nascondere i peggiori veleni che si potessero? Non ricordo.

Dicevo..? Ah sì, la parte occidentale del Golfo, solo che per arrivarci sei costretto a passare dalla tremenda città capoluogo di provincia e cioè Spezia.

- Spezia (per quelli di fuori "La Spezia").

Mussolini quando negli anni '20 la creò come provincia ci fece pure mettere davanti un bell'articolo. Qualcuno gli aveva raccontato che la cità nel medioevo era un fiorente porto commerciale dove arrivavano spezie e merci dall'oriente e così la battezzò "La Spezia". A dire il vero lo stesso mi raccontò la mia maestra alle elementari. Peccato che sino all'1800 inoltrato il Golfo era di fatto una malsanissima palude, a ricordarlo il nome del noto quartiere degli "Stagnoni" e che fu la costruzione dell'Arsenale militare a regalare alla città un porto, un lungomare a prova di malaria e una popolazione in gran parte meridionale e spesso razzista nei confronti delle reclute che venivano a fare la leva proveniendo principalmente da località del sud.
Spezia è un limbo, un ponte tra le parole "5 terre" e "traffico da container" non avendo mai risolto, grazie a una classe politica che tutta l'Africa Equatoriale ci invidia, l'eterno dilemma tra un futuro di terziario avanzato legato al turismo e uno di città portuale e industriale. A favore del primo punto una ricchezza di luoghi da far invidia a molti altri distretti turistici, a favore del secondo qualche politico da mantenere con cariche e prebende tipiche della Casta italiana. E così a Spezia, ma la situazione sta lentamente migliorando, ci sono pochi alberghi e milioni di container che danno lavoro a qualche politico e qualche autista di TIR. Inoltre dragheranno il fondale del Golfo per far passare navi ancor più grandi, riportando alla luce chissà quali schifezze che finiranno dritte dritte sui fondali. Perciò amico mio ti consiglio di assaggiare al più presto i muscoli (alias "cozze") di Spezia che crescono nel Golfo. Ti consiglio, dovresti trovarli al Ristorante il Palombaro (vedi dopo), i muscoli ripieni: forse la ricetta più tipica e ancora in vita della cucina locale (la Mesciua, una zuppa di cereali, viene preparata raramente e in alcune Osterie tipiche come "Il Moccia", "Da Caran", "All'Inferno" (ne parlo dopo) se esiste ancora).
A La Spezia troverai qualche museo abbastanza inutile (c'è pure quello del Sigillo!) tra questi ti consiglio quello più scenografico e cioè quello militare dell'Arsenale. Quello di Lia, considerando che le opere sono il frutto di anni ed anni di elusione (eufemismo per evitare querele) fiscali, francamente lo darei alle fiamme, ma vedi tu.
Mio nonno aveva un banco di frutta e verdura nel mercato che si tiene tutte le mattine, domenica esclusa, se vuoi farci un salto lo troverai in piazza Cavour, ma chiedi piazza del mercato perché la conosco tutti così. Dal punto di vista architettonico la copertura del mercato vrappresenta una delle ultime grandi opere della città e già da qui dovresti capire in quale stato versi Spezia. Oltre a essere brutta, presenta qualche errore funzionale e di costruzione che ne rendono onerosa la gestione, giusto per non farsi mancare nulla. A volte solo per farmi del male in maniera gratuita guardo una vecchia cartolina dei primi del '900 con le vecchie coperture, così semplici e così belle rispetto all'incubo odierno.
Ebbene nei pressi del Mercato in una stradina limitrofa puoi scendere in un attimo all'Inferno (e scendere veramente dato che il locale è in un sottostrada), una delle ultime trattorie old style di Spezia.
Qui, patria di tutti gli operatori del mercato, puoi trovare le ricette tipiche senza troppi fronzoli e senza spendere troppo.
Poco distante da qui trovi l'altro monumento storico della gastronomia locale e cioè La Pia (anche detta la centenaria per i suoi anni di servizio). Qui, uomini più simili a fabbri o a dannati vista la vicinanza con "l'Inferno") operano senza sosta la creazione della pizza (quella alta da taglio) e della ben più locale Farinata (farina di ceci, acqua e olio di semi). Non darmi del folle, ma la visione di questi energumenti sudati alle prese con il caldo dei forni a legna e delle pesanti teglie roventi (soprattutto quella enorme della farinata), mi hanno sempre deliziato e rapito l'attenzione per quei lunghi minuti, divenuti veloci, in cui attendevo di essere servito dal più abile con il coltello. Rapidi tagli nella teglia e tutto era finito. Ancora oggi tappa obbligata magari per uno spuntino pomeridiano.
Ti ho già raccontato di come Spezia sia diventata una delle capitali italiane della musica Puncarocche? No, allora preferisco fartelo raccontare dai diretti responsabili. Vicino al quartiere di Valdellora c'è il mitico circolo ARCI La Skaletta delle Sorelle Pantani custodi di questo tempio della musica alternativa. Qui si esibiscono gruppi di tutto il mondo purché non appartenenti al mainstream. Ci suonano spesso i Manges, uno dei due gruppi storici di Las Pezia assieme ai Pee-Weas di Hervè che gestisce l'altro grande locale musicale della città e cioè il circolo Arci Shake. Fossi in te io un salto ce lo farei anche solo per bermi una bella Tennents alla spina e osservare la fauna locale di punkaroccher, fossili dark e (se sei fortunato) Mods.

Se poi superi lo schifo per le mura dell'Arsenale, sempre più ridotte male e sempre meno comprensibili da un punto di vista sociale e architettonico, e ti dirigi verso la parte occidentale del Golfo ti puoi mettere in marcia per Portovenere o, salendo sulla litoranea affrontare un vero tuffo al cuore paesaggistico verso le 5 Terre via auto.

- Portovenere e le Isole Palmarias (le 6-scel de noantri).

Portovenere: altro che Portofino! Il borgo, la palazzata, la chiesa di San Pietro, il carrugio e il Castello. Pura poesia (meglio se nei giorni feriali, però).
Se ci arrivi in macchina e riesci a trovare un parcheggio cerca subito una ricevitoria e giocati dei numeri al lotto.
Magari fermati al paesino prima "Le Grazie", scendi verso il mare e tieni la destra sino al Bar "O'Goto" gestito da un torinese (il mitico Franco), davanti al molo delle grandi barche a vela con skipper e turisti internazionali troverai più facilmente parcheggio Qui devi assolutamente assaggiare la birra ambrata alla spina (del Birrificio del Golfo che produce birre English Style) e puoi anche spiluzzicare qualcosa. Stare seduti lì fuori con la birra in mano, sentendo parlare spezzino, inglese, svedese o olandese, e vedere il tempo passare sul mare resta una delle mie aspirazioni massime. Se poi vuoi farti un regalo vai a mangiare al Palombaro: cucina di pesce tradizionale, ma fatta molto bene. E fatti consigliare (se c'è ancora) dal cameriere con il pizzo dalla tipica cadenza spezzina nel parlare, ci sa davvero fare e ti consiglierà bene. Se invece vuoi veramente esagerare puoi prendere il traghetto e andare sull'Isola Palmaria, che in fatto di bellezza dell'acqua non teme confronti con la Sardegna (soprattutto nella zona cosiddetta del Pozzale e cioè quella esposta al mare aperto) e andare alla Locanda Lorena, consigliatissimo soprattutto a cena dato che incluso nel prezzo c'è anche la vista sul tramonto, alle spalle della Chiesa di San Pietro. Certo portati dietro gli assegni visto il costo.

- Le 5 Terre.

Su questo argomento ti lascerò solo poche parole. Meglio vederle in primavera a piedi sui sentieri o col treno. Non fanno parte dell'Italia e te ne accorgerai dal fatto che sarà difficile sentir parlare italiano. Forse non fanno nemmeno parte del mondo e la galleria che divide Spezia da Riomaggiore altro non è che una porta su un'altra dimensione. Sono posti così belli che mi piacerebbe viverci e perchè no morirci, magari in una giornata di vento, con gli occhi puntati verso l'infinito del mare.
Comunque se devo sceglierne una ti dico Corniglia e non avrei potuto dire altro ben almeno due motivi. Il primo è perché da bambino ci ho passato diverse estati e quindi è una questione di affetti. Il secondo è perché lo consiglia anche Frank Mengoni nella sua Tourist Guide 2012 (deve ancora uscire ma ne ho avuto un anteprima: clicca qui per vederla clicca qui ). A Corniglia se cerchi un posto dove mangiare vai dal mio amico Agostino nella sua Osteria Mananan. Certo se gli sei antipatico è probabile che ti mandi affanculo, ma ti assicuro che la cucina è assolutamente fantastica, tutto fatto in casa e senza troppi barocchismi. Bevi il bianco della casa che è fatto a Ceparana (ricordi la ValdiVara), ma con uve locali. E poi fiondati alla fine del paese sul belvedere di Santa Maria a goderti il mare e la vista sulle altre 4 terre. Oppure sali verso la torre e fai lo stesso. Anche dal cimitero si gode una vista bellissima, ma per andarci non c'è fretta.
;-D

- Val di Magra.

Se poi un giorno vuoi uscire dal territorio ligure e fare un salto in Toscana puoi tentare la sorte in Lunigiana. A essere sinceri poi della Toscana, questa zona ha molto poco a partire dal dialetto che non è per niente simile al toscano. Pontremoli è una città d'arte molto carina e di ricca cultura letteraria: come di sicuro sai, gran parte dei venditori ambulanti di libri provenivano da questo paese e portavano le loro bancarelle nei principali mercati del nord e del centro Italia. Da questa tradizione è poi nato il premio "Bancarella". Ti dico questo solo per dimostrarti che in fondo non sono una persona ignorante, eh?!
In Lunigiana si mangia bene, la natura ubertosa delle colline che diventano montagne trionfa in tavola con funghi, farine di castagne, torte di verdure e cacciagione. Se poi vuoi assaggiare una delle ricette più famosee caratteristiche della Lunigiana (e anche della bassa Valdivara) devi andare a Podenzana e assaggiare i testaroli e i panigacci. A Podenzana, un piccolo borgo di 4 case e 3 ristoranti il testarolo è una religione. Scegli tu il ristorante tanto fanno tutti la stessa cosa (es. "La Gavarina d'oro"). Solo una piccola lezione. Testarolio e panigacci hanno una nascita comune nel senso che sono piccole focaccette di acqua e farina cotte dentro a contenitori di argilla (detti "testi") che vengono arroventati nel camino. Siamo nel pieno della tradizione povera - di un tempo - di queste parti. La differenza è che i testaroli vengono poi bolliti per poterli arrotolare a mo' di sigaro per poterli condire con olio e formaggio o con il pesto o con il ragù. Ne esiste una versione cosiddetta "cunza" dove un testarolo gigante viene tagliato a quadrotti per ottenere una sorta di piccola tagliatella da condire come la pasta tradizionale. Il panigaccio invece viene servito appena uscito dal testo (e quindi dal camino) e deve essere rigorosamente farcito con formaggio molle (stracchino o gorgonzola) e affettati vari. Io adoro farlo su con salsiccia, stracchino e un aggiunta di pesto: sono un inguaribile vizioso, lo so.

Come sistemazione per la notte il B&B il Parco a Piana Battolla è un mix perfetto di comodità e prezzo (intorno ai 30 Euro a persona per essere trattati con gentilezza in Liguria è davvero poco) e se ci andate intorno al 15 agosto c'è pure la sagra di San Rocco con il suo Asado (regalo di emigranti tornati dall'Argentina) e i suoi fuochi.

Insomma, la provincia spezzina è una zona piena di risorse per dare ristoro al corpo e all'anima, come puoi ben immaginare da un suo noto proverbio:

"Na pissada sensa peto, l'è come 'n violin sensa archeto"