martedì, luglio 07, 2009

"Dez Amerega": Corniglia 5 terre


Qualcosina è cambiata negli ultimi 30 anni scarsi a Corniglia, il paese più impervio delle 5 terre. Avevo sei anni e una brutta otite da curare, per cui mi portarono a prendere l’aria buona nel tentativo (riuscito al primo colpo) di evitare altre punture.

Era il posto perfetto per alimentare la fervida creatività di un bambino di quell’età. Ancora lontana dal boom turistico, si arrivava in paese dopo un ascesa di 382 scalini che si abbarbicavano sulla collina su cui dei folli avevano eretto il paese della Gens Cornelia, iniziando a salire dalla Stazione minimale e scassata e da una fenomenale spiaggia di sassi.

Poi arrivati in una piazzetta il cui unico scopo era dividere il quartiere vecchio da quello ancor più vecchio del paese, si entrava a Corniglia dal suo carrugio principale. Un budello dove la luce del sole fatica a entrare, piena di portoni che conducevano in grotte e cantine con qualche eccezione per i locali della macelleria, del bar e dell’unico alimentari del paese. Il più classico degli alimentari del paese che vende poco ma di tutto con il suo bancone frigo triste per la presenza di pochi esemplari di formaggi e salumi, nessuno di marca. E poi quell’odore tipico, misto tra latte, mozzarella e verdura vissuta.

Giocavo con i bambini del paese che ancora esistevano. Si correva in questi budelli di pietra che ogni tanto si affacciavano sui campi lavorati a pendio sul mare, perché la gente del posto non ha mai amato troppo il mare e si è sempre mantenuta terraiola: bisogna non voler per niente bene al mare per spaccarsi le ossa a tirar fuori vino, frutta e vegetali dalle pareti scoscese delle colline piuttosto che andare a pescare tutti i giorni. Roba che se arrivato al campo ti sei dimenticato a casa qualcosa le bestemmie le sentono sino alla Capraia.

Ma in fondo, come dargli torto ricordandosi che tanti anni fa dal mare non arrivavano traghetti carichi di turisti quanto piuttosto orde di simpatici saraceni pronti a razziare tutto quel che potevano.

Il mondo e l’universo fantastico finiva a Santa Maria: un terrazzo alla fine del carrugio dove si vede il mare sino alla Corsica, a volte, se c’è chiaro. Oppure sotto la torre, dove il risultato era lo stesso: una sterminata vista blu verso il mare aperto.

Mi avessero detto che la terra è rotonda e finita mi sarei messo a ridere.

Dopo 30 anni circa ci sono tornato e qualcosina devo ammettere è cambiata. Il carrugio è pieno di gente che s’infila nei vari locali che sono stati ricavati dalle cantine e dai fondi di una volta. La lingua ufficiale non è più quel misto di genovese e dialetto della valle di Vara ma l’inglese. Non c’è più la macelleria, ma adesso c’è un’Enoteca che vende bottiglie interessanti (Sassicaia, Biondi Santi e ovviamente Sciacchetrà) e una serie di bottiglie “storiche” con la faccia di Mussolini, Stalin e Hitler sulle etichette: ho contato un sacco di turisti stranieri che si fermavano a guardarle ridendo, poi due giovani italiani ne hanno comprate un paio per gli amici: mi sento sempre più un italiano in esilio in Italia...

Sotto casa adesso c’è una gelateria gestita da due fratelli milanesi che hanno mollato la metropoli per la tranquillità: si fa per dire, oggi. Non so come ma un po’ di vecchi amici indigeni mi hanno riconosciuto (in fin dei conti lo sono stato anch’io) e mi hanno omaggiato di prodotti locali. Soprattutto il vero vino delle loro terre mi ha abbattuto: un bianco dal color ambrato che si può bere fresco e non freddo, consci del fatto che dopo si deve andare a nanna (visti i suoi 14 e passa gradi).

Un giorno verso le 4 un Ape si è presentata nella piazza del paese ed è stata assalita subito da orde di anziani del villaggio. Poco dopo ognuno si avviava verso le proprie cantine con una o due cassette di acciughe. Morivano dalla voglia di pulirle e di metterle sotto sale nelle arbanelle (contenitori di vetro ad hoc).

Ho anche mangiato focaccia, quella vera, quella della provincia spezzina che è diversa da quella genovese: questa la puoi anche inzuppare nel caffelatte…anche se a me non piace il latte.

Nel negozio di alimentari l’odore è sempre lo stesso e questo mi ha fatto tornare vividissimi una serie di ricordi anche visivi (l’olfatto è la vera macchina del tempo).

Non so dire se sia meglio la Corniglia di oggi o quella di allora, so solo che ci si sta bene. Molto bene pure oggi.

Un amico che ha una pensione mi ha detto che un americano ha smontato la tavoletta del cesso per potersene andare via un giorno prima senza pagare.

Ecco forse sono gli americani che non sono più quelli di una volta..

lunedì, luglio 06, 2009

Buone notizie, ogni tanto..

(da Corriere.it)
Condannati i poliziotti per la morte di Aldrovandi
Tre anni e sei mesi ai quattro agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio del ragazzo di 18 anni.

Se vi siete persi questa tragedia, trovate il link al sito dei genitori di Federico qui in basso a destra nella sezione dei Links, oppure cliccate qui.

Nella mia vita di impiegato moderno non ho mai sostenuto delle cause, a parte questa.


mercoledì, luglio 01, 2009

Muscoli da succhiare


Verso Aprile inoltrato, se il tempo si divertiva a giocare un anticipo di Estate, la voglia di andare a scuola mi abbandonava completamente. Anzi a essere precisi più che abbandonarmi si trasformava in una sensazione di rompete le righe, di lassismo autorizzato: come se i giorni dell’impegno stessero finendo e che ci fosse quindi posto solo per celebrare un arrivederci alle pene settembrine del rientro e non per fare saggi o interrogazioni.

Questa sensazione rimase anche quando, raggiunta l’Università, mi trovai a fare il pendolare tra il week end a casa in una città sul mare, e la settimana di Studi ed Esami a Milano.

Quel week-end con due coppie di amici prendemmo il traghetto per l’Isola Palmaria. Così fuori stagione non c’era quasi nessuno, a parte i pochi militari a guardia del nulla e delle strutture dei vari circoli sotto-ufficiali dove il caffè non costa nulla e i tramezzini sono gonfi come le angurie ad Agosto. Abbastanza caldo per guardare il mare verde e ruffiano con la voglia di immergersi, ma ancora troppo freddo per non lasciarci il respiro mozzato dalla frustata dell’acqua fredda sullo stomaco.

Puntammo decisi su alcuni scogli della zona che guarda il mare aperto e la corrente più libera.

Un gabbiano provò col suo grido a farci ripensare, invano.

Ci ritrovammo con le gambe immerse a raccogliere il tesoro dalle pietre, dagli scogli e dal fondale meno profondo. I Jeans buttati sui bordi del sentiero che conduceva alla vecchia prigione napoleonica sembravano gli avanzi di una baraccopoli abbandonata di ROM.

Intirizziti e violacei portammo a terra quel bottino: tre o quattro chili di muscoli neri, quanto sarebbe bastato per una spaghettata.

Alla sera a casa facemmo sciogliere una mezza testa d’aglio nell’olio caldo, assieme a una capocchia di peperoncino rosso seccato in una padella enorme. Poco dopo toccò ai muscoli immergersi nel loro nuovo universo dorato, tra schizzi di trionfo e profumo di fame crescente. Pochi minuti, il tempo che gli ci volle per aprirsi e lasciar scappare quanto ancora si erano tenuti dentro del mare.

Spenta la fiamma si aggiunse il prezzemolo tritato a caso e stappammo un bianco.

Il giorno dopo in treno verso Milano, il paesaggio aveva il consueto pallore sordo del cammino del dovere.

Sapevo d’aglio da far schifo…

lunedì, giugno 29, 2009

Schiappacasse a un bivio

Roberto Schiappacasse – “Potrei forse...” – Ed. Feltrinelli

Un’opera dalle tinte sfumate questo romanzo d’essai di Roberto Schiappacasse.

Dopo il discreto successo di “Quale sarà dei due?” torna la narrazione indecisa del giovane autore spezzino, ma di cittadinanza panamense.

Ecco di nuovo una rappresentazione della vita come dubbio eterno, come scelta da intraprendere eternamente e incessantemente.

Non aspettatevi quindi verità assolute o affermazioni sicure da “Potrei forse...”, versione moderna del più classico “asino di Buridano”.

Sebastiano Bivio, il personaggio del romanzo, si trova davanti al proprio televisore di casa alle prese con una decisione difficile da prendere: ha infatti appena installato il decoder digitale, quando dallo schermo appare la scritta “Premere OK per aggiornare la lista dei canali” .

Sebastiano resta bloccato sulla sedia in bachelite dai mini quadretti verdi della sua cucina non abitabile. Sul tavolo una bottiglia con il tappo in metallo piena di acqua e idrolitina e una copia di R.I.D. (Rivista Italiana Difesa).

La scelta, un vero tabù, la cosa più difficile da fare, per uno che ha sempre avuto difficoltà a scegliere: un lungo flashback riporta il personaggio ai tempi del Liceo, all’angoscia con cui cercava d’identificare il significato corretto di quel termine latino che sarebbe stato necessario inserire nella traduzione.

La scelta inesorabilmente risultava sbagliata: restava in lui la sensazione di un mondo in cui deve essere lasciato al destino, e non agli uomini, il compito di scegliere. E se qualcosa va male, così, è solo colpa del destino.

Da questo punto la trama riparte sino a mostrare tutti i momenti salienti e le decisioni importanti della vita di Sebastiano: il modello del telefonino (Motorola con il Flip o Nokia a tasti scoperti?), l’allestimento della sua Ford Fiesta (sedili canna di fucile o verde bottiglia?), cambiare definitivamente sesso o continuare a vivere la sua vita di donna imprigionata nel corpo di un uomo a cui comunque piacciono le donne?

La pressione del pollice sul telecomando, indeciso sul da farsi, (dare corso a quanto richiesto dal decoder digitale oppure lasciare tutto come prima?), crea quella tensione che permea tutta la trama del libro e che porterà il lettore a farsi molte domande. Domande che resteranno inesorabilmente senza risposta.

Interpellato sul motivo di questo universo narrativo basato sull’indecisione e sul dubbio, l’autore non ha saputo fornire una risposta definitiva, trincerandosi dietro una selva di “mah”, “Chissà” e magari.

A questo punto la scelta di acquistare questo libro è tutta vostra.

O forse no.

domenica, giugno 21, 2009

Vento forte

Sono a Le Grazie adesso. Al bar o'goto. Bevo una birra del golfo
ambrata alla spina. Sono seduto in mezzo a stranieri venuti con le
loro barche a vela. C'è un vento e un mare tale che potrei essere in
qualche pub sulla costa inglese. Dio come sto bene...attimo fermati
direbbe Faust.
Inviato da iPod

martedì, giugno 16, 2009

Barnacci è Barnacci

Quando nacque Barnacci, nessuno se lo sarebbe mai aspettato.

A parte la mamma e il papà ovviamente, che però non erano Barnacci.

L’ostetrica lo cavò fuori, distrattamente, dall’anfratto e lui inizio subito a piangere.

Quel che poi diventò infine Barnacci non è risaputo.

Qualcuno addirittura sostiene abbia conosciuto Grande Bulacky, ma questa è un’altra storia.

Barnacci andò a scuola come tutti , Diploma di ragioneria e due anni all’Università senza finirla. Con i pochi amici sostenne sempre che ce l’avrebbe fatta a finirla.

E come tutti conobbe l’amore.

Barnacci non visitò mai Gardaland.

Nel 1985 comprò una Fiat Ritmo usata da un concessionario di Radicondoli.

Fu un acquisto d’impulso.

Il digitale terrestre lo fece infervorare, soprattutto per la funzione televideo avanzata.

Ma poi tutto risultò un fuoco di paglia e così si diede definitivamente all’alcool.

Barnacci non comprò mai la cyclette.

Al Supermercato si divertiva a comprare la pancetta Tulip, quella a strisce, unta e pronta per essere fritta con le uova.

Barnacci non amava le uova, ma adorava la pancetta Tulip.

Barnacci si sentì stufo di essere italiano parecchie volte.

Barnacci cantò l’inno di Mameli con la mano sul petto.

Non votò mai quel partito là.

E nemmeno quell’uomo lì.

Una sera guardando le stelle pensò una cosa bellissima. Mentre si asciugava le lacrime se la dimenticò. Subito dopo fece un peto impressionante.

Sulla tomba di Barnacci hanno scritto Qui giace Barnacci.

La storia non ha mai preso in considerazione Barnacci.

venerdì, giugno 12, 2009

AmoR RomA

Sono arrivato che mancava davvero poco alle 20.
tra il rumore delle
persone in coda ai taxi, i clacson del traffico, i venditori ambulanti
e un piacevole vento che ti salvava dal primo tentativo di vero caldo,
mi sono sentito l'ospite speciale a una festa esotica.

Il sole è ancora bello alto e io sono finalmente arrivato a Roma.

Non ce l'ho fatta a prendere il taxi perché la coda della gente in
attesa ha preso una pericolosa deriva anarchica. Due davanti a me si
sono messi a discutere su quale fosse la direzione corretta della
fila. Altre persone si sono messe a risalire il traffico in modo da
intercettare l'arrivo dei taxi. Turisti americani fermi a guardare
questo spettacolo compreso nel prezzo.

Ho preso il mio trolley e mi sono buttato nella città, stranamente
privo di ansia, mi sono mosso verso una direzione qualsiasi.

Quando dopo metri sono giunto nei pressi di una rovina romana, che ho
scoperto essere una parte delle Terme di Diocleziano, ho chiesto di
Via Vittorio Veneto a tre persone e nessuno mi ha potuto aiutare.

Un traffico incredibile, gran strombazzamenti e africani ad ogni angolo.

Salto piazza esedra e trovo un taxi, così raggiungo l'hotel.

La zona è piena di auto blu, polizia , turisti americani e arabi.
Siamo di fronte all'Ambasciata americana e a fianco dell'Hard Rock Cafè.

Il giovane alla Reception è gentile e cosmopolita: parla il romano in
mille diverse lingue.

L'albergo è moquettato e arazzato, alcova di sottoministri e segretari
accompagnati da ragazze in cerca di fama. Mio padre mi ha detto che un
tempo qui ci passavano gli attori, io fuori dal ristorante in cima a
Via Veneto vedo una scorta di qualche politico.

Sono lontano anni luce da
quegli hotel Business dove a Milano e in altre capitali europee si
fanno gli affari.

Mi dicono che là in fondo c'e Piazza di Spagna e Trinità dei Monti, ma
non sono riuscito a vederle: in albergo a elemosinare una connessione
internet per leggere la posta del lavoro.

Riesco per mangiare qualcosa, mangio normale e spendo tanto, in un
locale strizza americani.

Un arabo tratta il cameriere come uno schiavo.

Ringrazio il mirto finale se riesco a prender sonno subito in albergo,
tra vapori di numeri e processi da ottimizzare.

"Dotto' Gheddafi ha bloccato il traffico, s'è portato dietro 4 aerei
pieni de gente" il tassista al mattino si giustifica delle strade
piene di macchine in cui mi ha portato.

Ma non ho fretta: guardo il Colosseo, il Circo Massimo e i Fori
Imperiali, nello specchietto retrovisore noto i miei primi capelli
bianchi tentare di diventare maggioranza.

Il posto perfetto per scoprirsi passato.

venerdì, giugno 05, 2009

Boston Spaceships

Boston Spaceships – The Planets are Blasted (Guided by Voices, 2009)

…e così di colpo Mike Ness mi dà due schiaffi e mi urla nelle orecchie: “ascoltati i Boston Spaceships, invece di perdere tempo a polverizzare Saturno con il disgregatore molecolare!”.
Io mi scuoto un attimo e gli balbetto che sì va bene, va bene. E invece non va bene un bel niente, sono nudo con addosso solo una maglietta dei Take That e - per giunta - al posto del disgregatore ho in mano un tagliaunghie. E, ai piedi, delle infradito tigrate. Urlo e mi sveglio. 

(continua su Blackmilkmag.com)

martedì, giugno 02, 2009

Canopi di Selaschetti

Immaginate che per un istante la vita vi diventi chiara e comprensibile come non mai. Una percezione profonda e concentrata, un'epifania a cui non si può sfuggire e tutto ti sembra di colpo chiaro: un po' come se l'anima venisse strizzata e ridotta a una sensazione. 
Ecco, tutto questo, almeno come tentativo, vogliono essere i "Canopi" di Mario Selaschetti, di cui pubblico molto volentieri qui di seguito un primo estratto.

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I

Il sale si mescola al profumo delle acacie e agli avanzi del fritto misto che guarda sul tavolo di fronte a sè. La caraffa di vino bianco è quasi finita e quel che resta è caldo. Osserva i nipoti che giocano sdraiati per terra, all’ombra, con alcuni robottini colorati. Non urlano, come patissero il caldo del sole delle quattordici pure loro. Il vento, senza troppa convinzione, lieve agita le foglie appese al pergolato e rimanda il tintinnare vago di qualche campanella, mossa dal beccheggiare delle barche  ormeggiate.

I suoi figli, dai capelli sul farsi grigi, non sono seduti vicini al tavolo dalla tovaglia ormai sporca. Ascoltano distratti le mogli raccontarsi pezzi di cose del momento. Non ricorda più che voce avessero quando erano piccoli. Dondola la sua testa raggrinzita.

I loro sguardi non lo incrociano più, con quel misto di paura e di venerazione di un tempo. Di colpo, come un attacco di cuore, la sua coscienza precipita nel passato. Aveva amato sua moglie? Adesso che lei non c’è più si sente come un invitato a una festa dove non conosce più nessuno. Settantanove anni sono un bel traguardo. Quanti ne vedrà ancora? Il pensiero scivola subito via. Gioca con il pollice a solleticare la cicatrice all’indice che gli ha lasciato quel tornio. Ricorda la corsa in ospedale e la paura di non poter più lavorare. Dio mio come farò a mandare a scuola i miei figli? Adesso di tutta quella paura non resta che una considerazione relativa, un eco smorzato. Quasi un sollievo. Le cose andarono avanti comunque: una casa col mutuo, uno dei due figli diplomato, la pensione col rinforzo di un’entrata complementare.

“Domenico, hai visto che bella giornata oggi?” gli sussurra la nuora, una donna sfiorita giovane senza più sogni negli occhi. E lui tornando dai suoi pensieri intrisi di alcool e digestione la guarda riconoscente e risponde: “Si, davvero bella”. 

Poi, come spesso capita quando si è molto vicini a guardare dietro al sipario della vita, tutto torna consueto, come l’odore di casa tua quando rientri la sera.

(Mario Selaschetti)

martedì, maggio 26, 2009

lunedì, maggio 25, 2009

Addio Mario da Mario


L'altro giorno è morto Mario Benedetti.  La notizia ovviamente non ha raggiunto nessuna prima pagina dei giornali italiani, perchè a dispetto del nome, Mario Benedetti non era italiano ma uruguaiano: il più grande poetà vivente uruguaiano. 
"La morte è solo un sintomo del fatto che c'è stata la vita" è uno dei suoi numerosi aforismi per cui probabilmente verrà ricordato. 
Rodrigo Buchago, a cui adesso spetta la pesante eredità di poeta uruguaiano maggiormente famoso nel mondo ebbe già modo di dire su Mario "gli scrissi una lettera una volta ma mi tornò indietro", forse giocando sull'incomunicabilità tra due generazioni diverse.
Comunque, se cercate un testimone della vita, quella di tutti i giorni, lo troverete ancora nelle poesie di Mario.

(Mario Selaschetti)


sabato, maggio 23, 2009

Debord...iamo

Inutile scomodare Guy Debord, che in questa situazione sarebbe doppiamente adatto, come padre spirituale dei moti studenteschi e come teorico del potere della televisione e dei mass media sull’evoluzione della Società, siamo definitivamente diventati la Società dello spettacolo: un mondo in cui la Realtà coincide con quello che viene trasmesso. Questa cosa è talmente vera che adesso le manifestazioni del reale seguono le mode televisive del momento. Esempio: gli scontri del G8 università avvenuti ieri a Torino. In televisione sono passati i momenti delle grandi Kermesse e degli eventi da villaggio nazionalpopolare. Ora i palinsesti sono zeppi di trasmissioni dal format abbastanza simile: o reality o stile Saranno Famosi, in cui la componente reality è resa meno esclusivamente voyeuristica/esibizionistica, introducendo il concetto di premiare chi effettivamente sa fare qualcosa. Questo per soddisfare la crescente voglia del pubblico forse sempre più affamato di Realtà in televisione (già in questo si vedono i primi segnali di quanto la Realtà televisiva sia preferita a quella un tempo vera e reale). Così forse per la prima volta, invece di portare il reale in TV si assiste al contrario: diventa necessario adeguare la Realtà ai nuovi dettami dei palinsesti. Ecco quindi che anche il G8, una volta unico e globale, diventa un format replicabile in diverse occasioni e sedi (il G8 dell’Università, il G8 dell’agricoltura..). Questo per il piacere di tutti, organizzatori e partecipanti. No Global compresi, anche loro ormai parte di questo circo mediatico. Il corto circuito adesso prevede un bel reality in cui due squadre, da una parte delle persone tutte bardate e dotate di manganelli e fumogeni fronteggiano dei ragazzi vestiti trasandati che maneggiano bastoni e molotov. Da casa sarà possibile scegliere chi potrà partecipare al grande scontro di Piazza previsto nella puntata finale.


"Lo spettacolo è il capitale ad un tale grado di accumulazione da divenire immagine" (G. Debord 1931-1994)


lunedì, maggio 11, 2009

L'armistizio alla macchina del caffè

Il PD 100 Black Hornet rappresenta il futuro del lavoro in ufficio. Giuro, non scherzo. Questo mini elicottero potrebbe finalmente portare una ventata di novità nei rapporti di lavoro. Basta con le solite baruffe del lunedì mattina davanti alla macchina del caffè. Cose tipo "lo sai che Meregalli parla male di te" oppure "quello va in giro a dire che non fai un cazzo dalla mattina alla sera". E basta pure con i leccaculaggi vari, d'ora in avanti grazie a questo gioiello della tecnica si può andare oltre. Dopo il super uomo è arrivato il momento dell "Uber Angestellte". Potremo tutti mandare in giro per l'ufficio questi minielicotteri spia. Il capo li userà per vedere quante volte vai su feisbuk oppure per sentire cosa si dice di lui. Finchè un giorno si passerà alla minicontraerea, per distruggere questi spioni (un bell'oggetto da mettere vicino al portapenne). La risposta non si farà attendere e arriveranno i primi minibombardieri tattici per battere a tappeto gli open space dell'ufficio amministrazione. Andare in ufficio sarà come andare in guerra: finalmente qualcosa di diverso dal solito torpore.
E poi di colpo, l'ufficio risorse umane, imporrà la pace. Anche se qualche sindacato non ci starà e si darà alla macchia entrando in clandestinità nelle cucine della mensa.
Lo so ho scritto un delirio, ma adesso ditemi se questo articolo del Corriere è una stronzata peggiore oppure no?

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Now playing: Bat For Lashes - Glass
via FoxyTunes

mercoledì, maggio 06, 2009

lunedì, maggio 04, 2009

Storie dell'altro mondo

Inauguro una nuova rubrica, quella del "Bar O'Goto". Se non sapete dove si trovi cliccate qui. Ma vi avverto, dopo aver visualizzato la mappa, il computer si autodistruggerà, perché questo è un posto fuori dallo spazio-tempo convenzionale, un segreto per pochi che una volta appreso, potrebbe costarvi caro. Se mai vi capiterà di passare da lì vi accorgerete subito di essere testimoni di una singolarità, perchè nonostante in Liguria, il gestore (nome in codice Frank), vi tratterà bene e non vi manderà a cagare per il semplice fatto che gli chiederete un caffè macchiato o di andare in bagno (è risaputo che in Liguria il cliente ha sempre torto). Ma non solo, i personaggi che potreste trovare lì dentro o nel dehor prospicente, vengono da galassie differenti, da mondi paralleli o direttamente da un tempo diverso dal nostro.
Non scherzo, credetemi, se vi racconto la mia avventura dell'altro giorno. Entro nel bar per salutare Frank e ordinare la mia solita IPA (del Birrificio del Golfo), quando vedo seduto, quasi in disparte, un tipo strano con i pantaloni e la maglietta completamente strappata. I piedi scalzi e la faccia distratta, lontana. Di colpo mi sembra di riconoscerlo..."ma lei è il Dottor Bruce Banner..!" non finisco la frase che il tipo si alza, diventa verde e più grosso di un palestrato e poi, grufolando come un maiale, si allontana dal locale dopo aver spaccato un tavolo e un peschereccio ancorato di fronte al locale.
Gli va solo bene che non ero in vena altrimenti gliela facevo vedere io a 'sto Hulk....

domenica, maggio 03, 2009

Addio Mazinga!


Capita che tutto finisca, prima o poi.
Ti credi che non possa mai accadere, poi un giorno succede.  Piove che Dio la manda e tu le indossi tranquillo, come fai ogni volta che piove: sono le uniche scarpe che ti consentono un certo grado d'impermeabilità. Stavolta però te ne torni a casa, la sera, con i piedi fradici e capisci che è giunto il momento di cambiarle. Addio mie care "Mazinga", vi chiamavo così perché con quel tacco da scarpe per primi ministri di bassa statura (anche la Francia ha il nostro stesso problema), sembravo proprio il grande robot giapponese con i suoi piedoni cilindrici. Grazie a voi riuscivo sempre a superare anche le pozzanghere più profonde.
Non vi dimenticherò mai...

mercoledì, aprile 29, 2009

Che pizza!

Lungo il viale che divideva la periferia accoccolata s'una sorta di collinetta, dal porto industriale, le tante macchine parcheggiate in malo modo, preannunciavano la classica domanda all'interno del locale: "avete prenotato?". Nei molti anni che ho potuto frequentare la pizzeria "O'Vesuvio" di via San Bartolomeo non sono mai riuscito a capire chi mai potesse prenotare un tavolo in quel posto così caotico. Intendiamoci, qualcuno è lecito che ne abbia avuto la necessità, ma trovo impossibile che sia riuscito a portare a termine il suo compito: in tutto quel casino di gente seduta che schiamazzava, di gente in piedi in attesa del tavolo o di pagare il conto, rigorosamente in piedi davanti alla statua di San Gennaro a fianco del registratore di cassa (usato quasi sempre solo per aprirne il cassetto e dare il resto) riuscire a sentire il suono del telefono o la voce del potenziale cliente dall'altra parte sarebbe stata impresa ai limiti del miracolo. E anche se avessero preso nota della tua prenotazione (senza storpiarne il cognome), si sarebbe di sicuro persa in qualche foglietto, riciclato da un vecchio calendario ritagliato a mo' di post-it. O peggio infilata nel forno dove cuocevano almeno una decina di pizze alla volta. E le pizze erano buone, a testimoniarne l'eccellenza, la famiglia proprietaria del locale: tra forno cucina e tavoli almeno 6-7 elementi della famiglia erano schierati. Tutti uguali, uomini e donne, vecchi e bambini: un bel paio di baffi e una stazza superiore ai 100 Kg almeno. Rappresentavano il più grande stereotipo vivente della famiglia di pizzaioli napoletani. La qualità dei prodotti e i prezzi onesti e popolari attiravano le masse, in buona parte di diseredati - tra i quali all'epoca facevo orgogliosa parte pure io, dal basso del mio essere studente stipendiato dai nonni. Certo, il servizio non era proprio il massimo: tovaglie impataccate, brocche sbeccate, bicchieri affranti da strati di calcare del mesozoico. Forse anche per questo, il soprannome del locale era "Gli Zozzi". "Andiamo dagli zozzi stasera?" era una frase classica in quel bel periodo della mia vita intorno agli anni '90. Ma a dire il vero, altre pizzerie subirono la stessa triste sorte toponomastica: ad esempio, in Via Garibaldi come non citare la pizzeria al taglio detta "dai Sozzi". Un mio carissimo amico, che all'epoca suonava in un gruppo di "noise", scrisse un pezzo che s'intitolava "Non farò mai il pizzaiolo in questa città di merda".
Ma questa è un altra storia..

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Now playing: Super Furry Animals - Inconvenience
via FoxyTunes

martedì, aprile 28, 2009

Recensione d'avanguardia

(Ricevo da Mario Selaschetti e pubblica questa sua ultima faticosa recensione musicale).

Mi stavo quasi rassegnando a non ascoltare più nulla di decente quando, di colpo, ecco qui questo cd fare capolino sulla mia scrivania. Sto parlando dell’opera prima di un quartetto di ragazzi inglesi ancora poco conosciuti e dal nome etereo (Continua su BlackmilkMag)

lunedì, aprile 27, 2009

Orka miseria!

Ho appena finito di leggere un manuale molto interessante, s'intitola "Perdere la capacità di leggere in una settimana". Vorrei dirvi qualcosa di più, ma sono un po' in imbarazzo perchè posso raccontarvi benesolo i primi capitoli, quelli più teorici. L'ultima parte, quella pratica con gli esercizi non riesco più tanto bene a comprenderla. Provo a leggerla, ma non ci riesco...

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Now playing: Led Zeppelin - What Is and What Should Never Be
via FoxyTunes

mercoledì, aprile 22, 2009

Cambiare Aria con l'Atomica.

Nel corso del G8 ambiente che si è appena tenuto a Siracusa...(a Siracusa?)
...il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo...ha detto: "Stop agli inquinanti,la salute dei bambini va difesa"...
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No ragazzi, non ci riesco...è troppo...
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ahahahahahahahahaahhahahahahahahaahahahahahahahaahahhahahahahahahahaahahahah!!!

martedì, aprile 21, 2009

Tranquilli, stiamo solo morendo..

Sono seduto con le gambe sull'estensione che la mia nuova scrivania comprata all'IKEA gentilmente mi fornisce. E' una sorta di supporto mobile, agganciato alla scrivania dove uno può mettere fogli, oggetti vari, persino stampanti, ma forse non le gambe, come nel mio caso. La tastiera wireless è sulle mie gambe e, nonostante un principio di formicolio alle gambe, vista la posizione rialzata, sto cercando di portare a termine questo post prima di perderle completamente: sarebbe spiacevole alzarsi in maniera goffa nel tentativo, piacevolmente doloroso, di riattivare la circolazione. Dovrei ballonzolare davanti a mia moglie che guarda senza troppa convinzione una trasmissione s'un canale mai visto di Sky che parla di malattie rare dei bambini. Poi di colpo metto in fila un po' di concetti.
La nuova casa sta già diventando la mia nuova vecchia casa.
Mio figlio grande non parla quasi più del vecchio asilo.
Ho trovato un fornitore leale di Pizza Kebap.
Ho trovato un posto dove bere a quattro ganasse (spero renda bene l'idea).
Sul lavoro ho solo più una gran voglia di vedere la morte professionale di uno o due tizi che mi hanno fatto male (ma non manca molto, giusto un paio di sgambetti).
Insomma, direi che la vita va tranquilla versa la sua naturale conclusione.

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Now playing: Led Zeppelin - Babe I'm Gonna Leave You
via FoxyTunes

martedì, aprile 14, 2009

Viva Viva Sant'Eusebio...

Uscite di casa e sulla strada incontrate diverse persone che vi chiedono l'elemosina. Chi piange e con voce querula (specialità di solito dei ROM) v'implora di dover dare da mangiare a dei bambini, che a volte vi ostenta in qualche forma d'imbragaggio posticcio ("poveri amori", avrebbe detto mia nonna). Chi vi chiede un euro per prendere il treno (famoso "numero" da repertorio classico dei tossici di Ero "vuncioni" che andavano per la maggiore negli anni '80 e che stanno tornando, ah! La mode). Chi vi vuole vendere un libro di qualche autore sconosciuto (potrebbe essere un'idea per Mario Selaschetti, ora che ci penso..) e poi alla fine finisce che ti chiede i soldi per un caffè (e qui capisci che la miseria da cui scappano dev'essere ben peggiore di questo stillicidio di morte civile..). Ebbene alla fine o date i soldi a tutti (finendo a vostra volta tra i casi citati sopra) o fate delle scelte, ponderate o lasciate al caso poco importa, sempre scelte sono. Se ci pensate questo è, in piccolo, quello che sta accadendo, in grande, nel mondo del volontariato e degli aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto. Tutti che cercano di tirarti per la giacchetta e peggio, alla proposta di utilizzare i fondi del 5 per mille, tutti a dire che loro, come associazione ONLUS, sono già attivi in Abruzzo e che quindi questa misura risulterebbe in un danno per la povera gente colpita dal terremoto. Cosa sia giusto non lo so, ma forse sarebbe più utile non disperdere lo sforzo di sostegno degli italiani in tanti piccoli rivoli. Quanto all'8 per mille della Chiesa da utilizzare come fondo ulteriore (si parla di 1 miliardo di Euro almeno), ci hanno provato in tanti (molti sono pure diventati santi) a dire che forse un anello d'oro in meno per Vescovo, Cardinale e Pontefice per dare qualcosa a chi non ha (o anche solo non ostentarlo) non sarà molto ma è pur sempre qualcosa. I risultati sono davanti agli occhi di tutti: sono ancora molti i politici nostrani che hanno bisogno di baciare questi imbarazzanti manufatti di metallo prezioso..
P.S.: adesso non vorrei passare per un anticlericale blasfemo alla Carducci degli esordi o alla Mazzini di tutta la vita e non vorrei aver offeso qualche amico cattolico. Ma del resto, con questa legge sul testamento biologico, ritengo di essere a credito con tutti 'sti bacchettoni!
;-D

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Now playing: Keith Jarrett - When I Fall in Love
via FoxyTunes

venerdì, aprile 10, 2009

Non si vive per niente?


A destra la cucina, dopo un breve disimpegno. A sinistra la camera da letto e la sala, con un televisore per l'epoca enorme che attirava la mia attenzione perchè quando si accendeva appariva dal nulla nel bordo di vetro che racchiudeva lo schermo, un puntino di luce verde: allora l'ipotesi di un touch screen era più remota di uno scudetto all'inter. Ma quel cassone era quasi sempre spento e coperto con una sorta di centrino fatto all'uncinetto e inamidato (andava di moda miliardi di anni fa). Le persiane le ricordo sempre chiuse e la luce entrava nell'appartamento dalla cucina, piccola e che dava s'uno spazio abbastanza aperto di retrofacciate di palazzi anni '20 (questo lo comprendo solo ora) con i soliti panni stesi. C'era un mite odore di "Ecco" una sorta di orzo espresso solubile dalla confezione con le righe bianche e nere alternate simile alle facciate delle chiese romaniche delle mie parti. E poi ogni tanto saltava fuori, da dove non ricordo, un piatto di gnocchi fatti in casa, al ragù. Mi piacevano freddi, mi piaceva tirare fuori ogni singolo gnocco dal blocco unico che si era formato lasciandoli raffreddare; una sorta di Michelangelo delle patate. Ogni tanto nella camera andava a dormire la nipote "mongoloide" (o forse spastica non ricordo) che mi divertivo a infastidire con un ago: Monsieur Rousseau, quando concepì il buon selvaggio, le venne mai in mente la crudeltà dei bambini piccoli...
Poi un giorno mentre dormivo nel letto a casa dei nonni, nel dormiveglia sentii mia mamma dire a sua mamma, mia nonna, che la zia Maria, la sorella di mia nonna, era morta. Le sentii piangere. Lo avrei fatto anch'io forse, se il concetto di morte mi fosse stato chiaro come lo è adesso. In fin dei conti quella donna è stata quella che nei prim anni della mia vita mi ha custodito mentre tutti intorno a me lavoravano. Per uno strano scherzo del destino, lei, così brava a fare da zia non assaporò mai il piacere della maternità. Adesso, nonostante la grande riconoscenza che dovrei nutrire nei suoi confronti, faccio molta fatica a ricordare qualcosa in più di quello che ho scritto qui.
Mi rendo conto che è poco, ma ti prego di accettarlo come ringraziamento, Maria.

mercoledì, aprile 08, 2009

Siamo tutti Adriano!

Alzi la mano chi non si farebbe una bella birretta adesso?
E magari meglio se italiana e artigianale come queste tre belle birre del birrificio Troll che mi sono appena bevuto. Commenti: ottima la IPA, buona ma non eccelsa la "Shangrila Fume", devastante (e ancora non so se nel bene o nel male) la Palanfrina alle castagne, ormai un classico tutto italiano, qui in versione 8 graid e passa (forse un po' troppo stuccante...).
Ad ogni modo se volete approfondire cliccate qui..e pensare che ogni estate ci passo davanti e li trovo sempre chiusi.
Peggio per loro, sarei un ottimo cliente, quasi come Adriano (e non intendo quello delle memorie..)

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Now playing: Soap&Skin - Sleep
via FoxyTunes

Ciccino e ciccina

Tra le cose che ricordo male il colore dei loro capelli. Mi sembra che fossero rossi, ma non ricordo bene. Erano gemelli però, di questo sono sicuro. Lui si chiamava Ciccino e lei si chiamava Ciccina. Probabilmente nomi falsi, ma non ne sono poi così tanto sicuro. E poi se così fosse perchè loro avevano questo trattamento di favore? E come mi chiamavano a me, allora? Da quel che mi ricordo, all'asilo mi hanno sempre chiamato con il mio nome e non con soprannomi. E allora perchè dar loro un soprannome, per giunta imbarazzante come Ciccino e Ciccina? Magari avevano due nomi orrendi o difficili da pronunciare, Helmut Sigfrido e Jolanda Maria Catella. Forse erano in incognita, figli di qualche mafioso al confino. Certo che avere già un soprannome all'asilo è una cosa ben strana. Sul pulmino che ci portava a casa eravamo gli ultimi a scendere: loro scendevano prima di me in una traversa di Via Garibaldi o forse in Via Aldo Ferrari. Le ho sempre confuse, sono parallele ed entrambe con i platani, almeno sino a qualche anno fa. Scendevano loro e io già pregustavo l'attimo in cui il pulmino girava l'angolo e puntava dritto verso il mare. Non lo vedevo perché ancora lontano, ma io sapevo che in fondo a quella linea che teneva da una parte il muro grosso dell'Arsenale e dall'altra le alte facciate dei palazzi anni '30 e fine secolo, con i panni stesi al vento, la passeggiata a mare era lì ad aspettarmi nei pomeriggi con il sole. Ben inteso, la casa dei miei nonni era molto prima di arrivarci.
Ho ancora il ricordo del pulmino che si ferma e io che scendo. Nella mia testa non c'è nessuno ad aspettarmi, ma c'è il sole.
Le cose belle della vita non capitano mai quando piove...
;-D

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Now playing: Animal Collective - Lion In A Coma
via FoxyTunes

martedì, aprile 07, 2009

..di colpo un giorno, ore 17 e 24.

Mentre cerchi di smaltire il pranzo della domenica, ore più tardi, s'una panchina con il sole tra gli occhi di colpo lo capisci. Non con i sensi classici, quanto piuttosto con un qualcosa che avverti dentro, come una sottile lama fatta di malinconia. Lo "avverti" nel suo sguardo che è più maturo e nelle sue prime discussioni da ometto: mentre tu eri impegnato a cambiargli il pannolino o a farlo addomentare lui, tuo figlio, è davvero cresciuto e tu, invece, sei realmente invecchiato. Fa niente, succede, non sarò nè il primo e nè l'ultimo uomo ad avere la sua crisi di mezza età, ma la cosa che mi ha fatto riflettere è che ci sono un sacco di cose di quando ero piccolo che lentamente stanno evaporando dai miei ricordi e questo non lo voglio. Va bene invecchiare, ma almeno con qualcosa da portarmi dietro sino alla tomba, se non oltre (spero). E inoltre queste sono le cose che, se ci penso, mi rendono meno aspra la domenica sera, quando le ansie e i pensieri di una vita che è ormai in discesa (nel senso che ha preso la direzione che doveva prendere e adesso non ti resta che gestire con dignità questa inerzia) cercano di mandarti di traverso la pizza Kebap. Ripenso al parco giochi dove mi portava mio nonno, nascosto tra un'ospedale militare, una strada e un parcheggio di automezzi militari e mi sembra di essere ancora lì, senza responsabilità e senza pene. Mi rivedo un attimo prima di toccare palla, in piazzetta San Domenico, e poco importa se domani c'è il dettato e mi hanno piazzato nella squadra con Tommaso, quello che non è capace. Non esiste nulla di più lieve del vento tiepido di maggio, che sapeva già di vacanza, per descrivere questa eccitazione. Non voglio perdere queste cose, anche se la vita mi costringe a pensarci una frazione di secondo, prima che scatti il verde o che torni lo spettacolo dopo la pubblicità. Solo la mia pigrizia può fermarmi adesso, ma se riesco a non essere lucido per un bel periodo, forse potrò fare in modo che queste cose restino ancora un po' con me. Basta metterle giù tranquille, basta scrivere qualche riga...coraggio.
Posso farcela...

lunedì, aprile 06, 2009

Premessa: ho un album dei Les Savy Fav che mi piace molto, ma non avevo mai visto nulla di loro. Non avevo la minima idea di come fossero fatti..ebbene, adesso che ho colmato la lacuna devo dire che mi sono ancora più simpatici. Ci vuole coraggio per uscire così, con la "panza e la chierica" davanti a un popolo di giovani californiani adepti del "body first"e dagli addominali di alabastro.

venerdì, aprile 03, 2009

Io ballo da "Suora"

(Da Repubblica.it)

Da ballerina cubista, specializzata in lap dance e balli funky, animatrice per anni dei locali notturni milanesi più trasgressivi, a "ballerina di Dio", ideatrice di una nuova forma di danza, la Holy dance (danza sacra) che ora insegna a gruppi di giovani ballerini, con alcuni dei quali il 7 aprile si esibirà davanti a vescovi, cardinali, semplici fedeli in una delle più antiche e suggestive basiliche romane, Santa Croce in Gerusalemme, in un evento dedicato alla Bibbia.

N.d.a. : Speriamo non ci siano in giro degli obelischi...l'attrazione del "palo" potrebbe essergli fatale...

sabato, febbraio 28, 2009

Scienziati americani...

Una volta i giornali che non sapevamo come riempire tutti gli spazi, pubblicavano fantomatiche notizie di scoperte spesso inutili e bizzarre iniziando l'articolo con il termine "Scienziati americani..". Questa pratica è ancora in voga anche se i giornalisti, per stare al passo con la crescita intellettuale dei propri lettori, hanno smesso di attribuire queste invenzioni o scoperte alla solita fonte americana. Eccovi un esempio fresco fresco di notizia di questo tipo che è apparsa oggi su repubblica.it. A quanto pare scienziati dell'Università di Reading (che in inglese vuol dire lettura..) avrebbero scoperto che alcune parole esistevano anche 30.000 anni fa. Tra questi fossili della parola ci sarebbero we, I, one, two e three. Insomma ormai ne abbiamo la prova: noi italiani pure nella preistoria eravamo costretti a gesticolare per farci capire...

giovedì, febbraio 26, 2009

Scopare due volte nella stanza...

(da Il Secolo XIX)

La Spezia, prostituta obbligata
dal padrone di casa a fare anche la colf

Tra un cliente e l’altro spolverava la casa, preparava il sugo e stirava le camicie dell’uomo che le aveva messo a disposizione l’appartamento nel quale si prostituiva.



martedì, febbraio 24, 2009

Cosa resterà di questi anni...

Se non avete capito un'acca di questa crisi (come me del resto) eccovi una spiegazione. Forse non è l'unica o forse non è quella giusta, di sicuro è sviluppata in una maniera semplice e divertente.

domenica, febbraio 22, 2009

Porgere l'altra LANCIA

(da La Stampa)

Prof si scopre bullo e investe ex alunni
L'uomo insegna religione nel cuneese. Vede il gruppo e accelera: due ragazzi in ospedale.

Ore 9,30. Il professore di religione entra in auto nel cortile della scuola. Una manciata di metri più in là c’è un gruppo di studenti. Sembrano ciondolare, tranquilli, diretti in palestra. Ex allievi. Ragazzotti che gli hanno reso la vita impossibile. Pigia sull’acceleratore. Ne colpisce uno, ne raggiunge un secondo. Lo inchioda nel vano di una porta. Nel cortile si scatena il finimondo. Urla, richieste di aiuto. Imprecazioni. Lui ingrana la retromarcia e se ne va.

venerdì, febbraio 20, 2009

Communication breakdown

Post inutile, come tanti altri, del resto.
Mi sono appena trasferito, armi famiglia e bagagli. La mia nuova casa sta definitivamente assumendo le parvenze della "mia casa": bambini che giocano, moglie che cucina, birre nel frigo e canale 200 di Sky trionfante sullo schermo, non appena i bambini sono a nanna.
Certo non proprio tutto è a posto, come prima. Mancano almeno due cose, molte importanti. La prima è l'ADSL che deve ancora arrivare e quindi non riesco a fare tutte quelle cose che ormai facevano parte del mio "consueto": facebook, email agli amici e post su questo blog (oggi in via del tutto eccezionale ho trovato un appoggio straordinario per poter scrivere queste poche e stanche righe).
L'altra sono i miei cari amici Andrea, Fabio e Paolo. E per questa mancanza purtroppo non esiste un gran rimedio. Certo se almeno mi ridessero l'ADSL potrei tediarli con skype o altre forme di comunicazione elettronica. Ma non sono ancora dei buoni sostituti delle serate alcooliche e delle minchiate da alticcio che di solito si sparano in quelle occasioni. E soprattutto, se tua moglie ti vede al computer sino a tardi pensa subito che sei in Chat con qualche orrenda cicciona che ti mostra la foto di un'altra oppure che stai visitando i vari redtube, youp0rn et similia. Non pensa che stai parlando con dei vecchi amici. No, proprio no. Così ti cazzia, ma per un altro motivo e non per quel rientrare tardi con l'alito che sa di aceto e lievito di birra per crollare rumorosamente sul letto (dopo aver dato un calcio nel buio alla sedia in camera), iniziando a russare come una segheria a pieno regime. Non c'è romanticismo in tutto questo. Meglio passare per un beone maudit alla Baudelaire, che per il principe degli onanisti digitali.
Chissà quante altre persone nella mia vita conoscerò e poi dovrò lasciare.

martedì, febbraio 17, 2009

C'è grossa crisi

(da La Stampa)
Concorso di bellezza per eleggere
l'amante migliore finisce in tragedia

Uomo d'affari non riesce a mantenere 5 "compagne" e lancia una gara per eleggere la migliore. Scartata perchè "poco carina" si getta con l'auto in un dirupo
PECHINO
Non aveva più abbastanza soldi per mantenere tutte le sue amanti e così ha deciso di organizzare una gara di bellezza per eleggere la migliore. La bizzarra idea è venuta ad un uomo d'affari cinese, che gravemente colpito dalla crisi economica, non era più in grado di soddisfare i capricci delle sue compagne. La competizione è finita in tragedia quando una delle ragazze è stata eliminata perchè non era "abbastanza carina". Infuriata, la 29enne identificata solo come Yu, si è gettata con la sua auto, con a bordo l'amante e le altre quattro rivali, in un dirupo nella provincia di Shandong.

martedì, febbraio 10, 2009

Si fosse teletrasportato...(grazie Guido)

(da Corriere.it)

Usa: rapinatore fan di Star Trek svaligia supermarket con una spada klingon

Un uomo armato di una «bat'leth» rapina un 7-Eleven a Colorado springs
L'immagine del rapinatore con la spada klingon diffusa dalla polizia (dal sito thedenverchannel.com)


COLORADO SPRINGS (USA) - Le rapine, purtroppo, sono un evento comune in tutto il mondo. Ma che un rapinatore si costruisca o si sia fatto costruire un'arma presa dal repertorio fantascientifico di Star Trek e con questa svaligi un supermercato è un fatto decisamente singolare. E' successo a Colorado Springs negli Stati Uniti dove un uomo ha rapinato un 7-Eleven utilizzando una «spada klingon» per la precisione una «bat'leth». Poi ha tentato un secondo colpo, ma è stato sconfitto dal sangue freddo di un commesso che si è rifiutato di aprire la cassa, ritenendo evidentemente la minaccia della spada klingon poco credibile. A questo punto il malvivente ha preferito scappare invece di usare l'arma utilizzata nella serie tv di fantascienza dai Klingon che, nella saga originaria di Star Trek, sono degli alieni nemici della Federazione unita dei pianeti di cui fa parte anche la razza umana.

venerdì, febbraio 06, 2009

Malpensa maledetta!

(da Corriere)
Il feretro partito per Casablanca anziché per Roma
Scambio di bare a Malpensa Rabbia dei parenti: salta il funerale
Le due casse erano sistemate vicine, in un angolo dell'obitorio. Il pilota, avvertito, ha tirato dritto..

giovedì, febbraio 05, 2009

L'utilità della scienza...

(da Ansa)
MUCCA CON NOME FA PIU' LATTE DI UNA 'ANONIMA'
ROMA - Che si chiami Wendy o Carolina poco importa: basta che una mucca abbia un nome e produrra' piu' latte di una 'collega' che invece un nome non ce l'ha. Queste le conclusioni di uno studio della Newcastle University, pubblicato sul sito della rivista Anthrozoos. ''Cosi' come la gente reagisce meglio se viene trattata con un tocco personale, le mucche sono piu' felici e rilassate se ricevono un'attenzione piu' individuale'' spiega Catherine Douglas, della Scuola di agricoltura, cibo e sviluppo rurale presso l'Universita' di Newcastle. ''Quello che dimostra il nostro studio - aggiunge Douglas - e' quanto tanti allevatori attenti sanno da tempo.

Adesso capisco perchè abbiamo tutti un nome...

Vai Winelover, getta la maschera!



Comunicare è sempre un'attività che richiede almeno due soggetti. Certo ci sono gli schizofrenici che bastano a loro stessi, ma nella stragrande maggioranza dei casi chi scrive lo fa per raggiungere gli altri. Poi ci sono quelli che dicono che lo fanno per loro stessi, ma la cosa mi puzza d'ipocrisia. Io scrivo perché voglio interessare e coinvolgere il maggior numero di persone, perché ritengo, in questo modo di risolvere almeno una delle principali necessità dell'essere umano: affascinare. Mi piace affascinare le persone, guadagnare la loro attenzione anche se per poco. Ma l'attenzione dell'uomo (e della donna ovviamente) è una merce rara, una risorsa scarsa che interessa a tutti: aziende che si promuovono, infatuati/e che ti desiderano, figli che si annoiano, portali che non generano traffico, rumeni che t'inviano email del bancoposta perché le tue credenziali d'accesso sono scadute, pseudo-scrittori che ti cercano per giustificare la propria vanità (chiedo scusa a tutti gli amici a cui ho inviato del materiale chiedendone un parere). Insomma qui fuori c'è una guerra con in palio la tua attenzione, quindi basta con il fioretto e vai con la clava: d'ora in avanti anche questo blog farà di tutto per interessare quante più persone possibili. Non importa con quale mezzo. Ho chiesto a un mio amico che è un guru della comunicazione internet un consiglio e lui mi ha detto: "Mettici due belle pere in prima pagina e vedrai quanto traffico sul blog".
Be' io l'ho fatto, non mi resta che aspettare...

martedì, febbraio 03, 2009

Luca era Gay (a gran richiesta)

Confesso di non sapere quando inizierà Sanremo o se è già iniziato (e questo non è dovuto a un tentativo (banale) di sembrare anticonformista quanto al fatto che guardo Sky e quindi sono uscito dagli eventi più sentiti dal villaggio globale). La cosa interessante però, visto il numero di parole e articoli generati, è la canzone che Povia presenterà al concorso canoro: "Luca era gay". Come già sapete, Povia narra le gesta di un omosessuale che si "ravvede", dopo un periodo di sofferta sodomia, e torna a inseguire le gonne e le scarpe col tacco alto, con grossa soddisfazione del suo parroco e del suo consigliere spirituale. Ne hanno scritto in molti, ma mai nessuno ha proposto un toto-testi. Vista l'inutilità della cosa, mi permetto di farlo io, presentatovi tre probabili ipotesi di testo.

Ipotesi A:
"Luca era gay
ma è una vita che stanca
per cambiare lo sai
ora lavora in una banca"

Ipotesi B:
"Luca era da tempo un gay 
e sbatteva contro grandi pali
disse il parroco: contronatura sei!
ora Luca ama solo gli animali"

Ipotesi C:
"Luca era gay
saran pure fatti suoi
non importa come sei
ed i buchi sono tuoi!"

Votate pure quello che preferite (nei commenti).

lunedì, febbraio 02, 2009

Ma perché non vi fate un bel regno?


Se vi chiedessi su due piedi, qual è lo Stato più piccolo d'Europa voi probabilmente mi rispondereste una di queste tre (a seconda della vostra affinità con la geografia): Vaticano, Andorra, Liechtenstein. E sbagliereste, come ho sbagliato io. A quanto pare vi siete persi il grande piccolo Stato di Sealand e i suoi 550 metri quadri di monarchia costituzionale, piantati tra la Francia e l'Inghilterra. Non è uno scherzo, giuro, se non vi fidate controllate qui e qui. Stiamo parlando di uno Stato che batte moneta e cerca atleti per poter partecipare alle manifestazioni sportive più importanti anche se al momento ha solamente una rappresentativa di Minigolf (vero anche questo). Uno Stato che ha pure vinto una guerra: nel 1978 un manipolo di uomini d'affari olandesi, con la scusa di parlare d'affari e su mandato di un ricco imprenditore tedesco, tentarono d'invadere Sealand prendendo in ostaggio il figlio del Principe (il Principe Roy Bates). Ma la reazione fu decisa e i malcapitati olandesi vennero presi di sorpresa e imprigionati. A quanto pare la loro liberazione richiese l'intervento diplomatico dei governi olandese e tedesco. 
Ma chi di noi non desidererebbe essere il Re (se hai la possibilità di essere il capo, meglio optare per forme di Stato meno democratiche...) di un proprio microregno? Bene, a breve forse, sarà possibile soddisfare questa voglia: basterà pagare qualcosa a Seasteading Institute. Questa associazione/impresa ha come missione la creazione di "isole artificiali" nell'oceano che, essendo in acque internazionali, possono essere affidate legalmente a nuovi sovrani, paganti. 
Certo, occorrerà ancora un po' di tempo per vedere le prime consegne, nel frattempo se volete, potete chiedere la residenza a Sealand. Ma vi avverto, come potrete notare dalla foto, potreste avere problemi di parcheggio nelle ore di punta.

martedì, gennaio 27, 2009

Superclassifica Sciò!

Vi sarete chiesti che cosa il 2008 ha prodotto musicalmente?
No?
Allora non guardate questo articolo dell'ineffabile Mario Selaschetti.


lunedì, gennaio 26, 2009

Silvia lo sai lo sai che Luca era Gay

Poveri Luca.
Sembra che i parolieri di tutto il mondo si siano accaniti su questo nome.
Susan Vega milioni di anni fa cantando "My name is Luka" descriveva una brutta storia di abusi che vedeva come protagonista questo povero bambino di nome Luka. Poi qualche secolo fa Luca Carboni avvisava Silvia che Luca si bucava ancora. Adesso al prossimo Festival di Sanremo, Povia ammetterà candidamente che Luca era Gay. Certo almeno qui c'è, secondo lui, un lieto fine visto che Luca tornerà a far parte della Chiesa degli eterosessuali (dove si può copulare solo per procreare). Non per fare del terrorismo nei confronti dei tanti Luca nel mondo, ma ho ricevuto segnalazioni di prossime nuove canzoni dedicate a Luca. Sono solo voci ma le condivido volentieri con voi. Eccovi qui di seguito un elenco delle prossime canzoni:
- A Luca piace la Coca (Cola), V. Rossi
- Luca e il Rimmel, F. De Gregori
- Luca Suca, Marracash
- Luca Tuca, R. Carrà
- La nuca di Luca,  T. Ferro
- Luca che Bazuka! 
Non ci resta che chiudere con un augurio, lasciate in pace Luca..

lunedì, gennaio 19, 2009

Ora capisco...

(da Corriere.it)
L'orgasmo femminile? Più frequente se il partner è ricco
Studio inglese: la soddisfazione sessuale delle donne più facile con un conto in banca solido

venerdì, gennaio 16, 2009

SPasmi di Selaschetti


Incominciano ad arrivare le prime reazioni del mondo dell'editoria all'opera di Mario Selaschetti. Cliccate qui e potrete visitare la sezione dedicata su barbaridellamorte.com
Per quelli di voi che hanno già letto la querelle sui giornali sarà solo un utile ripasso.
Buona lettura.

giovedì, gennaio 15, 2009

A sangue freddo con la febbre

Esco da un periodo d'influenza che mi ha portato, per la prima volta in vita mia, sulla soglia dei 40 gradi di febbre. Ok, lo so, c'è chi ha fatto meglio (mi giungono voci di un amico che è finito in ospedale con 42), ma comunque è una soglia importante giunta esattamente 9 ore dopo che avevo finito di leggere "Everyman" di Philip Roth. In questo libro si parla della morte di un uomo. Una morte normale (attacco cardiaco), di un uomo normale. Quindi mi sono riavvicinato al mondo dei pigiami sudati e delle pillole (e confesso anche a quello delle supposte di Tachipiroska 1000) come non facevo da tempo e, lo ammetto, per la prima volta, pensando alla morte. Non contento ho proseguito leggendo "A sangue freddo" di Truman Capote. Come spesso accade, il libro prestato da un amica, stava buscando polvere nell'armadio: solo un periodo di reclusione così forzata avrebbe potuto salvarlo e così accadde. Ci sono mille possibili ispirazioni che possono essere raccolte da quest'opera, ma il mio corpo malato ha influenzato a tal punto il cervello che tra tutte, ha intravisto solo il tema della morte: gli assassinati e i due giustiziati (comunque tutti uccisi a sangue freddo). Ho letteralmente divorato l'opera e alla fine mi sono messo alla ricerca delle facce e dei luoghi di quest'opera. Ho così trovato la foto dei due assassini Smith e Hickcock e della fattoria dove è avvenuto il massacro. Ma se avete visto il film "Capote" siete già a posto così.
Alla fine il grande poeta uruguaiano mi è venuto in aiuto, come sempre: que viva Buchago!


mercoledì, gennaio 14, 2009

Chi non conosce i Fleet Foxes?

Qui sotto ho inserito un video intervista di un gruppo che nel 2008 ha sfornato due dischi (uno normale + un EP) entrambi saliti molto in alto nelle consuete classifiche di settore: una su tutte la top 100 di Pitchfork. Rappresentano molto bene una delle ultime tendenze musicali e cioè una sorta di new hippismo (qualcuno parla di animismo) che trova tra i suoi esponenti principali tipi come Devendra Banhart, Akron Family, Department of Eagles e molti altri. La musica è rilassata con sonorità acustiche o leggermente elettriche, le barbe e i capelli si allungano e i vestiti tornano a quelle tonalità e a quei tanti accessori da svolazzo - sciarpe, foulard, fusciacche - che non si vedevano da tempo. Non sono male, adattissimi a una serata tranquilla. O per un tè..tiè!

domenica, gennaio 11, 2009

San Marzano aiutaci tu!

C'è una cosa del successo dei Negramaro che merita una riflessione. E questo non riguarda tanto la qualità del loro lavoro, quanto la loro capacità di attirare fan e proseliti. Si può dire di tutto del loro FRONT man Giuliano, ma di certo non si può negare che di fatto è pelato al 100%.
Eh si, non c'è dubbio su questo.
E si può altrettanto affermare che, dopo un periodo d'incertezza - qualche cappello sfoggiato anche in spiaggia - ha definitivamente fatto outing, mostrando la sua bella boccia lucida senza più orpelli, diventando l'idolo di tutti gli italici pelati. E' una bella responsabilità, prima di lui lo sono stati Yul Brinner (che pelato non era, ma fingeva, per non inimicarsi la potente lobby dei calvi di Hollywood) e ovviamente il capo di tutti li capoccioni durante il ventennio. Tocca quindi a Giuliano dei Negramaro risollevare il carattere dei suoi colleghi, nel momento in cui perde sempre più credibilità il famoso detto che vuole i calvi tra i migliori amatori al mondo per il loro eccesso di testoesterone (detto attribuito - pare - a un certo Facchinetti di Bergamo a una cena sociale del locale club cacciatori dopo il 3° giro di liquori locali nel 1975).
Ma tale è la forza di questo gruppo, la capacità di afferrare e di conquistare l'attenzione, che potrebbe addirittura avvenire il rovesciamento dei ruoli, e quello che per millenni è stata considerata una maledizione, divenire una benedizione e un suggello di bellezza: la pelata alla Giuliano dei Negramaro. Immagino già, fuori dai loro concerti strapieni di persone in attesa d'entrare, bancarelle zeppe di gadget e merchandising del gruppo. E là tra l'immancabile maglietta e il sempre utile cappellino vedremmo comparire per la prima volta una bella calotta per chi vuole sentirsi davvero grande come il Giuliano dei Negramaro. Sarebbe veramente una rivoluzione copernicana, la nascita di uno stato pelatocentrico, la morte di tutti i parrucchieri i parrucconi e i produttori di shampoo.
Perciò se avete un amico pelato, regalategli una bel cappello dei Negramaro, lo farete felice di sicuro.

mercoledì, gennaio 07, 2009

Cosa salvo del 2008

Eccoli qui. Sono due mitici sfattoni di Akron Ohio. Oltre ad aver fatto vincere Obama con il loro voto, hanno sfornato forse il più bell'album del 2008.

lunedì, gennaio 05, 2009

Divided we stand together we fall


Questo è un messaggio per me.
Quindi fate finta di non leggerlo se non siete me.
Ho appena finito di leggere "Divided Kingdom" di Rupert Thompson (lo so, nda) . Un romanzo di fantapolitica, in cui il Regno Unito viene diviso in 4 nazioni (e non Stati, per gli amanti della Scienza della Politica eventualmente presenti) popolati esclusivamente, dopo una serie di forzose deportazioni di massa, da persone appartenenti a uno stesso tipo di temperamento tra i 4 con cui è possibile dividere tutta l'umanità, secondo la psicologia di scuola Stenieriana che riprende le categorie teorizzate Ippocrate. Tanto per essere precisi gli Stati sono: Giallo (Collerici), Verde (Malinconici), Rosso (Sanguigni) e Blu (Flemmatici). E' un libro non perfettamente riuscito con qualche battuta a vuoto. Alla fine però devo dire che si è lasciato leggere facilmente (sintomo di una tensione narrativa che tutto sommato funziona) ed il finale non è per niente banale. 
Comunque, volevo ricordare a me stesso che ho appena fatto il test e sono risultato un guazzabuglio sospeso tra flemma e sanguignità.
Se non ti fidi riprova a questo indirizzo qui.

venerdì, gennaio 02, 2009

L'evoluzione del Marketing? Il carosello virale..

Ormai dai tempi delle traverse di Ronaldinho, si è diffusa nel mondo una nuova maniera di promuovere dei prodotti: il cosiddetto marketing virale.
Funziona più o meno così: sviluppi del materiale video interessante - di quello a cui non potresti mai resistere alla mattina in ufficio dopo il primo caffè - e grazie alle nuove possibilità offerte da internet, youtube et similia, aspetti che il passaparola digitale - anche grazie alle nuove possibilità offerte dai social network - faccia montare la panna delle coscienze mondiali.
Il soggetto del video, sino ad oggi, può essere qualsiasi la sola cosa che importa è che riguardi un soggetto straordinario ma verosimile: l'approccio del potenziale cliente deve essere lo stesso della mosca che s'infila nella pianta carnivora o di chi viene preso alla sprovvista. Quanto più la puzza di "vendita" è remota meglio è.
Adesso noto con piacere che questo tipo di promozione si sta evolvendo: guardate questo esempio (ne troverete altri cliccando qui).

Qui, si capisce subito che si è davanti a un'invenzione - sembra quasi un film di Kaurismaki non fosse per la troppa allegria degli attori - a un piccolo corto in cui gli attori non sono famosi e l'azione è anticipatamente surreale e non reale. In altre parole non siamo più nel mondo delle quasi credibili traverse di Ronaldinho o dei palleggi col telefonino di Kaka, quanto dei mini film tanto cari ai bambini degli anni'60-'70 del Carosello.
Guardate ad esempio questa versione di Carosello che promuove una FIAT.



Ecco dunque un futuro probabile nel mondo del Marketing. L'unica differenza, dettata dalla tecnologia sarà il media utilizzato per diffonderli...e che forse non andremo più a letto dopo averli visti sul telefonino...

martedì, dicembre 30, 2008

Cingomme Rock.

Un'altra recensione di Mario: il vecchio album "Bubblegum" della Mark Lanegan Band.

Gustatevilla!

;-)

lunedì, dicembre 29, 2008

Notizia dell'Anno?

(Da Corriere.it)

APERTA un'inchiesta ma lui è scappato

California: liposuzione
«contro la crisi energetica»

Medico estetico di Los Angeles trasformava il grasso prelevato dai pazienti in carburante

(Visto che è scappato, allora funziona?).
Una considerazione: ancora una volta gli USA sono favoriti dalla natura. I migliori giacimenti di ciccioni sono tutti lì, in America.


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Now playing: Fleet Foxes - Ragged Wood
via FoxyTunes

venerdì, dicembre 26, 2008

Contro i Talebani: erezioni libere in Afghanistan

(da Repubblica.it)

AFGHANISTAN: IL VIAGRA L'ARMA MIGLIORE CONTRO I TALEBANI

In Afghanistan dove i raid aerei falliscono, i commandos si rivelano inefficaci, il Viagra trionfa. La pillolina blu e' la migliore arma contro i talebani a disposizioni delle truppe statunitensi. E' quanto rivela in prima pagina il Washington Post, secondo cui gli agenti segreti per convincere la riluttante popolazione afghana a schierarsi contro gli ex studenti coranici regalano pillole di Viagra ai capi tribu'. Questi ultimi, riconoscenti agli americani per aver ritrovato l'antico vigore sessuale, schierano i propri uomini contro i talebani o quanto meno li isolano senza fornirgli piu sostegno di alcun tipo. Il giornale cita l'esperienza di un agente Usa che con quattro pillole blu ha conquistato il "capo sessantenne di un villaggio" del sud con "quattro giovani mogli" a collaborare ottenendo un flusso ininterrotto di informazioni sui movimenti dei talebani. "Prova una di queste. Le adorerai", disse l'agente al capo offrendogli la confezione di pillole miracolose, con "i complimenti dello Zio Sam". L'adescamento funziono'. Tornato quattro giorni dopo ricevette un'accoglienza entusiastica, dritte preziose e, ovviamente, "la richiesta di un'altra confezione di Viagra".

martedì, dicembre 23, 2008

Quest'anno niente Natale!



(Ansa)
MULTATA CARROZZA DI BABBO NATALE
TRENTO - Multata per intralcio al traffico e mancanza del libretto di circolazione: è successo alla carrozza di Babbo Natale che avrebbe dovuto accogliere ieri pomeriggio i partecipanti alla corsa dei Babbo Natale svoltasi in Valsugana. Il trattore sul cui rimorchio era stata montata la carrozza e che avrebbe dovuto raggiungere l'ingresso del parco termale di Levico, dove era stato posto l'arrivo della corsa non competitiva, è stato fermato dai carabinieri alle porte dei paese. Al conducente i militari hanno contestato la mancanza del libretto di circolazione e l'ingombro al traffico. Violazioni sanzionate con 250 euro di multa. Il carro con Babbo Natale, fra la sorpresa generale è giunto così in ritardo all'arrivo, dove era attesa dai 530 maratoneti, partiti da Caldonazzo, tutti rigorosamente vestiti di rosso.

lunedì, dicembre 22, 2008

Pancake vari (anche di carta)


Trilobiti?
Un po' di tempo fa un amico mi aveva consigliato di leggere Trilobiti, appunto, una raccolta di racconti, ma la cosa mi era passata di mente, a parte il titolo dell'opera, vista la sua stranezza.
Poi un giorno in una libreria l'ho trovato. Un'edizione molto bella a cura della "ISBN Edizioni", una nuova linea de Il Saggiatore, forse l'ultima vera novità in fatto di Marketing nel mondo dell'editoria: il formato riprende, secondo me, uno stile un po' retro simile a dei vecchi paperback (cioè edizioni economiche) con il bordo delle pagine colorate di rosso. E ci sono altre belle idee che probabilmente riprenderò in un altro post. L'autore di Trilobiti si chiama Breece D'J Pancake anzi si chiamava, visto che si è tolto la vita a 26 anni. Un piccolo autore di culto per molti personaggi della cultura americana (J. C. Oates, Tom Waits, per citarne solo qualcuno) che purtroppo ha "prodotto" solo quest'opera. Sono a metà del libro e devo dire che mi piace molto (un misto tra Carver e Hemingway). Lo consiglio a tutti, ma non aspettatevi ore di relax e disimpegno. Sono tutte storie crude e reali, ambientati nella parte degli Stati Uniti che è stata esclusa dal sogno americano. Per scrivere questo post ho fatto un po' di ricerche su Google e tra i risultati mi è pure saltata fuori la ricetta dei pancake. Mi sono ricordato me stesso una decina di anni fa, mentre ne inghiottivo a bizzeffe in un ristorante tra Austin e Frederiksburgh: the International House of Pancakes.
Se vi ho fatto venir fame, vi giro la ricetta.


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Now playing: Tom Waits - Frank's Wild Years
via FoxyTunes

sabato, dicembre 20, 2008

Oh Signore facci morire in uno Stato laico!


Una serie di episodi dell'ultimo periodo (il caso Eluana Englaro, l'attacco al Presidente della Camera da parte dell'Osservatore Romano), mi fanno pensare sempre più che forse non moriremo democristiani, ma di sicuro nemmeno in uno Stato laico. E tutto questo nonostante la gran parte dei politici che difendono gli interessi della Lobby Cattolica (direi che possiamo usare questo bel termine moderno per definire l'apparato di governo e gestione della Chiesa esclusi i Fedeli che la compongono) siano divorziati e quindi abbastanza poco in linea con le regole della casa.
Non è nemmeno una questione di destra e sinistra: gli ultimi eventi di "invasione" nella sfera politica del Vaticano non hanno visto alcuna levata di scudi da parte del Partito Democratico, forse a causa della sua componente "ex-Margherita". Ci vorrebbero dei veri Liberali, ma l'Italia non è una terra per questo tipo di genia. I pochi che abbiamo avuto sono nati troppo presto e in alcuni casi morti troppo giovani. In ogni caso non hanno coinvolto le masse. Se vi capita provate a leggere "La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia" di Piero Gobetti. E' un libro scritto intorno agli anni '20 e sembra che parli dei nostri giorni: la classe politica e la gente che la elegge è rimasta uguale. Con le stesse incapacità di sciogliere il Samsara del "se non frego la legge qualcun'altro lo farà al posto mio e io sarò fregato, comunque". E con pensieri così, ci meritiamo questa Politica che continua a sostenere il "potere temporale della Chiesa" perchè con tutti questi disonesti un po' di Religione non può che servire a controllare le coscienze, prima del voto.
Oh Signore fammi morire in uno Stato Laico!

lunedì, dicembre 15, 2008

Consigli per gli acquisti


Ho chiesto a Mario Selaschetti che collabora con questo blog di suggerirmi un "buon libro". Devo fare dei regali per il Natale e quest'anno vorrei farli (pure) intelligenti. Se poi avete amici che sono lettori appassionati, non c'è miglior regalo in termini di efficienza di un "buon libro". Anzi, considerando il coefficiente di efficienza di un regalo (la cui formula vi riporto in fondo al post*) e la propensione degli italiani alla lettura, direi che il libro batte qualsiasi altro regalo. Comunque, Mario ci pensa un secondo e mi dice - "Rabbia di Palahniuk è veramente bello..il classico libro che ti fa pentire di non saper scrivere". Per chi non conosce Chuck Palahniuk oltre a dirgli che da una sua opera è stato tratto il film "Fight Club", che ha avuto una vita zeppa di cose aspre e bizzarre, che non ama avverbi e orpelli nello scrivere e che ha iniziato a scrivere a 30 anni non posso che consigliare di colmare questa lacuna.

*Formula per l'Efficienza di un Regalo (F.E.R.)= Prezzo/(Data di Entrata nella Cantina - Data d'ingresso nella Casa)

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Now playing: White Stripes - Forever for Her (Is Over for Me)
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sabato, dicembre 13, 2008

Suggerimenti per i vari Cenoni delle Feste

Da qui a breve entreremo tutti, o quasi (ahimè), nel periodo più favorevole alla crescita del Colesterolo e al trionfo orgiastico dei Trigliceridi: il Cenone di Natale e Capodanno (Vigilie comprese).
Ecco quindi la segnalazione proveniente da una coppia composta dal fotografo italiano Iago Carazza e dall'antropologa tedesca Olga Ammann, nel libro appena uscito, "Die Letzten Papua" che ha potuto incontrare gli ultimi cannibali esistenti e operanti nella Jungla di Papua (un consiglio per gli amanti dei viaggi esotici che non badano alla cucina..). A quanto pare la carne più apprezzata sarebbe quella dei Giapponesi (e top dei top delle giapponesi, e immagino giovani, perché le vecchie probabilmente vanno meglio per il brodo..). Quella dei bianchi invece avrebbe, secondo gli amici cannibali, un odore troppo forte e un gusto salato. Che dire, un'altro degli inconvenienti della modernità.
Chissà se Carazza e Ammann si sono fermati lì per cena...

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Now playing: Fabrizio De André - 'A cimma (La cima)
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martedì, dicembre 09, 2008

La musica Reattiva

Anche il futuro della musica è qui: da ascoltatori passivi a compositori interattivi.
Incredibile. Guardate qui!